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Fumetti, manga e animazione Il mondo dei fumetti, dei manga e delle cortometraggi animati, dalle storiche produzioni giapponesi alle più recenti

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Vecchio 3 Giorni Fa
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Predefinito The hero' story.....il mio romanzo!!!

prendo la decisione di postarvi qui i primi capitoli del mio romanzo........ permettetemi di dirvi che è scritto velocemente quindi ci saranno probabilmente diversi errori, nn fateci caso. fatemi sapere se vi gusta....

Ultima Modifica di AlexAndres : 3 Giorni Fa 21:27.
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Vecchio 3 Giorni Fa
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CAPITOLO 1
Voi tutti potreste pensare che per uno come me la vita possa essere tutta rosa e fiori, ma non è proprio così….
Potrei raccontarvi subito la fine e questo spiegherebbe il perché sono sulla cima del Vesuvio, con il vento che mi soffia tra i capelli, mentre la luna illumina la terra secca e rovente del vecchio vulcano.
Ma sono dell’idea che partire dall’inizio sia il modo migliore per far capire lo svolgersi di una storia, per quanto complicata possa essere…….
Già l’inizio…..riesco solo lontanamente a ricordare come era la mia vita all’inizio….Ero….
Ero un ragazzo spensierato, senza grossi grattacapi per la testa. Certo vivevo in una città piena di problemi come Napoli e, diciamocela tutta, non ero quello che comunemente viene definito un bravo studente……ero un diciassettenne in piena regola……
Ricordo…..Ricordo che in quel periodo andavano rafforzandosi tutte le mie passioni: Egitto, musica, auto e soprattutto il calcio……oh il calcio…..da quanto tempo non faccio una partita di calcio?! Ma d’altronde come potrei farla, insomma dopo quello che sono diventato nessuno potrebbe voler giocare con me……
Era il 12 settembre, un lunedì. Ma non era un lunedì come tutti gli altri, no! Quel giorno riprendeva la scuola dopo 3 mesi di vacanza……e come ogni anno da quando avevo 11 anni, la notte prima della ripresa della scuola, non avevo chiuso occhio.
Erano le 6.45 e mia madre con un sorriso a 32 denti aprì la porta e disse a pieni polmoni:
<< Alex, è ora!!! Inizia la scuola!!!!!! Avanti, ti ho già preparato la colazione!>> ……(per chi non l’avesse ancora capito, Alex sono io)
<<Eh, che culo!!!>> ricordo di averle risposto, strofinandomi gli occhi.
<<Alex!!! Non usare questo linguaggio con me.>> rispose lei e guardandomi bene in volto continuò: <<Ma cosa c’è? Non hai dormito?!?!>>.
<<Mamma, sono 6 anni che non dormo il giorno prima di tornare a scuola, lo sai!>>
<<Ancora?!?! Hai 17 anni, dovresti essere responsabile abbastanza per capire che la forma….>>
ed io ricalcando perfettamente le sue parole: <<….zione scolastica è il primo passo che ti proietta nel mondo del bla bla bla, si lo so, Mamma….>>.
E dopo aver fatto colazione con una freddissima fetta di pancarrè e Nutella e un bicchiere di latte, riprendevo poco a poco confidenza con le azioni che da allora fino alla fine dell’anno scolastico, si sarebbero ripetute, quasi meccanicamente, ogni “felicissimo” giorno: alzati dalla sedia, vai in bagno, lavati faccia, collo, ascelle, denti, parti……ehm….intime, vestiti, pettinati e……….TRIIIIIIIIIIIIIIIIIIII (il citofono), rispondi: <<Sto scendendo!!!>>, prendi la cartella (rigorosamente preparata la sera prima con in sottofondo le urla della tua aggraziata madre che vuole tutto in categorico ordine), prendi l’ascensore, esci dal portone e………: <<Ciao, Andrea!>>
Ecco, vi presento Andrea, il mio migliore amico, un ragazzo magro, alto 185 cm (destinato a crescere ancora, lasciando me alla misera altezza del metro e settantacinque cm), capelli e occhi neri, carnagione scura, con la fissa per la musica Dance e con l’idea che per piacere alle donne bisogna vestire “tamarri”, perché << i tamarri sono sempre circondati da belle ragazze >> o almeno questo è quello che lui dice.
<<Avanti Alex sono già le 7e30 non vorrei fare tardi, almeno il primo giorno di scuola>>.
Non che ad Andrea piacesse andare a scuola, anzi, ma c’era un buon motivo per arrivare puntuali, soprattutto il primo giorno, almeno per lui! La “dolcissima” Marissa Iorio, la ragazza più bella della scuola. Marissa, il primo giorno del nuovo anno, aveva preso l’abitudine di salutare tutti i ragazzi della scuola con un bacio sulla guancia. Ovviamente Andrea stravedeva per questa ragazza e nulla al mondo gli avrebbe vietato di perdersi quel bacio!
La mia casa è al 4° piano di un palazzo che si trova al centro di un modesto parco, abitato per lo più da poliziotti. Dista non più di una 30 di metri dalla strada e, fortunatamente, dal viale principale del parco è possibile vedere quali vetture transitano nella strada prima citata, così da permetterci di scattare di corsa nel caso in cui l’ autobus (che deve portarci a scuola) passi prima che del dovuto! E ovviamente……………:
<< Cazzo!!! Alex il C33, corri!!!!!!>>….Avete presente quel cartone animato con protagonisti un coyote e uno struzzo?…esattamente quello……Al posto del mio amico c’era una nuvoletta alta 1 e85 cm…… E’ incredibile come un ragazzo così possa fare 30 metri in poco più di 2 secondi e mezzo!! Ma l’ “amore” fa fare queste e tante altre cose…….!
Faccio per iniziare a correre quando dalla mia cartella, tanto accuratamente preparata la sera prima, escono tutti i libri e i quaderni. Avevo dimenticato di chiuderla.
<< Aspetta Andrea!!!!>> e, mentre frettolosamente tentavo di arginare la perdita di fogli volanti e di libri dalla cartella, iniziai a correre, dicendo: <<Andrè, se raggiungi l’ autobus ….>> (sapete, parlare correndo non è semplice….viene l’affanno!!!) <<….chiedi al conducente……>> (anzi è proprio faticoso) <<…..di aspettarmi!!!>>.
Se il buon giorno si vede dal mattino, quella giornata non stava iniziando nel migliore dei modi.
L’autobus fortunatamente, quella mattina, non l’ho perso, anche grazie all’aiuto di Andrea che, essendo arrivato prima di me alla fermata aveva fatto in modo che il conducente non partisse prima del mio arrivo.
La cosa migliore del C33, è questo il nome dell’autobus che copre la tratta che ci permette di giungere a scuola, è che alle 7.30 di mattina è sempre vuoto. E posso assicurarvelo, non c’è nulla di meglio che sedersi su un sedile duro e scomodo, come quelli dell’ autobus in questione, dopo una stancante corsa mentre si tenta di non finire sotto una macchina in moto!
Dopo la bellezza di 20 minuti di circolazione tra strade di Napoli a far salire e scendere gente da questo “eccezionale” mezzo di trasporto comunale, quel lunedì 12 settembre alle 7.50 eravamo finalmente arrivati nello spiazzale di fonte la scuola, giusto in tempo per ricevere l’ambito quanto casto bacio sulla guancia della ragazza più bella e (per me) antipatica della scuola: Marissa!
Una ragazza alta 170 cm, misure 90 60 90 (a soli 17 anni), fisico mozzafiato, stacco di cosce da top model, fondoschiena da urlo, senza un filo di pancia e soprattutto un decoltè da far invida persino a Pamela Anderson, occhi azzurri e capelli biondi. Una sexy fata insomma!
<<Ciaaaaaaaaooooo!! Smuack!>> quanto sia fastidiosa la sua voce stridula, non potete immaginare; <<Spero che anche quest’anno possa contare sul tuo voto per le votazioni di rappresentante di istituto, sai ci tengo molto!!>> …….ed ecco svelata la ragione di tanta dimostrazione di ipocrita affetto: le votazioni per il “rappresentante di istituto”. Queste votazioni si tengono ogni anno nella prima settimana del 2° mese di scuola (ottobre per intenderci) e ovviamente essere eletti rappresentante di istituto comporta tanti “gravosi” compiti ma soprattutto l’acquisizione di ben 5 crediti come attività extra-scolastica, utili al conseguimento del diploma.
<<Ci-ciao Marissa! Come stai? passato buone vacanze?>> Ed ecco Andrea, alle prese con la solita e patetica scena che si ripete puntualmente ogni anno. Ma il suo disperato tentativo di iniziare un discorso più o meno lungo con la donna dei suoi sogni, termina sempre alla stessa maniera:
<<Ciao Marco, giusto?....sto bene….si ho passato delle bellissime vacanze, Ciao>>
<<Ciao…..>> e dicendo a bassa voce, rimuginando <<…….mi chiamo Andrea, ma fa niente!>>
Mi è sempre piaciuto infilzare i chiodi nelle ferite ancora aperte e anche quel giorno non riuscii dal trattenermi: << Andrea questa ragazza non sa nemmeno il tuo nome, dopo che vi hanno presentato almeno una decina di volte, come puoi sperare di avere una storia con lei?!>>
Il silenzio mi fece sperare che quella volta ero riuscito a fargli capire qualcosa ma:
<<Alex ma come non si può amare una così bella ragazza? Come si può non danzare al passo di quelle melodiose parole???>>
Era arrivato alla frutta. Un caso, oserei dire cronico, oramai. Da allora non ho tentato più di dissuaderlo dal corteggiare quel concentrato di ipocrisia e falsità che era Marissa Iorio.
La cosa più bella del ritorno a scuola, dopo le vacanze estive, è che si ritrovano i vecchi compagni di classe, molti dei quali non vedi da almeno 3 mesi. E ve lo posso assicurare in 3 mesi le persone cambiano radicalmente, sia fisicamente che mentalmente, soprattutto a 17 anni.
Ragazzi che prima erano alti 1 metro e poco più, li vedi erigersi in tutta la loro statuaria grandezza del metro e 90. Ragazze che prima erano devastate dall’acne e quindi abbastanza inguardabili, le vedi sfoggiare un viso da favola.
In poche parole? Quasi tutti i miei compagni di classe avevano cambiato aspetto fisico, lo avevano migliorato mentre io…….sempre lo stesso: alto un metro e 75 cm dall’età di 15 anni, capelli e occhi neri, faccia a scimmiotta, fisico ne grosso ne piccolo, ne mingherlino ne muscoloso….insomma 65 kg. Un ragazzo anonimo in tutto il mio essere………..
Se dovessi descrivere il mio stato d’animo, nel momento in cui mi resi conto degli effetti benefici della rivoluzione ormonale (fase che io gia avevo avuto a 15 anni ma che sembrava essersi fermata a metà), potrei paragonarlo a quello di una formica che dopo aver trovato la più grossa e dolce mollica di torta si trova a dover superare un immenso fiume di acqua, aldilà del quale c’è un grosso formichiere gigante ad aspettarti, pronto a papparsi sia te che la grossa mollica! A dir poco demoralizzante.
Ma non c’era più tempo per le smancerie e per i <<Ciao, come stai? Passato buone vacanze?>> etc etc, erano le 8 e la scuola stava per riprendere!
Varcare quel cancello sapendo che da quel momento in poi, per 9 lunghissimi mesi, la tua vita sarebbe stata quasi “monotonamente” la stessa, non era certo appagante. Per giunta poi la nostra scuola, strutturalmente parlando, non era nemmeno invitante: un cubo, di 20 m per lato con 26 aule per 600 studenti distribuiti in maniera per niente uniforme (la mia classe è costituita da 26 elementi dall’inizio del primo anno), con all’interno un piccolissimo cortiletto, anch’esso cubico, da 3x3 metri con quattro cespugli secchi e un alberello scevro di foglie. Lungo questo piccolissimo cortiletto, posto esattamente al centro dell’edificio, corrono quattro lunghe vetrate: due di queste chiudono i due corridoi paralleli del pian terreno che formano i lati sud e nord del cortile stesso, mentre le altre due vanno a costituire la vetrata di quattro piccole aule disposte due a due sui lati est ed ovest del cortile interno. I due corridoi prima citati permettono l’ingresso alle restanti aule che sono disposte lungo il lato del corridoio opposto al cortile interno. Sono 16 aule disposte sui 2 lati esterni dell’edificio, quindi 4 per ogni lato. L’ingresso vero e proprio dell’edificio si trova tra questi due corridoi che sono congiunti tra loro attraverso un atrio trasversale. L’atrio presenta una rampa di scale allocate alla destra dell’entrata, scale che portano al piano superiore con stessa forma e disposizione delle aule del pianterreno e al tetto dell’edificio, ovviamente inutilizzato. Alla fine dei 4 corridoi (2 per ogni piano) ci sono i bagni, a destra quello dei maschi e a sinistra quello delle femmine. L’edificio conta quindi un complessivo di 24 aule, 4 bagni, 1 bar (sito tra la rampa di scale e la prima aula a destra, entrando dall’atrio), 1 presidenza e 1 vicepresidenza e 1 segreteria (disposte in un ampio spazio ricavato sotto la rampa delle scale) ed 1 piccola stanza con un monitor di sorveglianza dove il custode ha la possibilità di controllare il cancello e la zona esterna all’edificio. Esistono poi altre 2 aule esterne, accessibili o dall’esterno della struttura o attraverso una seconda rampa di scale che congiunge le due aule con il secondo piano. Questa seconda rampa ha come estremo superiore un entrata posta vicino al bagno dei maschi, quindi nel corridoio di destra del secondo piano, e come estremo inferiore l’ingresso della cosi detta ‘aula Bunker’: un’aula buia e tetra ma molto spaziosa con delle finestre strette e alte. L’ultima aula è un piccolo “stanzino” con una capienza di massimo 13 banchi per altrettanti studenti, posta all’esterno dell’aula Bunker e confinante con essa attraverso il muro più lungo. La struttura scolastica in quanto tale è questa, ma esistono degli elementi esterni che completano il quadro complessivo che non sono da trascurare.
Il cancello principale è posto all’esterno della struttura ed insieme ad una recinzione racchiude un cortile in asfalto, spazio usato dagli studenti per parcheggiare motorini e moto. Questo cortile ha una forma rettangolare ma molto irregolare e si divide in 2 rami distinti: il primo di questi rami, proseguendo la direzione perpendicolare al cancello porta all’aula “stanzino” e all’aula Bunker; il secondo ramo corre parallelo alla recinzione e dopo una ventina di metri il “ramo” svolta a sinistra con un angolo di 90°. È qui presente l’entrata dell’edificio scolastico (quella con l’atrio trasversale, per intenderci) e l’entrata della palestra. La palestra è un grosso parallelepipedo rettangolare completamente staccato dall’edificio scolastico ma unito ad esso attraverso una trave in cemento. La palestra presenta all’interno un campo da basket-pallavolo (i due campi sono fusi in un solo rettangolo da gioco) e molto spazio libero. Esiste poi un altro spazio posto dietro un cancello di ferro che copre il 4° lato esterno dell’edificio scolastico, con 2 porte da calcetto.
Posso assicurarlo per un ragazzo la scuola è una sorta incubo. Per noi rappresenta l’ostinazione dei genitori nel farci fare qualcosa di estremamente noioso, a discapito del puro divertimento. Ma ognuno di noi sa benissimo che quell’ “incubo” è essenziale per il nostro bene e per il nostro futuro e quindi, anche se contro voglia, tutti in quell’ edificio ci entriamo per seguire un percorso formativo che ci possa immettere nel mondo degli adulti. Ed io da bravo figlio e cittadino modello seguivo l’onda di ragazzi che come me, in quel momento, varcavano quel cancello, in tutte le scuole di Napoli e si apprestavano a riprendere gli studi.
L’aula destinata alla mia classe si trova nel corridoio di destra del pianterreno, vicino al bagno dei maschi. Era una delle aule più spaziose della scuola adatta a contenere una delle classi più numerose: la 4° A.
L’aula ha una forma quadrata, ed una grossa vetrata corre lungo il lato esterno che affaccia sullo spiazzale con le 2 porte di calcetto. Il mio posto era il banco vicino alla vetrata nella penultima delle 4 file che riempivano l’aula. Quella sedia era la stessa da ben 4 anni e come per il resto della classe ognuno di noi era disposto in una precisa posizione strategica, utilissima per copiare e aiutarci l’un l’altro durante i compiti in classe.
Rimettere piede in quell’aula era sempre una sensazione strana, mi rievocava tanti bei ricordi e tante brutte delusioni, frutto di amicizie nate tra un litigio e un altro e bei voti mancati.
Di solito quando i professori erano fuori dalla classe, per cambio ora o per qualsiasi altro motivo, in classe si alzava sempre un mormorio con crescita esponenziale, ma quella volta (destinata ad essere unica per tutto l’anno) eravamo tutti in un surreale silenzio, tutti seduti sulle proprie sedie, attendendo l’arrivo della professoressa di matematica.
<<Buon giorno ragazzi, ben tornati a scuola>>
Per quanti indisciplinati, tutti, potessimo essere, sapevamo quando bisognava mostrare l’educazione, e in un rispettoso silenzio, ci alzammo tutti per salutare la professoressa.
<< Buongiorno professoressa>> dicemmo tutti risiedendoci.
Era ufficialmente iniziata la scuola e poco a poco riprese anche la solita “ufficiosa” routine.
La professoressa iniziò l’appello, dicendo: <<Abbate Francesca!>>
E la mia compagna disse: <<Presente!>>
<<Andres Alessandro>> ………ecco era il mio turno……e….. si! Il mio vero nome è Alessandro ma non essendomi mai piaciuto, sin da piccolo ho preferito Alex. Questo poi mi permetteva soprattutto di avere un nome molto simile a quello Alessandro Magno o “Alexandros”, uno dei miei personaggi storici preferiti, nel mio caso: Alex Andres (è banale lo so ma mi piace).
<<Presente!>> risposi prontamente
<<Bosco Andrea!>> (il mio amico)
<<Presente!>>
L’appello poi proseguì lento fino al termine
La giornata, nonostante le aspettative, proseguì normale. Fortunatamente i professori non ci assegnarono alcun compito e potemmo tutti tornare rilassati a casa.
Aprendo la porta di questa, dissi a pieni polmoni: <<Aaaaaaaaaa, è finita!!!>>
<<Allora, Alex, come è andato il ritorno?>> disse mia madre con quel suo solito sorriso a 32 denti.
<<Bene, fortunatamente non ci hanno assegnato compiti, quindi oggi: completo riposo!!>>
<<Alex ti sei riposato per 3 mesi interi, non credi di esagerare adesso?>>
<<Dai mà, il ritorno è sempre traumatico per me, lo sai!>> dissi io, tentando di impietosirla con la mia faccia da cane bastonato.
<<E sia! ma Alex, da domani ti metti subito sui libri!! Non voglio che ti riduci all’ultimo, come l’anno scorso, per recuperare le tue insufficienze>>.
<<Si, mamma, si! Non ti preoccupare!>> dissi sgattaiolando nella mia camera.
<<A proposito, mamma, ti saluta la figlia di Francesca, Roberta>>. Le urlai da dietro la porta.
<<Ah, bene ricambia quando la vedi!>>.
I giorni proseguirono, tutto sommato, tranquilli, tra piccoli litigi in famiglia e belle chiacchierate con i compagni di scuola. Ma tutto era destinato a cambiare.
Era il 3 Ottobre, un Mercoledì, non potrò mai dimenticarlo quel giorno.
Come tutte le mattine avevo preso l’autobus con Andrea ma, quel giorno, avevamo fatto incredibilmente presto e alle 7.40 eravamo gia nello spiazzale antistante la scuola.
Noi della 4° A avevamo un punto di “ritrovo” fisso in questo spiazzale da dove si poteva tenere d’occhio tutto il via vai di ragazzi e soprattutto ragazze che entravano in scuola. Quel giorno, lì con me ed Andrea, ad aspettare l’inizio della giornata scolastica, c’erano due nostri compagni di classe, un ragazzo ed una ragazza: Marco e Stefania. Occhi azzurri, capelli color giallo-oro e carnagione molto chiara, Marco è un tipo molto estroverso, con la battuta sempre pronta ed in 4 anni di liceo era diventato il “comico” della classe; Stefania, per contro, è una ragazza molto brava a scuola ma alquanto introversa.
<<Ciao raga, tutto bene?>> disse Marco.
<<Ciao, e tu che ci fai qui a quest’ora, Marco?.....Ciao Stefania!>> esordii.
<<Ciao…..>> rispose lei.
<<Guarda non me ne parlare, mia madre oggi si è messa in testa che dovessi scendere presto perché doveva fare tutte le pulizie di casa, una rottura di palle che non ti dico - disse Marco borbottando alla sua solita maniera – e voi? Come mai così presto?>>
<<Io sono sceso presto di casa e stranamente Alex era gia pronto>> disse Andrea con tono ironico.
<<Cosa vorresti dire che faccio sempre tar….>> stavo per rispondere, quando Andrea mi fermò di scatto e disse: <<Mio dio quanto è bella>>.
Pensai subito che poteva riferirsi ad una sola persona: Marissa. Dovevate vederla come si era conciata quella mattina: scarpe con il tacco rosa, gonna di jeans tanto stretta e corta da sembrare inesistente, calze rosa e maglietta corta dello stesso colore, ovviamente tutti capi firmati.
Quella mattina la sua classe, aveva una gita scolastica e questo le aveva permesso di conciarsi in quel modo tanto appariscente.
Da lontano una voce femminile disse: <<Ciao, Marissa!!>> lei nel girarsi per salutare la madre mise il piede in fallo e cadde rovinosamente per terra! La scena per quanto all’inizio potesse sembrare esilarante, lasciò tutti noi senza fiato! Proprio in quel momento, infatti, stava scendendo, da una discesa vicino la scuola, un grosso camion-cisterna. L’avrebbe sicuramente investita! Le mie gambe si misero in moto da sole, in quel momento, posso assicurarvelo, non pensai a niente, avevo la mente proiettata verso un solo scopo, salvare quella ragazza.
<<Alex, Noooooooooooooooooooooooooooo!!!>> solo adesso, a distanza di tempo, riesco chiaramente a ricordare quell’urlo, era Stefania che aveva capito che non avrei avuto alcuna possibilità di evitare il camion.
Lo scatto iniziale fu tale che mi permise di raggiungere Marissa abbastanza velocemente e con una forte spinta la lanciai sul marciapiede dal quale era caduta. Ma lo scontro con il camion era inevitabile, mi limitai a guardarlo e a chiudere gli occhi prima dell’impatto.
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