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Informatica. Software, Hardware e web Hardware, software e internet. Consigli pratici all'uso per utilizzare al meglio le nuove tecnologie e comprendere e sfruttarne le potenzialità

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Vecchio 23-June-2008
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Exclamation La vera legge liberticida: now on internet

Mentre i Gendarmi del Giustizialismo si rivoltano nei letti cercando il modo di continuare a vivere infamando gli avversari contro il sacrosanto diritto alla riservatezza e alla privacy dei cittadini e contro la legge che già prevede il segreto d'ufficio per le intercettazioni (soltanto che le punizioni erano talmente irrisorie da essere considerate niente più che cartastraccia), nessuno e dico nessuno si è accorto di quanto è avvenuto in questi ultimi giorni. Neppure la "voce della coscienza" degli Italiani...

Il 12 maggio 2008 (ma la notizia è arrivata sui principali canali di informazione informatica soltanto da pochi giorni) il Tribunale di Modica ha reso note le motivazioni con le quali il giudice ha condannato ad una pena pecuniaria di 150€ (più 5000€ di spese processuali) lo storico Carlo Ruta per stampa clandestina: il prof. cura il blog AccadeInSicilia, e nonostante il suo non essere periodico (cioè il non seguire i ritmi e i canoni della stampa tradizionale, quindi regolare) ha fatto ritenere al giudice quanto sopra. Da segnalare che la denuncia è stata portata da un altro magistrato, che a detta del Ruta sembra direttamente coinvolto nelle sue ricostruzioni storiche di eventi siciliani che porterebbero alla luce intrecci poco chiari della Sicilia anni '70.
Il giudice si è richiamato ad una vecchissima legge, n. 47 del 1948, alla quale non è mai stata fatta modifica nonostante gli epocali cambiamenti nel mondo dell'informazione del primo dopoguerra ad oggi.
Le disposizioni di cui all'art. 2 di tale legge sono infatti state riconfermate dalla legge del 7 marzo 2001, n. 62 (per i più sprovveduti, era ancora al governo quello di colore rosso): con essa, il "prodotto editoriale" si considera tanto cartaceo quanto informatico, destinato come tale alla pubblicazione e diffusione di informazioni presso il pubblico "con ogni mezzo". Non è molto chiara neanche la disposizione del Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2003 (governo di colore blu tanto per precisione), perché riconosce la giusta diversità della "testata telematica" rispetto al "prodotto editoriale", ma al comma 3 dell'art. 7 dice soltanto «La registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62» (cioè fondi economici in primis). Tuttavia non si chiarisce se tale registrazione sia da intendersi riferita all'art. 5 della Legge della Stampa o piuttosto al ROC: nel primo caso infatti il problema non sussiste, ma nel secondo l'iscrizione sarebbe obbligatoria nel caso in cui la periodicità fosse regolare.
Il recente tentativo di mettere un paletto ai blogger con la Legge Levi-Prodi (ancora i paladini rossi della libertà? ), che intendeva ancora una volta equiparare le produzioni editoriali informatiche a quelle cartacee (salvo poi demandare con un colpo di coda paracritiche la determinazione dei soggetti obbligati all'AgCom prima di includere uno specifico comma che escludeva i blog «che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro») e fortunatamente fallito (il Ministro delle Comunicazioni dichiarò di aver votato quel provvedimento senza averlo letto!!! ), potrebbe portare verso la prima ipotesi, ma come dimostra la sentenza del magistrato di Modica la questione è tutt'altro che semplice.
È la prima volta che nel mondo occidentale viene presa una decisione invece frequente in paesi come Cuba e Cina, Corea del Nord (ancora i rossi ) o paesi islamico/dittatoriali in generale (dove si registra la maggioranza dei blogger arrestati a livello internazionale, anche se casi di tal genere si registrano anche in Paesi come l'Inghilterra [incitamento al razzismo], la Francia [per denuncia di corruzione dei politici], la Grecia [per materiale a sfondo calunnioso], gli USA [per terrorismo e pedofilia] e il Canada [per aver pubblicato foto di una conferenza]), e tale sentenza potrebbe costituire un precedente che dire pericoloso è usare un eufemismo. Se infatti, tramite sentenza di tribunale si affermasse la necessità anche per i blogger (qualunque funzione essi svolgano) di registrarsi presso il registro della Stampa del Tribunale territorialmente competente, si aprirebbe una sorta di voragine legislativa che in mancanza di una istantanea qualificazione rischierebbe di far precipitare nell'illegalità milioni di persone.

Ma c'è di più. In questi ultimi tempi sta impazzando il ricorso al sequestro preventivo su querela per diffamazione: in pratica, se sul vostro blog scrivete qualcosa che a qualcuno non piace, non verrà oscurato soltanto il post incriminato come potrebbe essere giusto (per quanto in parte discutibile), ma l'intero sito, in tutte le singole pagine che lo compongono. Tale sequestro è ancora più efficace quando il sito è registrato sotto dominio italiano (il famoso .it, l'unico dominio al mondo che richiede una registrazione "cartacea") e su hosting italiano. L'evento più recente riguarda un blogger calabrese, di professione giornalista: voglio sottolineare quest'ultimo aspetto perché ha dell'incredibile, soprattutto quando l'associazione giornalisti è sempre pronta ad inventarsene una contro l'attuale maggioranza ma poi non muove un dito quando un suo iscritto viene trattato alla stregua di un criminale. Per tacere del fatto che ad essere condannati sono anonimi blogger conosciuti alla ristretta cerchia di pochi, non certo le "internazionali voci della coscienza"...

Io sono personalmente convinto che la libertà di espressione che si esplica nel diritto di critica non debba mai scadere nel linguaggio volgarmente offensivo e diffamatorio (anche se a volte sembra impossibile non scaderci quando ti ci tirano dentro), il che non significa fare necessariamente una melensa litania politically correct. Ovviamente la legge garantisce il diritto di tutti di tutelare la propria immagine fino a sentenza definitiva contraria, ma ciò non toglie che di libri inchiesta se ne stampino tanti, eppure ad essere denunciati sono i blogger che ne riportano online alcuni stralci. Le testate giornalistiche, le tipografie, non vengono chiuse quando i giornalisti vengono denunciati, ma contro il singolo blogger si procede addirittura all'oscuramento dell'intero sito, come se la notizia di sport o la ricetta culinaria che accompagna il post incriminato abbiano la stessa valenza di quest'ultimo.

C'è uno strano silenzio (assolutamente quadripartizan) di fronte a questi avvenimenti...
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Vecchio 23-June-2008
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Mentre i Gendarmi del Giustizialismo si rivoltano nei letti cercando il modo di continuare a vivere infamando gli avversari contro il sacrosanto diritto alla riservatezza e alla privacy dei cittadini e contro la legge che già prevede il segreto d'ufficio per le intercettazioni (soltanto che le punizioni erano talmente irrisorie da essere considerate niente più che cartastraccia)
ti ricordo che non esiste il segreto d'ufficio sulle intercettazioni depositate in cancelleria e a disposizione delle parti, che in quel momento diventano pubbliche e pubblicabili. Non è che le punizioni erano irrisorie, ma semplicemente che la pubblicazione era lecita, per questo non ci sono mai stati procedimenti in proposito.
Restano fuori le violazioni della legge sulla privacy, ma se alcune intercettazioni sono di utilità pubblica, il diritto di cronaca prevale su quella della privacy.

Altro discorso sono le intercettazioni illecite (le famose intercettazioni Telecom) e quelle coperte da segreto e non pubbliche, che di solito non vengono pubblicate.

E questo accade in tutti i paesi e non solo in Italia.



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, nessuno e dico nessuno si è accorto di quanto è avvenuto in questi ultimi giorni. Neppure la "voce della coscienza" degli Italiani...

Il 12 maggio 2008 (ma la notizia è arrivata sui principali canali di informazione informatica soltanto da pochi giorni) il Tribunale di Modica ha reso note le motivazioni con le quali il giudice ha condannato ad una pena pecuniaria di 150€ (più 5000€ di spese processuali) lo storico Carlo Ruta per stampa clandestina: il prof. cura il blog AccadeInSicilia, e nonostante il suo non essere periodico (cioè il non seguire i ritmi e i canoni della stampa tradizionale, quindi regolare) ha fatto ritenere al giudice quanto sopra. Da segnalare che la denuncia è stata portata da un altro magistrato, che a detta del Ruta sembra direttamente coinvolto nelle sue ricostruzioni storiche di eventi siciliani che porterebbero alla luce intrecci poco chiari della Sicilia anni '70.
Come non se ne è parlato?
Guarda che è dal 2001 che si parla di questa cosa, anche su questo sito.
La legge è stata volutamente, a mio giudizio, resa ambigua, per poterla utilizzare a discrezione contro questo o quel caso.
Questo governo poi in campagna elettorale ha detto chiaramente che tale ambiguità verrà rimossa, portando ad una equiparazione di fatto (ma vedremo se avranno il coraggio di farlo) tra web e carta stampata.

Ci sono diverse sentenze dal 2001 ad oggi, alcune a favore del reato di stampa clandestina e altre contrarie, dipende dall'interpretazione dei vari tribunali e soprattutto dai casi specifici.

La periodicità non è l'unico parametro da considerare.

Non capisco poi i riferimenti ai "rossi" ... dato che su questo tema c'è stato un sollevamento generale da parte di tutti gli operatori del web negli ultimi anni.

L'assurdità di fondo è l'esistenza dell'Ordine dei Giornalisti, e di molti altri balzelli burocratici che sono funzionali, da sempre in Italia, al controllo dell'informazione.

Parlare di colori politici in questo caso per me non ha molto senso
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Vecchio 23-June-2008
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Exclamation

In realtà il problema non è quello di equiparate il web alla carta stampata, anzi esattamente il contrario, andare nella direzione di prevedere norme specifiche per due ambiti di applicazione nettamente differenti, che si avvalgono di tecnologie completamente differenti l'utilizzo delle quali può essere modificato a piacimento sulla base delle singole esperienze.

Altra cosa: non credo proprio che se ne parli dal 2001, giacché la sentenza del maggio 2008 è la prima nel suo genere nel mondo occidentale: l'equiparazione di fatto tra blog e stampa clandestina non era mai avvenuta, quindi non saprei proprio a quali sentenze ti riferisci. Tutt'altro problema infatti riveste l'oscurazione preventiva del sito, il sequestro del dominio et similia... E di questa sentenza non ho letto una riga sui giornali, praticamente si è dovuto attendere un mese prima che finisse sui canali internet ad ampia diffusione come PuntoInformatico, mentre se viene oscurato un blog in Cina la notizia finisce in prima serata sui TG, nonostante tale fenomeno sia purtroppo legale in quel paese.

Per tacere in tutto questo del disegno di legge francese che viene guardato con grande favore dalle major italiane e che si speri mai nessuno voglia che approdi anche nel nostro Paese, non tanto per non proteggere giustamente il diritto d'autore, ma quanto perché ancora una volta si vuole minare alla base il diritto alla privacy e alla riservatezza nonché alla libertà di informazione che il mezzo internet garantisce a tutti noi, il tutto per difendere i guadagni delle major basati su un sistema oramai stravecchio e strasuperato...


Ultima cosa. La privacy e la riservatezza sono i diritti inviolabili e fondamentali su cui si basa la società liberale: NON ESISTE che qualcuno possa essere messo alla mercé della pubblica opinione. Recentemente tale diritto è stato nuovamente riaffermato con sentenza anche per quanto riguarda le dichiarazioni dei redditi: neanche i VIP che tutti i giorni calpestano lo spazio televisivo possono veder pubblicato il proprio reddito su qualsivoglia forma di informazione di pubblico dominio.

Vorrei infine ricordare che l'art. 10 citato dal Gendarme Travaglio è in realtà l'art. 11, e che prima di quell'articolo vi sono gli articoli 7 ed 8 in particolare che riguardano la protezione delle comunicazioni e dei dati di carattere personale, ivi inclusi quelli che possono rovinarne la reputazione. L'esistenza di una sentenza passata in giudicato (quindi tanto più una sentenza provvisoria) non significa da nessuna parte che debba diventare di pubblico dominio. Altra cosa sono ovviamente i reati di mafia, terrorismo, contro la PA, ma per quelli non cambia nulla...
Cmq il tema è piuttosto spinoso e risente della contrapposizione politico-ideologica di fondo, anche se il Financial Times ha tenuto a precisare l'assoluta specificità della magistratura italiana, troppo potente a detta dell'editorialista del giornale. D'altronde, l'anomalia è talmente evidente che è da stolti sottacerla...
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ti ricordo che non esiste il segreto d'ufficio sulle intercettazioni depositate in cancelleria e a disposizione delle parti, che in quel momento diventano pubbliche e pubblicabili.
Infatti il decreto punisce chi «utilizza o rivela le intercettazioni o altre notizie coperte da segreto, avendo conoscenza qualificata degli atti del procedimento penale. Viene aumentata la pena per il giornalista che pubblica arbitrariamente, anche per riassunto, le intercettazioni di cui è vietata la pubblicazione: arresto da 1 a 3 anni e sanzione da 500 a 1032 euro». Fonte
Quando Mancini e i giocatori dell'Inter sono finiti sui giornali per intercettazioni riguardanti un certo Domenico Brescia, il contenuto delle quali neanche costituiva reato, non è successo nulla: è questo che si vuole punire (non certo impedire che si sappia cosa ha fatto e detto Moggi), mentre in quel caso non mi risulta che nessuno abbia pagato per aver diffamato onesti cittadini. Idem con patate quando sui giornali finirono gli SMS tra la Falchi e Ricucci, che nulla avevano a che fare con il procedimento giudiziario in corso. E per tutti quei procedimenti nei quali si verifica la solita "fuga di notizie" (che in alcuni casi possono perfino mettere a repentaglio il proseguimento dell'indagine) per le quali mai nessuno paga. Ricordo che il diritto alla riservatezza è protetto anche dall'art. 269 del codice di procedura penale in merito alla documentazione non necessaria per il procedimento di cui può essere richiesta la distruzione (ovviamente senza che venga pubblicata, altrimenti il senso della norma andrebbe a farsi un bagno).
Laddove non sussiste più il segreto bisogna attendere la fine delle indagini preliminari o almeno dell'udienza (art. 2 comma 1). Capisco che i Gendarmi del Giustizialismo abbiano bisogno di raccontarsela e raccontarla fintantoché non ci credono pure loro, però la realtà è (come al solito) un'altra... Ma questo è un problema che non attiene all'argomento di tale post, quindi non ho intenzione di portarlo avanti...
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Vecchio 23-June-2008
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È la prima volta che nel mondo occidentale viene presa una decisione invece frequente in paesi come Cuba e Cina, Corea del Nord (ancora i rossi ) o paesi islamico/dittatoriali in generale (dove si registra la maggioranza dei blogger arrestati a livello internazionale, anche se casi di tal genere si registrano anche in Paesi come l'Inghilterra [incitamento al razzismo], la Francia [per denuncia di corruzione dei politici], la Grecia [per materiale a sfondo calunnioso], gli USA [per terrorismo e pedofilia] e il Canada [per aver pubblicato foto di una conferenza]), e tale sentenza potrebbe costituire un precedente che dire pericoloso è usare un eufemismo.
sinceramnte non sono sicuro che si possa fare un'associazione censura = colore politico, e tanto meno censura = religione (non ho ben capito l'associazione islam-ditattura..), perché fatti simili avvengono in molti altri paesi che non sono ne rossi ne islamici, come russia, israele, maldive, bielorussia, senza poi contare tutti i regimi africani, che nella maggior parte dei casi sono di destra e cristiani.

Per quanto riguarda la censura poi, paesi come inghilterra, francia o USA hanno ben poco da vantarsi: senza andare indietro nella storia (ma il maccartismo dovremmo conscerlo tutti) basta citare che negli usa è stato recentemente censurato uno spot pubblicitario di un succo di frutta perché l'attrice compariva con una kufia palestinese (usata come sciarpa)...

Ovviamente nella magior parte dei casi la censura si limita all'oscuramento e alle pene pecuniarie senza l'arresto, ma dal mio punto di vista è grave comunque...

sono però d'accordo con te, e io toglierei anche il condizionale: un fatto di questo genere è un precedente pericoloso.

Di questi tempi però di brutti segni mi sembra di vederne sempre di più, e non certo solo in italia: dal fanatismo religioso (tanto cristiano quanto islamico) a quello politico (stanno tornando a girare troppe braccia alzate per i miei gusti..), passando per l'accentramento dei poteri, la limitazione (o la rinuncia, che è peggio) dei diritti ma anche l'abbandono dei propri doveri da parte dei cittadini stessi, il tutto accompagnato dalla demagogia più infima.

la censura mi sembra sempre più solo la punta di un iceberg che si sta facendo sempre più gigantesco sotto il pelo dell'acqua..

spero veramnte di sbagliarmi, ma se così non fosse..
In cina i bloggers che vogliono aggirare la censura scrivono in esperanto, perché i burocrati del governo non lo capiscono.. che dite, noi ci diamo al latino? Vista la cultura media del politico occidentale, penso che ben pochi riuscirebbero anche solo a riconoscerlo..
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Vecchio 24-June-2008
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In realtà il problema non è quello di equiparate il web alla carta stampata, anzi esattamente il contrario, andare nella direzione di prevedere norme specifiche per due ambiti di applicazione nettamente differenti, che si avvalgono di tecnologie completamente differenti l'utilizzo delle quali può essere modificato a piacimento sulla base delle singole esperienze.
No non hai capito che cosa intendevo, il problema è che si vogliono equiparare i due ambiti e questo dal 2001, posizione che ha il beneplacito di gran parte del parlamento.

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Altra cosa: non credo proprio che se ne parli dal 2001, giacché la sentenza del maggio 2008 è la prima nel suo genere nel mondo occidentale: l'equiparazione di fatto tra blog e stampa clandestina non era mai avvenuta, quindi non saprei proprio a quali sentenze ti riferisci. Tutt'altro problema infatti riveste l'oscurazione preventiva del sito, il sequestro del dominio et similia...
Ti sbagli ci sono stati altri procedimenti, e alcune sentenze se non sbaglio una del tribunale di Aosta.
Su InterLex si trova moltissimo materiale.
Se ne parla dal 2001, io addirittura nel 2001 insieme ad altri webmaster chiusi Archeologia Italiana per protesta per una settimana, i nostalgici di AI se ne ricorderanno (parlò dell'iniziativa anche Punto Informatico e alcuni media, se cerchi su PI probabilmente trovi ancora la notizia)
Ne abbiamo riparlato su questo forum anche un anno fa quando con un disegno di legge Levi-Prodi si cercava in un qualche modo di riprendere in modo peggiorativo la legge già approvata... cosa che dovrebbe ora ritentare il centro-destra, come già annunciato più volte.

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E di questa sentenza non ho letto una riga sui giornali, praticamente si è dovuto attendere un mese prima che finisse sui canali internet ad ampia diffusione come PuntoInformatico, mentre se viene oscurato un blog in Cina la notizia finisce in prima serata sui TG, nonostante tale fenomeno sia purtroppo legale in quel paese.
Non leggi nulla sui giornali e in tv perché fa comodo a tutti non parlarne.

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Ultima cosa. La privacy e la riservatezza sono i diritti inviolabili e fondamentali su cui si basa la società liberale: NON ESISTE che qualcuno possa essere messo alla mercé della pubblica opinione. Recentemente tale diritto è stato nuovamente riaffermato con sentenza anche per quanto riguarda le dichiarazioni dei redditi: neanche i VIP che tutti i giorni calpestano lo spazio televisivo possono veder pubblicato il proprio reddito su qualsivoglia forma di informazione di pubblico dominio.
Il principio in tutti i paesi del mondo (o quasi) è che i processi sono pubblici, e che tutto il materiale inerente il processo viene messo a disposizione dei cittadini.
Le intercettazioni rilevanti per il procedimento penale sono e DEVONO essere messe a conoscenza dei cittadini, eliminate le parti irrilevanti ai fini del processo.

Che poi si pubblichino sciocchezze su telefonate del VIP di turno che nulla hanno a che vedere procedimenti penali o amministrativi, questo è probabilmente qualcosa messo in giro volutamente per alzare il rumore e dire che le intercettazioni sono il MALE.
Ma questo tipo di intercettazioni sono la minima parte, e di certo non interessano i cittadini.


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Cmq il tema è piuttosto spinoso e risente della contrapposizione politico-ideologica di fondo, anche se il Financial Times ha tenuto a precisare l'assoluta specificità della magistratura italiana, troppo potente a detta dell'editorialista del giornale. D'altronde, l'anomalia è talmente evidente che è da stolti sottacerla...
Andiamo a prendere altri articoli del Financial Times? o di qualsiasi altro quotidiano internazionale che vanno in senso contrario?

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Infatti il decreto punisce chi «utilizza o rivela le intercettazioni o altre notizie coperte da segreto, avendo conoscenza qualificata degli atti del procedimento penale. Viene aumentata la pena per il giornalista che pubblica arbitrariamente, anche per riassunto, le intercettazioni di cui è vietata la pubblicazione: arresto da 1 a 3 anni e sanzione da 500 a 1032 euro».
E dov'è il problema?
Ma tu pensi che il problema siano queste intercettazioni ? Che sono la minima parte e che vengono pubblicate da certi giornali per fare gossip o per montare casi sull'obbrobrio delle intercettazioni?

Il disegno di legge del governo, vuole bloccare la pubblicazione di TUTTE le intercettazioni, anche di quelle pubbliche, ma non solo, vanno oltre, si vuole vietare la pubblicazione di ogni NOTIZIA GIUDIZIARIA, in pratica non si potrà più scrivere nulla, nemmeno che una persona è indagata, questo fino al processo (se mai ci sarà). (e parlo solo della questione pubblicazione, e tralascio tutto il resto).

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Laddove non sussiste più il segreto bisogna attendere la fine delle indagini preliminari o almeno dell'udienza
ed è quello che si fa nella stragrande maggioranza dei casi, ovvero quando gli atti diventano pubblici

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Simone82 Visualizza Messaggio
Capisco che i Gendarmi del Giustizialismo abbiano bisogno di raccontarsela e raccontarla fintantoché non ci credono pure loro, però la realtà è (come al solito) un'altra... Ma questo è un problema che non attiene all'argomento di tale post, quindi non ho intenzione di portarlo avanti...
meglio così
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lama su Visualizza Messaggio
In cina i bloggers che vogliono aggirare la censura scrivono in esperanto, perché i burocrati del governo non lo capiscono.. che dite, noi ci diamo al latino? Vista la cultura media del politico occidentale, penso che ben pochi riuscirebbero anche solo a riconoscerlo..
Basterebbe scrivere in italiano corretto

Comunque il mio accostamento non era casuale, ci sono pensieri che storicamente hanno una propensione alla censura molto maggiore di altri... E in ogni caso mi riferivo alla censura internettiana, negli altri ambiti c'è anche chi si censura da solo per non dare fastidio al politico che ha votato o chi per esso.
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ivan Visualizza Messaggio
No non hai capito che cosa intendevo, il problema è che si vogliono equiparare i due ambiti e questo dal 2001, posizione che ha il beneplacito di gran parte del parlamento.
Ho capito benissimo, infatti ho detto che sarebbe sbagliato secondo me equiparare i due punti di vista. Nel 2003 è stata fatta una legge che andava nel senso di separare i due ambiti, se poi nella realtà si cerca di fare il contrario è sbagliato, anche se in assenza di testi di legge è difficile giudicare...
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Ti sbagli ci sono stati altri procedimenti, e alcune sentenze se non sbaglio una del tribunale di Aosta.
Su InterLex si trova moltissimo materiale.
Dillo ad AgCom, sono stati loro a dire che è la prima sentenza in ambito occidentale, non solo italiano, che equipara i blog alla stampa clandestina... Se poi i siti vengono chiusi per apologia di fascismo, per pedofilia o altro, io sono completamente d'accordo. Tuttavia mi interessa approfondire, se hai qualche consiglio su come cercare queste sentenze sono tutt'occhi...
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Il principio in tutti i paesi del mondo (o quasi) è che i processi sono pubblici, e che tutto il materiale inerente il processo viene messo a disposizione dei cittadini.
Le intercettazioni rilevanti per il procedimento penale sono e DEVONO essere messe a conoscenza dei cittadini, eliminate le parti irrilevanti ai fini del processo.
Si chiama trasparenza ed è attiva in moltissimi ambiti, come quello catastale, finanziario, etc. etc.
Allora siamo d'accordo, e non mi sembra di aver detto una cosa diversa e non mi sembra che la legge dica una cosa diversa, anche se poi con i cavilli burocratici si può fare molto...
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Il disegno di legge del governo, vuole bloccare la pubblicazione di TUTTE le intercettazioni, anche di quelle pubbliche, ma non solo, vanno oltre, si vuole vietare la pubblicazione di ogni NOTIZIA GIUDIZIARIA, in pratica non si potrà più scrivere nulla, nemmeno che una persona è indagata, questo fino al processo (se mai ci sarà). (e parlo solo della questione pubblicazione, e tralascio tutto il resto).
Andiamo Ivan, non facciamo i santarellini per favore... Sappiamo tutti come funziona l'informazione in Italia: è controllata dai partiti, e quando non c'entra il partito c'entra l'ideologia. Chi non è stato nella spirale della giustizia non può capire cosa vuol dire finire in prima pagina perché indagato salvo poi non leggere nulla quando magari si viene assolti... Se il processo non c'è è perché il GIP ritiene che non vi sia nessuna violazione, e a quel punto non si capisce perché io devo finire sui giornali...

Ma voi sinceramente non provate un minimo di indignazione (dico almeno un minimo), quando Saccà viene trattato come un mafioso Signore della droga (9000 intercettazioni a suo carico) e le sue intercettazioni pubblicate su tutti i giornali (anche quelle non penalmente rilevanti, e qui rientriamo in quello che dicevo sopra), mentre nella stanza accanto due mafiosi pluriomicidi vengono liberati perché non si è fatto in tempo a trascrivere le intercettazioni?
E qui sono d'accordo con Lama quando dice che c'è un problema che travalica quello delle intercettazioni...
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