 |  |  |  | | Laurea Specialistica in Archeologia Forum dedicato interamente alla discussione e all'approfondimento delle problematiche legate alla laurea specialistica in archeologia, nelle varie discipline previste |  | 
09-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | proseguire tra antropologia e archeologia? So che la stagione non è la migliore per chiedere aiuto, ma il tempo inizia a stringere.
Dunque, a breve mi laureerò –triennale- in Conservazione dei beni culturali curriculum Archeologia.
Da assai prima di iscrivermi all’università conservo un interesse per il pensiero antico, specialmente religioso, che si è evoluto particolarmente in questi anni di studio. Insomma ho sempre seguito con occhio antropo-etnologico come e cosa pensavano gli antichi. A questo amore per la storia antica (in generale) ho affiancato presto un interesse per il folklore delle culture tradizionali –so che devo stare attento ad usare questo termine, popolari per intenderci - moderne e contemporanee. Per esempio quelle contadine e pastorali di area alpina. Premetto che so quanto in Italia ci sia una separazione, netta, tra archeologia e antropologia. Culturale, nel mio caso.
Vorrei proseguire gli studi approcciando l'archeologia anche attraverso lo studio delle culture tradizionali contemporanee, comparando il quadro archeologico con i risultati degli studi etnografici. Non solo attraverso un approccio materialista (mi riferisco specialmente ai lavori di Massimo Vidale) inviluppato nello studio di siti e depositi formativi moderni con quella di capire quelli antichi, ma sulla decifrazione del pensiero antico grazie a paradigmi e modelli culturali tipici delle culture tradizionali, a oralità diffusa e per molti aspetti le più conservative.
Per rimanere nell’ideologia, casi noti come Carlo Ginzburg in Storia Notturna, più indietro Frazer col suo Ramo D’Oro, si sono mossi in questa difficile e rischiosissima direzione. Rischiosa per forza, il metodo spesso è quello comparativo con tutti i millenni di anni a separazione di culture giunte a noi modificate, variate, perdute, stravolte. Al contrario, perlomeno ci si allontana da deduzioni legate esclusivamente ai dati archeologici, nella quasi totalità pertinenti a studi di diffusione del manufatto o a classificazioni di ogni genere, crono-tipologiche ad esempio, che rendono l’oggetto materiale secondo me “freddo”, meccanico e privo di una storia realisticamente umana, antropologica essendo un prodotto della mente e della fisicità umana.
Un discorso come questo che mette vicino l’archeologia, il rito e le fiabe dei fratelli Grimm Anthropos :: Leggi la discussione - Le renne di Stellmoor e.... Cappuccetto Rosso pur essendo assolutamente Frazeriano e positivista, concedetemelo, può essere assai utile se condotto contemporaneamente con rigore su più fronti metodologici.
Su modalità non troppo dissimili, ho presente un saggio piuttosto convincente in “Arheoloski vesti” di una studiosa slovena che analizza i motivi iconografici e narrativi di un tipo di situle di periodo Halstattiano (per chi non lo sapesse, tra bronzo e ferro) diffuse nelle Alpi Orientali e in Pannonia. Comparandoli con celebrazioni carnevalesche moderne diffuse in aria simile la studiosa formula l’ipotesi che queste cerimonie, simili nel contenuto, siano “sopravvivenze” (non necessariamente cristallizzate) con funzioni simili magico-agrarie di altrettante cerimonie raffigurate in tali oggetti halstattiani.
Sempre con occhio etnologico, e questa è una strada assai battuta, lo studio della transumanza moderna può essere utilissimo per cogliere la migrazione stagionale delle greggi degli antichi pastori (se per il medioevo possediamo testimoniante scritte, quasi mai prima). Una delle prime attività economiche legate ad una logica di scambi che ci fornisce dati non solo sull’economia ma anche sulla vita umana antica in quanto corsi d'acqua e ripari antropici/naturali erano usati strategicamente per il transito e il ricovero di uomini e greggi, per fare qualche esempio.
Oppure, ipotizzo, lo studio di siti di malga in alta quota per capire distribuzione e correlazione uomo/ambiente di possibili siti d'alpeggio o stazioni di caccia antiche presenti ivi o nei pressi.
E ancora, quanto è utile in un conteso di archeologia funeraria un approccio di antropologia della morte, di antropologia religiosa? Parecchio direi, eppure non sono molte le necropoli studiate anche in tal modo, con uno studio antropologico delle pratiche rituali funebri e dell’atteggiamento che traspare nei confronti della morte.
Spero di essermi spiegato. Archeologia e occhio critico di un antropologo culturale insieme, l’etnografia che cerca di ridare vita e significato a molti reperti e contesti antichi...dunque è possibile nelle università italiane? (ok so già la risposta) O è meglio laurearsi in archeologia, facendosi poi da soli il proprio bagaglio antropologico? L’etnoarcheologia promulgata da Massimo Vidale, pur assai interessante, mi sembra troppo spinta sul discorso della produzione artigianale e materiale. I suoi corsi non li ho seguiti ma pare quasi assente l’approccio cognitivo-immateriale sotteso alla cultura materiale, nel suo caso. E poi i suoi approfondimenti etnoarcheologici sembrano indirizzare sempre verso la pre protostoria.
Che fare, continuare in archeologia specializzandosi in un periodo storico o provare con due anni demoetnoantropologici, come si dice oggi? Visti i miei interessi non solo archeologici sarebbe ottimale una facoltà che spinga abbastanza sul folklore contadino-tradizioni popolari. Al contrario, continuerei con l'archeologia medievale visto il mio vecchio interesse per l' Alto Medioevo.
Il mio sospetto è che qui in Italia di tutto questo ci sia qualcosina, ma invece di un dipartimento composto da sinergie di più cervelli (e se fosse il discorso si farebbe più interessante) bisogna proprio andarsi a cercare quel docente con quei particolari interessi in quel particolare dipartimento di quella particolare facoltà…che dite? | 
10-August-2008
|  | AI magister | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Bhè, devo dirti che tu hai già le idee abbastanza chiare, a mio modesto parere...
Non credo di poterti aiutare nelle tue incertezze, ma mi è venuto spontaneo rispondere per parlare di quel che è successo a me.
Sono laureata nella triennale di beni archeologici all'università della tuscia, con una tesi in storia romana che affronta il problema delle nascite miracolose di Romolo, Servio Tullio e Ceculo dal cosiddetto fallo del focolare, quindi nascite senza padre.
Ho fatto la specialistica, e ora sto di nuovo preparando la tesi con il prof di storia romana, abbiamo deciso di approfondire il tema già affrontato, ora sviluppando anche la parte linguistica dei termini di parentela latini, e in parte indoeuropei, e poi anche dal punto di vista antropologico. Per ora stiamo anche studiando il problema di differenze nella famiglia patrizia e in quella plebea (senza pater), questo lo stiamo confrontando con un gruppo di bramini cioè i Nambootiri del Kerala (zona sud-orientale dell'India) e della convivenza-connessione tra famiglie patrilineari e matrilineari (come poteva a nostro avviso accadere a roma prima della rogatio canuleia).... Insomma tutto questo mi ha letteralmente sbattuto in una zona per me abbastanza oscura, sia qulla dedicata alla linguistica ma anche quella antropologica (meno male che almeno avevo fatto l'esame di storia delle religioni, che in pratica è stato di antropologia)...
Per tornare al tuo discorso mi pare che il mio sia un esempio che forse, finalmente, la storia antica, l'archeologia e l'antropologia potrebbero essere delle materie tra loro sinergiche, e quindi forse anche continuando la specialistica in archeologia potresti ben affrontare anche problematiche antropologiche. | 
10-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | infatti ho la netta impressione di continuare su questa strada, intendo archeologica. Una certa dose di pragmatismo, laurearsi triennale e andare a specializzarsi in antropologia culturale o storia dele religioni vorrebbe dire recuperare molti crediti oltre allontanarsi da un bel pezzo di carta (quel 3 + 2 in archeologia) che almeno garantisce più o meno facili esperienze lavorative di scavo. Come mi hai suggerito penso che con un pò di iniziativa posso masticare tematiche a me care anche all'interno, ed oltre, del mio percorso formativo.
Molto interessante la tua tesi. La mia conoscenza del mondo classico è molto limitata, credo di aver capito in parte ma ti auguro ogni bene!
Per rogatio canuleia ti riferisci alla possibilità di unione mista patrizi plebei?
Non so se centra ma fammi un fischio se incontri di striscio zoonimi parentali, sono piuttosto interessato all'argomento :=) | 
11-August-2008
|  | AI magister | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Bhè vedi la legge delle XII tavole vietava il matrimonio tra patrizi e plebei, mentre in seguito grazie alla legge di canuleio, un tribuno della plebe, si ebbe questa possibilità. Ciò che studio io in fondo è legato alla società romana, in realtà non so se già si potesse definire tale, divisa appunto tra famiglie che potevano avere matrimoni riconosciuti, con figli riconosciuti, e patres che in quanto tali avevano una familia, intesa alla latina cioè tutti i possedimenti mobili e immobili, compresi moglie e figli, e quindi una linea ereditaria, poi avremmo tutto uno strato sociale detto plebs che in realtà non ha nessuna di queste possibilità, quindi in tal senso è possibile che in unioni "non permesse" tra una patrizia e un plebeo il figlio che ne nescesse in realtà avrebbe seguito la linea materna, ciò si lega al termine con cui si indica lo zio materno in latino cioè l'avunculus, ovvero un piccolo avus, un piccolo nonno, a mio avviso quando non è presente un pater sono queste le figure di riferimento del bambino.... ok so che è un pò contorto, ma non potevo spiegare l'intera tesi qui, ne sono anche un pò gelosa!!!!
Comunque fin ora non ho incontrato dei zoonimi parentali, almeno credo, pensi che ve ne siano tracce nella romanità? | 
11-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | è molto semplice ho capito. Il dato mitico invece è confinato alla tesina triennale o torna anche in questa specialistica?
Non ho idea se si trovano tracce di zoonimi parentali nel mondo classico; dovrei leggere alcuni lavori che possiedo, penso di si la mia era una pigra curiosità proprio in tal direzione. | 
19-August-2008
|  | AI gens | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Non so come sono strutturati i nuovi ordinamenti quindi probabilmente non potrei dare consigli attendibili; ad ogni modo poichè mi si cita (  il post sulle renne di stellmoor è mio) posso raccontare la mia esperienza. Da come ho vissuto io l'Università non credo che vi sia grossa separazione tra archeologia e antropologia, nel senso che quasi tutti i miei professori non hanno mai sottovalutato l'aspetto antropologico propriamente legato al mondo antico,(e vai con vernant a palla) specie quelli che più hanno avuto a che fare nella loro carriera con necropoli . Una prospettiva legata alla storia generale però , che presuppone un legame diretto e intenzionalmente studiato dall'antichità ad oggi, forse un pò manca, ma credo che dipenda molto dalle proponsioni di chi studia. L'antropologo ha quasi sempre un'approccio più generalista, mentre l'archeologo può sovente ridursi a studiare un unico periodo e a volte un unico sito o pochi siti per tutta la sua carriera..... per cui ciò che infine suggerisco è: se ti piace lo scavo archeologico in sè e per sè continua con la laurea in archeologia(anche perchè se cominci a scavare il tempo per studiare resta pochino), considerando però che poi dovresti anche specializzarti e /o dottorarti; altrimenti potresti scegliere tra una specialistica in storia, se esiste, cui dare un taglio fortemente antropologico o una in antropologia cui dare un taglio fortemente storico-archeologico.... forse una laurea vecchio ordinamento in lettere avrebbe risolto molti problemi , ma poichè non esiste più non credo che una specialistica in lettere- pure questa sempre se esiste- faccia al caso
Suggerisco poi una flessibilità mentale alta, se certe figure professionali ancora non esistono, bisogna pur inventarle e bisogna pur che qualcuno cominci, proprio portando avanti i propri interessi .
Fondamentale è, ad ogni modo, caro Silvanus, che tu scelga per la tua tesi finale un prof che ti permetta di condurre il tuo studio, e sia guida per questo scopo, e non uno che ti assegna uno studio che farai sì tu, ma in funzione sua.......a meno che ovviamente non vi sia identità di interessi nel qual caso tuto va bene.
Spero di essere stata utile, ciao.
__________________ Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro. | 
19-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | Giusto dovevo sospettarlo!
Dunque,in sè e per sè allo scavo preferisco il lavorio teorico ma non posso lamentarmi. Certo una specialistica in antropologia con taglio storico-archeologico sarebbe perfetta. Sinceramente non credo nemmeno esista in caso non starei qua a scrivere :=)
Grazie per le belle parole, ma orsù dimmi deduco che nel tuo caso ti sei sempre trovata a tuo agio nell'usare le armi dell'antropologia? Mi pare di aver letto che hai intrapreso la strada preistorica. Pure lì, se ben ricordo, i criteri di interpretazione schiettamente antropologici fino agli anni '70-'80 erano assai poco usati, perlomeno verso i petroglifi. Almeno, mi pare di ricordare un nome apriscuola che dedicò tutta la vita a ciò.
Stai bene | 
19-August-2008
|  | AI gens | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Caro Silvanus mi cogli un pò in castagna. In generale e forse paradossalmente, odio la storia degli studi e la troppo rigida divisione in "correnti di pensiero" che divengono spesso anguste gabbia per lo sviluppo del "libero pensiero" . Può darsi dunque che io abbia usato le "armi" dell'antropologia in maniera non troppo consapevole, poichè, come ti dicevo un pò per formazione, un pò per carattere esse magari mi si confanno. Cerco di leggere di tutto, e nel tutto trovo autori che mi entusiasmano e di cui ritengo utile seguire l'esempio e approfondire gli spunti. Non mi interessa granchè la definizione della "scuola " cui appartengono, anche se naturalmente non se ne può del tutto prescindere. Ma poi rientrare in discorsi con finalità di definizione di cosa sia schiettamente archeologico e cosa sia schiettamente antropologico mi fa calare il livello d'attenzione quantomeno. Diciamo che, da come la vedo io, esistono i cultori delle scienze umane, commistionate tra loro a vari livelli e con tutte le altre branche dello scibile nella misura in cui tutte le scienze sono produzioni umane e si confrontano aiutandosi vicendevolmente nel raggiungimento di una conoscenza pseudoassoluta o nell'acquiasizione di una data consapevolezza, che è quelle che produce progresso ed evoluzione dell'umano e di riflesso anche del non umano.... Levi Strauss, chè è uno degli antropologi che più ammiro aveva una formazione anche geologica, geografica e storica, il Leroi-Gourhan , il re della preistoria, aveva una formazione etnografica e naturalistica anche....
Per quanto riguarda la preistoria che è il campo di specializzazione che ho scelto , si potrebbe pure dire che essa è figlia delle scienze naturali e dell'etnologia e anche madre dell'archeologia(a livello di metodo sicuramente)..... il riconoscimento e la "collocazione" culturale delle armi in pietra avvenne attraverso il confronto con le civiltà "primitive" delle americhe. il confronto etnografico fu molto usato anche per l'interpretazione dell'arte delle caverne, almeno fino agli anni 50-60, quando tramite approcci come quelli del Leroi-Gourhan ,che pure aveva come ho detto formazione socio-etnologica, si cercò di utilizzare criteri strettamente archeologici e statistici fino all'estremo del rifiuto del confronto etnografico . Ora il confronto etnografico può di nuovo essere utilizzato poichè alcuni punti fermi sono stati definiti, in modo che non lo si faccia in modo casuale, ma con effettiva cognizione di causa, e secondo me fatto assoutamente fondamentale, in prospettiva storica..... Per cui vada per la specialista in antropologia . Il taglio fortemente storico archeologico poi sei tu che glielo devi dare.... magari facilitato dallo scegliere una sede, dove vi sia una certa attenzione verso queste tematiche, o la possibilità di inserire esami strettamente storico-archeologici.
Questo per quanto riguarda la formazione. Lavorare poi è un' altra cosa e non sempre tutto è così lineare.....
A quale apriscuola ti riferisci?
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19-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | Proprio a Leroi-Gourhan.
Come ti dicevo, penso di continuare in archeologia più che altro per una certa dose di pragmatismo. Non che questo fermi i miei interessi antropologici, anzi non vedo l'ora di impegnarmi su entrambi i fronti.
Un pò al contrario di te, penso invece che un certo grado di conoscenza della storia degli studi e delle correnti ideologiche ci serva assai a noi generazioni figlie. Banalmente, è un pò il solito discorso sull'importanza della Storia e sull'avere dei punti fermi (personalità proprio come Levi Strauss), categorizzazioni di pensiero (per esempio lo strutturalismo), di cui non possiamo proprio fare a meno anche se non lo vogliamo, non lo pensi? :=)
Sul leggere o non leggere autori di diverse scuole di pensiero, bhè quella è un'altra storia, cieca direi. Il pensiero è onnivoro e sono convinto che spunti di arricchimento li si può prelevare un pò qui e un pò là. Gli errori son lì per essere imparati credo lo pensiamo entrambi. | 
19-August-2008
|  | AI gens | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Nel campo dell'antropologia fisica pare che certe ibridazioni siano già una realtà , e nascono figure come quelle degli archeoantropologi. Interessante sarebbe una cosa simile dal punto di vista dell'antropologia culturale. .... bhe dunque sempre sta a te dare un taglio fortemente antropologico alle tue ricerche archeologiche , magari proponendo al tuo futuro relatore un lavoro mirato e in collaborazione con qualche antropologo....
Sì la storia degli studi è certo necessaria e anche la sistematizzazione del pensiero in teorie, e ,pure volendo, non se ne può prescindere. quello a cui mi riferivo era per lo più uno studio della storia degli studi fine a sè stesso, e delle varie correnti come blocchi che si scontrano. Del resto i caposcuola raramente definiscono sè stessi, ma sono di solito i seguaci che sistematizzano tratti del pensiero del maestro in modo da poterlo più facilmente comprendere e diffondere..... lo stesso Levi Strauss, per rinominarlo, non dichiarò mai di aver fondato lo strutturalismo...... e questo perchè se il Maestro è un artista , l'arte è libertà d'espressione.
Però adesso devi dirci come minimo dove hai intenzione di fare la tua specialistica in archeologia. 
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19-August-2008
| | Utente attivo | | Data Registrazione: Mar 2007 | | Ben detto.
eheh birbante, in realtà ci stò ancora pensando ma assai papabile pare archeologia medievale a Venezia. Anche per la vicinanza.
Vedreeemo, può darsi che inizi col prossimo anno. In più, forse non lo sai, l'università stà cambiando ancora con i nuovi corsi magistrali della riforma didattica decreto ministeriale 270/2004.
Questo che parte è il primo anno e non tutti i corsi di laurea si sono già uniformati; casomai è vero il contrario. La situazione è ancora molto diversa da università a università. | 
19-August-2008
|  | AI gens | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Qualcosina avevo sentito e spero vivamente che si faccia meglio di prima... mah! staremo a vedere.
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