Il nome: seconda parte
Nella precedente lezione, abbiamo dato uno sguardo generale sul nome del cittadino romano e sulla sua evoluzione. Adesso ci concentreremo su alcuni aspetti maggiormente specifici, come il nome di schiavi e liberti, la titolatura imperiale e la carriera politica.
Denominazione propria dei liberti e degli schiavi
È stato detto in precedenza che i liberti prendevano il gentilizio del patrono, e che dal I sec. a.C. ricevettero anche il cognome.
Il gentilizio dei liberti già schiavi pubblici era generalmente
Publicius o un aggettivo formato dal nome della città, mentre in luogo del patronimico, egli indicava la propria condizione con il prenome del patrono al genitivo +
l(ibertus). Ma, come è facile dedurre e come è stato già detto, il liberto difficilmente era propenso a indicare la propria condizione. Esiste comunque un modo indiretto per provare ad aggirare questo "problema": l'origine non romana del cognome, la mancanza della tribù, il gentilizio imperiale.
Tra la bibliografia citata in precedenza, segnalo il Kajanto che si può utilizzare in casi come questo per stabilire se il cognome del personaggio della nostra epigrafe rientri in quella casistica di nomi che sappiamo per certo appartenere a schiavi e liberti, come quelli teoforici, derivati dal calendario, dal carattere, etc. etc.
Per quanto riguarda lo schiavo, generalmente indicato con il nome del padrone al genitivo e
puer, si ha una casistica standard composta da il prenome del padrone al genitivo +
s(ervus), non sempre riportato però; l'imperatore era designato ovviamente con
Caesar od
Augustus. Abbiamo inoltre esempi di schiavi con il doppio nome (perché appartenenti a due padroni diversi, del quale il primo dava luogo al secondo nome dello schiavo). Non era difficile inoltre trovare tra gli schiavi di uno stesso uomo persone con lo stesso nome, che venivano in questo caso distinte con forme del nome anche contratte, come nel caso di
Marpor (cioè "Marci puer") et similia.
Per quanto riguarda la trasmissione del nome al figlio, le cose si complicano ulteriormente, perché non solo, come detto, il prenome prima decadde e poi scomparve, ma anche perché la sua trasmissione era legata al genere di rapporto, di matrimonio o di unione dei genitori, dalla loro condizione giuridica (schiavi, liberti, liberi, etc. etc.), da eventuali mutamenti sopravvenuti dopo la nascita. In generale il bambino illegittimo riceveva il gentilizio della madre.
Nomi e provenienza degli individui
Soprattutto a partire dall'Impero, Roma era il centro di attrazione per pellegrini e liberti: questi costituivano la principale massa della popolazione, e come è logico ci hanno lasciato il maggior numero di epigrafi in latino.
Gentilizio: può essere indicativo dell'origine di peregrino romanizzato (dal momento che i nomi che indicavano le origini etniche con il tempo assunsero il carattere di gentilizio), ma non lo è per il liberto.
Cognome: sul cognome è più difficile esprimersi, perché non tutti gli studiosi sono concordi nell'utilità dello stesso a riguardo della condizione e della provenienza del liberto. L'analisi della grandissima massa di iscrizioni, soprattutto in città portuali, sembrerebbe aver in qualche modo provato l'origine orientale di chi porta un cognome orientale (la cosa potrebbe far sorridere, ma non era ritenuta così scontata), anche se si è sottolineata l'adozione di cognomi religiosi di formazione greca da parte dei fedeli dei culti orientali.
Carriere
Come è facile pensare, il livello della carriera politica (detta
cursus honorum) che un cittadino aveva raggiunto era ben rimarcata nelle sue epigrafi. La specificazione della funzione civile e religiosa segue per lo più il nome della persona che ne è investita. Nel tempo, questa specificazione del cursus passò pian piano a tutte le forme di iscrizioni, laddove agli inizi era sottoposta alle
imagines maiorum. Nelle iscrizioni onorarie è raro e incompleto in età repubblicana, mentre in quella imperiale diventa più comune. È possibile in ogni caso (come nel caso di Giulio Cesare) che le dediche indirizzate a determinati personaggi avessero diversa frequenza di titoli.
Carriera curule
Stabilita probabilmente nel corso del II sec. a.C. e poi oggetto di una legge sillana, il
certus ordo magistratuum, cioè l'ordine nella successione delle cariche, poteva essere percorso ricoprendo solo le magistrature dell'
ordo magistratuum o anche altre cariche riservate a personaggi senatorii nelle varie fasi della carriera. I sacerdozi sono talora introdotti in ordine cronologico tra le cariche, talora menzionati al principio o alla fine. Bisogna sottolineare che non v'è alcuno standard nella specificazione della propria carriera.
La carriera equestre era riservata ai cavalieri, che potevano adire all'uno o all'altro degli uffici procuratorii per giungere più tardi alle più alte prefetture.
Ovviamente, esistono varie onoreficenze per i vari gradi raggiunti: così abbiamo
v(ir) c(larissimus) per gli appartenenti alla classe senatoria,
v(ir) e(gregius) per gli appartenenti alla classe equestre in generale,
v(ir) p(erfectissimus) per i prefetti e i capi delle cancellerie imperiali e altri uffici,
v(ir) e(minentissimus) per il prefetto del pretorio.
Un breve approfondimento alle magistrature nel periodo repubblicano potete leggerlo a queste pagine (però non ho i mezzi per controllarne la validità):
Ricerca sulle magistrature del periodo repubblicano
Magistratura (storia romana) - Wikipedia
Carriere municipali e nelle colonie
In età repubblicana, i magistrati delle colonie latine ebbero gli stessi nomi dei magistrati di Roma. Nelle colonie romane, l'ordo magistratuum era più breve e poteva anche ridursi ai due soli
praetores o
duoviri.
I quattuorviri amministravano i municipi, che prima della guerra sociale ebbero costituzioni diverse. Questo collegio, soprattutto nelle colonie a partire dall'età imperiale, potrà essere distinto in due duoviri e in due edili.
Funzioni ufficiali avevano gli
Augustales, prevalentemente liberti nei municipi e nelle colonie.
Carriere inferiori
Ai cittadini di rango inferiore a quello equestre erano aperti uffici e funzioni nella pubblica amministrazione, nell'esercito e nella flotta.
Carriere dei collegi
Simile alla carriera municipale era quella dei dignitari dei collegi professionali incaricati di governare la massa degli affiliati, sotto la presidenza di un
magister.
Nomi e titolature imperiali
Se già ridurre a relativamente poche righe il tema del nome del cittadino romano è impresa ardua che rende la trattazione fortemente deficitaria, ancora di più lo è farlo riferendosi al tema del nome e della titolatura imperiale, tema che da solo occuperebbe una grossa monografia. Questo perché l'imperatore non aveva un unico titolo ufficiale, ma veniva designato secondo un sistema di nomi e di titoli, che potevano variare secondo la natura dell'iscrizione, ufficiale o privata, e la località.
Ad esempio:
IMP(erator) +
Caesar in funzione di gentilizio è il prenome per Augusto, non per Tiberio (con eccezioni), Caligola e Claudio, spesso per Nerone, normalmente da Vespasiano in avanti.
Il titolo
Augustus funge da cognome, e si trova all'ultimo posto. Ma: Traiano, Adriano, Antonino, Marco Aurelio usarono come cognome il proprio nome e quello del predecessore.
Il patronimico, espresso con il nome del padre al genitivo, precede i cognomi. Una particolare classe di cognomi, i cosiddetti
cognomina ex virtute, in quanto attribuiti in ricordo di campagne vittoriose dell'imperatore o dei suoi generali, sono dei validissimi termini "post quem" per la datazione dell'epigrafe.
Dopo l'elenco dei nomi viene il titolo di pontefice massimo (per usare una similitudine, un po' come il Papa nella Chiesa Cattolica), seguito dall'indicazione degli anni della
tribunicia potestas e il numero (veniva rinnovata ogni anno). Subito dopo, si incontra molto spesso una seconda volta il termine
imperator, quasi sempre (almeno sino a Caracalla) seguito da un numero.
Segue quindi l'indicazione dei consolati rivestiti dall'imperatore. Anche elementi quali l'acclamazione imperatoria e consolare possono essere utilizzati come termine "post quem" e contribuire ad un maggiore inquadramento cronologico dell'epigrafe.
Il proconsolato appare su iscrizioni di Traiano e successivamente, per lo più all'ultimo posto.
Con Adriano comincia ad apparire su le iscrizioni e su le monete il titolo di
dominus, che nei testi letterari è già attestato per Domiziano.
Alcuni dei titoli imperiali inoltre appaiono talora al grado superlativo, o accompagnati da aggettivi come
perpetuus,
aeternus,
perennis o dall'avverbio
semper o dalla specificazione
totius orbis,
omnium.
Come messo in luce da questa rapidissima carrellata sul nome del cittadino romano, la complessità della questione è molto elevata. I repertori, soprattutto per le titolature imperiali, sono assolutamente indispensabili per portare a termine una ricerca epigrafica nel miglior modo possibile, e soprattutto per cominciare ad inquadrare il proprio pezzo dal punto di vista cronologico, soprattutto se non si hanno solide basi di paleografia latina (che in ogni caso non è infrequente che possano anche fuorviare da quella che è la corretta datazione dell'epigrafe stessa).
Il tema "Datazione e possibilità di datare" sarà quello trattato nel nostro prossimo incontro, con il quale ci avvieremo alla conclusione di questa parte dedicata alle generalità della lettura delle epigrafi.
p.s.: mi scuso per la lentezza con la quale procedono le lezioni, ma in questo periodo, tra esami, impegni di varia natura, tesi, etc. etc., il tempo dedicabile ai miei hobby è veramente ridotto al minimo indispensabile.