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| Linguaggio e Scrittura Forum su lingue antiche, linguaggio e tecniche di scrittura |
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20-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Lingua lidia, confronto con il tirs./velsinio
Da TITUS Texts: Lydian Corpus, traggo Part No. 5 Inscription: 4b:
es vanas manelis alulis ak=mL=t qis fensLibid fak=mL=t qLdans artymu=k vcbaqent
Trascriviamola ponendo in evidenza fenomeni fonetici e grammaticali:
* > es Fatna manessis alussis akFLt qis FensLiFiti FakFLt kLetans arTymu-ke FkFakenti
"Questa tomba (etr. Mut-na/ *FUT-na) (è) manessi alussi (costruzione aggettivale; ossia è di Mane di Alu). Ora chi (la) danneggia allora il dio *Kultans (etr. Culsans) e la dea ArTimu (etr. AriTimi) (lo) distruggano."
I Lidi usavano due l, una identica alla nostra, l'altra con grafia greca, con il L-ambda; avranno avvertito qualche piccola differenza, visto il duplice uso.
Notare le concordanze con il tirseno/ velsinio; i verbi con la desinenza di tipo prelatino -ti, -n-ti.
Mi soffermo su arTmu, per ripetere che questa divinità deriva dall'eteo SAR 'luce' > SAR-u-ma 'dio Luce', questo nome con la perdita della S iniziale divenne l'eteo AR-ma 'Luna', nel passare all'uso più recente venne introdotto l'infisso T (come in an D ros, an TH roPhos), divenendo arTmu 'ArTemi(de)'; anche la -k va sottolineata, così simile alle congiunzioni tirsene -c/ -k/ -ch 'e'.
Grazie dell'attenzione.
Angelo Di Mario
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20-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Caro Tirse, mi permetto di riportare qui un link a un forum del sito di un'associazione di etruscologi con sede a Viterbo, a cui ho rivolto alcune domande in merito alla questione di Velzna, per vedere che tipo di risposte avrei ottenuto da un gruppo di persone competenti che operano in quel territorio. Le sarei grata se potesse farci un salto e leggere il loro post di risposta. Devo dire che non mi convincono certe cose, e tra le altre la spiegazione che danno dell'esistenza delle famose massicce mura di fortificazione sopra Bolsena. Ora leggo che risalirebbero (sempre al condizionale, però) al III secolo, e che sarebbero state costruite per difendere l'insediamento della nuova Volsinii che, seppur modesto all'inizio, avrebbe potuto, se conquistato dai nemici di Roma, servire come base per ulteriori attacchi ai Romani. Leggo che i raffinatissimi gioielli a suo tempo ritrovati nelle necropoli presso Bolsena sarebbero compatibili con lo stato di "profughi sopravvissuti" alla distruzione perchè si trattava di famiglie aristocratiche "amiche" dei Romani, che si erano giovate della vittoria romana del 265 a.c. che li aveva liberati del popolino ribelle e li aveva ricollocati al potere...A questo punto mi sfugge il perchè i Romani si sarebbero disturbati tanto a distruggere tutto e a trasferire questa oligarchia "amica" da un'altra parte se poi dovevano costruire ex-novo una cinta muraria di quella portata per difendere il nuovo insediamento, quando una città questi già ce l'avevano (e loro gli avevano fatto il favore di distruggerla), e anche ben posizionata sulla rupe di Orvieto... E poi sempre con la storia di Urbis Vetus ecc. ecc.. Mi farebbe molto piacere se lei potesse commentare quello che dicono, magari intervenendo direttamente in quel forum.
Il link è questo
http://tools.mrwebmaster.it/work/for...forum_id=1358#
La ringrazio e le faccio tanti auguri di Buone Feste.
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20-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Velzna
Gentile Thanchvil, lasciamo spazio alle Buone Feste, poi ne parleremo, se necessario; comunque conosce già il frutto delle mie ricerche; non condivido quanto dicono.
La ragione sta nell'importanza storico-religiosa della città di Velzna; allora la gloria se la ligano tutti. In passato non vi era nobile famiglia (europea) senza discendere da qualche eroe omerico; figuriamoci se non si possano trovare ancora i Gloriosi di Velzna.
Orvieto era una città etruschissima, il cui nome *AR-s-sa significava 'città', dalla struttura anteriore all'esito licio ARnna, e alla UR-bs latina; non aveva alun bisogno di diventare Velzna; ha un nome altrettanto glorioso, antico, più antico.
Si ricordi, e lo ricordi, il persorso di questa parola, e che a quei tempi di capanne, e di chissà quali altre abitazioni, il concetto di 'casa' conteneva una notazione di rilevanza sociale, perciò dire 'casa' significava 'benessere, ricchezza', ecc. ecc.; 'CASE', un abitato importante > 'Città'; si ricordi dunque di BAR 'casa' (la B dell' alfabeto), varianza PAR 'casa', da cui i derivati PAR-na 'casa', PAR-na-ssea 'famigliari'; * HAR-s-sa, *AR-i-s-sa, AR-i-n-na, AR-a-t-ta; tutte da una forma primitiva *PAR-a-s-sa > *PAR-a-z-za > *PAR-a-t-ta > *PAR-a-n-na > *AR-a-n-na, licio AR-n-na...; e poi, per gli increduli, OR-vie-(t)to, AR-e-z-zo; *()UR-e-Fs(-sa) 'UR-Bs...; ma anche POL-i-s indicava 'un insieme di case', da altra radice...
Da P. Meriggi, Manuale di eteo geroglifico, a pag. 30 ecco un chiaro URU-mina 'città', da *UR-u-Fn-na; a pag. 36 compare una forma intermedia tra PAR / HAR/ AR, vi leggiamo infatti HAR-na-si 'città'; ma compare anche su TLE 363 di M. Pallottino, dove HIR-u-mi-na 'la città' dedica una stele lapidea ad Aule Feluske.
Dovrebbero crederci anche gli increduli.
Quanto a distruzioni, a quei tempi cadevano a ripetizione; tutte cittadelle che si reggevano con le proprie forze, senza nazione, senza stato.
I Latini vollero colpire in modo definitivo la centralità della civiltà etrusca, per cancellarne la struttura, il luogo di riunione delle 'Dodici città'
Grazie della sua attenzione e cordiali saluti.
Angelo Di Mario
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21-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Dopo le feste mi farebbe piacere se lei esponesse anche in quel forum le sue tesi sull'origine del nome Orvieto. E' vero, io le conosco e le condivido, e proprio per questo penso che sarebbe auspicabile che queste tesi venissero conosciute da più gente possibile, soprattutto tra gli "addetti ai lavori". Io posso replicare a queste persone, ma nella mia condizione di "profana", confrontarmi con etruscologi di professione sarebbe quanto meno velleitario, mentre una voce autorevole come la sua potrebbe avviare un più serio e proficuo contraddittorio. Penso che parlare, comunicare le proprie idee, non sia mai tempo perso.
Ho letto che ha chiesto di poter ricevere foto delle mura di Bolsena. Io, oltre ad averne visto alcuni tratti personalmente sul posto, le ho trovate sul libro "Gli Etruschi" di Bloch; ce n'è una dove si vede un tratto angolare a doppio spessore, con una specie di intercapedine in mezzo, che sinceramente mi rifiuto di accettare che potesse essere lì per difendere un modesto insediamento di profughi.
Diverse altre foto delle mura (e non solo di quelle) sono nel libro, pubblicato nel 1990 da Alessandro Morandi per l'editrice "L'Erma" di Bretschneider, dal titolo "Epigrafia di Bolsena etrusca", che mio figlio ha trovato presso la biblioteca universitaria della Facoltà di Lettere di Tor Vergata. E' uno studio molto interessante, fatto con obiettività, che prende in esame anche documenti, ritrovati in archivi e soprintendenze, che riguardano ritrovamenti avvenuti a Bolsena nel secolo scorso, molti dei quali andati dispersi o trafugati. L'autore auspicava che si proseguissero e approfondissero le ricerche su questi documenti, ma a quanto ne so nessuno si è poi dato la pena di farlo.
Per il momento la saluto e le rinnovo i miei auguri, in attesa di rileggerla presto.
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22-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Le MURA
Gentile Tanachilla, quei libri ce l'ho, ma presentano solo qualche elemento; in passato mi spedirono pure un disegno, con i massi e le lettere incise; ho persino una carta topografica del territorio di Bolsena; ma mi sarebbe servita una foto di tipo geografico, complessiva, presa da vicino per osservarne l'ampiezza, la struttura; ma una veduta anche da lontano; per constatarne la posizione geografica.
Veda un po' se riesca a fotografarle in questi vari modi; prendendo anche una parte dell'abitato di Bolsena.
Grazie e cordiali saluti.
Angelo Di Mario
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22-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Non sono sicura di aver capito bene come dovrebbero essere scattate le foto che le occorrono. Una veduta complessiva delle mura non mi sembra possibile ottenerla, data la notevole estensione. Se possiede quei libri vedrà che c'è anche una piantina del perimetro, si tratta di svariati chilometri, di cui restano in piedi alcuni tratti (o comunque ne rimane la base), ma non è semplice averne una veduta d'insieme. La parte che si trova proprio all'uscita dell'abitato di Bolsena, (nel libro di Bloch ne è pubblicata una foto degli anni cinquanta, si vedono anche le persone che lavoravano allo scavo) è proprio sul lato a monte della strada provinciale che va in direzione di Orvieto. Il perimetro si sviluppa più in alto rispetto all'abitato odierno, e il sito degli scavi di Volsini romana si trova poco distante, sempre lungo la stessa strada, sul lato che guarda il lago, nella parte più bassa del perimetro(sia come altitudine che in riferimento alla piantina del libro). Durante le prossime festività dovrei passare diversi giorni a Bolsena, e ho intenzione di percorrere alcuni viottoli di campagna che, attraversando campi e boschi, dovrebbero incrociare in qualche punto altri tratti delle mura. Proverò a fare delle foto, possiedo una digitale, potrei inviargliele via e-mail, addirittura forse si possono inserire qui come immagini, vedremo poi cosa fare.
Più rileggo le risposte che mi hanno dato su quel forum di etruscologi, e più mi accorgo che quasi nessuna risponde veramente alle domande che avevo posto. Ed è sempre più netta in me la sensazione che ci sia stata una grande superficialità (Bloch a parte) nelle indagini a Bolsena. Leggendo proprio quel libro di Morandi mi si accapponava la pelle a scoprire che, ad esempio, in anni passati accadeva spessissimo ai contadini di imbattersi in monumenti o iscrizioni etrusche che per incuria andavano puntualmente dispersi; o che certe necropoli di Bolsena non sono state completamente indagate, sebbene le oreficerie rinvenute nella zona siano di una quantità e qualità proprie dei maggiori centri etruschi, e in qualche caso di un lusso perfino superiore (e loro mi rispondono che i ricconi di Velzna possono essersi portati i gioielli da Orvieto...ma non erano "deportati", sopravvissuti al saccheggio e alla distruzione totale della loro città?); o ancora che sulle mura si potrebbero fare ulteriori indagini che però nessuno ritiene necessario fare, ritenendosi ormai tutti così soddisfatti di aver collocato Velzna sulla rupe orvietana, da poter liquidare le mura bolsenesi con una datazione sommaria, frutto solo di semplici deduzioni.
A sentire loro ormai non c'è più un solo archeologo che nutra qualche dubbio: vorrei tanto sapere se è proprio così o se c'è ancora qualcuno che ha voglia di uscire dal coro. Per questo volevo riuscire a contattare quell'autore, se non altro per sentire una voce "libera", senza condizionamenti, e per vedere se nel frattempo ha fatto altre ricerche, o se magari invece ha deciso anche lui, come gli altri, che ormai Orvieto-Velzna è un dato di fatto e non vale più la pena di indagare ancora Bolsena. Ma non ho idea se la cosa sia fattibile, non so dove rivolgermi.
Un'ultima cosa: che mi può dire del nome Oinarea? Leggevo che era una specie di appellativo greco di Volsinii, ma Morandi afferma che, in tal caso, Orvieto sarebbe addirittura fuori causa. Non ho capito perchè....e, anzi, in internet gli Orvietani la considerano invece un'ulteriore attestazione per la loro città.
Se può provi a spiegarmi di nuovo come devo scattare quelle foto. La ringrazio e mi scuso per la prolissità.
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23-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Foto
Per Tanachilla.
Rimaniamo alle foto: intanto fotografi varie porzionii delle mura, quelle accessibili, ci riproduca le lettere incise; faccia con cautela, mica vorrà addentrarsi nei boschi da sola; se le rimanesse facile, una foto presa ad un certa distanza, per comprendere quale arco compiono, rispetto all'abitato; può fotocopiare una cartolina di Bolsena; tratteggiare intorno alle case queste mura residue, i frammenti rimasti, indicare qualche distanza approssimata; se in qualche punto sono inglobate da abitazioni; dove scorre un ruscello, esistono fonti. Mi descrissero una fonte, ormai prosciugata.
Vorrei avere una visione parziale delle mura, ed una con le mura tratteggiate intorno alla città.
Siccome possiedo una cartina topografica, mi può anche indicare le località dove compaiono questi tratti residui.
Potrei capire l'estensione, come era difesa la città, da quale parte poté cominciare la distruzione dell'abitato.
Faccia come meglio può, senza correre alcun pericolo.
Auguri e saluti.
Angelo Di Mario
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27-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Caro professore, grazie per i suggerimenti. L'idea di riportare il tracciato delle mura su una cartolina di Bolsena è fattibile, ce ne dovrebbe essere giusto una con la visione dall'alto di tutto l'abitato e dei dintorni, potrei provare con quella, e inoltre posso fare l'inverso: partendo dal disegno del perimetro delle mura che c'è su quei libri, posso provare a schizzare la posizione dell'attuale abitato e dei resti della città romana: E scatterò una serie di foto da tutte le possibili angolazioni e distanze. Spero solo di riuscire a raggiungere più tratti di mura possibile: ieri a Bolsena parlavo con un vecchio conoscente del posto, ex-muratore, che a suo tempo, per circa un anno, lavorò con Bloch: oltre a confermarmi le impressioni che anche lei aveva avuto, mi diceva che parte degli scavi fatti all'epoca, poi vennero successivamente ricoperti. E mi ha parlato delle "dispute" con Orvieto, anche per altri motivi e in altre occasioni in cui certa "arroganza" si è manifestata ai danni di Bolsena.
E' gentile a preoccuparsi, ma stia tranquillo, non farò imprudenze: non andrò da sola e i sentieri nei boschi a cui mi riferivo sono segnalati su un opuscolo del Comune che illustra vari percorsi naturalistici nei dintorni di Bolsena; ci sono diversi corsi d'acqua che attraversano la zona (fossatelli che scendono al lago dai colli circostanti, e sicuramente anche sorgenti) vedrò di controllare bene le posizioni e segnalarle.
Non so se lei è mai stato a Bolsena, ad ogni modo tenga presente che il paese si sviluppa a sbalzi in salita, seguento la pendenza delle colline, cioè c'è una parte moderna lungo il lago, divisa dal resto del paese dalla Cassia (che passa a ridosso della piazza centrale a circa 800 m. dal lago). Intorno alla piazza, e già un po' più in alto rispetto al lago, si sviluppa il centro storico, con case vecchie (alcune anche molto antiche) e dietro questo si erge una rupe a sbalzo, piuttosto alta, che si supera attraverso un paio di stradelli tortuosi e ripidissimi, o tramite una scalinata, che si inerpicano in mezzo alle case del quartiere medievale fino ad arrivare al Castello, posto nel punto più alto dell'abitato, e da dove parte la strada provinciale che collega Bolsena con Orvieto (distante 22 Km.). Alla stessa altezza del Castello ma già un po' fuori paese, ci sono gli scavi di Volsinii romana. Il perimetro delle mura si sviluppa ancora più in alto e ancora più indietro sulle colline, abbracciando una superficie (il quel sito la stimavano in 65 ettari) che comprende vari poggi sovrastanti: a poche decine di metri dal Castello si vede infatti un tratto di mura che corrisponde al punto più basso del perimetro. Quindi il tracciato della cinta muraria non circonda l'attuale Bolsena, nemmeno la parte medievale, la sfiora soltanto, così come penso sfiori appena (comunque andrò a controllare meglio) i resti della Volsinii romana, ma si snoda invece tutto più a monte.
Cercherò di raccogliere tutto il materiale possibile e, al mio ritorno il 10 gennaio, le farò sapere. Per il momento la saluto cordialmente e le faccio tanti auguri per un buon 2005.
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31-December-2004
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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NECROPOLI
Gentile Tanachilla, visto che va in giro per le foto, cerchi di individuare e contrassegnare le tombe scoperte; anche se ritengo che le sia impossibile: io una decina di anni fa sono stato, con la famiglia ed alcuni amici, come turista per un giorno, un paio di volte da quelle parti; mi capitò pure di parlare con un anziano al quale, tra qualche breve domanda sulle città del luogo, sulla storia, chiesi pure dove mai si trovassero le tombe, come avevo visto/ visitato, ad esempio, quelle accessibili di Tarquinia; mi rispose: "Qui nessuno lo sa; quando ne aprono una, la svuotano, la ricoprono accuratamente in modo tale che nessuno mai potrebbe individuarla di nuovo!". MI pare una favola.
Ma se stessero ancora così le cose, non troverebbe che indizi fantasiosi; comunque, se veri, si tratterebbe di comportamenti poco civili, dannosi per la storia del posto (possibile che vogliono restare senza storia? la città più importante dell'Etruria Velsinia, dove si radunavano le 'Dodici Città', con tanto di Tribunale e Carceri, ancora e sempre succube del silenzio?); con le tombe, anche se vuote, si rivela in parte la storia, ci resta sempre in giro qualche traccia leggibile, cocci, nomi; senza queste, nemmeno vuote, non esiste testimonianza attendibile; chiunque può affermare che Velzna/ *BOLzna non è mai esistita, o stava da un'altra parte, ben sopra ad una rupe, con altro nome.
Mura così possenti devono aver difeso una città importante; furono abbattute dai Latini, per spazzare via definitivamente la civiltà velsinia, quale simbolo della etruschità rappresentativa; ma il sepolcreto devono per forza averlo lasciato; a meno che la furia della guerra non si accanì anche sulle tombe gentilizie, allora certamente esposte, curate, facilmente individuabili; anche questo presumibile atto bellico potrebbero averlo attuato con lo scopo di cancellare qualsiasi mememoria visibile.
Sono comunque convinto che le tracce di ambienti devastati, anche se in frantumi, potrebbero ancora restituire qualche indizio. Magari riaffiorare solo quelle arcaiche, già allora poste in ombra dal tempo; o qualcuna di quelle appartenenti a persone di basso rango, meno visibili.
Almeno quelle, considerate ripulite, andrebbero ricercate, rivisitate, qualche traccia l'avranno lasciata di sicuro; un occhio esperto ne coglierebbe gli indizi.
Comunque lì ci vorrebbe la Soprintendenza, decisa a recuperare la storia travolta dai Latini, e, forse, accecata dagli scavatori della storia.
Veda se può contattare persone che sanno qualcosa; chieda solo di quelle già aperte; chieda di una zona sopra la città che durante la pioggia tra i detriti restituiva frammenti ceramici e qualche moneta (il vecchio disse); chieda e basta, mica deve andare a caccia, illegale e pericolosa, dei luoghi intatti, proibiti. Lì, se per caso individuasse qualcosa, ci mandi subito i Carabinieri, e la Soprintendenza.
Qualche anziano potrebbe aiutarla.
Cordiali saluti e BUON ANNO NUOVO.
Angelo Di Mario
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11-January-2005
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Caro Tirse, sono di nuovo a Roma e solo ora ho letto il suo ultimo post. Andiamo per ordine.
Le tombe: non ho alcuna difficoltà a credere a ciò che le disse quell'anziano bolsenese! Mi informerò meglio, ma niente di più probabile che siano state effettivamente ricoperte, visto che la stessa cosa è successa per gran parte delle mura, poco dopo gli scavi di Bloch (come mi è stato riconfermato da quel mio conoscente che scavò a suo tempo con lui), ufficialmente per impedire l'asportazione dei blocchi di tufo da parte di eventuali "ladri", scopo che peraltro si sarebbe ugualmente ottenuto con una robusta recinzione. Lei si meraviglia di un comportamento che definisce incivile, ma purtroppo è proprio così: a Bolsena magari tendono a valorizzare l'impianto urbano attuale, a promuovere certe manifestazioni, e mi può anche stare bene; ma quando si tratta di archeologia, soprattutto quella etrusca, cadono le braccia...Lei parla di una Soprintendenza "decisa a recuperare la storia"....tenga presente che a Bolsena la Soprintendenza è rappresentata dall'etruscologo ufficiale bolsenese Pietro Tamburini, direttore del Museo Territoriale nonchè accanito sostenitore della collocazione di Velzna a Orvieto, della datazione delle mura al II sec. a.C., inizio della romanizzazione, dell'esistenza a Bolsena, in epoca anteriore, solo di un semplice "pagus" o, tutt'al più, di un "castellum", posto come tanti altri in punti strategici a difesa della Velzna orvietana da cui tutti dipendevano. Ed è a questo non meglio identificato pagus o castellum che il Tamburini attribuisce tutti i ritrovamenti bolsenesi che proprio non è possibile collocare cronologicamente dopo il III secolo. In questi giorni, tornando al Museo, ho constatato che in tutti i pannelli esplicativi posti a lato dei reperti, Velzna-Orvieto è presentata come dato ormai accertato, senza possibilità di dubbio. E chi qualche dubbio l'ha avuto (o continua ad averlo) e magari l'ha esternato per iscritto, viene contestato dallo stesso Tamburini, non senza un certo tono di sufficienza, in una pubblicazione sul Museo e sul territorio, da lui curata, che ho voluto acquistare proprio in occasione della mia ultima visita. Vi si dice chiaramente che le datazioni di quanto emerso a Bolsena sono fatte tenendo conto del dato "storico" della sua costruzione dopo il 265 a.C. E che la scritta "Velznalti" dopo il nome dell'artigiano, su un fondo di vaso ritrovato a Bolsena (riportato da Morandi nel libro che anche lei possiede), non fa altro che confermare che è proprio qui che vennero a stabilirsi i "Velzniani" provenienti da Orvieto (!!!).
Detto questo, immagini con quale fiducia potrei intraprendere qualsivoglia tipo di ricerca, anche ammesso che riuscissi a localizzare qualcuna delle tombe già scavate, impresa ai limiti dell'impossibile, data l'assoluta irreperibilità a Bolsena di una sia pur approssimativa carta topografica, o anche solo di una cartina dei sentieri "seria"; qualora ne trovassi una, tra l'altro, il mio occhio sarebbe tutt'altro che esperto per riuscire a scoprirvi alcunchè, temo. Comunque cercherò di saperne qualcosa, anche a proposito dei detriti che portano cocci durante le piogge. E riparlerò con quel conoscente, che per il lavoro che faceva conosce palmo a palmo le colline di Bolsena, ma che ora è un po' troppo anziano per coivolgerlo in spedizioni sul terreno, mi farò dire tutto quello che sa.
Per il momento ho scattato alcune foto, e ho trovato una cartolina dove posso provare a indicarle approssimativamente qualche punto. Penso che potrei spedirle un CD con le foto digitali da vedere al computer (così le potrà ingrandire), e qualche fotocopia che ritengo possa interessarla. Mi faccia sapere se va bene e dove devo spedirle.
Cordiali saluti.
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11-January-2005
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Velznalli < *FEL-s-na-s-si
Gentile Tanachilla, vedo che domanda anche su laset.it; continui a chiedere; qualcosa si verrà a sapere, a poco, a poco.
Ho l'impressione che questa nuova organizzazione, così come mi pare composta, abbia le capacità per opporsi alla lotta decennale che manipola la storia di Bolsena; si tratta di illazioni, senza fondamento; mi pare strana questa ostinazione; non basta il solo campanilismo.
Il materiale me lo può mandare per posta: Angelo Di Mario Via G. Mameli 48 B 02047 Poggio Mirteto (Ri).
Grazie e cordiali saluti.
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12-January-2005
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Le spedirò tutto appena possibile , mi lasci solo qualche giorno ancora per riordinare il materiale, sono tornata da poco e in questi giorni la madre di famiglia ha impegni più impellenti dell'archeologa dilettante!
Lei dice che la nuova organizzazione di etruscologi le ha dato buone impressioni, e pensa che abbia le capacità per opporsi alle manipolazioni della storia di Bolsena: forse avranno la capacità di farlo, ma mi sembra poco probabile che ne abbiano anche la volontà, almeno a giudicare da come mi hanno risposto sul forum! Mi pare che abbiano provveduto con cura, dall'alto della loro maggior competenza, a ribadire con fermezza la tesi di Orvieto, non solo smantellando tutte le mie argomentazioni (e ci può anche stare, chi sono io in fondo?), ma evitando accuratamente di rispondermi in merito a quelle ben più autorevoli e documentate del libro di Morandi su cui avevo fatto specifiche domande. Non conosco le persone che compongono questa associazione, non so se tra loro ci sia anche qualcuno che abbia la voglia e la libertà mentale di combattere contro i mulini a vento, perchè l'ostinazione su Orvieto purtroppo è ormai diffusa, e temo non si tratti solo di campanilismo: da quello che ho capito ci sono "convenienze accademiche", forse interessi di "scuderia", carriere da promuovere o da proteggere, magari... Cerco continuamente di contattare gente, ho tentato di rintracciare lo stesso Morandi, ma pare non sia così facile, e vorrei arrivare a Giovanni Feo, di cui ho un libro recente in cui mi pare sostenga Bolsena, anche in riferimento a un discorso di religione, leggende, tradizioni (Veltumna come personificazione divina del lago ecc.), ma ho molte difficoltà a trovare un suo indirizzo e-mail attivo.
Le farò sapere quando avrò spedito il tutto, spero di poterlo fare al più presto.
Cordiali saluti.
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13-January-2005
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2003
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Velzna/ *BOLzna
Gentile Tanachilla, faccia con calma, come e quando vuole. Riguardo alle loro tesi, le ho lette, le conosco; ma io ho avuto sempre una testa molto dura; quindi ho mandato alla laset.it un articolo che illustra con molte prove come Bolsena non vada affatto d'accordo con Orvieto; l'articolo l'hanno ricevuto; lo presenteranno nelle news. Così vedrà anche lei ciò che ho spiegato con molti particolari.
Ora ne sto eleborando un altro, con dati anche storici, che nessuno strumento accademico può mettere in dubbio. Avranno materiale per riflettere. Per riscattare quella splendida 'Valle del Lago'.
La saluto cordialmente.
Angelo Di Mario
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14-January-2005
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Oct 2004
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Aspetto con curiosità di leggere i suoi articoli pubblicati su quel sito, e soprattutto di vedere che tipo di "accoglienza" avranno da parte loro. La ringrazio, a nome di tutti i bolsenesi, anche di quelli inconsapevoli o indifferenti, per la tenacia con cui porta avanti questa causa.
Nel frattempo, ho ricevuto una mail da Giovanni Feo, che avevo provato a contattare tramite uno dei suoi editori. Mi ha mandato il suo indirizzo e numero telefonico (lui sta a Pitigliano) per poter approfondire a voce l'argomento. Mi ha anche segnalato la prossima presentazione del suo libro "Pittura segreta etrusca" ( il 28 gennaio alle 18 presso il Magazzino Giustacori, Via Zuccarelli 260), ma non credo che farei in tempo a essere a Pitigliano di venerdì a quell'ora. Eventualmente proverò a incontrarlo di persona la prossima volta che sarò dalle sue parti, visto che quella è una delle mete più frequenti delle nostre gite da Bolsena.
Sto ultimando la preparazione del materiale da spedirle (non è moltissimo per il momento, e un po' disorganizzato, ma cercherò di migliorare in futuro, Bolsena è sempre là, ci torno spesso), spero di poterle inviare il tutto verso lunedì o martedì prossimo.
A presto.
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