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| Linguaggio e Scrittura Forum su lingue antiche, linguaggio e tecniche di scrittura |
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21-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Interpretazioen epigrafe
Salve a tutti, durante una ricerca sulla storia del mio paese ho ritrovato negli archivi della parrocchia il seguente testo corredato da un'epigrafe, potreste darmi l'interpretazione di quest'ultima?
l'autore è un certo Remondini: "Fuor di una piccola porta della congregazione...essendosi in quest'anno cavato furono scoperte tre colonne di marmo bianco messe in piedi che le averranno formato anticamente un piccolo antiporto avanti, ed è nel luogo della quarta sopra una base di fabbrica alzata un'ara sepolcrale. Ne fui prontamente avvisato, e colà portatomi osservai dall'un fianco una grande testa di bue e nella parte esteriore questa iscrizione:
P.SABIDIO/P.LIB.PRISCO/EPIN(I)CIUS PATRONI/ LIB.PIISSIMO"
dal linguaggio sempra un italiano ottocentesco...ora ho trovato solamente 2 colonne e mezza...purtroppo dell'ara non si hanno notizie quindi non posso dirvi misure e materiale, suppongo sia di marmo come le colonne...il luogo dove fu trovata è Camposano, in provincia di Napoli, vi sarei grato se potreste darmi un aiuto a capirci qualcosa!
PS la congrega è una Chiesa del mio paese.
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2006
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Ciao Gladius, benvenuto!
Direi che intanto serve la data di redazione di questo documento...
Per il resto, in antico il patrono era un personaggio che compiva opere pubbliche a sue spese. Si trovava in colonie o municipi...
Potrebbe trattarsi di un personaggio liberto di un Publio, al quale viene dedicata questa iscrizione in ricordo di una qualche sua vittoria: l'iscrizione infatti è tombale (si trovava sull'ara funeraria).
In ogni caso, sembra quasi il titolo di qualcosa: sembra trattarsi dell'epinicio del patrono ad un liberto particolarmente meritevole... L'epinicio era un componimento letterario dedicato a vincitori di giochi.
In ogni caso, è la prima volta che vedo una iscrizione di questo tenore, potrebbe anche darsi che quanto ho detto sia completamente errato. Sulla base di quanto detto, proporrei questo scioglimento:
P(ublio) Sabidio
P(ubli) Lib(erti) Prisco
Epinicius Patroni
Lib(erto) piissimo
Confermo però che qualcosa non mi quadra. La traduzione di questa proposta di scioglimento è: «Epinicio del patrono a Publio Sabidio Prisco liberto di Publio, liberto piissimo».
Vediamo se qualcun'altro potrà esserti d'aiuto più di me... 
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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Ciao Gladivs,
premettendo che non sono un'epigrafista, la tua iscrizione potrebbe essere risolta in questo modo... parrebbe l'iscrizione funeraria per un liberto, che potrebbe chiamarsi in quei tre modi, visto che la P. è l'abbreviazione di tre nomi diversi, che il padrone che si chiama ugualmente.
Paulo/Publio/Potito Sabidio
Pauli/Publii/Potiti Liberto Prisco
[...] qualcosa legato al patrono del liberto, ma non capisco "epin cius"...epinicio?
Liberto Piissimo
in traduzone verrebbe
"Questo epinicio? del patrono, a P. Sabidio Prisco Liberto di P. liberto piissimo"
spero di averti aiutato almeno un po'! ;-)
__________________
carpe diem... perchè panta rei!
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22-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Io direi:
"Questo epinicio (sott. versus, perchè altrimenti dovrebbe essere epinicium), dedicò (oppure è dedicato, entrambi sottintesi) a Publio Sabidio Prisco, liberto di Publio, liberto piissimo del patrono".
Questo ammettendo che epinicius si riferisca al canto, ma potrebbe voler dire anche qualcos'altro.
P.S. Cerebia credo che "patroni" vada con liberto piissimo, perché in epigrafia (ed in genere nel latino ricercato) il determinante (cioè il complemento di specificazione) precede il determinato così come nella seconda riga abbiamo "Publii liberto".
Ultima Modifica di leda : 22-September-2007 13:53.
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22-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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In realtà mi sta venendo il dubbio che Epinicius possa essere un nome di persona, sebbene la cosa sia abbastanza improbabile, però, se non ho capito male, l'iscrizione doveva trovarsi sull'ara sepolcrale, quindi:
"Epinicio (dedicò) a Publio Sabidio Prisco, liberto di Publio, liberto piissimo".
Così avrebbe decisamente più senso, ma non ho mai trovato il nome Epinicius. Tuttavia una mia collega di stage si occupa di epigrafia latina, vedrò se riesco a saperne di più.
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2006
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Mi sembra che più o meno siamo arrivati tutti alla stessa conclusione. In effetti non avevo pensato ad Epinicio come nome di persona, però nel quale caso come integreresti, leda, il "patrono"? «(io sott.) Epinicio del patrono» etc. etc. non avrebbe alcun senso, perché non si accorderebbe con nessuna delle qualifiche presenti nell'iscrizione, mi pare. E un soggetto senza qualifica alcuna non mi risulta che abbia patria nella Roma antica, tanto più se fa una dedica ad una persona di cui non si dice alcun rapporto di parentela... Almeno che l'iscrizione non sia particolarmente antica o particolarmente tarda, ma questo senza vederla è impossibile da dire soltanto sulla base del formulario... In ogni caso, avendo per il liberto i cosiddetti tria nomina, di cui per altro il cognome è di origine adottiva, come ho spiegato negli "appunti di epigrafia latina" che ho messo sul forum (e che con sommo dispiacere ancora non trovo il tempo di completare!), la datazione dell'epigrafe si accorderebbe bene in un periodo compreso tra la fine della repubblica e l'inizio dell'impero.
Inoltre, a pensarci bene, la presenza del cognome potrebbe far individuare nel patrono non tanto un benemerito cittadino, quanto appunto il padrone del liberto, che lo ha lodato alla sua morte dedicandogli questa ara funeraria. In tal senso, il padrone potrebbe ben essere il Publio della riga 2.
Nel caso di Epinicio come nome, verremo ad avere due sconosciuti (non uno soltanto, il patrono, che può essere anche comprensibile o individuarsi come sopra mostrato) che lodano un liberto per le sue doti. Sinceramente la cosa non mi quadra molto, comunque sarebbe interessante se qualcuno che si occupa professionalmente di epigrafia latina possa dare un qualche suggerimento.
Di più credo di non poter dire, a meno che qualcuno non abbia di che integrare questa o altre ipotesi. 
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22-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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In effetti le tue osservazioni sono molto pertinenti, questo farebbe ritenere più probabile la traduzione che vede "epinicius" inteso come canto (o meglio verso). Ma su un'ara non capisco cosa ci faccia :-k.
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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EPIN(I) CIUS che sarà mai! :-k... è seguito da un genitivo! Se non fosse espresso il nome del patrono nella seconda riga, sarebbe corretta l'ipotesi di Leda. Oltretutto, la parola epinicio (nel senso di verso) in latino è neutro, quindi epinicium, qui invece sembra un nome maschile. E poi l'epinicio non è un verso celebrativo di una vittoria?
In internet, ho visto che spesso -cius sta per (Fabri)-cius, (Lu)-cius... però non so qui quanto possa essere il nostro caso. Poi penso che quella I tra partensi potrebbe essere stata inserita da chi scrisse quella nota nel libro parrocchiale, quindi una sua aggiunta.
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carpe diem... perchè panta rei!
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2006
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Cerebia non ha tutti i torti... In effetti, andando a ricontrollare il Calonghi, effettivamente il componimento dell'epinicio in latino è neutro, cosa che non si accorda con l'ipotesi di cui sopra: grazie di avermelo fatto notare, la cosa mi era sfuggita...
A questo punto insorge un ulteriore problema: in latino non esiste alcuna parola che abbia a che fare né con "Epinicius" né con "Epincius", pensando alla I come una integrazione errata, né mi sembra possibile che ci si trovi di fronte ad un grecanico, anche se secondo il Rocci il termine "Epinicos" è già attestato in Demostene, oratore del IV sec. a.C. In effetti, l'area campana non è scevra da liberti di origine greca... Però non ho mai sentito un nome del genere, sarebbe quasi un unicum immagino.
Però, se ci si trova di fronte ad un nome, rimangono i problemi che ho esposto nel mio precedente intervento. A parer mio, sono più insormontabili rispetto al pensare che il lapicida abbia sbagliato a scrivere (non siamo a Roma, quindi potrebbe essere possibile) piuttosto che il copista a copiare...
In attesa di buone nuove, continuo a privilegiare l'ipotesi che ci si trovi di fronte all'intestazione di un qualche componimento, anche se esso non è stato riportato o non sembra essere stato visto da nessuna parte sull'ara (cancellazione per usura del tempo?).
A proposito, sfogliando or ora il Calabi-Limentani mi viene davanti agli occhi il fatto che pur trattandosi di un'ara funeraria manchi l'invocazione D.M.: cosa che va ulteriormente a confermare l'ipotesi di datazione dell'ara stessa alla fine della repubblica/primo impero, quando questa invocazione era assai rara, cosa che per altro si accorda bene con il formulario onomastico.
Comunque la si voglia mettere, sembra in definitiva che qualcosa non quadri nell'iscrizione. Peccato che non sia possibile vedere una foto o un disegno dell'ara, cosa che impedisce una più completa e puntuale analisi. Credo che oramai qui si sia quasi arrivati a dire tutto ciò che è possibile sulla base dei pochi dati in nostro possesso.
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22-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Salve! intervengo a chiarire alcune cose, nella parola EPINCIUS la I effettivamente potrebbe essere un'aggiunta non valida poichè a quanto sappia di parole simili ad EPINCIUS non ce ne sono...quindi volendo rapportare tale EPINCIUS ad una parola nota è stata aggiunta questa I che non ci voleva...quindi prendete in considerazione anche EPINCIUS...inoltre con mio grande rammarico vi informo che dell'ara non ho trovato traccia...ci sono 2 colonne e mezzo di quelle 3 descritte ma dell'ara nulla, ni prossimi giorni parlerò col redattore degli appunti che hanno riportato la nota fatta dal Remondini per avere ulteriori delucidazioni e vi farò sapere, grazie mille per le informazioni datemi fin'ora!
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22-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Ah un'altra cosa, nel paese affianco (Cimitile, antico cimitero di Nola) vi è la tomba del santo patrono che si chiama San Felice in PINCIS, purtroppo non riesco a trovare nulla di simile sul castiglioni mariotti...non potrebbe essere EX-PINCIUS collegato in qualche modo con il PINCIS del Santo?non so cosa significi pincis...la mia è solo un'ipotesi basata su un'assonanza. Grazie
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22-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Simone, per quanto riguarda il fatto che il sostantivo è neutro, come ho già fatto rilevare in uno dei miei post, questo potrebbe essere aggirato semplicemente sottintendendo la parola "versus" o "sermo" e quindi epinicius sarebbe inteso come aggettivo (versus e sermo sono entrambi maschili e non neutri, se pensiamo ad un latino tardo la cosa potrebbe essere possibile).
Per Cerebia: non so se il fatto che il nome del padrone compaia nella seconda riga sia così ostacolante nel far ritenere "patroni" riferito a "liberto piissimo". Però, a voler ammettere che sia così, allora si potrebbe intendere la frase in modo diverso:
"patroni libertorum piissimo" quindi: "il più pio tra (genitivo partitivo) i liberti del patrono".
Che ne dite?
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22-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Altra informazione, l'appunto è stato fatto da G.S.Remondini, storico Nolano che visse a metà del '700
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22-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Teoricamente sarei un epigrafista, anche se ormai in un'altra vita  .
Vediamo un po':
" P(ublio) Sabidio/ P(ubli) lib(erto) Prisco/ Epin(i)cius patron{i}/ lib(ertus) piissimo (monumentum dicavit)".
Mi sembra un buon latino classico, tutto sommato.
Tradurrei così: "A Publio Sabidio Prisco, liberto di Publio (Sabidio), (monumento dedicato da) Epinicio al (proprio) ottimo patrono".
Sarebbe interessante capire lo status di Epinicio, che è colui che fa realizzare il monumento con l'iscrizione, il quale sembrerebbe essere un fresco liberto di un uomo a sua volta liberto (Publio Sabidio Prisco, liberto di Publio Sabidio), ma che in alternativa (un po' più difficile) potrebbe essere un servus cum peculio del liberto Publio Sabidio Prisco (il dubbio viene perché dei tre Epinicius è l'unico personaggio che sembra privo sia di un prenome che di un gentilizio).
A monte ci sembrerebbe essere un dominus di buona famiglia romana Publio Sabidio, del quale non sembra individuabile il cognomen (ma che sicuramente lo deve aver avuto, anzi deve aver avuto un bel cognomen romano, non da ex schiavo).
Scommetto inoltre che in realtà fra " Epin(i)cius" della terza riga e la successiva parola "patroni" con buona probabilità nell'originale si andava a capo (cioè una iscrizione non di quattro, ma di cinque righe).
Chissà, magari la pietra esiste ancora in qualche lapidario o museo.
Hai guardato se è edita nel CIL?
Ultima Modifica di Mdd : 22-September-2007 23:23.
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22-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Sì Mdd, ma come ti spieghi "patroni" con "piissimo"? A rigore non dovrebbe essere "patrono" se andassero insieme? Uno è in genitivo l'altro in dativo. Forse "piissimo" va con Prisco, che venne seppellito da un nuovo liberto (essendo morto il padrone ne aveva preso un altro al suo posto), ovviamente su commissione del padrone. La cosa all'epoca era abbastanza normale, nelle tombe dei romani facoltosi troviamo anche i liberti insieme ai membri legittimi della famiglia.
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