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Linguaggio e Scrittura Forum su lingue antiche, linguaggio e tecniche di scrittura


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Vecchio 28-June-2008
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Predefinito Sull'origine della scrittura runica-old futhark

Un anno buono fa, mentre studiavo per l'esame di Etruscologia, incontrai sul contributo di H. RIX “La scrittura e la lingua”, in - Gli Etruschi: una nuova immagine - un brevissimo accenno all'origine etrusca del famoso alfabeto runico germanico medievale. Vuoi che da qualche anno, per passione, mastico tra l'altro (poca) cultura scandinava e germanica, la questione ha immediatamente acceso il mio interesse.

Ora, ho controllato un attimo sul forum e ho constatato che l'argomento era già uscito di riflesso ad un altro discorso. Nella fattispecie, si era parlato delle teorie di Prosdocimi (luogo,ambiente e nascita delle rune: una proposta. edito in: VI seminario avanzato di filologia germanica, letture dell'Edda. Poesia e prosa. Ed. dell'orso Alessandria 2006) riguardanti, in Cadore, una presunta elaborazione culturale alfabetica di ambito venetico/celtico, con influenze linguistiche germaniche. In qualche modo proemio di quella che sarà l'alfabeto magico/religioso germanico.

Da quel poco che capisco il discorso si inserisce nella più ampia teoria, assolutamente non univoca, della presunta origine alfabetica etrusca del linguaggio runico. Quest'ultimo, ad occhio, sviluppatosi introno l'ultimo etrusco, perlomeno stando alle prime attestazioni. Tutto ciò presuporrebbe un contatto forte che di certo mancava (erano secoli che il latino imperava culturalmente) che rimanderebbe, ma non necessariamente, piuttosto alla scrittura etrusca classica.
Mi sfugge ancora il nesso Etruschi-Germani. Non so, non conoscendo gli (di sicuro complicati) estremi della questione avrei compreso meglio un collegamento col Retico o Leponzio -a loro volta derivati-, perlomeno a causa di una banale vicinanza geografica.

Ebbene, ne sapete qualcosa di più? A riguardo so che H. Rix ha scritto un saggio specifico (Thesen zum ursprung der Runenschrift in "Etrusker noerdlich von Etrurien - Wien 1992) che però non mi sono ancora procurato. Purtroppo è in tedesco e necessiterei per forza di un ausilio.

Silvanus
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Vecchio 20-July-2008
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La tesi del Prof. Prosdocimi, contenuta anche in: Archivio per l’Alto Adige, Rivista di Studi Alpini, Annate XCII-XCVIII 2003-2004, Istituto di Sudi per l’Alto Adige, Firenze, 2004, pp. 427-440, e in AA.VV., Lettura dell’Edda, poesia e prosa, Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2006, pp. 147-202 (luogo, ambiente e nascita delle rune: una proposta), corrisponde alla teoria formulata da C. J. S. Marstrander nel 1828 e sostenuta in seguito da M. Hammarström nel 1930, secondo cui l'alfabeto runico deriverebbe dai caratteri di un alfabeto epigrafico di origine nord-italica, chiamato venetico, in un arco di tempo compreso tra il 250 a.C. ed il 150 a.C., e che trarrebbe la sua origine dall'alfabeto etrusco.
Ci sono giunte due iscrizioni in alfabeto venetico, ma ritrovate al di fuori dell’area del Veneto, incise su elmi di bronzo. Si tratta dell'elmo di Negau (Austria), e dell'elmo di Vace (ex-Jugoslavia) risalenti al V o VI secolo d. C. Tali iscrizioni porterebbero una conferma indiretta del fatto che in questo periodo si stesse già formando l'alfabeto runico. Secondo Marstrander e Hammarström, le corrispondenze tra i due alfabeti sarebbero dovute ai contatti avvenuti fra i popoli nord-italici ed un gruppo di Germani tra il V ed il I secolo a.C. Questi ultimi sarebbero poi stati i primi a diffondere i caratteri runici nel nord dell’Europa. A supporto di tale teoria vi sono le somiglianze tra i caratteri runici ed i segni del venetico, ed il probabile contatto di popoli germanici con le iscrizioni ed i popoli nord-italici.
Rimane tuttavia ancora poco chiara l’evoluzione del carattere runico a partire da quello italico, e non ha ancora trovato risposta l’interrogativo circa quali suoni possano aver subito una mutazione nel passaggio dal periodo pre-runico a quello runico. Le rune sono infatti un tipo di scrittura alfabetica, in cui ad ogni segno o grafema corrisponde un fonema, ma non possono considerarsi un alfabeto in senso stretto poiché non seguono l'ordine delle lettere dell'alfabeto di origine semitica e pertanto la sequenza delle rune (che nelle lingue germaniche antiche era chiamata “*r.nrad”fila delle rune” o “sequenza runica”, come ancora oggi in svedese è “runrad”) viene preferibilmente designata dal nome delle prime sei lettere della sequenza:futhark.



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Vecchio 21-July-2008
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Grazie Eugenia, ora scusami se ti farò un pò di domande.
La questione insomma è decisamente complessa. Il venetico..ma questa teoria si è arrobustita dal 1930 o è ancora ferma ad allora, al di là di "contributi" centrati geograficamente come quello del Prof. Prosdocimi? E' quanto è condivisa oggi dal mondo (non solo) accademico? Puoi suggerire una bibliografia di riferimento?
E ancora, da profano delle lingue non mi è chiara la frase *ma non possono considerarsi un alfabeto in senso stretto poiché non seguono l'ordine delle lettere dell'alfabeto di origine semitica *. Puoi spiegarti meglio?
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Vecchio 23-July-2008
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Ciao Silvanus, scusa il ritardo nel risponderti,
la teoria del Prof. Prosdocimi attualmente è la più accreditata: la scrittura venetica di Gurina, che utilizzava segni di chiara origine latina, nonché la presenza sull'elmo di Negau B di un'iscrizione composta di re parole germaniche ma in caratteri venetici è molto significativa:"Harigasti teiva hil" = " Harigasti a Teiwaz (il dio della guerra) l'elmo dedica". L'analogia tra le rune ed i segni della scrittura venetica non può essere casuale, perchè è molto marcata sotto il profilo grafico e tipologico. Basti pensare alla preferenza del tratto angolato, alla variabilità nella direzione (sinistrosa, destrosa, bustrofedica = le righe andavano alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra, come i solchi tracciati da un aratro), alla semplificazione delle doppie, allo stesso sistema di punteggiatura.
Nel nome futhark inoltre, si può ritrovare un calco del venetico vdan, accusativo singolare di vda-, che corrisponde al latico abecedarium e al greco alphabetos, dove "v" e "d" rappresentano i primidue segni della sequenza alfabetica devocalizzata delle tavolete votive venetiche. Questa caratteristica, tra l'altro, è anche comune all'ogam, la cuisequenza si chiama betheluis-nin, dai segni primo, secondo, quinto.
La teoria che fa riferimento all'alfabeto venetico non è ancora una verità inconfutabile, però risulta la più convincente e lo scarto temporale che intercorre tra le prime attestazioni runiche (II sec. d.C.) e le ultime venetiche (fine I sec. a.C.) può essere facilmente giustificato con la perdita di iscrizioni incise su materiale facilmente deperibile come il legno.
I massimi studiosi delle lingue dell'Italia antica che si stanno occupando di questa teoria sono il già citato Prof. Prosdocimi e Helmut Rix (1992; 1997).
cfr. anche A.L. Prodocimi, "l'alfabeto venetico delle iscrizioni di Idria e gli alfabeti delle iscriioni di Negau (A,B) e Vace" (Appendice a A.L. prosdocimi-P. Scardigli, Negau, pp. 179-201) in "Italia Linguistica nuova e antica. Studi linguistici in memoria di Oronzo Parlangeli", acura di V. Pisani e C. Santoro, Gelatia: Congedo Editore, 1976, II, pp. 203-229.
A.L. Prosdocimi, "l'origine delle rune come trasmissione di alfabeti" in "Studi linguistitici e filologici per C.A. Mastreli, Pisa, Pacini Editore, 1985, pp. 387-399.
A.L. prodocimi, "sull'etruschità linguistica e culturale" in "Etrusker noerdlich von Etrurien. Etruskische Praesenz in Norditalien und noerdlich der Apen sowie ihre Einfluesse auf die einheimische Kulturen. Akten des Symposiums von Wien, Schloss Neuwaldegg, 2-5 Oktober 1989", herausgegeben von L. Aigner Foresti, Wien: Oesterreichischen Akademie der Wissenschaften, 1992, pp. 443-472.
H. Rix, "Thesen zum Ursprung der Runenschrift", in "Etrusker noerdlkich von Etrurien"
H. Rix, "Germanische Runen und venetische Phonetik", in "Vergleichende germanische Philologie und Skandinavistik. Festschrift fuer O. Werner", herausgegebn vpon Th. Birkmann, H. Klingelberg et alii, Tuebingen, Max Niemeyer Verlag, 1997, pp. 231-248.
Cfr. anche Haas 1955; 1965.

Per quanto riguarda la seconda domanda:

L'ordine delle rune non corrisponde a nessuno degli alfabeti di origine mediterranea ed inoltre contrariamente alle scritture mediterranee, l'alfabeto runico non è mai sato impiegato per redigere documenti di tipo amministrativo o giuridico.
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Vecchio 24-July-2008
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Ti ringrazio per la completezza. Direi che la bibliografia citata è più che sufficente per partire a leggere. Grazie!

Riguardo all'ultima riga, ecco, dici bene. Lo slittamento semantico dei segni è un bel tema di studio (slittamento forse è improprio, diciamo la rifunzionalizzazione). Chissà se c'è qualche studioso che lo ha affrontato da una angolazione squisitamente "antropologica"!
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Vecchio 4 Settimane Fa
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Sull'argomento rune, Mario Polia, che è anche un antropologo tra l'altro, ha scritto un libro interessante, si intitola , Le rune e gli dei del nord, Il Cerchio, Rimini, seconda edizione, 1994.
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Vecchio 3 Settimane Fa
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Se posso aggiungere una cosa, non da esperto naturalmente, è che vennero trovate scritte runiche risalenti a circa 10000 anni fa, ma alla fine del secondo conflitto mondiale, tali scritte vennero fatte saltare con la dinamite dagli alleati.
Se fosse stato l'alfabeto runico l'origine di quello etrusco?
Naturalmente mi rendo conto che con le prove che possiedo questo mio intervento sarebbe meglio spostarlo nella sezione "fantarcheologia", ma studiando bene le rune appaiono cose interessanti, ad esempio la loro forma che deriva da una struttura essenzialmente triangolare, ed altre stranezze. Queste mie parole le scrivo senza nessuna pretesa di verità, naturalmente.
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Vecchio 3 Settimane Fa
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vennero trovate scritte runiche risalenti a circa 10000 anni fa, ma alla fine del secondo conflitto mondiale, tali scritte vennero fatte saltare con la dinamite dagli alleati.
Sei sicuro che non si tratti di uno dei miti nazisti? Thule e compagnia bella? Hai documenti in proposito?

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la loro forma che deriva da una struttura essenzialmente triangolare
La forma "triangolare" delle runi viene spiegata col fatto che esse vennero principalmente incise sul legno.
Chi ha avuto i banchi di scuola in legno e non in laminato plastico, ed ha un nome con lettere ricche di curve sa benissimo che inciderlo nel legno, particolarmente se ha una venatura pronunciata, è particolarmente difficile.
Beh, archeologia sperimentale già alle elementari , senza sapere di farlo!
__________________

dott. Claudio Giorgini

Ultima Modifica di dceg : 3 Settimane Fa 22:20.
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Vecchio 3 Settimane Fa
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Per quanto riguarda la forma triangolare:

Le rune venivano di norma incise con uno strumento a punta, consacrato proprio a tale scopo. Venivano tracciate con segni verticali e trattini inclinati, nel caso del legno erano perpendicolari alle venature, in quanto le linee curve erano difficili da incidere. Si evitavano anche i tratti orizzontali per fare in modo che non si confondessero con la tessitura del legno. Se si sbagliava ad incidere, era sufficiente piallare l’errore e scolpire nuovamente. Venivano poi dipinte con il sangue di un animale sacrificato.
Anche la scrittura gotica, dai caratteri runici.
Mi riferisco sia al gotico antico, quello di Wulfila per intenderci, sia quella usata soprattutto nel Terzo Reich (Fraktur) dai nazisti.
Essa è caratterizzate da tratti spezzati e angolosi che ricordano quelli dello stile architettonico gotico, contraddistinto dalla presenza di archi spezzati a sesto acuto, guglie sottili, grandi vetrate e strutture slanciate, in cui predomina l’altezza.
L'alfabeto gotico antico riprende alcuni caratteri runici. Nato dall’iniziativa del vescovo Wulfila (311-382) di tradurre la Bibbia in lingua gotica, non disponendo di un alfabeto adatto allo scopo, adattò l'alfabeto greco onciale del IV secolo arricchendolo di due lettere dell'alfabeto latino, sei di quello runico e due caratteri meramente numerici. L’alfabeto gotico consta di 25 caratteri che indicano tutti un numerale, esattamente come nell’alfabeto greco. Esso rimase in uso fino al VI secolo e poi scomparve, poiché non venne adottato da altre popolazioni germaniche.

Tra l'altro la forma “runa” si ritova nella Bibbia in lingua gotica, dove viene impiegata per tradurre la parola “mistero” in un passo (IV, 11) del Vangelo di Marco: “Mistero del regno di Dio” tradotto con “rūna thiydangardjos guths”, lat. “vobis datum est nosse mysterium regni Dei”, gr. ὑμῖντὸμιστήριον δέδαταιτῆςβασιλείας τοῦθεοῦ

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Vecchio 3 Settimane Fa
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Se avessi documenti certi, ci avrei già scritto almeno 10 libri, , sul fatto che le rune richiamino alla forma triangolare, mi appello al proverbio che la verità è sempre la deduzione più semplice, come in questo caso , oppure no? Mah, il mistero resta. Ciao, con simpatia.
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Vecchio 3 Settimane Fa
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quella usata soprattutto nel Terzo Reich (Fraktur) dai nazisti.
Qui si tratta di un diffuso malinteso: Nel Terzo Reich si cercò piuttosto di eliminare la scrittura gotica (Fraktur) (che era invisa a Hitler!) utlizzando i caratteri latini! Nei 1941 un editto pomulgò l'Antiqua come carattere normale e la Fraktur come ufficialmente non desiderata.

La Fraktur era usata correntemente prima del Terzo Reich e per secoli. I caratteri a stampa risalgono al XVI secolo. Il mio dizionario tedesco-italiano (1900) e la mia enciclopedia (Meyers Konversations-Lexikon, 1897) tanto per fare due esempi che ho sotto mano, usano la Fraktur per il tedesco, l'alfabeto latino per l'italiano o le altre lingue, cosa che in passato era usuale persino all'interno della stessa parola.

Trovo un peccato che una tradizione tedesca venga comunemente confusa col nazismo, che è sì parte tragica della storia germanica, ma non la esaurisce e la cultura germanica è ben altra cosa che il nazismo. Caratteri molto simili a quelli tedeschi erano e sono diffusi anche in Gran Bretagna.

Scusate la parentesi un po' OT
__________________

dott. Claudio Giorgini

Ultima Modifica di dceg : 3 Settimane Fa 22:29.
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