Il Prof. Riccardo Francovich è stato e sarà ricordato sempre come il più grande medievista italiano. Egli è stato Un faro e un punto di riferimento per chi lo ha conosciuto ed ammirato per la sua cultura immane e la sua capacità di unire doti di scienziato a quelle di divulgatore e promotore dei beni Culturali. Un uomo straordinario, vulcanico e umorale. Un uomo dotato di una passione travolgente per il Medioevo che, a lezione come sullo scavo, esprimeva in maniera vibrante, suscitando in noi studenti un coinvolgimento e un interesse enormi. Personalmente, averlo conosciuto e averne ricevuto l'insegnamento è stato un privilegio e il punto fermo che ancora mi sostiene nel praticare una professione per niente facile e spesso poco gratificante.
Da buon allievo degli inglesi, lui vedeva il Medioevo come una convergenza di storia, paesaggio e cultura materiale indissolubile, nel quale ogni indicatore scientifico aveva un'importanza primaria. Così, lo studio dei Paesaggi Medievali, lo scavo, l'analisi degli elevati, l'informatica applicata e i manufatti, diventavano elementi costituenti di un quadro di interpretazione dinamico, evolutivo, mai scontato. Grandi opere le sue. Ricordo la fondazione di Archeologia Medievale o Archeologia e Calcolatori; testi come "ceramica medievale a Siena...", o "Rocca San Silvestro"; testi a cura come "Lo scavo: dalla diagnosi all'edizione", la collana "I castelli della Toscana", "Archeologia medievale in Italia", "La storia dell'altomedioevo italiano...", "Archeologia delle attività metallurgiche..."; articoli sui materiali p.e. in "Ceramica Medievale nel Mediterraneo occidentale", sull'incastellamento in innumerevoli miscellanee...
Oltre a promuovere la nascita di parchi archeologici che sono una realtà economica e un vanto per la Toscana, lui è stato in grado di mettere in piedi strutture di alto livello (il LIAAM), trovando sempre gli strumenti per investire in ricerca e tecnologia, e mostrando il volto di un'archeologia dinamica, divulgativa e scientifica allo stesso tempo.
Per tutta l'archeologia italiana perdere lui è un disastro totale: non solo perché viene a mancare il grande scienziato, ma perché lui era l'unico che aveva il carisma, l'indipendenza morale e la disinteressata volontà di contribuire a mutare la situazione precaria in cui versa la nostra bellissima professione, di fatto disconosciuta e ancora, vergognosamente, sbandata in una sorta terra di nessuno istituzionale.
Se noi archeologi finiremo in pasto all'architettume imperante, lo dovremo alla sua infinitamente triste e prematura scomparsa....
Addio Prof.
Ultima Modifica di Melvin : 05-April-2007 20:36.
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