 |  |  |  | | [Napoli] Università Federico II Forum sull'Università di Napoli - Federico II. Corsi di studio in archeologia, storia o affini |  | 
01-September-2005
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Sep 2005 | | Cercasi Studenti napoletani Ciao!
Sono al secondo anno del corso di archeologia e storia dell'arte alla Federico II di Napoli.
Per caso c' è qualcun altro che frequenta il mio stesso corso?
Vorrei cercare di capire più cose e acculturarmi di più sulla materia che amo confrontandomi con studentesse o studenti realmente appassionati e disposti a realizzare progetti anche impegnativi pur di laurearsi ed inseguire il fantastico sogno di diventare archeologi.
Mi farebbe molto piacere anche sapere di poter contare su veri esperti nel settore per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Grazie a tutti. | 
02-September-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Ciao. Io mi sto laureando in Archeologia del Vicino Oriente Antico (non laurea triennale ma vecchio ordinamento); non a Napoli però ma a Torino. Quando vuoi scambiare due opinioni... Ciao ciao | 
02-September-2005
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Sep 2005 | | Ti ringrazio per la tua disponibilità.
Sono contenta che qualcuno mi abbia risposto...
Posso chiederti quanti e quali tipi di specializzazione ci sono a Torino?
Dopo la laurea mi piacerebbe specializzarmi in archeologia classica ma a Napoli i posti non arrivano a 10...Mi hanno detto che in altre città i posti sono più numerosi, anche se non di molto. In effetti mi è stata consigliata Torino.
Non so perchè. Puoi illuminarmi??? :wink:
Grazie!!! | 
02-September-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Ciao. Se per specializzazione intendi la vera e propria scuola di specializzazione post-laurea (credo di sì dato che hai accennato ai posti disponibili), gli inidirizzi attivati dovrebbero essere archeologia classica, orientale e medievale. Non so perchè ti abbiano nominato Torino. Per la qualità dell'insegnamento non credo. Non perchè non ci siano ottimi professori, anzi, ma credo ce ne siano di altrettanto bravi anche negli altri atenei. Dipende poi ovviamente anche dall'indirizzo scelto (che so, qui a Torino per quanto riguarda l'archeologia greca la prof. Barra Bagnasco dirige gli scavi di Locri, per quel che riguarda il vicino oriente oltre agli scavi diretti dai prof. c'è a Torino il centro scavi per il medio oriente, che comunque aiuta, e via discorrendo. Ma ogni ateneo e città credo abbia i suoi "punti di forza"). I posti disponibili sono solitamente 12 ogni anno. Può darsi che ti abbiano indicato Torino per via del fatto che è capitato (capita spesso al Nord, se non ricordo male lessi tempo fa un articolo sulle scuole di specializzazione in cui se ne parla. Puoi trovarlo on line qui: http://siba2.unile.it/scuola_archeo/reldandria01.html) che in alcuni anni il numero degli studenti fosse minore rispetto ai posti disponibili. Del resto in quell'articolo che ti ho indicato, che comunque risale a qualche anno fa, si sottolineava il fatto che la percentuale degli iscritti alle scuole di specializzazione copriva solo il 78% dei posti disponibili, e al Nord solo il 71% (mentre al centro quasi il 90% e al Sud più del 74%).
Spero di averti illuminato almeno un pochetto :wink: Ciao ciao | 
03-September-2005
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Sep 2005 | | Gazie mille...
In effetti 12 posti sono più di 10..
Mi sei stato utile anche se l'articolo l'avevo già letto. Comunque il mio sogno è studiare le civiltà mesoamericane, ma fanno parte dell'archeologia classica. Nel sito che mi hai dato non c'è riferimmento a scuole di specializzazione prettamente su queste culture. Sai dove posso trovane una? Altrimenti mi accontento della classica.
CIAO!! | 
03-September-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Purtroppo, per quanto ne so, non mi pare esista in Italia scuola di specializzazione che abbia attivato quel tipo di indirizzo. Del resto quando mi sono iscritto all'università non mi pare esistesse neanche alcuna cattedra di archeologia mesoamericana. Chissà, magari passando dal dottorato di ricerca piuttosto che dalla scuola di specializzazione, e sotto qualche buona stella... Ma il dottorato è, almeno a livello di numero di posti, ancora più ristretto della specializzazione (di solito 2-4 posti), e porta comunque a una strada in parte diversa. Più indirizzata verso le soprintendenze la specializzazione, più verso la ricerca e le attività didattiche connesse il dottorato. Altrimenti altra strada sarebbe specializzarsi all'estero. So che ci sono comunque alcuni archeologi e antropologi italiani che si sono poi specializzati, almeno dal punto di vista professionale, lavorativo, in quell'area lì. Se non ricordo male per esempio ce n'è uno che studiava nell'area di Nazca, quella che piace tanto ai cacciatori di misteri. Ma sicuramente tu li conoscerai meglio di me. Magari mettiti in contatto con loro, che so, una mail, qualche indicazione utile te la sapranno dare spero (sempre se sono così gentili da rispondere). Tentare non guasta :wink:
P.S. Accontentandoti dell'archeologia classica, curiosità, verso quale periodo e/o argomento sei orientata? | 
03-September-2005
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Sep 2005 | | A dire il vero il mio secondo amore è l'egittologia, ma fa parte della specializzazione in archeologia orientale. Purtroppo credo di avere poche speranze in tal senso in quanto ormai l'Egitto é nelle mani di archeologi prettamente egiziani. Non ammettono quasi più archeologi stranieri (dovrebbe fare così anche l'Italia). Ho visto che comunque ci sono scuole x l'egittologia a Pisa, Firenze, Milano...Io non sono una che si accontenta, ma se devo esserci costretta preferisco archeo classica, con la sue belle antichità greche e romane.
Devi sapere però che a me piace un pò tutto, tutto ciò che è ARCHEOLOGIA. Quindi, pur avendo preferenze, andrò a tentativi. Se non mi riesce una cosa ne proverò un'altra finchè non riuscirò ad essere soddisfatta dei miei risultati.
Avrai notato che sono ancora molto indecisa, ma infondo mancano 2 anni...Comunque l'idea di tentare un pò di tutto mi piace. E' da me, sono così. Non voglio fossilizzarmi su una sola cosa, nel lavoro che mi prefiggo il fossile non posso essere io :wink:
Ma ora mi interessa sapere precisamente tu cosa studi | 
03-September-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Sì in effetti oramai gli archeologi egiziani sono molti. In parte mi pare anche giusto, in parte no per via dell'eccessivo “nazionalismo†che a volte vi si accompagna (senza parlare di beghe politiche varie), e a volte anche per la preparazione non poi così eccelsa (i fans di Hawass non me ne vogliano, ma tra gli egittologi non gode esattamente di buona fama…). Anche se però missioni americane ed europee ancora ce ne sono (il mio prof. continua a scavare, pur dovendo sempre andare a raccattare finanziatori in giro).
Per quel che riguarda me la disciplina che ho scelto per la tesi, come ho scritto più sopra, è Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente Antico, mentre il mio corso di laurea è (era) quello in storia, indirizzo antico. Quel che ho studiato quindi comprende tutti gli esami di storia “generaliâ€, dalla storia greca a quella contemporanea, passando per alcuni un po' più “specifici†tipo storia delle religioni, del pensiero politico antico, del cristianesimo antico, ovviamente del vicino oriente antico (che comprendeva anche esercitazioni di cuneiforme e luvio geroglifico), e via discorrendo; comprende gli esami più “generali†di alcune scienze sociali, come geografia, antropologia culturale, antropologia sociale, sociologia; e poi naturalmente tutti gli esami di archeologia che c'erano (a parte archeologia medievale), e quindi archeologia greca, romana, iranica, egittologia (che comprende anche il geroglifico), oltre agli esami della disciplina di laurea.
Nello specifico l'archeologia del vicino oriente antico grosso modo comprende, come ambito disciplinare, la mesopotamia tutta (periodi pre e protostorici, sumeri, accadi, babilonesi, assiri e via discorrendo), il periodo iranico precedente a parti, sassanidi, e al periodo ellenistico e romano (che si fa invece in archeologia iranica), l'Anatolia, la Siria, la Palestina, Urartu, e la valle dell'Indo. Idem per quel che riguarda la storia del vicino oriente antico. Quando ho dato gli esami io però ci siamo limitati, per quel che riguarda il programma, sostanzialmente alla mesopotamia, con gli annessi e connessi del caso. Di solito, se si ha intenzione di dare una tesi sui periodi più antichi è obbligatorio l'esame di egittologia, se al contrario si preferiscono quelli più recenti, l'esame di archeologia iranica (io ho potuto metterli entrambi ed in effetti conviene comunque avere una conoscenza di entrambi, altrimenti è un po' come se mancasse un pezzo, sia dal punto di vista geografico – vedi i rapporti con l'Egitto – che da quello cronologico – mancherebbe altrimenti tutto il periodo successivo ai persiani, compreso un periodo importante come quello ellenistico).
Per quel che riguarda poi i miei interessi all'interno della disciplina, io prediligo tutto quel periodo di “archeologia pura†– mi si passi il termine, per “pura†intendo senza l'ausilio delle fonti scritte, non essendo ancora presente la scrittura – quello cioè che va dalle culture preistoriche della mesopotamia e del vicino oriente in generale fino alla protostoria ed alla nascita delle città e dello stato, con tutto ciò che ne consegue, compresa la nascita della scrittura (ma ovviamente essendo frequente in questo ambito cronologico una certa abitudine alla comparazione, è facile avvicinarsi, almeno di striscio, ad altre aree geografiche, come quella dell'Europa occidentale, centrale e orientale, o dell'Asia centrale. Così come si hanno a che fare anche con società e culture differenti, non solo cittadine o protocittadine, ma anche nomadi e tribali). Essendo poi quest'ambito – quello pre e protostorico – tradizionalmente più legato ai contatti con l'antropologia (ma altrettanto legato, almeno in Italia, e sicuramente per quel che riguarda il vicino oriente, ai rapporti con la storia, poiché pone il problema di come ricostruire una vera e propria storia senza però poter usufruire dell'ausilio delle fonti scritte, si pone quindi il problema di una storia unicamente archeologica, così come, per altro verso, per i periodi storici si pone il problema di una archeologia storica), e naturalmente più portato verso le questioni metodologiche, sia pratiche che teoriche, facile incappare nell'etnoarcheologia e nell'archeologia sperimentale, così come nella metodologia della ricerca archeologica, nell'archeologia teorica e nella storia del pensiero archeologico; tutti argomenti che costituiscono l'altra parte dei miei interessi.
Spero di non averti annoiata troppo :wink: , ciao ciao. | 
04-September-2005
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Sep 2005 | | no, non mi sono annoiata affatto, anzi ho trovato tutto molto interessante..
Anch'io ho frequentato x1 anno il corso di storia con l'intenzione di scegliere l'indirizzo antico, ma solo perchè archeologia non esisteva alla Federico II. Conosco gli esami e sono molto simili in entrambi i corsi ma quando si è peresentata l'opportunità di poter frequentare nello specifico archeologia, ho deciso di optare per quest'ultima. Per ciò che concerne l'archeologia "pura" a cui tu ti riferisci, credo che in effetti sia molto affascinate, in quanto senza fonti scritte diventa tutto più complicato. E' una sfida esaltante, e credo che davanti ad un ritrovamento ci si possa sentire, passami l'espressione, come uno del RIS difronte alla scena del crimine dove non c'è scritto chiaro e tondo chi è l'assassino, ma che comunque fa di tutto per ricostruire gli eventi. Anche se il paragone è un po' azzardato penso che l' archeologo sia una sorta di investigatore il cui compito non è di indagare su qualcosa accaduto di recente , ma su un avvenimento vecchio di millenni.
Lo trovi assurdo o sei d'accordo? Qualcuno mi ha detto che sono fuori di testa dopo che gli ho detto questo! Sarà così, ma mi piace! | 
04-September-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Dì a quel qualcuno che si sbaglia di grosso invece :wink: Non sei affatto fuori di testa, infatti in Italia la discussione sul cosiddetto "paradigma indiziario" ha avuto una rilevanza particolare. Anzi, se sfogli il Dizionario di archeologia di Francovich e Manacorda trovi proprio una voce apposita dedicata ad esso. Magari falla leggere a chi ti ha detto che sei fuori :wink:
Io sono del tutto d'accordo, il metodo non è affatto dissimile, basti pensare all'importanza data al contesto, sia in archeologia che sulla scena del crimine. Del resto molti bravi analisti nelle forze dell'ordine hanno fatto studi di criminologia, che non a caso una volta si chiamava antropologia criminale. E non a caso a coniare l'espressione "paradigma indiziario" è stato lo storico Carlo Ginzburg, che tra gli storici italiani è tra quelli che più si è avvicinato all'antropologia, la microstoria, l'antropologia storica (un altro è Giovanni Levi per esempio). E indovina un po' chi metteva tra i "padri" del paradigma indiziario? Conan Doyle, quello di Sherlock Holmes. Il dibattito coinvolse poi anche l'archeologo Carandini.
Ad ogni modo con l'investigatore non ci sono solo aspetti "pratici" in comune, ma anche un metodo di ragionamento. Quando infatti si passa all'interpretazione dei dati, tracce, indizi, alla formulazione d'ipotesi, l'archeologo come il detective non compie una deduzione ma un'abduzione. E un'abduzione non è provabile, ma solo probabile (ciò non vuol dire che non ci siano in archeologia anche cose provabili). Spesso poi l'ipotesi ha la caratteristica di essere economica, come per Sherlock Holmes, cioè "tale da ricorrere al minor numero di cause per spiegare il massimo numero di eventi".
Niente manicomio quindi, tranquilla :wink: | 
03-December-2005
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04-December-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: Dec 2002 Luogo: Stuhlingen (Germania) | | Non solo l'antropologia criminale trova riscontri metodologici con l'archeologia ma vi è un legame stretto tra archeologia, psicologia e psicanalisi. Freud stesso era collezionista di archeologia, sosteneva di aver letto più libri di archeologia che di psicologia, altri psicologi si si sono dedicati all'archeologia, taluini anche professionalmente, ed io stesso - a proposito con Givanni Levi allora già assistente giucaovo da studente a scopa il caffé - accanto alla mia attività di psicoterapeuta ho coltivato la passione - dilettantistica- per l'archeologia. In realtà proprio la parola "ache"ologia spiega il tuool: si tratta della ricerca dell'origine, individuale, sociale, dei comportamenti o di altro, ma di origini si tratta comunque.
Cordiali saluti
Claudio
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dott. Claudio Giorgini | 
05-December-2005
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Già, Carandini ci tiene sempre a sottolineare il legame tra archeologia e psicologia e psicanalisi.
Giovanni Levi lo specialista di microstoria? Un uomo un mito per quanto mi riguarda. Ho molto gradito il fatto che uno storico come lui, che precocemente si è aperto all'antropologia contribuendo alla formazione di quell'area di confine quale è l'antropologia storica, abbia negli ultimi anni criticato duramente e respinto l'ideologia iper-relativista e postmoderna che circola nel pensiero antropologico e (da lì a quello) storiografico. | | Strumenti Discussione | | | | Modalità Visualizzazione | Modalità lineare |
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