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Orientamento Spazio dedicato a chi intende intraprendere lo studio dell'archeologia e degli insegnamenti classici

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  #16 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
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Nn sò cosa dire a rigurado.Secondo me tanti di questi problemi derivano dal fatto di vivere in un paese fondamentalmente POVERO che sebbene ricco di archeologia è povero di SOLDI per poter investire in Archeologia.All'estero queste cose nn succedono guardiamo stati uniti, inghilterra dove c'è veramente tanto interesse per l'antico(oltre al fatto che sono paesi molto più ricchi)o forse il loro atteggiamento è dettato dal fatto che c'è poca archeologia.A meno che tu nn sia(come ha detto Milena)danaroso, come il famoso Schielmann o Lara Croft ,è difficile approcciarsi o fare all'archeologia.Però è vero che nella vita ci vuole anche tanta fortuna e magari si diventa bravi archeologi.

Ciao
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  #17 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
L'avatar di  Karl
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In quanto quasi 29enne mi associo a quanto scritto da Milena, e specialmente per la preparazione teorico-culturale. Non so se tra il periodo descritto da Mdd e quello attuale nel frattempo sia successo di tutto. Credo che ci siano anche distinzioni tra ateneo ed ateneo, e tra un corso di laurea - e un percorso - e l'altro (da me per esempio - io sono ovviamente vecchio ordinamento - non esistevano corsi di laurea specifici in archeologia. O si faceva il percorso di lettere classiche - o medievali - col curriculum archeologico, oppure storia antica - o medievale se ci si voleva laureare in archeologia medievale. Altre strade non ce n'erano e la preparazione era quella conseguente. Più filologico-letteraria nel primo caso, più storica nell'altro - e socio-antropologica se lo si voleva. Gli esami e i corsi di archeologia erano ovviamente esattamente gli stessi).

Più generalmente a me pare che la società italiana sia mediamente più "ingabbiata" rispetto alle altre, che vedo invece tendenzialmente più mobili. Non voglio fare l'apologia delle società anglo-americane, e men che meno quella del precariato - "politicamente" mi trovo su tutt'altre sponde. E tuttavia... A 25 anni sei vecchio. A 30 non ne parliamo. Però, in alcuni settori compreso il nostro, e per certi percorsi, spesso ti si richiedono esperienze, titoli e competenze che, se vuoi acquisire veramente come "base" e non all'acqua di rose, ora come ora se ci arrivi a 35-40 già sei "fortunato". E all'estero è poi molto diverso? Sì e no... All'estero ci si laurea solitamente prima (ma comunque ci sarebbe da discutere, almeno per alcuni paesi, sulla qualità effettiva di tale percorso di studi. Con le riforme in Italia l'età si è abbassata di parecchio per quanto ne so, ma ancor di più resta da discutere la qualità...), ma il percorso post-laurea spesso è molto diverso. Molti archeologi oggi sulla cinquantina, sono arrivati ad acquisire il dottorato ben oltre i 30 anni (33, 35, 37 e oltre). Dirigevano scavi anche piuttosto "importanti" però ancor prima di intraprenderlo il dottorato (e anzi, il dottorato è stato spesso di fatto una conseguenza del lavoro di scavo).

Qua a me pare che, se va bene, il percorso sia l'opposto (nella maggior parte dei casi che conosco almeno). Il "titolo" innanzi tutto. Con la conseguenza che se scegli di percorrere una certa strada, e cerchi di farlo "bene" (ti rifiuti cioè di considerare il titolo unicamente come la imprescindibile meta da raggiungere il prima possibile, e cerchi di recuperare il valore formativo e formante del percorso. E non so voi ma io non sono un genio, per metabolizzare, elaborare, approfondire, ecc., mi ci vuole il "suo" tempo), la "concludi" che sei "vecchio". E con una preparazione in gran parte teorica (parlo ovviamente per quel che conosco, non dico sia così per tutti e dappertutto), che nel nostro settore non è certo sufficiente. A questo punto devi praticamente partire da zero, soprattutto se ti "butti" in campo lavorativo "vero e proprio" (al di fuori cioè dell'"irraggiungibile", a quanto pare, ambito accademico-universitario), dove 'sti "titoli" tutto sommato... Ma ti dicono che sei "vecchio". Eppure la tua età non si discosta un granchè da quella dei "colleghi" all'estero di cui sopra. Hai sbagliato, c'è poco da fare. Hai fatto un investimento in perdita. Oppure hai sbagliato paese. Qua a 30 anni come scriveva archeochicca devi esser "sistemato". A 40 non ne parliamo (eppure le tendenze delle ultime decine d'anni sono in linea con quelle sottolineate da Milena, anche dal punto di vista "socio-culturale". Sempre meno, soprattutto se si sceglie un certo percorso e si sceglie di provare a raggiungere un certo obiettivo, sono quelli "sistemati" prima dei 40, figuriamoci i 30...). In altri paesi a 40 anni (vabbè, non esageriamo, facciamo a 30 o sui tardi 20) c'è chi si iscrive all'università e diventa giudice, avvocato, medico, ecc. E prima magari faceva che so... il poliziotto. Qua mi pare che siamo ancora lontani...

Mi viene in mente però che forse non hai (ho) sbagliato "investimento" o paese. Forse hai (ho) sbagliato mondo e tempo in cui nascere. Come diceva Ligabue? Non è tempo per noi...

Ultima Modifica di Karl : 15-June-2007 18:44.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Pasquale Visualizza Messaggio
. . . Secondo me tanti di questi problemi derivano dal fatto di vivere in un paese fondamentalmente POVERO che sebbene ricco di archeologia è povero di SOLDI per poter investire in Archeologia. . .

Questa è indubbiamente la prima impressione che chiunque si fa.

Però se approfondisci un po' la faccenda scopri che in Italia di soldi per l'Archeologi se ne spendono un sacco: peccato che siano malissimo gestiti e che alla fin fine si fermino nelle tasche sbagliate (o quanto meno in tasche differenti da quelle di tutti noi che scriviamo su questo Forum :-( ).

Oggi come oggi non direi che il problema più grave che impedisce una occupazione generalizzata nel campo dell'Archeologia (non dico di tutti, e nemmeno dei migliori, ma almeno di molti), non è la scarsezza di risorse, ma l'idea che la precarizzazione del settore sia normale e che non costituisca un danno sociale.

Le Università in questo non aiutano per niente, anzi di tanto in tanto remano contro .
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  #19 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
L'avatar di  MarcelloS
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la precarizzazione del settore sia normale e che non costituisca un danno sociale
Cero che costituisce un danno sociale ma quali sono le modalità per abbatterla? Almeno nel nostro settore intendo! Mi pare anche me che il lavoro dell'archeologo sia necessariamente precario,a meno che non inserito in una carica statale quali le soprintendenze o le università che comunque garantiscono una mensilità fissa. Però dall'altra c'è anche la prova che si può campare d'archeologia da liberi professionisti (e tu ne sei la prova), ma non mi pare che la cosa sia diffusa in tutto il territorio nazionale. Sarebbe interessante capire perchè innanzitutto, se questa è almeno la strada da intraprendere per abbattere il precariato.

Poi bisognerebbe anche precisare che non tutti possono campare del lavoro da cantiere, bisogna anche sapere quindi aprire nuove vie...
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  #20 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
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MI ha fatto molto riflettere quello che hai detto.....secondo me,in Italia,si và avanti con questo andazzo del precariato e delle raccomandazioni e la gente si trova "bene" che alla fine questo staus quo è diventato quasi una cosa automatica che la massa nn ci bada ma che si accorge nel momento in cui alla fine di una laurea deve lavorare.Alla base ci sono troppi giri e corruzioni che impediscono il pieno sbocco di un laureato.Nn voglio dire con questo che magari le società anglo-americane, per usare un termine di Karl, siano perfette o migliori di quella italiane:ma tante piccole cose delle vite, aggiungiamoci in questo caso Archeologia,sono notevolmente trattate con più serietà e giudizio , aggiungiamoci ricchezza,il che porta tutto a creare cosidetti posti di lavoro per chi anche fà certe tipo di scelte.Questa è la realtà purtroppo e nn penso che in futuro le cose cambieranno più di tanto viste le mentalità attuali.

Ciao
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  #21 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
L'avatar di  St3arc
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Porto il mio piccolo contributo ad una discussione interessante, sperando di essere utile e certo di farmi subito dei nemici.

Penso di appartenere alla seconda generazione di archeologi, avendo iniziato da volontario a metà anni 80, con una buona continuità da studente fino ai primi anni 90 e da allora, attraverso tutte le possibilità (prestazioni occ., p.iva, lavoro dipendente), senza mai smettere fino ad oggi.

Personalmente ritengo che se si vuole seguire la "via del cantiere" questa sia da imboccare il prima possibile, cercando di utilizzare tutto il tempo reso libero dallo studio.
Questo per due motivi (voi direte scontati):
A) capire da subito se la vita di cantiere (con tutti i suoi pregi e difetti) faccia veramente per noi.
B) integrare la teoria con la pratica .

Dal confronto con altri colleghi e, soprattutto, coetanei mi sento di affermare che:
A) è falso sostenere che tutti possono lavorare sul campo sia per motivi puramente fisici (resistenza) che per motivi caratteriali (capacità di adattamento alle situazioni ed alle persone).
B) è enormemente fuorviante ritenere gli scavi dei vari gruppi archeologici e/o universitari assimilabili a quelli che si dovranno affrontare nel mondo reale.

In poche parole, so che non è facile, per me la priorità assoluta consiste nello scegliere tra la via "teorico accademica etc etc" o quella "del cantiere".
Anche perchè alla fine è forse meno difficile decidere di dedicare del tempo allo studio quando si lavora da anni piuttosto che il contrario.

Voi direte: "facile parlare così se hai già un lavoro", può essere (non dubito) però, tra alti e bassi, le possibilità di lavoro presso imprese private ci sono (le fregature anche).

PS: rileggendo il mio interveno mi pare che non dica nulla di nuovo, io lo posto ugualmente...
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  #22 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
L'avatar di  Karl
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E hai fatto bene Io non ho esperienza per cui non ho alcun titolo per poter parlare, tuttavia mi trovo d'accordo con te. Io per esempio credo di aver sempre saputo che non sono il tipo della via del cantiere, per interessi, stimoli, carattere, ecc.
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  #23 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . ritengo che se si vuole seguire la "via del cantiere" questa sia da imboccare il prima possibile, cercando di utilizzare tutto il tempo reso libero dallo studio.
Questo per due motivi (voi direte scontati):
A) capire da subito se la vita di cantiere (con tutti i suoi pregi e difetti) faccia veramente per noi.
B) integrare la teoria con la pratica . . .

PS: rileggendo il mio interveno mi pare che non dica nulla di nuovo, io lo posto ugualmente...
Ottimo, ottimo; musica per le mie orecchie

Io aggiungerei:
C) studiare la teoria veramente a fondo (soprattutto nelle implicazioni metodologiche).

Complimenti per l'avatar .
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  #24 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Non mi trovo molto d'accordo su questa suddivisione "archeologo da cantiere" "archeologo da accademia". Uno per essere un archeologo deve lavorare su dati di prima mano ed essi provengono in genere da scavi (altrimenti si pò andare a "riscavare" i depositi dei musei, ma questo è un'altro discorso)......
Se uno non scava che archeologo è? fermo restando che a un certo livello si possono avere solo funzioni di supervisione e/o direzione.
Tuttavia mi rendo conto che si vanno definendo anche specifiche figure professionali già sui canteri; tipo per le più banali le analisi delle ceramiche o di vari e particolari aspetti dello scavo ,ma vi è sempre la dipendendza da qualcosa di scavato ev uno almeno il naso su un cantiere dovrà comunque mettercelo.......

Milena
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  #25 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Aquamarina Visualizza Messaggio
Non mi trovo molto d'accordo su questa suddivisione "archeologo da cantiere" "archeologo da accademia".
Dal punto di vista della formazione e diciamo anche delle esperienze giovanili sono pienamente d'accordo.

Ma poi arriva un bel momento che ci deve essere una ferrea "divisione delle carriere" :-) .

Da un certo livello in poi non si devono più confondere le figure di chi fa sintesi, ma allo stesso tempo anche didattica e persino "progettazione" archeologica (per esmpio le "valutazioni" dell'"archeologia preventiva") da chi invece fa scavo.
Non si può saltare di qua e di là, sia per potenziali conflitti di interesse, sia per necessità di specializzazioni ben distinte.
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  #26 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
L'avatar di  Karl
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Per come l'ho intesa io non penso che St3arc volesse dire che per la via "teorico-accademica" non ci debba essere la pratica (la teoria senza la pratica onestamente...). Ma che, come scrive al punto B, evidentemente (mi affido a chi ha esperienze che io non ho) la "via (e vita) del cantiere" non è esattamente la stessa cosa di uno scavo universitario (pur non avendo esperienza posso intuire per un sacco di motivi, a cominciare dalla "scelta" del luogo in cui scavare, oltre ovviamente, credo, alle condizioni, al tempo, ecc.). Ho inteso male?
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Vecchio 30-June-2007
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Avevo inteso anche io in questi termini.
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  #28 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
L'avatar di  myriam
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Se si ha la passione e l'amore in quello ke fai nn ti importa di guadagnare o di fare soldi...ma solo di quello ke veramente conta nella tua vita..e se come me avete il desiderio vero nn di guadagnare,(anke se nella vita conta)ma di dare voi stessi a cio' ke amate nn vi manchera' nulla....almeno cosi e' come penso ...ma e vero ke a volte la fortuna c'e l'hanno ki il valore delle cose nn c'e l'ha mentre ci sono persone ke dedikerebbo la loro vita per questo mestiere nn lo possono realizzare nn essendo raccomandati....
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Myrhiam
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  #29 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Pardon, allora avevo inteso male io.

Cara Myriam complimenti per l'entusiasmo. E' vero di solito quando si dà sè stessi per ciò che si ama nulla manca.....attenti però che non resti la cosa che si ama a discapito del sè stessi,e che essa viva della morte di colui che la ama; almeno fin quando si ha forma terrena non va bene

Milena
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  #30 (permalink)  
Vecchio 30-June-2007
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Benvenuta Myriam .

Hai ragione, ma in fondo a me non dispiace la posizione di chi mi dice chiaro e tondo che questo mestiere lo fa per guadagnare, con passione e scrupo