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Orientamento Spazio dedicato a chi intende intraprendere lo studio dell'archeologia e degli insegnamenti classici

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  #1 (permalink)  
Vecchio 12-June-2007
AI gens
 
Data Registrazione: Mar 2007
Messaggi: 380
Predefinito Il lavoro dell'Archeologo dopo la laurea

Salve

benchè sia passato diverso tempo da quando facevo le mie domandine sulle facoltà di archeologia, voglio cmq intavolare ora un thread sul futuro lavoro dell'archeologo.Dopo la laurea quali sono i sbocchi di chi si laurea in questa facoltà?
Faccio questa domanda perchè mi hanno detto il futuro di chi si laurea nn è proprio roseo:insomma quali pesci si devono prendere dopo?Conviene iscriversi a questa facoltà opp. deve rimanere solo un hobby?
Insomma ditemi tutto quello che sapete a riguardo e magari anche esperienze di altre persone già da tempo laureate

Ciao
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  #2 (permalink)  
Vecchio 12-June-2007
L'avatar di  pentesilea
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...io faccio l' archeologa ininterrottamente dal 99...certo, non diventerai ricco, e non avrai neanche dei grandi contratti...ma una volta eravamo gli unici oramai siamo tutti a progetto...e poi non dovresti porti queste domande...parti con il piede sbagliato...devi crederci...
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  #3 (permalink)  
Vecchio 12-June-2007
AI gens
 
Data Registrazione: Mar 2007
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Si in effetti, se uno ama certe cose il problema nn se lo dovrebbe porre, ma oggi come oggi c'è l'esigenza di lavorare.Nn vorrei sembrare la persona materialistica e che pensa solo al denaro però considerando i problemi statali che ci sono in Italia, mancanza di fondi per la ricerca,settori scolastici in piena crisi e tanti altri problemi pare che questa strada sia più limitata.Non sò poi molto altro.

Ciao e grazie ;-)
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  #4 (permalink)  
Vecchio 12-June-2007
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Data Registrazione: Jun 2007
Messaggi: 2
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Beh...ma sfortunatamente non si vive di sole passioni!
E' normale che ci si ponga il problema di una collocazione nell'ambito professionale...e si tratta di considerazioni cha anch'io mi trovo più spesso a fare!
I pareri, poi, son sempre molto discordanti...c'è chi scoraggia da subito ad intraprendere la strada dell'archeologia e chi, invece, la incoraggia "responsabilmente"...
forse dipende tutto da quanto coraggio si ha e da quanta determinazione...:-k
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  #5 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
L'avatar di  Cricello
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Il lavoro secondo me non è difficile da trovare, il problema è che non tutti gli archeologi sono adatti al cantiere e per quanto riguarda la ricerca gli sbocchi sono pochissimi e generalmente già impegnati....perciò sono convinta che si deve provare e cercare di capire se si è in grado (soprattutto a livello psicologico e fisico perchè la tecnica la si affina col tempo) di svolgere/sopportare questo lavoro che ti porta, se sei spinto da una forte passione, a fare dei sacrifici immensi (altamente ripagati dalle soddisfazioni a volte) e ingoiare parecchi rospi.
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  #6 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
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Data Registrazione: Jun 2007
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Predefinito il lavoro dell'archeologo dopo la laurea

io credo che il problema non sia trovare lavoro...se la vita da cantiere piace (ed è una bella vita per certi aspetti) è pieno di ditte che cercano personale.
il problema secondo me è quanto e per quanto tempo si è disposti a sacrificarsi per questo lavoro.
La difficoltà oggettiva con l'andare del tempo (io sono 10 anni che scavo) è rendersi conto che le condizioni non cambiano.
che la tua professionalità viene pagata meno di quella di una donna delle pulizie.
che le persone pensano che tunon stia facendo qualcosa di UTILE, ma che la tua sia una perdita di tempo e di denaro.

io però non mollo....;-)
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  #7 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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Pasquale Visualizza Messaggio
. . .Dopo la laurea quali sono i sbocchi di chi si laurea in questa facoltà?
Faccio questa domanda perchè mi hanno detto il futuro di chi si laurea nn è proprio roseo . . .
Secondo me ci stiamo trovando in una situazione assurda: per un verso in Italia abbiamo un fabbisogno di Archeologi che non è soddisfatto da coloro che esercitano al momento. Almeno nel Centro-Nord la situazione di non riuscire ad aprire cantieri per mancanza di personale adeguato sta diventando un problema ricorrente che incide anche nelle scelte delle Soprintendenze.
Di pari passo economicamente cifre notevolissime vengono oggigiorno spese per l'Archeologia e in particolare per la retribuzione degli Archeologi sia nel settore pubblico che in quello privato.
Tuttavia le risorse vengono impiegate in maniera così sciagurata e soprattutto con un livello di precarietà così esasperato che la quasi totalità dei giovani colleghi non dura più di un anno e mezzo, poi per scoraggiamento abbandona.

Per un altro verso le Università di intere aree geografiche si trovano ad aver "sfornato" laureati che non hanno nessunissima possibilità di sbocco lavorativo nei loro territori ed hanno ricevuto una preparazione accademica così inadeguata da avere ben poche speranze di inserirsi positivamente altrove (e non solo per via di una preparazione insufficiente, approssimativa o mal progettata, ma anche semplicemente per eccesso di specializzazione).

Inoltre ovunque l'età media di coloro che si avviano al lavoro è spaventosamente alta: secondo me l'ideale per cominciare a scavare seriamente su cantieri veri -non campi scuola- sarebbe intorno ai venti ventidue anni (magari non sarebbe male anche prima), è una questione di maturità mentale, ma anche di adattamento fisico, se si supera di molto quell'età è quasi impossibile farcela.

Il fattore geografico è anche complicato dal fatto che per motivi "storici" esistono ancora oggi in Italia notevoli differenze regione per regione circa l'approccio operativo dell'Archeologo sul campo (parlo di maggiori o minori propensioni alla divisione dei compiti sul cantiere, della maggiore o minore tendenza alla esecuzione manuale dello scavo da parte dell'Archeologo o di approcci più "ispettivo-professionali" etc. etc.) e questo complica le possibilità di circolazione delle risorse umane su scala nazionale.

Ho la sensazione che una evoluzione importante che potrebbe in prospettiva rivelarsi positiva sia molto prossima -forse in parte già iniziata-, ma allo stesso tempo temo che essa comporterà il "sacrificio" di una intera generazione di colleghi attualmente venticinquenni o trentenni e non ancora lavorativamente radicati per i quali -per usare una espressione tremendamente cinica- non ci sarà altra prospettiva che l'espulsione dal mercato del lavoro :-( . E questo probabilmente significherà una fratricida (e del tutto inedita nel settore dell'Archeologia) stagione di conflitto sociale e sindacale.

Ultima Modifica di Mdd : 13-June-2007 12:47.
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  #8 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
AI magister
 
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Mdd Visualizza Messaggio
Ho la sensazione che una evoluzione importante che potrebbe in prospettiva rivelarsi positiva sia molto prossima -forse in parte già iniziata-, ma allo stesso tempo temo che essa comporterà il "sacrificio" di una intera generazione di colleghi attualmente venticinquenni o trentenni e non ancora lavorativamente radicati per i quali -per usare una espressione tremendamente cinica- non ci sarà altra prospettiva che l'espulsione dal mercato del lavoro :-( .
AIUTO! Io ho 25 anni. Finora devo dire che non ho avuto problemi a lavorare. Ci potremo salvare o affonderemo tutti?
__________________

Francesca
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  #9 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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La mia impressione è che chi ha venticinque-trenta anni oggi e non è ancora riuscito a costruirsi una dimensione professionale precisa e sufficientemente stabile non ha nessun tipo di prospettiva futura :-( .

Chi ha vent'anni invece forse sì, ma "passando davanti" ai colleghi della generazione prima .
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  #10 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
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Te lo spiego in un'altra maniera, sennò sembra che sono Nostradamus :-k .

Non si tratta di una previsione strana, ma di una sensazione basata sull'esperienza personale e sullo scambio di idee con tanti colleghi in giro per l'Italia: io sono un piccolissimo imprenditore, che dal 2002 non ha più assunto nuovi dipendenti, facendo i salti mortali per dare continuità all'azienda e servendosi di tutte le forme consentite di "esternalizzazione", "precarizzazione" etc. etc.
Non è stata cattiveria: negli anni passati era l'unico modo per sopravvivere.
Oggi potrei timidamente cominciare a pensare di tornare su una via "virtuosa", ma secondo te se prendo il coraggio a due mani e mi decido ad assumere un (uno, per carità, uno solo) nuovo dipendente preferisco un ventiduenne (magari con laurea triennale in una Università decente) oppure un trentenne che si è stiracchiato non sa nemmeno lui come nel periodo del grande caos?

E se invece mi serve una persona di grande esperienza per un ruolo di responsabilità mi rivolgo al trentenne di cui sopra oppure ad un cinquantenne di quelli coi controfiocchi, di quelli che questo mestiere l'hanno inventato partendo da zero molti anni fa?

Ripeto, non è che stia augurando il male a qualcuno, ma è evidente che c'è una "generazione di mezzo" che corre il rischio di non trovare più una collocazione ragionevole (se non l'ha trovata già).
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  #11 (permalink)  
Vecchio 13-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
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Senza offesa per nessuno, ma almeno i trentenni avranno una buona formazione teorica o ci vuoi negare pure quella?
Molti avranno anche una discreta esperienza pratica. Ad ogni modo il punto è ,e questa è l'opinione di quelli che sento, della mia generazione(ho 31 anni), che a differenza mia hanno seguito un percorso più regolare e meno tortuoso e "lavorano" da anni: se vuoi una famiglia e un lavoro decente è meglio che fai la SISS, e stanno tutti come i pazzi che volgiono insegnare, perchè di lavorare molto ,far sacrifici ed essere pagati poco sono stanchi. L'ultima di una mia amica è stata : "non c'è niente da fare ,se vuoi fare l'archeologo devi già avere soldi" .....un'altra ha dovuto molto faticare ad essere pagata dopo aver lavorato su scavi di recupero......ecc ecc;
Forse un ventiduenne spera ancora di avere il tempo di crearsi una posizione solida per il futuro.....Il punto comunque è: creano le università italiane figure professionali atte a sostituire quelle esistenti o mirano per lo più a giustificare il proprio lavoro e a sfruttare quello altrui? Io direi, almeno al momento, la seconda e direi pure che se proprio uno pensa al lavoro è meglio studiare fisica o metematica o una qualsivoglia materia scientifica, campi in cui c'è carenza, e magari ,come si diceva altrove, seriamente e proficuamente applicabili all'archeologia.

Con questo non intendo scoraggiare nessuno, come dicevo spesso si tratta di percorsi, di come si cammina e di come si instaurano e si portano avanti i contatti che naturalmente si acquisisce durante il cammino, è anche una questione di carattere, volontà ,determinazione.........

Non dico neanche che Mdd abbia tutti i torti, la nostra generazione,almeno chi ancora non è "sistemato" o non sopporta più certe condizioni, in un modo o nell'altro dovrà "riciclarsi"

Milena
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  #12 (permalink)  
Vecchio 14-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Aquamarina Visualizza Messaggio
.....Il punto comunque è: creano le università italiane figure professionali atte a sostituire quelle esistenti o mirano per lo più a giustificare il proprio lavoro e a sfruttare quello altrui?
Un po' tutta l'Università italiana ha imboccato da alcuni anni una strada vergognosa. Ma nel nostro settore particolarmente.

Quote:
Aquamarina Visualizza Messaggio
. . . ma almeno i trentenni avranno una buona formazione teorica o ci vuoi negare pure quella? . . .
E' proprio la cosa che gli manca di più .
In mezzo al guado fra la schietta impostazione "filologica" (ma in senso esteso e positivo) del vecchio insegnamento di Lettere (quando non era nemmeno istituzionale la distinzione fra antichisti e modernisti) con laurea quadriennale e perfezionamento, e dall'altra parte la formazione tecnicistica ed iperspecializzata delle triennali attuali più la specialistica e la "cosa" che viene dopo :-\" .
C'è stato un lungo periodo intermedio nel quale è successo di tutto e di più e per il quale il titolo di studio non corrisponde necessariamente alla qualità professionale della persona.
Qualcuno si è "fatto da sè", ma per tutti bisogna ammettere che non si può contare su una "base" formativa comune.
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  #13 (permalink)  
Vecchio 14-June-2007
AI magister
 
Data Registrazione: Feb 2007
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Ho capito il tuo punto di vista, e anche io sempre pensato che entro i 30 anni massimo bisogna essersi definitivamente organizzati, quale che sia il lavoro.
Soprattutto nel nostro mondo, che è in gran parte composto da "liberi professionisti"...
__________________

Francesca
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  #14 (permalink)  
Vecchio 14-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
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Poveri noi che abbiamo sbagliato epoca per nascere o che ci siamo voluti dilungare troppo nell' approfondimento, però tenete conto che l'età media si è allungata, che il ritardo della maturità è una caratteristica adattiva della specie umana che ha permesso lo straordinario sviluppo del nostro cervello, che ,infine, cosa più importante, non sempre, anzi quasi mai, l'età anafgrafica corrisponde all'età biologica
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  #15 (permalink)  
Vecchio 15-June-2007
AI gens
 
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Nn sò cosa dire a rigurado.Secondo me tanti di questi problemi derivano dal fatto di vivere in un paese fondamentalmente POVERO che sebbene ricco di archeologia è povero di SOLDI per poter investire in Archeologia.All'estero queste cose nn succedono guardiamo stati uniti, inghilterra dove c'è veramente tanto interesse per l'antico(oltre al fatto che sono paesi molto più ricchi)o forse il loro atteggiamento è dettato dal fatto che c'è poca archeologia.A meno che tu nn sia(come ha detto Milena)danaroso, come il famoso Schielmann o Lara Croft ,è difficile approcciarsi o fare all'archeologia.Però è vero che nella vita ci vuole anche tanta fortuna e magari si diventa bravi archeologi.

Ciao
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