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Orientamento Spazio dedicato a chi intende intraprendere lo studio dell'archeologia e degli insegnamenti classici


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  #1 (permalink)  
Vecchio 14-November-2005
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Data Registrazione: Nov 2005
Messaggi: 44
Predefinito Ennesimo post informativo

Salute a tutti,

Cercando su google,facoltà di Archeologia,ho trovato questo forum,ricco di informazioni utili per chi, come me sta valutando cosa fare per il resto della propria vita;
Mi stavo chiedendo appunto,e spero che qualcuno mi possa illuminare,in cosa consiste,la vita lavorativa del "normale" archeologo,visto che oramai si è fin troppo mitizzata questa figura e forse sono pieno di idee sbagliate.

Grazie per l'attenzione e saluti.
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«Aprirò in parabole la mia bocca; proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
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  #2 (permalink)  
Vecchio 15-November-2005
Nuovo Utente
 
Data Registrazione: Sep 2005
Messaggi: 25
Predefinito Re: Ennesimo post informativo

Quote:
Drugo
Salute a tutti,
Cercando su google,facoltà di Archeologia,ho trovato questo forum,ricco di informazioni utili per chi, come me sta valutando cosa fare per il resto della propria vita;
Mi stavo chiedendo appunto,e spero che qualcuno mi possa illuminare,in cosa consiste,la vita lavorativa del "normale" archeologo,visto che oramai si è fin troppo mitizzata questa figura e forse sono pieno di idee sbagliate.
Grazie per l'attenzione e saluti.
La domanda è da milioni di euro. Sì perchè pur essendo alle soglie della specializzazione in archeologia ancora non l'ho capito bene neanch'io quale sarebbe la vita lavorativa del "normale" archeologo. Non tanto riguardo alle mansioni proprie che dovrebbe avere un archeologo, quello in teoria lo si potrebbe anche immaginare...insomma basta sfogliare un buon manuale e troverai scritto tutto.
Il problema sta a monte. Sì perchè la domanda, non nuova, dovrebbe essere: chi è oggi l'archeologo? o meglio a cosa serve oggi un archeologo? (ricordo un editoriale di qualche anno fa uscito su Archeologia Viva dell'esimio prof. Manacorda che reclamava a gran voce:l'Italia ha bisogno di archeologi...).
Anzi, facciamo così (e non considerarlo un tentativo di evitare la tua domanda...). Diccelo tu: cosa ti spinge a voler fare l'archeologo? che cosa senti che l'archeologia ti possa dare? Guarda che considero molto importante la tua risposta e spero anche gli interventi degli altri iscritti al forum!!!
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  #3 (permalink)  
Vecchio 15-November-2005
Utente attivo
 
Data Registrazione: Nov 2005
Messaggi: 44
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Guarda,io lo ripeto magari sono solamente pieno di idee sbagliate,che mi sono state inculcate(quindi nessuno si offenda :P);ma fin da piccolo ho avuto la passione per la storia,non sono mai stato uno studente modello,ma l'unica materia dove veramente avevo passione era questa.Poi ho iniziato la mia fase di distaccamento,e non ho più badato a cosa fosse in realtà la mia passione nella vita,fino ad oggi,dove per ovvi motivi devo bene o male farmi un idea sul mio futuro. Nella figura dell'archeologo ho sempre raffigurato,nella mia fanciullezza una persona vestita di beige o di bianco (stile coloniale :P) che gira per il mondo (inteso come zona sua di interesse,mica tutto :P)alla ricerca di scavi,conseguentemente tracce delle civiltà passate.Poi via via,che mi facevo grande ovviamente capivo che magari la sua figura non rappresentava solo questo,ma questa poteva esser una sua sfacettatura,o addiritura magari anche questa illusoria figura che mi ero andato a creare era fasulla,che in realtà l'archeologo,nella vita pratica,sta dentro un museo tutta la vita o in qualche scavo,ma mai in giro per il mondo alla ricerca di altri scavi più remoti... Ed è per questo che ho posto a voi,che siete dentro all'archeologia,questa domanda,si badi bene che non era da intendersi negativamente la frase "il normale Archeologo",è che nella vita a pochi posson succeder grandi cose,alla maggioranza di noi, fatti di routine,ed è proprio questo che mi interessa sapere,la mia visione è totalmente irreale? non esiste e non è mai esistita la figura come la intendo io? o è vagamente possibile ma di difficile attuazione?

Comunque vi ringrazio per qualsiasi sarà la risposta,farò tesoro di tutto quello che mi direte.

Grazie Saluti.
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  #4 (permalink)  
Vecchio 15-November-2005
AI gens
 
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Pavia
Messaggi: 251
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Guarda, una bella, vasta idea dell'archeologia 'normale' e delle sue problematiche te la puoi fare navigando in questo forum, alla voce Orientamento e Professione Studente. NOn ti dico nient'altro per non ripetere cose che in questi ultimi mesi abbiamo sviscerato abbondantemente: interessi, prospettive, sbocchi professionali, indirizzi di studio, università ecc.
Certamente devi abbandonare l'idea romantica di archeologo sempre in viaggio. O meglio: l'archeologo è spesso (sempre?) una persona con valigia, ma questo non ha nulla di romantico, semmai sa di schizofrenia.
L'archeologo deve sapere fare un po' di tutto: passare con disinvoltura dalla biblioteca al museo, all'aula didattica al campo; saper leggere e scrivere di tutto: dalla relazione di scavo, al preventivo dei costi, all'articolo e alla monografia scientifica, al repertorio di materiali alla classificazione tipologica ecc.
Avventure? mah, molto rare nel senso preciso del termine. Ma tanti momenti emozionanti, se per emozione intendi la frenesia che ti coglie davanti a un ritrovamento (in scavo, ricognizione, museo), la paziente e febbrile concentrazione che ti assorbe mentre stai scavando o documentando qualcosa di importante o delicato, la capacità di sviluppare un'ipotesi di ricerca in tutte le direzioni, quasi come un giocatore di scacchi; e anche, perché no, qualche momento di assoluta imbecillità che ti può cogliere durante il lavoro, come quando, pulendo una sezione immerso in un pozzo di drenaggio sporco e pure con qualche sanguisuga, ti metti a fare il cretino e ti diverti come un matto.
Una cosa è sicura: MAI USARE ABITI BIANCHI!! :wink:

ciao, anna
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  #5 (permalink)  
Vecchio 15-November-2005
L'avatar di  Karl
AI senatus
 
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A volte mi chiedo: ma non sarà che il non avere, gli archeologi, neanche uno straccio di albo professionale incida e non poco? A parte il fatto che, ovviamente, si dovrebbero indagare - e qualcuno periodicamente tenta di farlo e ripropone il problema - i motivi per cui non ci si è ancora arrivati, la cosa secondo me non è poi così di poco conto. Vuol dire una reale o percepita scarsa coscienza professionale, di appartenenza ad una categoria, niente associazioni nazionali (anzi una c'è, la C.I.A.), niente sindacati unitari, quindi scarsa se non nulla capacità "contrattuale". E poi c'è anche l'immagine che si proietta all'esterno, cosa non così fondamentale ma che comunque ha la sua importanza. Per esempio nonostante la spesso alta specializzazione e formazione dell'archeologo, all'esterno appunto altrettanto spesso non si ha una immagine molto chiara e definita della professione (il che entro certi limiti è anche comprensibile, vista una certa poliedricità sottolineata da Anna), senza parlare dell'eventuale "prestigio" sociale. Quest'ultimo ha la sua importanza non tanto per chissà quale vanità, ma perchè comunque - come la sociologia mi insegna - ricevere l'approvazione sociale dell'importanza del proprio lavoro contribuisce alla soddisfazione personale ed è uno stimolo a far meglio. Insomma, perchè avvocati, medici, ingegneri e via discorrendo sì, e archeologi no??
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  #6 (permalink)  
Vecchio 15-November-2005
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Data Registrazione: Nov 2005
Messaggi: 44
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Anna Mu

L'archeologo deve sapere fare un po' di tutto
Forse è questa,un altra cosa che mi attira,di questa professione o stile di vita come dir si voglia,non esser legati ad un unico compito per tutta la vita.La cosa che molte volte mi spaventa di una scelta per l'avvenire, non è tanto la questione economica,che percarità sarei ipocrita a dire che non serve perchè per viver è necessario mangiare,ma il pensiero di fare una cosa e solo quella per tutta la vita,senza mai cambiare giorno dopo giorno io non so, avrò il ballo di S.Vito, ma al sol pensiero rabbrividisco.
Certo forse può esser vista come schizzofrenia,il continuo spostamento,potranno esser precarie le situazioni lavorative,ma forse questo lavoro da quello che posso "captare" è una passione prima di tutto,e
se uno se la sente dentro (cosa che io non so,ed appunto voglio capire)non invidierà mai quei lavori che come si diceva prima più "rappresentativi" quali medico,avvocati e via dicendo,perchè potrete sempre dire che voi nella vita avete seguito del tutto il vostro sogno la vostra passione.
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  #7 (permalink)  
Vecchio 16-November-2005
L'avatar di  Janez
AI gens
 
Data Registrazione: Oct 2005
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Guarda che il lavoro dell'archeologo alle volte è ripetitivo e noioso, solo una grande passione e tanta pazienza ti aiutano a traghettare attraverso questi momenti. C'è poi un aspetto che per adesso è stato preso poco in considerazione, in un post precedente aveva accennato qualcosa mia moglie, la professione dell'archeologo ti obbliga spesso a scelte che vanno contro il desiderio di formarsi una famiglia. Solo chi ha la fortuna di avere un partner molto accondiscendente, oppure che fa lo stesso mestiere, riesce a mediare in maniera soddisfacente tra le tue realtà. Oltretutto è un lavoro anche molto stancante dal lato fisico, quando stai per ore in posizione scomoda a scavare un reperto particolarmente delicato. Sono cose che si possono fare finchè si è giovani, ma con gli anni diventano veramente pesanti. E poi la cosa peggiore è che lo stato non riconosce giuridicamente la figura dell'archeologo, chiunque può fregiarsi di tale titolo senza incorrere in problemi con la legge. Di conseguenza non esiste neanche un trattamento economico regolamentato, siamo al massimo della ingiustizia e del menefreghismo da parte degli organi statali preposti a questo.
Lungi da me l'idea di spaventarti e farti cambiare idea, ha ragione Anna quando dice che ci sono anche momenti molto belli, ricordo ad esempio, anni fa, quando passai la notte di ferragosto dormendo nel dromos di una tomba etrusca, mentre altri occupavano i letti funebri della stessa, con lo scopo di fare la guardia al corredo che stavamo recuperando. Una notte splendida! La ricorderò finche campo!
Ci vuole tanta passione altrimenti lascia perdere e dedicati a qualcosa di più remunerativo.
Saluti.
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  #8 (permalink)  
Vecchio 16-November-2005
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Guardi,mi sono espresso male e ho fatto arrivare un messaggio errato,del mio pensiero,non intedevo dire che voglio intraprendere una strada dove non serva la pazienza,perchè penso che questa sia prerogativa di molti se non tutti i lavori.Intendevo che preferirei se possibile,perchè come si sa nella vita bisogna sapersi accontentare,trovare una strada che mi porti ad un lavoro stimolante dal punto di vista intellettuale,e non ripetitivo,intendo svolgere la stessa mansione giorno dopo giorno,ma poter studiare conoscer cose sempre nuove,certo è ovvio che è facile da dirsi e difficile da farsi,non lo metto in dubbio,è per questo che io non mi sono posto a voi dicendo: "il mio futuro è questo" anzi,di dubbi ne ho una marea per questa disciplina come per 100 altre,ho chiesto a voi proprio per questo,per farmi chiarezza per quanto è possibile per fugare qualsiasi tipo di figura "romantica" del mestiere. Comunque vi ringrazio,per tutte queste risposte,che mi sono molto utili per delineare questo lavoro per quanto sia possibile.

P.s.

PEr tornare un attimo sul discorso iniziale,una domanda che mi ponevo era questa:
l'attività dell'archeologo consiste nel ritrovamente e catalogazione,passando poi le informazioni da lui acquisite allo storico? oppure è egli stesso che tramite le cose da lui "scoperte" avanza studi sulla questione?
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  #9 (permalink)  
Vecchio 16-November-2005
L'avatar di  Karl
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Esistono diverse "tradizioni" Drugo, c'è chi perde poco tempo nell'interpretazione e si limita a catalogazioni e studi tipologici, indispensabili ma insufficienti, e chi invece, e giustamente direi, ritiene l'interpretazione e la ricostruzione storica l'obiettivo finale anche dell'archeologo, e non solo dello storico. L'unica differenza è costituita in questo caso dalle fonti, prevalentemente scritte nel caso dello storico, materiali invece nel caso dell'archeologo. C'è poi chi considera l'archeologia come antropologia, e quindi si concentra sulla ricostruzione del funzionamento delle società e delle culture, e sui grandi processi economici, sociali e culturali. In realtà la dicotomia archeologia/antropologia, archeologia/storia è a mio avviso una falsa dicotomia, e oggi mi pare in via di superamento. Molto dipende anche dalla cultura materiale che ti trovi tra le mani, se è un'opera d'arte, uno strumento di lavoro, un rilievo storico, la sistemazione di un campo agricolo, e via discorrendo. Certi resti ti porteranno magari quasi naturalmente ad occuparti dei grandi processi suddetti (che sempre storia sono però!), altri ad occuparti più nel particolare di avvenimenti specifici (che so, la battaglia di Qadesh), altri ancora di questioni più "minute" ma ugualmente di lungo periodo, come la storia della quotidianità, del gusto, finanche e se è possibile, della mentalità. Insomma potenzialmente (ed è questo che mi piace dell'archeologia) si spazia dal particolare al generale, dai tempi lunghi ai tempi brevi, dall'economia alla cultura. Il problema Drugo, è arrivarci a ricoprire un ruolo che ti permetta poi di avanzare le tue interpretazioni
Comunque se vuoi farti un po' un'idea su qualche aspetto, ti consiglio due librettini piccolini ma densi e secondo me fondamentali, a dimostrazione che non è il numero di pagine a stabilire la qualità e l'importanza del contenuto. Inoltre hanno il pregio di essere scritti da due studiosi italiani. Enrico Giannichedda, Archeologia Teorica, Carocci; e Daniele Manacorda, Prima lezione di archeologia, Laterza. Poi c'è anche Alessandro Guidi, I metodi della ricerca archeologica, Laterza; e Colin Renfrew, Paul Bahn, Archeologia. Teorie metodi pratica, Zanichelli.
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  #10 (permalink)  
Vecchio 16-November-2005
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bibliografia sacrosanta, Karl! :!:
Trovo che sia importante ancorare sempre il proprio lavoro a una riflessione teorica, metodologica sulla propria disciplina. Importante e utile, perché spalanca nuovi orizzonti di approfondimento di un argomento che potrebbe sembrare di per sé esaurito o circoscritto. Spesso un argomento e/o un'evidenza materiale si prestano ad essere trattati da più punti di vista, da più prospettive. Non bisogna accontentarsi della via più semplice o più battuta, bisogna sempre cercare nuovi percorsi di ricerca (e questo riduce notevolmente la noia dell'archeologo); in questo senso, la 'teoria' è sempre illuminante, se non altro per inquadrare correttamente i termini di un problema.
ciao

Anna
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  #11 (permalink)  
Vecchio 16-November-2005
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Grazie infinite Karl,domani vado di corsa a prendermi questi libri!!
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  #12 (permalink)  
Vecchio 17-November-2005
L'avatar di  Karl
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Allora Drugo ti consiglio di prendere l'ultimo in biblioteca, se lo trovi, perchè costa un pacco di soldi. Bello da avere eh, perchè comunque non sono molti i testi di metodologia e di storia del pensiero archeologico o di archeologia teorica tradotti in italiano, però insomma... i soldi son soldi (io l'ho comprato perchè mi interessa in particolare questo aspetto della disciplina, però...).
Sì sono d'accordo Anna, soprattutto per quel che riguarda l'archeologia italiana, che mi pare solo negli ultimi anni si sia "gettata" in queste discussioni, entrando anche nel dibattito internazionale. E in ogni caso mi pare ancora persistente nelle pubblicazioni degli archeologi italiani l'abitudine di affidarsi a un generico buon senso, indispensabile ma insufficiente, senza esplicitare poi la propria posizione teorica, che in ogni caso volendo o nolendo è sempre presente quando ci si rivolge al passato (banale ma d'obbligo la frase di Croce secondo cui ogni storia è storia contemporanea...). A me pare comunque un gesto di onestà intellettuale farlo, anche verso il lettore.
Poi i rischi ci sono anche qui. Come quello di una eccessiva deriva "filosofica", parlando magari di teoria ma senza tener presente la pratica, o senza rifarsi a quei fatti storici o quegli oggetti materiali che quella teoria dovrebbe interpretare. Così facendo credo si finisca per fare un cattivo servizio al progresso dell'archeologia, e ci si incarti in un idealismo deteriore. Probabilmente in Italia questo rischio è meno presente, perchè essendo arrivati un po' in ritardo rispetto agli altri paesi, ci siamo anche evitati certe polemiche piuttosto sterili, e siamo portatori, credo, di una certa freschezza oltre che del nostro patrimonio specifico.
C'è anche da dire però che oramai la bibliografia riguardante l'archeologia teorica inizia ad essere piuttosto corposa, e quindi un archeologo che oggi voglia seriamente, sistematicamente e rigorosamente dedicarsi a questo aspetto della disciplina, difficile che non finisca ad essere, di fatto, uno storico del pensiero archeologico piuttosto che un archeologo "militante" (e in quanto storico del pensiero archeologico la bibliografia si ingigantisce paurosamente: storia del pensiero storiografico, storia del pensiero antropologico, storia della filosofia, storia del pensiero politico, storia del pensiero scientifico ed epistemologia, insomma storia della cultura in generale, e senza trascurare il fatto che una teoria è poi frutto, anche, della situazione storica in cui viene formulata, e quindi dell'ambiente socio-economico e culturale e politico e religioso... Credo anzi, ma non vorrei peccare di presunzione, che certe polemiche siano frutto più di una conoscenza indiretta e poco approfondita di certe tendenze originatesi in altri contesti e discipline, e filtrate poi, com'è inevitabile, in archeologia, che non di altro. Frutto insomma di fraintendimenti alla base). E' anche vero però che la pratica non può non essere indispensabile, altrimenti si finirebbe per parlare di teorie che riguardano una disciplina che, di fatto, non si è mai praticata...
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  #13 (permalink)  
Vecchio 18-November-2005
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Quote:
Karl
Allora Drugo ti consiglio di prendere l'ultimo in biblioteca, se lo trovi, perchè costa un pacco di soldi. Bello da avere eh, perchè comunque non sono molti i testi di metodologia e di storia del pensiero archeologico o di archeologia teorica tradotti in italiano, però insomma... i soldi son soldi (io l'ho comprato perchè mi interessa in particolare questo aspetto della disciplina, però...).
Sono andato oggi in tutte le librerie della mia città,alla fine ho dovuto ordinare,ho preso i primi due per ora : Enrico Giannichedda, Archeologia Teorica, Carocci; e Daniele Manacorda, Prima lezione di archeologia, Laterza
il prezzo era ottimo,perchè 8 euro a libro è un prezzo più che onesto,per gli altri,che da quanto ho capito sono pure più onerosi,aspetto. Intanto appena mi arrivano,mi leggo questi :P

Grazie ancora di tutto,troppo gentile
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  #14 (permalink)  
Vecchio 18-November-2005
L'avatar di  Karl
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Perfetto :wink:
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  #15 (permalink)  
Vecchio 22-November-2005
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Mi sono arrivati i libri , ora, appena riesco ad avere un pò di tempo, inizio subito la lettura!! poi vi saprò dire...

Ciao
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