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| Preistoria e protostoria in Italia e all'estero In questo forum si discute di preistoria e protostoria italiana ed estera. Sono considerati i diversi punti di vista: archeologici, antropologici e storici. |
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23-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Aug 2004
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Beh, sembra comunque abbiano dato una indicazione.
Comunque, per quel che se ne può capire, l'etrusco potrebbe anche essere stato un "relitto" di una fase non indoeuropea.
Secondo me molto risiede dai loro progenitori villanoviani. Potrebbe anche essere che essi portarono quei geni che fanno riferimento all'oriente e soprattutto, la loro formazione si inserisce perfettamente in una fase di traffici di genti non indifferenti. Solo parlando dei Popoli del Mare si può capire quale sconvolgimento si ebbe. Se poi si pensa che nel contesto in cui si inserirono, quello italico delle origini, diedero una ventata di novità in tutti i campi.. secondo me è lecito pensarlo..
Oltretutto, non dimentichiamoci una cosa.
I geni si trasmettono in linea genetica (sennò perchè si chiamerebbe così), ovvero dai genitori ai figli e così via. Certo è che in un gruppo di pochi individui, i geni più presenti arrivano a diffondersi in tutti gli individui.
Ora, se pensiamo all'Italia delle origini, ci rendiamo conto che essa era molto meno popolata di oggi, ma anche del periodo etrusco.
Mi sembra di aver letto che in quel periodo ci fossero in Italia circa 1 milione di persone, perciò lo stesso numero che alla fine della Repubblica risiederà a Roma.
Perciò una eventuale ventata orientale, potrebbe avere avuto più diffusione.
Per quanto riguarda poi la questione delle Marche, dove sono stati ritrovati geni orientali, dobbiamo tenere presente di una questione. Secondo alcuni,
gli antichi abitanti di questa regione, i Piceni, avrebbero origini orientali. La leggenda che li collegherebbe ai Sabini farebbe riferimento alla migrazione che portò alla formazione dei Picenti, che a quanto ho letto sarebbero un'altra popolazione.
Oltre a ciò c'è da tenere conto che nelle marche si ebbero scontri che videro anche eserciti orientali, o comunque con elementi orientali.
Un esempio su tutti è la battaglia del Metauro, nella quale, la componente orientale è rappresentata dai Cartaginesi. Alcuni soldati punici scampatti alla battaglia, sarebbero andati a fondare una cittadina che si trova non lontano da Fano, Cartoceto.
Non dimentichiamoci poi delle invasioni barbariche, che portarono popoli provenienti anche dalle steppe della Russia in Italia e non solo..
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23-May-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Si evidentemente l'apporto genetico orientale deve essere stato recente.
la questione della lingua però è più complessa, soprattutto se accettiamo l'ipotesi di Renfrew sulla diffusione delle lingue indoeuropee in un periodo molto antico, di pari passi col diffondersi dell'agricoltura(sul modello dell' onda di avanzamento elaborato da Amermann e Cavalli-Sforza, dunque a partire essenzialmente da ricerche genetiche). Allora se l'etrusco è un retaggio è una lingua paleo-mesolitica, e dovremmo dunque supporre una continuità di popolazione e di tradizione sufficiente al mantenersi di quella lingua o sue vairanti fino all'età storica ; se non lo è, diventa un problema capire come è arrivata lì.........
Milena
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23-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Aug 2004
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Si arriva al punto che bisogna cercare di capire la fase Villanoviana per capire meglio quella Etrusca vera e propria.
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14-August-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Aug 2007
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Scusate se mi inserisco nel dibattito. Sono un'appassionata di storia antica e pertanto trovo l'argomento molto interessante. Navigando su internet a proposito del tema "origine etruschi", mi sono imbattuta nel sito del prof. Claudio De Palma. Vorrei iniziare a leggere qualche sua pubblicazione poichè sembra che le sue posizioni contribuiscano a dare un'interpretazione nuova a tante testimonianze come, ad esempio, quelle su Monte Accoddi in Sardegna e sulle mura ciclopiche presenti nel basso Lazio. A voi che siete così "professionisti" in materia chiedo: è da considerare attendibile il prof. De Palma? O si tratta delle solite certezze prive di dati scientifici? Premetto che sono proprio nauseata di queste "certezze da santoni", e per questo motivo ho iniziato a studiare un po' di archeologia da es. partendo dal metodo stratigrafico ecc. ecc.
Chiedo inoltre: è possibile avere una bibliografia "seria" (a livello di testo iniversitario, intendo) riguardo le popolazioni italiche e quanto successo precedentemente ad esse? Grazie
Ultima Modifica di ivan : 16-August-2007 02:05.
Ragione: non inserite links
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14-August-2007
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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Quote:
Pablita
Scusate se mi inserisco nel dibattito. Sono un'appassionata di storia antica e pertanto trovo l'argomento molto interessante. Navigando su internet a proposito del tema "origine etruschi", mi sono imbattuta nel sito del prof. Claudio De Palma. Vorrei iniziare a leggere qualche sua pubblicazione poichè sembra che le sue posizioni contribuiscano a dare un'interpretazione nuova a tante testimonianze come, ad esempio, quelle su Monte Accoddi in Sardegna e sulle mura ciclopiche presenti nel basso Lazio. A voi che siete così "professionisti" in materia chiedo: è da considerare attendibile il prof. De Palma? O si tratta delle solite certezze prive di dati scientifici? Premetto che sono proprio nauseata di queste "certezze da santoni", e per questo motivo ho iniziato a studiare un po' di archeologia da es. partendo dal metodo stratigrafico ecc. ecc.
Chiedo inoltre: è possibile avere una bibliografia "seria" (a livello di testo iniversitario, intendo) riguardo le popolazioni italiche e quanto successo precedentemente ad esse? Grazie
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Ciao Pablita
io ti posso consigliare un testo molto buono di carattere universitario sull'Italia dell'età del Bronzo, si intitola "L'Italia alle soglie della Storia" di R. Peroni (1996) ...qui parte dalla fine dell'età del Rame, suddividendo l'Italia in tre parti Nord-Centro-Sud, e ne analizza le culture e le produzioni materiali per ogni fase dell'età del Bronzo.
Ho dato una scorsa veloce al sito che hai linkato e ti posso dire che sull'origine delgi Etruschi c'è ancora molto da discutere e da capire.... io prendo per buona ancora la tesi dell'unione di genti straniere e autoctone che hanno dato origine a qualcosa di nuovo.... la storia del "C" aspirata o mancante è anch'essa nota come quella della mancanza della "T".... ma sono teorie abbastanza vecchiotte, il Migliorini (In "storia della Lingua Italiana) già li ipotizzava negli anni '60... e poi da toscana d'adozione ti posso dire che non tutti i toscani hanno questa caratteristica dialettale, ad Arezzo (dove vivo e che è stata una città etrusca famosa per la ceramica corallina) non ha nessun tipo di aspirazione nè mancanza di "T", è solo molto gutturale.
Riguardo alle affinità linguistiche tra la lingua di Lemno e l'Etrusco, anche questo era già noto, ma so che si tratta di affinità, come si dice che ci siano affinità tra l'etrusco e l'ungherese!
Io non ti posso dire che quest'uomo non dica cose serie o senza basi scientifiche, ma quando ci si trova davanti a qualcuno che dice di aver trovato la soluzione a vari problemi in una volta sola, beh, mi sento sempre un po' scettica!
Insomma, per leggere cose "serie" ti consiglio di andare in una biblioteca universitaria, nel dipartimento di archeologia insomma e lì puoi sbizzarrirti a leggere su chiunque e di qualsiasi periodo!
spero di averti dato qualche aiuto! :wink:
ciao ciao e buon Ferragosto
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carpe diem... perchè panta rei!
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15-August-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Aug 2007
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Grazie tantissimo, Cerebia, per le indicazioni che mi hai dato. Al più presto mi procurerò il testo che mi hai indicato e, quanto a Di Palma... effettivamente mi puzzava un po':?, anche se anche io non escludo possa dire cose giuste.
Buon Ferragosto anche a te
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17-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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Etruschi DNA Tarquinia Origini
ETRUSCHI DNA TARQUINIA ORIGINI
di Alberto Palmucci
E’ stato recentemente appurato che il DNA di alcune popolazioni germaniche ha qualche somiglianza con quello degli Etruschi [1]. Ma quel che ha suscitato scalpore è che si è anche trovato che il DNA degli abitanti del vicino Oriente (Turchia, Siria, Giordania) assomiglia a quello degli Etruschi e dei Toscani. Anche il DNA di coloro che abitano nelle isole del mar Egeo (Lemno e Rodi) è simile a quello degli odierni “Etruschi “; esso è però diverso da quello di Turchi, Siriani e Giordani [2]. In uno studio parallelo è stato poi riscontrato che anche i bovini di Turchia, Siria e Giordania hanno somiglianza genetica con quelli toscani di razza Chianina e Maremmana [3]. Ringrazio il prof. Guido Barbujani e il prof. Antonio Torroni, conduttori delle equipe indagatrici, per avermi inviato gli originali testi inglesi delle loro pubblicazioni, ed avermi liberato dalle confuse informazioni che avevo avuto dai media.
Per render tutto questo produttivo in campo storico occorre riesaminare il materiale archeologico e linguistico, nonché le antiche fonti letterarie che trattano delle origini degli Etruschi.
Si raccontava che Maleoto (o Maleo), in epoca anteriore alla guerra di Troia, condusse dal porto di Regisvilla (fra Tarquinia e Vulci) ad Atene una colonia di Pelasgi [4]. Era questo il nome, spiegava Mirsilo di Lesbo, che i Greci avevano dato ai Tirreni perché “questi migravano a stormo, come cicogne ( Pelargoi), dall’Italia in Grecia e in molte regioni dei barbari” [5]. Si diceva che Maleoto fosse “Imperatore dei Tirreni”, avesse inventato la tromba ( come il lidio Tirreno!) e il vino, fosse diventato re degli Argivi e tiranno di Atene, ed avesse scorrazzato per le isole Egee [6]. Si dovette anche dire che egli avesse approdato in Lidia, e che vi avesse dimorato, perché una fonte lo presenta come figlio di Ercole e di Onfale lidia ( come il lidio Tirreno!) [7]. Si diceva che tutta la costa Ionica dell'Asia minore, a cominciare dal promontorio di Micale, era stata abitata dai Pelasgi, e pelasgiche erano state pure tutte le vicine isole come Chio ed Antandro [8][/size] .
I Pelasgi, racconta Erodoto, introdussero ad Atene e da qui a Samotracia, a Lemno e nelle altre isole Egee il culto dei Grandi Dèi. Diodoro Siculo aggiunge poi che Dardano, da Samotracia introdusse il culto in Asia minore dove i suoi discendenti fondarono Troia[9].
Da questo panorama mitostorico Virgilio trasse una tradizione secondo cui Dardano dalla tirrena città di Corito o Corinto (Tarquinia) emigrò prima a Samotracia, e poi in Asia, dove introdusse il culto dei Grandi Dèi e diede origine a Troia[10].
Già Erodoto notò che ai suoi tempi le residue genti pelasgiche della Grecia e dell’Anatolia settentrionale parlavano ancora una incomprensibile lingua diversa dal Greco[11]. In tempi moderni, poi, nell’isola di Lemno, e stata trovata una stele scritta in una lingua simile all’etrusca, e in un alfabeto simile a quello dell’Etruria meridionale donde la tradizione faceva venire gli abitanti dell’Isola. Da poco, infine, s’è scoperto che il DNA degli abitanti di Lemno somiglia a quello degli Etruschi ancor più di quanto somigli a quello dei popoli Anatolici. C’è la possibilità che la tradizione virgiliana avesse attinto a fonti che riproducevano in forma mitica una qualche verità storica.
Le migrazioni, secondo Dionigi d’Alicarnasso, sarebbero iniziate due generazione prima della guerra di Troia, cioè attorno al 1250 a.C.[12]
In quello stesso periodo, come si legge nei geroglifici del tempio di Karnac, in Egitto, il faraone Merneptah, durante il quinto anno del suo regno (1232 a.C.) riportò una vittoria contro una coalizione composta da Libici e Popoli del Mare, fra cui i TWRWSH (varianti Twrjsh.w, Twjrshh.w). Questi ultimi, si specificava, erano venuti, via mare, dal nord, ed avevano tentato di invadere l'Egitto dai confini occidentali.
L’Egitto non era l’unica mira dei Popoli del Mare. Essi invasero l’Anatolia, e provocarono la fine dell’impero ittita.
Gli Ittiti erano un popolo indoeuropeo entrato in Anatolia attorno al 2000 a.C. le loro supreme divinità maschili erano Tarhu (detto anche Tarhunta), dio della tempesta, connesso anche alle pratiche di aruspicina, e suo figlio Telepino, dio della fertilità. Molti re ne portarono il nome. Regioni vassalle dell’impero furono Wilusa (Ilio-Troia), Arzawua (la futura Lidia), Shea (la futura Misia), ecc. Fra i re di Shea spiccarono Tarhunta e suo figlio Telepino. Questo ultimo in una occasione difese Wilusa (Ilio-Troia). Attorno al 1300, la capitale dell’impero divenne Tarhunta-ssa, la città del dio Tarhunta[13]; ed ebbe sovrani che si chiamavano variamente Tarhunta e Curunta.
Dal quinto e all'undicesimo anno del regno di Ramses III, cioè dal 1193 al 1187 a.C., alcuni dei vecchi popoli del mare ed altri nuovi tentarono una seconda invasione dell’Egitto, ma furono ancora fermati. Nei geroglifici del tempio di Medinet Habu si spiega che alcuni contingenti “giunsero per mare e per terra”, mentre altri vennero “dalle isole centrali del mare”. Fra questi ultimi sono elencati i Twrwsh. Questi, si dice, con ulteriore specificazione, “venivano dal mezzo del mare”[14]. Questi popoli, dunque, Twrwshcompresi, dovettero retrocedere nelle loro isole del mar Egeo, e in Anatolia nelle terre del già invaso impero ittita.
Alcuni studiosi hanno accostato il nome dei Twrwsh a quello dei Turski o Tusci ovvero Tyrse-noi o Tyrrhe-noi che sono i nomi antichi coi quali rispettivamente gli Umbri, i Latini e i Greci chiamavano gli Etruschi[15]. Gli storici greci conoscevano, infatti, come abbiamo già visto, genti tirrene d’origine etrusca che avevano abitato varie isole dell'Egeo fra cui Lemno e Samotracia. Ma quel che rende produttivo l’accostamento è il fatto che, dopo i tempi oscuri che seguirono la fine dell’impero ittita invaso dai Popoli del Mare, sulle coste occidentali del disfatto impero nacquero regni che nella famiglia dei loro primi re vantavano personaggi che si chiamavano Tirseno o Tirreno (gr. Tyrsenos; Tyrrhenos; cfr. TWRWSH). Oggi, poi, si è scoperto che il DNA degli attuali “Tirreni” d’Italia somiglia a quello degli attuali “Tirreni” delle isole Egee di Lemno e di Rodi.
A ottanta miglia marine da Lemno, sul luogo dell’antico regno anatolico di Shea, troveremo la Misia governata da Telefo. Si diceva che egli fosse nato nella terra del re Corito o Corinto (come Dardano!), in Arcadia, e ne fosse figlio adottivo. Era poi emigrato nella Misia, ed aveva sposato Astioche e Laodice, rispettivamente sorella e figlia di Priamo re di Troia. Ebbe tre figli:
Euripilo, che durante l’assedio posto a Troia dai Greci, condusse un esercito di Ittiti in soccorso della città.
Tarconte (cfr. Tarhunta) e Tirseno (cfr. Twrwsh), che dopo la guerra di Troia, vennero in Etruria, dove si unirono ai profughi troiani portati da Enea. Tarconte fondò Tarquinia, e Tirreno fondò Cere. Nei graffiti di una specchio etrusco di III sec. a. C. si vede Tarconte a colloquio con Priamo re di Troia.
Secondo una tarda variante, Telefo stesso, prima della fine di Troia, venne in Italia dove assunse il nome di Latino, si stanziò nel Lazio, ed accolse Enea venuto da Troia.
Verosimilmente, Tarconte (cfr. Tarhunta) rappresenta l’elemento anatolico, Telefo (cfr. Telepino) e Tirreno quello immigrato e nuovamante emigrato.
Parallelamente, sul luogo di Arzawua troveremo la Lidia e la città di Tyrsa (cfr TWRWSH). Secondo Xanto di Lidia (iniz. V sec. a.C.), il re Ati, agli inizi della nazione, divise il regno tra i figli Lido e Torebo. Questi diedero il loro nome ai popoli che governavano; e “da Lido discesero i Lidi, e da Torebo i Torebi”. Erodoto (V sec. a.C.) disse invece che Ati, in seguito a una carestia, divise il popolo fra sè e suo figlio Tirreno (cfr. TWRWSH), e lo fece emigrare. Costui, giunto in Italia, chiamò Tirreno il suo popolo. Evidentemnte, Ati e Lido rappresentano l’elemento anatolico della nazione, e Torebo quello tirreno integrato; Tirreno, infine, rappresenta l’elemento tirreno non integrato e quindi indotto a emigrare[16]. Si ricordi la figura del tirreno Maleoto che da una parte è quella di colui che inventa la tromba tirrena (come Tirreno!) e conduce i Tirreni dall’Italia nel bacino orientale del Mediterraneo, e dall’altra è un lidio figlio di Ercole e di Onfale (come Tirreno!) che introduce la tromba tirrena fra i Dori della Grecia.
Residue popolazioni tirreniche vivevano in Anatolia ancora nel II sec. d.C. come dimostrano le epigrafi trovate presso il lago di Ascanio[17]. [color=black][font=Verdana]Abbiamo già visto che gli storici greci conoscevano genti tirrene d’origine etrusca che avevano abitato varie isole dell'Egeo fra cui Lemno e Samotracia. Costoro, si diceva, erano partiti dal porto di Regisvilla (fra Tarquinia e Vulci) un paio di generazioni prima della guerra di Troia. Anche Virgilio, nell'Eneide, sostenne che i Tirreni, dalla città etrusca di Corito (oggi Tarquinia) si erano recati nell'isola di Samotracia, nel Mar Egeo, e da qui sulle coste dell'Asia dove avrebbero fondato Troia. Sempre Virgilio dirà che sarà poi questo il motivo per cui Enea, nipote di Dardano tirreno, dopo la rovina di Troia, ricondurrà i Troiani a Corito (Tarquinia), centro federale dove con Tarconte lo incoronerà capo della Federazione Etrusca.
Chi era Tarconte?
Secondo Licofrone (IV-III sec. a.C.) Tarconte e Tirreno erano figli di Telefo re della Misia (a sua volta figlio di Ercole o di Corito) e di Astioche sorella di Priamo re di Troia. Si ricordi che nella Misia ittita avevano regnato sia un Tarhunta che un Telepino; e che Tarhunta aveva portato soccorso a Wilusa (Ilio-Troia). Tirreno rappresenta certo l’elemento tirreno emigrato in Anatolia al tempo dei popoli del mare; e nel mito è il simbolo del ritorno.
Secondo Strabone, invece, che sviluppava il racconto di Erodoto, Tirreno è nipote di Ercole e di Onfale (come Maleoto!), viene dalla Lidia (che comprendeva le antiche Arzawa e Tarhuntassa, la città del dio e del re Tarhunta, capitale dell’impero ittita) ed incarica Tarconte (vd. Tarhunta) di fondare tutte le città dell’Etruria. Questi fonda Tarquinia (etr. Tarchu-na) e le dà il proprio nome (vd. et. Tarhu-nta-ssa = la città di Tarhunta) e in subordine tutte le altre città dell’Etruria e della Padania. Anche in questa migrazione, dunque, Tarconte dovrebbe rappresentare l’elemento anatolico, e Tirreno quello tirreno già emigrato in Anatolia. Si ricordi la figura del tirreno o pelasgio Maleoto che da una parte è quella di colui che conduce i Tirreni dall’Italia nel bacino orientale del Mediterraneo, e dall’altra è un lidio figlio di Ercole e di Onfale.
Sembra proprio che il tema del ritorno a Corito Tarquinia (etr. Tarchu-na; cfr. luv. Tarhunta-ssa) dei Tirreni, cantato da Virgilio, espliciti il comune denomitatore di tutte le tradizioni.
A Gravisca, porto di Tarquinia, è stata rinvenuta un coppa di VI secolo appartenente a un lidio chiamato Pactyes. Si tratta dell’unico documento archeologico, finora rinvenuto, della presenza di Lidi in Etruria, e potrebbe non essere un caso che sia stato rinvenuto proprio a Tarquinia. Pactyes era il ricco tesoriere di Creso re della Lidia, del quale parla Erodoto (I, 153-61); e Grass sostiene che costui andò in esilio a Gravisca e vi morì. Chiunque egli fosse, la sua presenza a Tarquinia dovrebbe essere significativa di un più ampio e antico scambio di relazioni. D’altronde, durante il VI sec. a.C., il porto di Tarquinia fu meta esclusiva in Etruria di un grandissimo numero di mercanti provenienti dalle coste Anatoliche, specialmente da Focea, e dalle prospicienti isole Egee. In quel periodo fu forse importato il Bos taurus, i cui resti ossei sono frequenti a Gravisca.
Sembra, poi, che tra i frammenti degli Scholia Veronensia all’Eneide (X,194) si possa rinvenire un cenno ai apporti fra Gravisca e una regione dell’Asia.
Per le relazioni della Lidia con l'Etruria potrebbe aver qualche significato anche la presenza in alcune epigrafi lidie di una lettera a forma di 8 con suono di F, che trova corrispondenza nell'alfabeto etrusco a partire dal VI sec. a.C. Pare inoltre che all'evoluzione grafica di quel segno in Lidia corrisponda la stessa evoluzione in Etruria. Indizio possibile questo d’una continuità di contatti.
Se ci furono migrazioni dall’Oriente in Etruria, la loro prima o più importante meta dovette esser Tarquinia. Una ragione in più sta nel fatto che è da questa città che poi iniziò la conquista della regione. Sul piano mitostorico, Tarconte, venuto dall’Oriente, fonda Tarquinia e, in subordine, tutte le città dell’Etruria e della valle Padana. Sul piano archeologico, il primato dell’area che apparterrà alla lucumonia di Tarquinia si era già manifesta dal XIV secolo coi contatti col mondo miceneo documentati dalla ceramica di monte Rovello, San Giovenale, Blera, e da uno specchio rinvenuto in una tomba della stessa Tarquinia. Per l’età compresa fra Bronzo finale e primo Ferro, l’insediamento del Calvario, sul colle di Corneto (Tarquinia), è il più vasto che si conosca. Il materiale, poi, ritrovato nella sua necropoli è più antico e ricco di quello che dello stesso tipo si ritrova nella restante Etruria e nella Padania.
IL PROBLEMA DELLA LINGUA
Pallottino scriveva che nell’Etrusco coesiste “una struttura grammaticale parzialmente affine all’indoeuropea con un fondo di vocabolario assolutamente estraneo all’indoeuropeo e privo di qualsiasi riscontro conoscibile”[18].
In questi casi, ove si presuma la venuta di gente straniera, i linguisti ritengono che la struttura grammaticale derivi dalla lingua degli immigranti, mentre il lessico di substrato sia quello della popolazione locale. Hencken ritiene che, nel caso dell’Etruria, agli inumatori dell’età del Bronzo si siano sovrapposti gli incineratori indoeuroperi dell’età del Ferro venuti via mare da nord e approdati a Tarquinia[19]. C’è chi dice invece che gli immigrati erano venuti dal vicino Oriente. Se, come le analisi genetiche dell’equipe di Barbujani hanno dimostrato, il DNA degli scheletri Etruschi ha qualche affinità anche con quello di alcune odierne popolazioni germaniche, entrambe le provenienze dovrebbero aver concorso alla formazione del popolo etrusco.
Per quanto riguarda la componente orientale, il noto glottologo bulgaro Vladimir Georgiev ha analizzato il nome Etruria, ed ha sostenuto che questo deriverebbe dal più antico nome portato da Troia (itt. *Trusia > lat. E-truria); non solo, ma la lingua etrusca, a suo avviso, deriverebbe da un dialetto ittito occidentale parlato a Troia e nell'isola di Lemno. Il nome di Tarquinia, per esempio, e di Tarconte deriverebbero da quello "della suprema divinità ittito-luvia, Tarhun(t)a”[20].
Dalle premesse linguistiche, il Georgiev ha conseguito che, dopo la rovina di Troia, gran parte dei suoi abitanti emigrarono in più parti, sì che lo stato troiano si ridusse ad un piccolo territorio costituito dalla Troade meridionale, da una parte della Misia occidentale, dalla Lidia settentrionale e da alcune isole vicine come Lemno e Imbro. Il ricordo della migrazione fu così conservato come una leggenda lidia nel racconto di Erodoto. Al tempo di questo storico (V sec. a.C.), infatti, la Lidia comprendeva la Troade e la Misia; e tutte e tre parlavano lingue simili fra loro.
La colonizzazione dell'Etruria, dice ilGeorgiev, non avvenne direttamente e non riguardò tutto il popolo troiano. Una parte di esso andò a stabilirsi presso gli Elimi della Sicilia, e solo più tardi emigrò in più tempi e a gruppi isolati "in alcune zone delle coste dell'Etruria a Tarquinia, Cere, ecc.". A poco a poco i Troiani si integrarono nella popolazione locale influenzandola e restandone influenzati[21].
Dopo il Georgiev, altri studiosi, come Francisco Adrados[22] e Onofrio Carruba[23], hanno riscontrato nell’Etrusco notevoli componenti delle lingue indoeuropee dell’Anatolia, quali l’Ittito, il Frigio, il Licio ed in minor misura il Lidio.
[1] [size=2] C. Vernesi e altri, The Etruscans: a Population-Genetic Study, “American Journal of Human Genetics”, March 2004; [i][font=Verdana]Serial coalesscent simulations suggest a Weak genealogical relationship between Etruscans and modern Tuscans, “PNAS”, May 2006.
[2]
A. Achilli e altri, Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports the Near Estern Origin of Etruscans, “American Journal of Human Genetics”, 8 aprile, 2007, pp.759-768.
[3]
M. Pellecchia e altri, The mystery of Etruscan origins: novel clues from Bos taurus mithocondrial DNA, “Proceedings of the Royal Society”, January 2007.
[4] Strabone, V, 2.
[5]
Mirsilo di Lesbo, in Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, I, 23-24; 28.
[6]
Lattanzio, Scoli alla Tebaide di Stazio, IV, 224; D. Briquel, Les Pelasges in Italie, Roma, 1986.
[7]
Scolio a Omero, Iliade, XVIII, 219. D. Briquel, op. cit. , p. 267.
[8]
Strabone, XIII, 3; Conone, 61.
[9]
Erodoto, Storie, I, 56; 57; II, 51; IV, 145; Diodoro Siculo, V, 47-49.
[10]
Virgilio, Eneide, III, 170; VII, 205-242.
[11]
Erodoto, op. cit. , I, 57.
[12]
Dionigi di Alicarnasso, op. cit., I,23; 28.
[13]
J. Mellaart, Dove nacque la civiltà, Roma, 1981.
[14]
G. Farina, I popoli del mare, “Aegyptus”, I, 1920.
[15]
G. Bartoloni sostiene che alcuni gruppi provenienti dall'Italia, come i Tirreni, potrebbero aver fatto parte dei Popoli del Mare che attaccarono l'Egitto; e a sostegno della sua tesi adduce 1) la affinità dei prodotti bronzei dell'epoca che “si ritrovano dal Mar Egeo al Mare del Nord, e dalla Sicilia alla Scandinavia”; 2) il rinvenimento a Micene“di una forma di fusione di un'ascia ad alette, tipo estraneo all'area egea, che sembra indicare una produzione legata ad artigiani giunti da Occidente”(La cultura villanoviana., Roma, 1989, p. 83).
[16]
Xanto Lidio, in Dionigi di Alicarnasso, op. cit., I, 28; Erodoto, op. cit. , I, 94.
[17]
E. Sitting, Atti, in G. Quispel, Gli Etruschi nel Vecchio Testamento, “Studi Etruschi”, XIV, 1940, p. 411.
[18]
M. Pallottino, Etruscologia, Milano, 2002, p. 503.
[19]
H. Hencken, Tarquinia, Villanovians and Early Etruscans, Cambridge, 1968, p. 427 sg.
[20]
A. Palmucci, La figura di Tarconte: un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, in Anatolisch und Indogermanisch (Anatolico ed indoeuropeo), Acten des Kolloquiums der Indogermanischen Gesellschaft, Pavia 22-25 Settembre 1998 (Università degli studi di Pavia, dipartimento Scienze dell’Antichità), Innsbruck, 2001, pp. 341-353.
[21]
V. I. Georgiev, La lingua e l'origine degli Etruschi, Roma, 1979.
[22]
F. R. Adrados, Etruscan as an IE Anatolian language, “JIES[color=#000000]”, 107, 1994, p.363 sg. ; More on Etruscan as an IE-Anatolian Language, “KZ”, 107, 1994, p. 54 sg.
[23]
O. Carruba, Nuova Lettura dei Cippi della Tunisia, “Athenaeum”, 54, 1976.
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17-August-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Quote:
alberto.palmucci
E’ stato recentemente appurato che il DNA di alcune popolazioni germaniche ha qualche somiglianza con quello degli Etruschi... Ma quel che ha suscitato scalpore è che si è anche trovato che il DNA degli abitanti del vicino Oriente (Turchia, Siria, Giordania) assomiglia a quello degli Etruschi e dei Toscani. Anche il DNA di coloro che abitano nelle isole del mar Egeo (Lemno e Rodi) è simile a quello degli odierni “Etruschi “
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Ciao Alberto,
l'entusiasmo che dimostri per l'argomento e' encomiabile, tuttavia credo che la questione sia un po' piu' complessa.
Lo studio che hai citato, che descrive l'analisi del mtDNA antico in reperti umani appartenenti alla civilta' etrusca, ha rilevato 7 aplotipi in comune con popolazioni germaniche (moderne). Questo non e' sorprendente in quanto gli Etruschi erano comunque una popolazione europea e non e' strano che abbiano aplotipi presenti in altre popolazioni europee.
E' molto piu' importante guardare la Figura 4 dell'articolo sul DNA etrusco, dove risulta che gli Etruschi sarebbero alquanto distanti dalle altre popolazioni europee e mediorientali.
I risultati di questo studio sono controversi. La distanza genetica tra gli antichi Etruschi e le moderne popolazioni dell'Italia centrale e' apparsa sorprendente.
Nell'analisi successiva (l'articolo del 2006 pubblicato su PNAS) e' emerso che una continuita' tra Etruschi e Toscani sarebbe possibile solo ammettendo un alto tasso di mutazioni, un'ipotesi considerata improbabile.
Altre ipotesi fatte sia dagli stessi autori che da altri ricercatori sono:
1) Errori analitici: nonostante che il livello tecnico dell'analisi fosse molto elevato, purtroppo il DNA antico, anche quando supera il controllo qualita' per l'analisi, puo' avere delle modificazioni chimiche, formatesi nel tempo, che risultano in false mutazioni indistinguibili da quelle reali. E' strano per es. che solo alcuni aplotipi fossero esattamente uguali a quelli moderni.
2) Errori di campionamento della popolazione moderna: e' possibile che la popolazione che attualmente abita l'area corrispondente all'antica Etruria abbia subito un notevole apporto genetico esterno durante la storia e che pertanto i veri discendenti degli Etruschi non siano stati campionati in modo statisticamente significativo.
3) Elite sociale: i reperti etruschi analizzati, proveniendo dalle ricche tombe, appartenevano ad un'elite sociale (la "upper-class" etrusca). Secondo questa ipotesi, la classe alta etrusca sarebbe stata geneticamente diversa dal popolo: una minoranza straniera, aristocratica e chiusa che avrebbe imposto la propria lingua e cultura al resto delle popolazioni locali.
Francamente la 3 mi sembra alquanto improbabile. Probabilmente c'e' un contributo della 1 e 2 insieme.
Chiaramente, come anche ammesso dagli autori, lo studio fatto sul mtDNA delle popolazioni attuali, dal quale risulterebbe un recente apporto mediorientale in popolazioni di aree piu' conservate della Toscana, e' in contraddizione con i dati dello studio sul mtDNA antico.
Il titolo dato all'articolo e' ambiguo:
Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports
the Near Eastern Origin of Etruscans
Che i Toscani siano i discendenti degli Etruschi e' l'ipotesi da dimostrare, mentre invece lo studio considera questo come un dato acquisito e quindi, l'apporto genetico mediorientale in queste popolazioni moderne supporterebbe l'origine mediorientale degli Etruschi, mentre i dati dello studio precedente metterebbero in dubbio la relazione genetica Etruschi/Toscani.
Trovo anche criticabile il passo finale nelle conclusioni dell'articolo:
"Overall, these mtDNA data and others from different
organisms support the scenario of a post-Neolithic genetic
input from the Near East to the present-day population
of Tuscany, a scenario that is in agreement with
an Anatolian origin of Etruscans..."
Infatti qui gli autori confondono l'apporto genetico con l'apporto culturale. Poiche' il contributo genetico mediorientale non e' databile con precisione, questo dato non ci dice affatto che la civilta' etrusca abbia un' origine anatolica.
Mario
Ultima Modifica di Mario_A : 17-August-2007 13:35.
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17-August-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Ragazzi/e ammetto che solo ora sono riuscita a capire bene le questioni sollevate da questo controverso studio #-o
Grazie Mario per le precisazioni e Grazie anche ad alberto.palmucci per il suo articolo ,comunque interessante.
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18-August-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Sep 2005
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Italia e Turchia sono state un vero e proprio calderone di popoli diversi: mi chiedo, dunque quanto possano essere attendibili questi studi. Oltretutto, secondo il Liverani, la popolazione Ittita era una minoranza e governava delle popolazioni protoittite in Turchia. Allo stesso modo mi sembra che anche gli assertori della tesi orientale ritengano che gli Etruschi fossero una minoranza tra i discendenti dei villanoviani.
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