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| Preistoria e protostoria in Italia e all'estero In questo forum si discute di preistoria e protostoria italiana ed estera. Sono considerati i diversi punti di vista: archeologici, antropologici e storici. |
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21-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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mogli e buoi....
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dott. Claudio Giorgini
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21-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Ahah
Ma io penso che, per quello che possa valere, influssi orientali e migrazioni non siano affatto da escludere. Nè quindi apporti culturali. Ciò che mi lascia perplesso invece è il tentativo, che a volte vedo, di spiegare l'intera cultura e civiltà etrusche come qualcosa di "importato".
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31-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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scusa se intervengo ora su questo argomento che mi preme moltissimo anche perche' lo seguo da parecchio tempo.Fin da quando facevo le medie ho sempre sostenuto l'origine mediorientale degli etruschi,dopo aver letto quell'illuminato libro sugli etruschi di Werner keller ,la cosa era TALMENTE PALESE che nonriuscivo proprio a capire come qusi tutti gli studiosi italiani si impuntassero sull'origine autoctona o per non compromettersi troppo sulla formazione italica del popolo etrusco.In questi ultimi anni anche in italia ,per fortuna tra studi di genetica , studi filologici e archeologici ,qualcuno ha fatto crollare il muro di gomma dell'archeolgia etrusca italiana che io definisco "de coccio"(ma piu' per convenienza che per reale interesse alla conoscenza),mentre all'estero gia' da anni si pensa all'origine orientale degli etruschi in italia si muovono ora i primi passi(vedi De Palma:serona toveronarum,il paese dei tirreni,l'origine degli etruschi,ecc..,Semerano:il popolo che sconfisse la morte,Pittau:origine e parentela tra sarrdi ed etruschi).Non voglio parlare dei purtroppo piu ' famosi studiosi italiani come Il Torelli e il cristofani,lo Staccioli che solo a pronunciarli mi viene un senso di amarezza .Ora alla luce di prove sempre piu' convincenti si ritirata fuori la storia dellla formazione del popolo etrusco e si dice che l'origine non ha piu' importanza.Questo lo dice lo studioso sconfitto che non sa perdere e piuttosto nega l'evidenza utilizzando quest'argomentazione che mi pare ridicola  rimo perche' a questo punto non conta piu' l'origine di nessun popolo ,non solo quella degli etruschi perche' qualsiasi popolo si forma nel paese in cui nasce o arriva (che bella scoperta)E' ovvio che gli etruschi in mille anni siano cambiati piu' volte ,come gli italiani degli anni 2000 sono diversi da quelli degli anni 20.Quindi bypassare l'argomento: l'origine degli etruschi con l'argomento:la formazione non mi pare molto scentifico ma solo un escamotage per evitare il discorso.Volevo fare una domanda a tuttiquelli che si occupano di questo argomento.Qui dite,giustamente che c'e' una continuita'dal bronzo finale,attraverso il ferro,orientalizzante ,ecc.. .Siamo tutti d'accordo che gia' nel 700 e 600 A.c gli etruschi erano i padroni del tirreno ,influenzavano gia' tutto il commercio e la cultura a nord e a sud del po,erano i migliori nella lavorazione dell'oro,del ferro e dei metalli in generale erano il granaio d'europa ,erano abili naviganti ,erano abili costruttori edili ,ecc..Vi pare possibile che in 400 anni (dal 1200 a.c.fino all'800 a.c.)siano potuti diventare tutto questo?Se fossero stati autoctoni quindi con una loro formazione come mai le materie in cui eccellevano ,guarda caso son identiche a quelle in cui eccellevano i mediorintali?lavorazione del ferro e dell'oro,maestri di idraulica,se vogliamo poi andare su un argomentazione inoppugnabile:la religione,l'epatoscopia,.Secondo voi basterebbe solo un semplice scambio culturale,magari tramite il commercio ,per far diventare gli etruschi i migliori nell'arte divinatoria dell'epoca dopo i babilonesi?perch'e allora non lo sono diventati anche i liguri,piuttosto che i sanniti o i piceni?
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31-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Mah, non so, forse si potrebbe cominciare a distinguere tra elite di una società, e società e cultura nel loro complesso. Non so se sia applicabile al caso Etrusco, del resto le mie conoscenze di etruscologia e archeologia italica si limitano alla lettura di pochi libri, e la parte che più mi interessa è la "preistoria della complessità sociale" per citare il titolo del libro di Guidi, per cui... non ne so molto. Però per esempio per riprendere il caso mesopotamico, è indubbio che i sumeri in un certo periodo e per un certo periodo costituirono l'elite, anche culturale. Ma che la cultura e la società mesopotamiche nel loro complesso, siano frutto unicamente dei sumeri, i quali avrebbero portato una "civiltà" già formatasi altrove nel luogo in cui sono arrivati, mi pare non solo un'idea sostanzialmente indimostrabile, ma probabilmente anche errata alla luce delle testimonianze archeologiche. E' poi certo vero che la cultura materiale per sua natura tende a mettere in luce più la continuità che la discontinuità, più i mutamente di lungo e medio periodo che non quelli di breve periodo. E tuttavia, soprattutto in mancanza di fonti scritte...
Personalmente non sono contrario a priori all'ipotesi per quanto riguarda la storia estrusca, solo che non so... a me continua a sembrare non così facilmente e "sicuramente" dimostrabile, nè poi forse così assolutamente fondamentale nel considerare nascita e almeno in parte sviluppo della cultura etrusca nel suo complesso (il che non vuol dire che non abbia importanza affatto, perchè l'influenza dell'elite nello sviluppo di una civiltà non è certo di secondaria importanza...). Quelli di De Palma sono comunque lavori che non conosco, per cui sono disponibilissimo ad esser convinto. Quelli di Semerano invece, nonostante mi scatenasse una certa simpatia "istintiva", so che sono piuttosto discussi, anche per quel che riguarda le teorie sull'indoeuropeo e sull'influenza dell'accadico. Poi oh, sinceramente come "orientalista" l'origine vicino-orientale degli Etruschi o l'influenza dell'accadico sulle lingue latine, non è che siano ipotesi che pregiudizialmente mi facciano schifo eh... Anzi, tutto sommato mi costa di più essere scettico...
Ultima Modifica di Karl : 31-August-2007 19:39.
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02-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2005
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Quote:
giorgio
Secondo voi basterebbe solo un semplice scambio culturale,magari tramite il commercio ,per far diventare gli etruschi i migliori nell'arte divinatoria dell'epoca dopo i babilonesi?perch'e allora non lo sono diventati anche i liguri,piuttosto che i sanniti o i piceni?
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Un esempio dalla storia moderna: in un arco di tempo piuttosto breve (un paio di secoli circa) attraverso soli scambi culturali e commerciali con l'Occidente, il Giappone ha rapidamente appreso la tecnologia e l'organizzazione economico-finanaziaria occidentali tanto da diventare la seconda potenza industriale al mondo. I giapponesi sono attualmente i migliori nella robotica e tra i migliori nell'alta tecnologia, pur avendo mantenute integri altri aspetti della loro civilta' originale.
Perche' altri popoli, e non solo orientali, non hanno fatto altrettanto? (Ultimamente diversi ci stanno provando). Perche' gli Italiani non possono neanche sognare di avere le ferrovie come quelle giapponesi?
Mario
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02-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Io personalmente non ho nulla contro l'origine mediorientale degli etruschi, ma nel fatto di ritenere gli etruschi mediorientali tout cour. La popolazione mediorientale (ma sarà stata poi soltanto una? e se ci fossero state più popolazioni da quella zona a sbarcare sulle coste tirreniche?) che giunse in Italia non trovò terra deserta, ma non possiamo neanche sostenere che abbiano assoggetato le popolazioni locali come i greci dell'Italia meridionale. Io penso che ci sia stata una fusione che ha portato ad una civiltà comunque diversa (sebbene possiamo riconoscere tratti mediorientali sia nell'arte che nella cultura, ma anche tratti più "locali") e d'altronde anche tra gli stessi greci della madrepatria e quelli delle colonie (e all'interno di quest'ultimi) possiamo riconoscere delle differenze, ad esempio nell'arte (come nella produzione dei vasi). Gli etruschi hanno dato vita ad una civiltà che è "etrusca", nel senso che ebbe vita propria, che era qualcosa di diverso dalle altre (altrimenti si sarebbe chiamata con il nome della civiltà mediorientale da cui derivò); allo stesso modo noi parliamo di civiltà magnogreca con accezione che si richiama alla Grecia, ma che se ne distacca anche. L'origine è importante per fare raffronti e per evidenziare le differenze, ma senza dimenticare che una civiltà nasce, si sviluppa e si caratterizza non solo per i popoli che l'hanno formata, bensì anche per il luogo dove si è formata, per le popolazioni con cui è venuta in contatto, per quello che viene chiamato il "contesto ambientale". E noi questo contesto lo conosciamo e non a caso i greci li chiamavano Tirreni, da cui poi noi li abbiamo chiamati "Etruschi".
Insomma, se non l'aveste capito, io sono sulla linea seguita da Pallottino 
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03-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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scusate se insisto ,ma la teoria della formazione della civilta' e' una banalita' che serve per evitare il problema dell'origine che e' fondamentale,perche' se non si conosce l'origine si stenta a capire ogni aspetto di essa.
gli aspetti peculiari,caratterizzanti di questa civilta' sono pienamente orientali tanto che uno studioso Il Piganiol (e piu' recentemente il Briquel)nel suo famoso articolo "Les Etrusques, peuple d' Orient ha scritto": "L' Etruria? Un frammento di
Babilonia in Italia.Sarebbe un minimizzare il dire che ci sono stati influssi di piccol gruppi di manovalanza straniera mediorentale che si sono fusi con la popolazione locale,quando quasi ogni aspetto della societa' etrusca e' da ricondurre al medioriente.Certo che poi l'etruria nel corso dei secoli cambia si plasma si trasforma ,come tutti i popoli del mondo .Forse che gli americani nascono gia'"imparati"se non fossero andati li gli europei con le loro conoscenze millenarie non sarebbero adesso la prima potenza nel mondo eppure sappiamo tutti che all'inizio non esiste l'america che intendiamo noi e se non capiamo questo non possiamo neanche capire gli etruschi
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03-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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purtroppoho letto solo adeso il tuo post
vai tranquilla con De Palma e' uno studioso serissimo ed e' uno dei pochissimi studiosi italiani che ha fatto dei passi da gigante rispetto ai suoi connazionali impantanati nelle solite teorie greco centriche o italiote,no perdere tempo nel leggere i vari Torelli,cristofani,staccioli.e' tempo perso .
Ti consiglio tutto della sua bibliografia da il paese dei tirreni ,le origini degli etruschi al piu' recente sotto il segno di Turan ed e' uno dei pochi che ha fatto studi seri sulla stele di kaminia
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03-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Eppure, proprio l'America è un esempio di come l'"origine" non esista. Nel senso che la società e la cultura americane sono riconducibili a tutti i popoli e nessuno, oltre che alla "fusione" degli stessi nel corso della storia americana. Io non so se questo possa essere il caso etrusco, magari no, magari qui l'influsso vicino orientale o tirrenico è molto più percepibile e fondamentale (difatti io parlavo di elite, che di per sè possono influenzare pesantemente cultura, società, politica, religione, lingua, ecc.). A me parrebbero, al limite, parziali entrambe le teorie. Se elementi culturali (nel senso più ampio) vicino orientali ci sono, e sono massicci, magari anche presenti fin dal principio del periodo di formazione della cultura e della società etrusche, mi pare stupido negarli e non andarli a "cercare" per quanto possibile (leggevo per esempio qualcosa sul lavoro di De Palma, sicuramente interessante). Allo stesso modo tuttavia mi pare molto "ottocentesco" andare a caccia delle origini ultime e definitive, da cui tutto deriva. Anche perchè poi così si arriva a sottovalutare la specificità della cultura etrusca, che a quanto leggo esiste (poi ripeto, non ne so più di tanto...). Il fatto è che, almeno per la maggior parte dei casi storici (ma anche antropologici) che si conoscono, le "origini" non sono mai pure, quasi mai semplicisticamente diffusioniste (da un punto di origine si diffonde tutto, già bello, pronto e formato). Lo si pensava in passato, e la cosa ha contribuito a produrre esempi non bellissimi da ripetere (razzismo, nazismo...).
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04-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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Lungi da me aver detto questo ,il diffusionismo che intendo io non e' la copia pedissequa dell'economia ,dell'architettura ,ecc....Per quanto riguarda il popolo etrusco c'e' ovviamente una formazione,ma non si parte da zero .perche' ci vorrebbero millenni per fare diventare una popolazione "primitiva "come quelle presenti in italia a livello di quella etrusca,i giapponesi partono gia' da un certo livello.Poi potrebbe valere per la tecnologia ,ma non per la religione,la religione no si trasmette con semplici contatti commerciali
Faccio un esempio banale se tu pianti viti di Sangiovese in romagna il vino che avrai e' appunto il sangiovese se le pianti in toscana avrai il chianti ,la radice e' sempre quella ma quello che otteniamo e' diverso con similitudini e differenze.
Karl questo e' ilmetodo che utilizzano alcuni studiosi che per sminuire una tesi diversa dalla loro iniziano a tacciarti di razzismo e come facevano anche una volta ,un esempio eclatante e' quello di Flinders Petrie e dei suoi pupilli che parlava di elite dominante aglli albori della civilta' egizia (ma che per chi aveva capito la sua teoria non aveva nulla a che fare con il razzismo).Se vogliamo dirla tutta chi poteva esser tacciato di razzismo sono gli studiosi che negli anni 30 sotto l'egida mussoliniana hanno dato nuovo lustro alle teorie indoeuropee,popolo/stirpe inventato per uno scopo che tutti conosciamo
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27-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Aug 2007
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Alberto Palmucci Tarquinia: l’origine e il DNA degli Etruschi Il DNA dei Toscani. Dal 1988 noi abbiamo pubblicato una lunga serie di studi virgiliani nei quali abbiamo cercato di rivalutare la leggenda virgiliana della vera o presunta parentela degli Etruschi con i Troiani, e con essa anche l’identificazione della città di Corito, antiqua mater dei Troiani, con la odierna Tarquinia (vedi il sito web.tiscalinet.it/etruschi_tarquinia e le mie opere elencate).
Nel 2004 e nel 2006, due prestigiose riviste di genetica, una americana, ed una inglese (1), hanno reso noti i risultati che l’equipe di Guido Barbujani, professore di genetica all’Università di Ferrara, ha ottenuto al termine d’una ricerca sul DNA mitocondriale degli Etruschi per confrontarlo con quello delle attuali popolazioni italiane, europee, nordafricane ed orientali. Ringrazio Barbujani per avermi inviato gli originali testi inglesi delle pubblicazioni.
La sua equipe ha constatato che il DNA mitocondriale degli Etruschi è in parte simile a quello di coloro che oggi vivono in quelle regioni d’Italia che un tempo erano l’antica Etruria. A loro volta, entrambi i DNA, l’antico e il moderno, sono diversi dal DNA di chi ora abita nella restante Italia e nella restante Europa, e sono invece in parte simili non solo al DNA di alcune genti della Germania e della Cornovaglia, ma pure a quello di coloro che ora abitano nelle regioni delle coste meridionali del Mediterraneo e nel vicino Oriente.
Sono stati studiati 28 scheletri provenienti da Tarquinia, Magliano, Castelfranco, Castelluccio, Volterra, Capua ed Adria. Quest’ultime due città, rispettivamente in Campania ed in Veneto, sono state incluse perché furono colonie etrusche. L’equipe ha riscontrato che quegli scheletri, sebbene provengano da diverse e lontane località, non presentano fra loro particolari differenze di DNA. Da ciò, si è inferito che gli Etruschi, nonostante fossero costituiti da una federazione formata da tanti Stati indipendenti, non siano stati un popolazione composita, ma abbiano avuto un’unica caratteristica genetica.
Il fatto poi che il DNA etrusco sia solo scarsamente simile a quello dei moderni Toscani ha fatto supporre a Barbujani che o il DNA del popolo etrusco si sia estinto nel tempo per motivi vari, oppure che l’antico DNA che noi conosciamo fosse esclusivo di un ceto dominante derivato da un popolo invasore che avrebbe anche introdotto la lingua. Dopo la conquista romana questo ceto sarebbe stato in parte assorbito dai Romani attraverso matrimoni e migrazioni d’intere famiglie verso Roma, e in parte sarebbe decaduto e si sarebbe confuso col popolo. La lingua avrebbe seguito lo stesso destino. Quella che nel medio evo parlavano i Toscani non risultava dall’Etrusco mischiato col Latino, ma discendeva direttamente dal Latino. C’è chi, a torto o no, sostiene che i popolani etruschi non avessero parlato la lingua etrusca che noi conosciamo, bensì una lingua italica simile all’Umbro e al Latino.
Del DNA degli Etruschi, tuttavia, qualcosa è rimasto: esso è diverso da quello delle altre regioni italiane ed europee, ma è in qualche parte simile a quello degli odierni popoli germanici ed orientali. Queste somiglianze possono esser dovute sia a migrazioni di gente venuta dall’Europa centrale e dall’Oriente, sia ad unità di stirpe con l’una o con l’altra gente o con entrambe distintamente. Unità di stirpe e migrazioni potrebbero essere anche concomitanti.
Nell’aprile 2007, la sopra citata rivista americana ha pubblicato i risultati di una nuova ricerca condotta da un’equipe guidata dal prof. Antonio Torroni dell’Università di Pavia, e composta da studiosi eminenti come, fra gli altri, Alberto Piazza e Luca Cavalli Sforza della Stanford University. Questa equipe non ha studiato gli antichi scheletri, ma il DNA mitocondriale di 322 persone non imparentate fra loro e abitanti in Toscana da almeno tre generazioni, e lo ha poi confrontato con quello di altri 15.000 soggetti di 55 popolazioni dell’Italia, dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del vicino Oriente. Il genoma mitocondriale viene trasmesso solo per via materna, e quindi garantisce una minore degradazione dei geni degli antichi Etruschi da parte di immigranti e conquistatori.
Ringrazio Torroni per avermi fornito il testo inglese della pubblicazione ed avermi così liberato dalle insane notizie che avevo ricevuto attraverso i media.
La sua equipe ha evidenziato un legame con punte del 17,5% fra il patrimonio genetico degli attuali Toscani e quello di alcune popolazioni del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria) e delle isole Egee (Lemno e Rodi). E’interessante, dice Torroni, che la popolazione di Lemno è “ un’eccezione nel panorama genetico con le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.
In uno studio parallelo a quello condotto sul DNA mitocondriale umano, l’equipe del professor Paolo Ajmone-Marsan dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, al quale ha partecipato anche il gruppo del professor Torroni e il Prof. Luigi Cavalli Sforza, ha analizzato il DNA mitocondriale dei bovini toscani, quelli di razza Chianina e Maremmana: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista britannica Proceedings of the Royal Society: Biological Science. L’equipe ha riscontrato che anche i bovini toscani (Bos Taurus) sono in parte geneticamente simili al bovini di quelle stesse regioni orientali.
Ciò però non implica necessariamente che un popolo intero venne in massa dall’Oriente in Italia via mare o via terra trasferendo anche i bovini. Se è vero o se può esser vero che l’antico DNA etrusco studiato da Barbujani appartenne solo alla classe dominante, è meglio ipotizzare anche che non fu un intero popolo a trasferirsi bensì un consistente gruppo di persone provenienti da diverse regioni orientali, che prese il potere su una popolazione locale meno evoluta.
Quel popolo o forse, e meglio, quel gruppo di persone potrebbe dunque aver mantenuto contatti con la terra d’origine, e potrebbe aver importato bestiame in un secondo momento, mosso da opportunità commerciali, oppure costretto da qualche morìa di animali.
Peraltro, non è affatto pacifico che ci sia stata un’unica migrazione di un unico popolo in un unico tempo. Le migrazioni potrebbero essere state scaglionate in vari periodi, o potrebbero essere avvenute per gruppi di persone come è avvenuto per le migrazioni europee in America; non solo, ma ognuna di esse può aver avuto code. E come le migrazioni verso l’America partirono da diversi Stati dell’Europa occidentale, così potrebbe esser avvenuto per le migrazione dal Vicino Oriente in Etruria. L’Anatolia, per esempio, era abitata da Ittiti, Troiani, Misi e Lidi: ognuno di loro potrebbe esser venuto in Italia, e non tutti insieme e nello stesso periodo: la comunità di DNA implica comunità di razza, ma non d’immigrazione. Al limite, l’immigrazione potrebbe non esser mai avvenuta: potrebbero esser venuti solo gruppi di persone. Inoltre, ci potrebbero essere state distinte immigrazioni, scaglionate o meno, di genti diverse venute sia da Lemno, sia da Troia, sia dalla Misia e sia dalla Lidia. Così, la federazione etrusca potrebbe esser stata composta da gruppi di città diverse per origine, ma con un DNA poco diversificato. E’ verosimile che gli antichi abitanti dell’ Anatolia (Troiani, Misi, Lidi, ecc. ) avessero caratteristiche genetiche simili, così come oggi le hanno i vari abitanti delle varie regioni della Turchia, eredi di quei popoli. Bisogna pure considerare che nel DNA degli attuali “Etruschi” ci sono anche somiglianze con quello dei Siriani e dei Giordani che sono largamente di stirpe semitica. Questo allarga smisuratamente il campo della ricerca e ci riporta a considerare sia il problema della lingua Etrusca, ritenuta a volte indoeuropea, altre mediterranea ed altre semitica. Il fatto poi che parte della Turchia rientri nei territori dell’antico impero Ittita, e che assieme a Siria e Giordania confini e in parte rientri nell’antica Mesopotamia, madre dell’aruspicina, ci riconduce al problema dell’origine dell’Aruspicina Etrusca, e con ciò pure a quello di una possibile origine mediorientale del popolo etrusco.
Più specifica è invece la somoglianza del DNA dei Toscani con quello degli abitanti delle isole Egee, come Lemno e Rodi. La popolazione di Lemno, dice Torroni, è “un’eccezione nel panorama genetico con le particolari caratteristiche che la distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.
Come si vede, le attuali scoperte genetiche non hanno risolto il problema delle origini etrusche, come i media fanno credere, ma lo hanno allargato. Certo, quelle scoperte ci danno un punto fermo: il DNA degli Etruschi ha somiglianze con quello dei popoli del vicino Oriente, e con quello degli abitanti delle isole Egee.
Per render produttiva in campo storico questa certezzza bisognerà inserirla nello studio dei moderni reperti archeologici, delle caratteristiche della lingua, e delle antiche fonti storiche e letterarie che rapportavano fra loro Etruschi e popoli orientali; e sarà pure importante indagare cosa mai gli Etruschi ritenessero sulle proprie origini.
Ggli Etruschi, Tarquinia e Troia. Licofrone (IV-III sec. a.C.) disse che Tarconte e Tirreno furono figli di Telefo e di Astioche, sorella di Priamo re di Troia; essi si sarebbero stabiliti in Etruria insieme ad Enea ( . Virgilio, poi, dirà che Dardano era emigrato dalla etrusca città di Corito (Tarquinia) nelle isole Egee e da qui in Asia dove i suoi nipoti fonderanno Troia. Dopo la rovina di Troia, gli dèi imporranno ad Enea, discendente di Dardano, di riportare i Troiani in Etruria a Corito (Tarquinia) perché questa era la loro antica madre (Aen. III, 360). Qui Enea si incontrerà con Tarconte (VIII, 560) che gli cederà il comando della lega Etrusca (X, 180); e insieme a lui scenderà da Corito (Tarquinia) a cercare una nuova sistemazione. L’iconografia di specchi, vasi e anelli etruschi testimonia che gli Etruschi credevano anche in questa parentela. Fra i tanti documenti, citiamo qui a) uno specchio (IV-III se. a.C.) dove è raffigurato Tarconte a colloquio con Priamo re di Troia (CES Great Britain II, 17); b) il castone di un anello (fine VI sec. a.C.) dove si raffigura Enea che trasferisce su una spalla in Etruria il padre Anchise insieme al cesto dei Penati di Troia (LIMC,s.v. Aineia); c) un altro castone d’anello, fatto dallo stesso autore del precedente, dove si vede Enea che trasferisce su una spalla in Etruria l’effige di sua madre Turan (Zazoff 45), nome etrusco di Venere: il nome è etrusco a significare l’origine etrusca dell’eroe.
Gli Etruschi e Lemno. Mirsilo di Lesbo (III sec. a.C.) raccontava: “ I Tirreni, lasciata l'Etruria, assunsero nel corso del loro continuo vagare, il nome di Pelargi a somiglianza degli uccelli chiamati Pelasgi (cicogne) perché come questi migrano a stormo per la Grecia e nelle regioni dei barbari. Essi innalzarono pure il muro di cinta che circonda l'acropoli di Atene, il cosiddetto Muro Pelagico” (3). Questi emigranti, diceva Strabone (V 2,2), erano partiti dal porto di Regisvilla, alla foce dell’Arrone, sul confine fra Tarquinia e Vulci, e si erano recati ad Atene guidati da Maleoto (donde il nome del porto tarquiniese di Maltano attiguo a quello di Regisvilla), il cui regno si estendeva fino a Cere. Scacciati da Atene, quei Tirreni o Pelasgi si recarono nelle isole Egee (Lemno, Imbro, Lesbo, Samotracia) e sulle coste dell’Asia minore (Cizico, Placia e Scillace), dove introdussero la religione dei Misteri (4), come il Dardano virgiliano. Secondo Menacrate di Elea, tutta la costa Ionica dell'Asia minore, a cominciare dal promontorio di Micale, dinanzi all'isola di Samo, era stata abitata dai Pelasgi, e pelasgiche erano state pure tutte le vicine isole. Riferiva poi che gli abitanti dell'isola di Chio dicevano di essere di origine pelasgica, e che quelli dell'sola di Lesbo si vantavano di discendere da Pileo, l'uomo che, secondo Omero, aveva portato da Larissa un contingente di Pelasgi in soccorso di Troia (5). Pelasgi, secondo Conone erano gli abitanti dell'isola di Antandro, davanti alla Troade (Narrazioni, 61) .
Anticlide (III sec. a.C.) poi disse che i Pelasgi per primi colonizzarono Lemno, e che alcuni di loro vennero in Etruria assieme ai Lidi di Tirreno (6). Si diceva pure che i Tirreni dalla Tessaglia si fossero trasferiti nella Lidia, e da qui fossero venuti in Etruria.
Nel 501 a.C., l’ateniese Milziade scacciò i Pelasgi dalle isole di Lemno e di Imbro. Gli abitanti di Efestia furono trasferiti nella penisola Calcidica. Quei di Myrina (lemnio Morina), invece andarono in cerca d’una difficile sistemazione. Col tempo, questi eventi furono mitizzati e confusi con migrazioni più antiche di altri Pelasgi che dalla Tessaglia avrebbero emigrato parte a Creta e parte in Etruria. Così da una parte si raccontò che i Lemni, scacciati dalla loro isola, si fossero recati prima nell’Argolide e poi a Creta sotto la guida di un condottiero chiamato Polis, come era avvenuto per i discendenti degli Argonauti guidati da Liparo. E’ possibile che anche chi diceva che gli abitanti di Lemno fossero venuti in Italia assieme ai Lidi di Tirreno, avesse mitizzato la reale migrazione dei Lemni avvenuta nel 501 a.C. Noi non vogliamo negare che gli abitanti di Lemno possano esser venuti in Etruria in epoca mitica, però è anche possibile che, quando essi furono espulsi dalla loro isola, gli inquieti abitanti di Morina siano venuti infine a rifugiarsi in Etruria agli inizi del V sec. a.C. E’ dopo questa data che a Tarquinia e nel Tarquiniese troviamo l’onomastico Lemni (7); nella forma latina Lemnius lo si ritrova poi a Pisa. Ancora a Tarquinia e a Chiusi troviamo il gentilizio Murina. Sempre a Tarquinia, poi, Laris Pulena, si vantava di discendere da un antenato greco chiamato Pule, che è la traslitterazione etrusca di Polis, nome lemnio d’origine tracia.
Etalia (nera di fumo), poi, era il nome dato sia a Lemno che all'etrusca Isola d'Elba.
Non è senza motivo che Erodoto (I,51) notò che le residue popolazioni pelasgiche dei suoi tempi parlavano una lingua diversa dal Greco. Oggi, dopo la scoperta di alcune epigrafi trovate nell’isola di Lemno si è scoperto che quella lingua era simile all’etrusco. Recentemente, i genetisti hanno pure evidenziato un legame con punte del 17,5% fra il patrimonio genetico degli attuali “Etruschi” della Toscana e quello di alcune popolazioni del vicino Oriente (Turchia, Giordania e Siria) e delle isole Egee (Lemno e Rodi); ed è interessante che, in particolare, gli abitanti di Lemno, siano “un’eccezione nel panorama genetico con le particolari caratteristiche che li distinguono sia dalle moderne popolazioni europee che da quelle del Vicino Oriente”.
Così, le somiglianze genetiche dei Toscani coi Lemni (e quindi con gli antichi abitanti delle isole Egee davanti a Troia (Imbro e Samotracia), e con le stesse città asiatiche (Cizico, Larissa, Placia, Scilace, Antandro) vicine a Troia, ha caratteri di specifico interesse storico. Si diceva, peraltro, che Dardano avesse fondato Troia, e che sua moglie Morina avesse fondato Morina, capoluogo di Lemno. Murina è anche un gentilizio persente a Tarquinia e Chiusi. Dunque, le leggendarie scambievoli migrazioni fra l’Etruria, le isole Egee e Troia, raccontate dagli storici antichi, e cantate da Virgilio, potrebbero avere qualche fondo di verità.
Ggli Etuschi, Tarquinia e i Lidi. Erodoto disse che Tirreno, figlio di Ati re della Lidia, condusse una colonia dalla Lidia in Italia. Strabone aggiunse che egli “fondò dodici città assegnando loro come ecista Tarconte dal quale prese il nome la città di Tarquinia” (V, 2,2).
Per Licofrone, però, Tarconte e Tirreno erano figli di Telefo, re della Misia, e di Astioche sorella di Priamo re di Troia: essi vennero a stabilirsi in Etruria insieme ad Enea; e Tirreno diede il nome alla regione e Tarconte a Tarquinia ( .
Quando poi Tarconte, scrisse Cicerone (Div. II,50), vide nascere il divino Tagete dalle zolle della terra di Tarquinia, chiamò sul luogo tutti i capi delle città federate. Tagete dettò allora le norme della divinazione, e Tarconte le trascrisse in un poema che i Romani chiamarono Libri Tagetici. In questi Libri, Tarconte disse d’essere un aruspice già istruito dal lidio Tirreno; e nella parte che riguardava gli auspici sui terremoti accennò a mali che potevano avvenire nella “nostra Lidia” (9).
Ora, se i Tarquiniesi produssero il mito del bambino che nasce dalla terra, dovettero credere d’essere autoctoni, però ritenevano anche d’aver avuto apporti di gente venuta dalla Lidia. A quel tempo, peraltro, la Lidia comprendeva anche la Troade e la Misia; e tutte e tre parlavano lingue simili fra loro. Lo stesso Erodoto riferì d’una mitica parentela fra Misi e Lidi, e ricordò che si diceva che Miso fosse fratello di Lido. Lo storico Tacito riferiva che gli abitanti della Lidia esibirono al Senato Romano un “decreto degli Etruschi” dove questi dichiaravano di discendere dai Lidi (Ann. IV,5).
A Gravisca, porto di Tarquinia, è stata rinvenuta un coppa di VI secolo appartenente a un lidio chiamato Pactyes. Si tratta dell’unico documento archeologico, finora rinvenuto, della presenza di Lidi in Etruria, e potrebbe non essere un caso che sia stato rinvenuto proprio a Tarquinia. Pactyes era il ricco tesoriere di Creso re della Lidia, del quale parla Erodoto (I, 153-61); e Grass sostiene che costui andò in esilio a Gravisca e vi morì. Chiunque egli fosse, la sua presenza a Tarquinia dovrebbe essere significativa di un più ampio e antico scambio di relazioni. D’altronde, durante il VI sec. a.C., il porto di Tarquinia fu meta esclusiva in Etruria di un grandissimo numero di mercanti provenienti dalle coste Anatoliche, specialmente da Focea, e dalle prospicienti isole Egee. In quel periodo fu forse importato il Bos taurus, i cui resti ossei sono frequenti a Gravisca.
Se ci furono migrazioni dall’Oriente in Etruria, la loro prima meta dovette esser Tarquinia. Da lei, poi, iniziò la conquista della regione. Su incarico di Tirreno, Tarconte fonda Tarquinia e, in subordine tutte le città dell’Etruria. Infine fonda quelle della Padania. Lo scrittore etrusco Aulo Cecina disse: “Tarconte, dopo aver varcato l’Appennino con l’esercito, dapprima fondò la città che allora chiamò Mantova dal nome che il padre Dite ha nella lingua etrusca [...]. Lì ordinò il calendario, e parimenti consacrò il luogo dove fondare 12 città”; e Verrio Flacco, autore d’una Storia Etrusca, ripeté: ”Tarconte, varcato l’Appennino, fondò Mantova” (10)
I dati archeologici confermano la tradizione. Dice Torelli: “L’importasnza e lo spessore storico di questa fase formativa nell’area tarquiniese, tra Bronzo finale e prima età del Ferro, trasferiti nella sfera della trattazione mitostorica, si incarna nella figura di | | |