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Vai Indietro   Archeologia Italiana Forum > Archeologia - AREE > Preistoria e protostoria in Italia e all'estero

Preistoria e protostoria in Italia e all'estero In questo forum si discute di preistoria e protostoria italiana ed estera. Sono considerati i diversi punti di vista: archeologici, antropologici e storici.

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  #16 (permalink)  
Vecchio 19-May-2007
L'avatar di  ShemsuHor
AI magister
 
Data Registrazione: May 2006
Luogo: Como
Messaggi: 1,036
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Molto interessante Marco!

Aggiungo una curiosità che può essere uno spunto di riflessione...
Quando nel 1856 si scoprì il primo scheletro di Neandertal si aprì un dibattito sul significato del ritrovamento. Schaffausen, professore di anatomia dell'università di Bonn era convinto che si trattasse di una nuova specie e pubblicò la sua tesi corredata di disegni dettagliati delle ossa. In Inghilterra la sua tesi venne accettata immediatamente e nel 1864 il geologo W.King definì una nuova specie umana, Homo neanderthalensis, mentre in Germania era predominante l'idea di F Mauer, collega di Shaffhausen, che riteneva il cranio appartenente a un individuo colpito da deformazioni patologiche.
Nuovi ritrovamenti dimostrarono che Mayer era in torto, soprattutto la sepoltura di La Chapelle-aux-Saints e la relativa pubblicazione M. Boule del 1911. Egli cadde però in un grossolano errore: non si accorse che lo scheletro presentava segni di artrite deformante sulla colonna vertebrale e attribuì ai Neandertal un'andatura non eretta, sottolineando i caratteri scimmieschi.

Il caso è significativo di come l'interpretazione dell'archeologo-antropologo sia importantissima nell'analisi dei resti fossili.
Però certe volte mi pare assurdo che siamo arrivati ad avere questa tecnologia partendo dalle pietre. Non sto chiamando in causa un dio o Atlantide, solo mi pare una cosa strabiliante...
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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  #17 (permalink)  
Vecchio 19-May-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
Messaggi: 1,364
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interessanti risposte ragazzi....vedo che la lista dei libri da leggere cresce sempre più(grazie Lama su) e mi rendo conto che se già per gli specialisti i problemi sono molti figuriamoci per noi.....

Intanto andate a guardare questo: Herto skulls (Homo sapiens idaltu)


Milena
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  #18 (permalink)  
Vecchio 19-May-2007
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
Luogo: Osimo (An)
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Volevo continuare la discussioe su un punto toccato da (mi pare) Lama su, ovvero il fatto che sembra che la paleoantropologia sembri soffermarsi soprattutto sui crani.
In primo luogo non si può certo dire che le altre ossa vengano trascurate, tutt'altro, è però vero che dai crani (o frammenti di esso) si hanno più informazioni.
Innanzi tutto i crani, o almeno parte di essi, si conservano meglio di altre parti scheletriche; questo perché è in larga parte composto da ossa non spugnose, come le parti distali delle ossa lunghe (testa del femore, p. es.) e presenta spessori maggiori di quelli delle stesse ossa lunghe. Inoltre, come semplice massa, il solo cranio corrisponde a circa 1/5 dell'intero scheletro. Naturalmente il ritrovamento di crani integri è estremamente raro, ma lo è di meno quando ritrovato in frammenti che necessitano di una successiva ricostruzione a mo' di puzzle.
Inoltre il cranio contiene i denti che sono in assoluto le strutture biologiche più resistenti alla decomposizioine e all'erosione: in percentuale si trovano un numero spropositato di denti, rispetto alle altri parti scheletriche. Questo però non è un male. Infatti dalla morfologia dei denti (numeri e poszione delle cuspidi, spessore della corona, ecc) si ricavano un a mole notevole di informazioni dalle quali è possibile desumere comportamenti alimentari, età, stato di salute... Inoltre la morfologia dentaria presenta una notevole costanza intraspecifica, cosicché da un singolo molare è spesso possibile capire la specie di appartenenza. Questo è vero non solo in paleoantropologia ma in tutta la paleontologia dei vertebreti tanti che le rappresentazioni delle linee filetiche dei vari gruppi animali sembrano spesso linee filetiche di denti.
Segnalo a proposito: Mallegni, F., "Denti", LTU-Guarguaglini, Pisa, 2001
Dello stesso autore e stesso editore, c'è anche un libro che però non conosco, che dovrebbe essere uno dei più recenti manuali generali di Paleoantropologia: Mallegni, F., "Come eravamo. l'evoluzione umana alla luce delle più recenti acquisizioni", LTU-Guarguaglini, 2004. Ecco il sito: Francesco Mallegni - Come Eravamo - LTU testi scientifici

Il cranio, in generale, presenta un numero di informazioni decisamente superiore a quello offerto da altre parti scheletriche: basti pensare che il bipedismo si può vedere dalla forma del bacino o della testa del femore, ma può essere sufficiente vedere forma e posizione del foramen magnum.
Eppoi, oltre all'evidentissima importanza del volume cerebrale e (quando è possibile) delle impronte delle circonvoluzione corticali, il cranio presenta una serie di altre preziose informazioni: forma del palato (importante per la forma della faringe e quindi della capacità fonetica), del naso (es. adattamento al clima freddo dei neanderthal), cresta occipitale (muscolatura massiccia nel collo, indice di una più generale conformazione muscolare), eventuale cresta saggitale, angolo di progratismo, thorus periorbitale, larghezza dell'arco zigomatico, presenza o meno di zigomi promimìnenti, angolo mandibolare, rapporto cefalico, mento sfuggente o meno, profondità e forma della cavità oculare, diastemi dentali, ecc, ecc, ecc. Sono cioè numerosissimi i punti di riferimento utili – oltre che a determinare specifici aspetti funzionali – ad una morfometria che è alla base della classificazione tassonomica: sono probabilmente di più i diversi indici misurabili sul solo cranio che sull'insieme del resto dello scheletro.
Non devee quindi stupirci che le analisi tassonomiche per la determinazione delle specie umane si basino in buona parte (ma non solo) sui resti cranici.
Se di H. sapiens idalthu (rimando al sito suggerito da Milena) avessimo solo altre parti scheletriche ma non il cranio, ho seri dubbi che sarebbe stato considerato come una sottospecie separata da H. sapiens sapiens.
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Marco Astracedi
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  #19 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
L'avatar di  ShemsuHor
AI magister
 
Data Registrazione: May 2006
Luogo: Como
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Aggiungo questo link:
swissinfo - Zurich team offers new visions of old bones.

Una nuova tecnica di grafica 3D permette di avere una migliore visione dell'aspetto degli ominidi.
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  #20 (permalink)  
Vecchio 07-August-2007
L'avatar di  chefare
Nuovo Utente
 
Data Registrazione: Aug 2007
Messaggi: 1
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E' la mia prima visita al forum e non so se l'argomento sia già stato trattato.
Sappiamo che l'homo sapiens ha avuto origine in Africa e si è successivamente espanso fuori dal continente sostituendo completamente i neanderthal e le specie "arcaiche", con la possibilità, forse, di un limitato mescolamento (anche se, allo stato, le indagini genetiche sembrano escluderlo sia per il Neanderthal che per l'erectus asiatico del cui eventuale apporto genetico non è stata trovata traccia).
Per lungo tempo il sapiens è rimasto confinato in Africa e nel Medio Oriente, e in quest'ultima area ha convissuto (o si è alternato) con popolazioni neanderthal, finchè all'improvviso ha iniziato ad espandersi colonizzando rapidamente tutti i continenti.
Quello che mi chiedevo è cosa ha fatto scattare la "molla" se, in precedenza, per decine di migliaia di anni non ha avuto particolare successo. L'ipotesi dell'invenzione del linguaggio "moderno", che avrebbe determinato un aumento della complessità sociale e della capacità di innovazione può essere valida? Quali sono quelle più accreditate?
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  #21 (permalink)  
Vecchio 07-August-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
Messaggi: 1,364
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Non ho letto strudi specifici al riguardo ,dunque posso parlarti solo di una mia impressione, maturata leggendo qua e là.
In archeologia non vi è nulla di improvviso, tanto più in preistoria; in mezzo alla trama variopinta sempre si trova un filo conduttore.
Noi riusciamo a ricostruire una sorta di espansione dei sapiens africani per lo più attraverso i reperti litici poichè i fossili non sono stati trovati ovunque . L'espansione dell'Homo sapiens in europa (come del resto in Asia) fu lunga almeno 20.000 anni, dunque si potrebbe pensare ad un meccanismo di espansione graduale ,presupponendo un aumento costante della popolazione grazie allo sviluppo sia di nuove tecnologie litiche, sia ad un progressivo affinarsi della concettuaità (e dunque del pensiero simbolico ,dell'arte e del linguaggio). Tuttavia è difficile determinare se sia nato prima l'uovo o la gallina. Processi biologici e processi socio-culturali sono spesso talmente interconessi e concatenati da non esser possibile distinguerli a distanza di tanti mila anni........ Sapiens arcaico e neanderthal adottarono nel vicino oriente le medesime tecnologie litiche e i medesimi costumi( tipo la sepoltura)
Inoltre le modalità di interazione tra sapiens ed altri gruppi in periodi tanto lunghi e a partire dalll'esiguo campione fossile pervenutoci resta quantomeno ipotetica e ahimè ,neanche la genetica riesce a rispondere a tutte le domande..........

Ciao
Milena
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  #22 (permalink)  
Vecchio 07-August-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
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altri recenti studi sull'origine africana di Homo sapiens: questi propongono come area di origine l'afrcia centrale subsahariana..... la stessa latitudine in cui si è originato Homo.........

Anthropos :: Comunità antropologia fisica antropologia culturale paleoantropologia paletnologia paletnobotanica
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  #23 (permalink)  
Vecchio 07-August-2007
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Il fatto che tutti gli uomini attuali siano fileticamente ricoducibili ad un unico ristretto gruppo di sapiens proveniente dall'Africa, non significa che non ci siano state altre migrazioni prima (o anche contemporaneamente o successivamente) o da altre parti del globo. Queste altre migrazioni hanno però portato a "rami secchi" oppure alla formazione di gruppi geograficamente isolati il cui patrimonio genetico, una volta in contatto con il gruppo da cui discendiamo (che nel frattempo doveva essere diventato assai più numeroso, veniva "annacquato" fino a scomparire del tutto nei successivi incroci.
Oppure, come è possibile nel caso di Neanderthal e sapiens in Europa, il vecchio gruppo si è estinto in seguito alla pressione (ecologico-demografica?) del nuovo gruppo. I neanderthal, in fondo, sono i diretti discendenti di una più antica migrazione, quando dall'Africa uscì Homo ergaster, o forme ad esso legate. In Europa questo si evolvette in H. heidelbergensis e da qui i neanderthaliani.

Ci sono state probabilmente diversi flussi migratori nel corso dell'evoluzione umana. Solo l'ultima ha però lasciato tracce nel nostro genoma.
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Marco Astracedi
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  #24 (permalink)  
Vecchio 07-August-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
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Sostanzialmente non posso far altro che quotare le parole di Marco, quantomai sintetico e chiaro

Tuttavia vorrei ribadire che l'interpretazione dei dati genetici è molto difficile e che le voci discordanti non mancano; ad esempio j. HawKs delll'Università del Wisconsin;a questo link Scientist: Human Origin Impossible to Pinpoint | LiveScience
si legge

In his own research, Hawks is finding that natural selection has led to changes in thousands of genes during only the past few thousand years.
“I’m really thinking just the opposite of this paper,” Hawks said. “There are differences in the skull between populations, including their variability, but it is mostly due to very recent effects and not the origin of modern humans.”
At the end of the day, a resolution to the "Out of Africa" debate may be impossible, he said. Most of the evidence can be interpreted as supporting both human-origins theories. “It’s really hard to find observations that distinguish the two,” Hawks said.
“The multiregional idea is identical to the recent African origin idea, except for its prediction that Europeans and Asians were part of the single population of origin and didn’t become extinct.”
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