 |
 |
 |
 |
| Preistoria e protostoria in Italia e all'estero In questo forum si discute di preistoria e protostoria italiana ed estera. Sono considerati i diversi punti di vista: archeologici, antropologici e storici. |
 |
|

28-May-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
Modello d'insediamento e gerarchia sociale
Allora, devo preparare la tesi e stavo pensando di affrontare il problema della struttura sociale nella civiltà nuragica (lo so, sono fissato  ). In particolare vorrei proporre una gerarchia dei siti (qual'è il sito più importante? quali altri centri sono influenzati da esso?) e magari anche un modello d'insediamento. In Sardegna, mi sembra se ne sia occupato il prof. Ugas che infatti, ne "L'alba dei nuraghi", propone un modello d'insediamento... ma è proprio un accenno. Proverò infatti a contattarlo.
Ho gia valutato alcuni criteri:
-innnazitutto la ricerca dev'essere limitata ad un'area non troppo estesa (comunale?) perchè se no chi finisce più...
-andrebbero fatte ricognizioni e reperite fonti quali censimenti o pubblicazioni di scavi per poter avere almeno un inquadramento cronologico.
-dovrò valutare l'estensione e la complessità dei siti (nuraghi, tombe dei giganti e villaggi se si conservano in alzato) in modo da avere già una base gerarchica generale (poi andranno fatte le dovute considerazioni naturalmente).
-qualche dubbio mi rimane sul metodo da utilizzare per la creazione del modello. Seguendo il Renfrew-Bahn direi che il metodo più affidabile è lo XTENT, il quale attribuisce l'area d'influenza in base alla scala del sito.
Sinceramente però non ho capito come si sviluppa questo modello.
Beh, se avete qualche consiglio fatevi sotto  Ah mi servirebbe magari, anche qualche riferimento bibliografico in merito a questo tipo di studi.
Grazie e ciao
|

28-May-2007
|
 |
AI magister
|
|
Data Registrazione: May 2006
|
|
Non ne sono sicuro però forse questo può esserti utile...
M. TORELLI, Città e organizzazione del territorio nell’Italia preromana, in Storia
dell’urbanistica, Roma-Bari 1988, pp.5-60
Ce l'ho come testo per l'esame di "Archeologia dell'Italia preromana" però non l'ho ancora guardato, non so dirti...
Insieme c'è anche questo, te lo scrivo, ma non so neanche qui se ti servirà. Anche questo non lo conosco, non ci ho ancora studiato, ma uno in più è sempre meglio di uno in meno...
C. CHIARAMONTE TRERÉ, L’Italia del primo millennio a.C. Archeologia e culture,CUEM Scienze dell’antichità, 2006.
Poi mi viene in mente:
CAMBI e TERRENATO, Introduzione all'archeologia del paesaggio, Carocci.
In particolare il capitolo 6, sulla distribuzione dei siti, i loro rapporti e i metodi per studiarli.
Ciao.
Dimenticavo !!!
I primi due titoli li prenderò entro qualche mese, penso fine luglio. Se non è troppo tardi posso farti sapere come sono e gli argomenti trattati. Magari ci sentiamo per PM.
__________________
- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
Ultima Modifica di ShemsuHor : 28-May-2007 18:23.
|

28-May-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
Orbene grazie. Intanto sto facendo delle ricerche su internet per vedere se trovo qualche pdf (con bibliografia interessante).
Ultima Modifica di ivan : 02-June-2007 02:19.
Ragione: non quotare per intero se il messaggio è immediatamente precedente
|

29-May-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: May 2005
|
|
L'argomento per quel che mi riguarda è interessante. Soprattutto se non è stato particolarmente esplorato. Tuttavia in questo caso potrebbero esserci problemi nell'avere a disposizioni i dati necessari. Esistono per esempio survey già indirizzate verso quella direzione? Che riportano le possibili estensioni dei siti, anche se non scavati? Oppure hai intenzione di attrezzarti e provvedere tu? (Ed è fattibile? Sai... io ragiono in termini "vicino-orientalocentrici", per cui non avendo a disposizione i dati mi sarebbe piuttosto difficile andare sui luoghi  - a far che poi?).
Per quel che riguarda il modello e i metodi da usare (e il resto), ti conviene ovviamente parlarne col relatore. Di solito sì, per quanto ne so si usa la grandezza del sito. Tuttavia... bisognerebbe anche vedere se in effetti il modello si adatta alla situazione nuragica (l'archeologia nuragica io non la conosco). E ovviamente chiedersi poi, sempre se sia vero, in che senso una serie di siti più piccoli "dipende" da quello più grande? Trattasi realmente di gerarchia politica (con tutto quel che comporta)? Per i siti scavati sarebbe utile spulciare un po' la cultura materiale, per vedere eventualmente se c'è un rapporto, di scambio commerciale (e di che tipo? centralizzato?) o che so io, tra i siti. Però ripeto... ragiono in termini "vicino-orientalocentrici"...
Ultima Modifica di Karl : 29-May-2007 19:31.
|

29-May-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
[quote=Karl;11326]Esistono per esempio survey già indirizzate verso quella direzione?[quote]
Che io sappia non ne sono mai state fatte... però non lo escludo certamente (anzi spero di si). Attrezzarmi da solo non sarebbe un problema comunque. e ripote inoltre che non voglio analizzare un'area troppo estesa... e qua devo valutare i criteri che dovrei usare nel sceglierla.
Quote:
|
E ovviamente chiedersi poi, sempre se sia vero, in che senso una serie di siti più piccoli "dipende" da quello più grande? Trattasi realmente di gerarchia politica (con tutto quel che comporta)?
|
Riguardo alla gerarchia politica dei siti in età nuragica, io sarei propenso ad individuarla gia soltanto esaminando la struttura architettonica dei nuraghi nonchè la loro funzione. Facendo un ragionamento (forse un po' troppo semplicistico però) secondo il quale un nuraghe complesso, comporta una disponibilità maggiore di risorse di materiali e di uomini, rispetto ad un nuraghe monotorre; si può ipotizzare che i primi siano residenze di capi, con un grado di complessità proporzionale al lignaggio al quale il capo appartiene. Poi se trattasi di residenza di capo-tribù o capo-cantone, importa relativamente. Addirittura si potrebbe ipotizzare, a mio avviso, una società centralizzata e apparentemente feudale.
|

30-May-2007
|
 |
AI senatus
|
|
Data Registrazione: May 2005
|
|
Quote:
MarcelloS
Riguardo alla gerarchia politica dei siti in età nuragica, io sarei propenso ad individuarla gia soltanto esaminando la struttura architettonica dei nuraghi nonchè la loro funzione. Facendo un ragionamento (forse un po' troppo semplicistico però) secondo il quale un nuraghe complesso, comporta una disponibilità maggiore di risorse di materiali e di uomini, rispetto ad un nuraghe monotorre; si può ipotizzare che i primi siano residenze di capi, con un grado di complessità proporzionale al lignaggio al quale il capo appartiene. Poi se trattasi di residenza di capo-tribù o capo-cantone, importa relativamente. Addirittura si potrebbe ipotizzare, a mio avviso, una società centralizzata e apparentemente feudale.
|
Ah ecco... Io avendo in testa prevalentemente il neolitico vicino-orientale mi muovo in ambiente tendenzialmente più incerto... Ci sono le grandezze dei siti, e tuttavia non sono sempre sufficienti a stabilire un rapporto gerarchico e di quale organizzazione socio-politica si tratti. L'architettura molto spesso non basta neanch'essa per stabilire se di fatto esistano dei capi e di che tipo siano. E per il resto invece la cultura materiale fa pensare a società piuttosto "egalitarie". Le ipotesi invece che più certamente individuano una struttura socio-politica precisa si fondano più sulle teorie antropologiche che sui resti materiali (attualmente comunque non mi pare che nessuno dia per scontato niente). Dalla rivoluzione urbana in poi ovviamente le cose sono relativamente più semplici... Comunque buon lavoro!
|

30-May-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
Quote:
Karl
Ah ecco... Io avendo in testa prevalentemente il neolitico vicino-orientale mi muovo in ambiente tendenzialmente più incerto... Ci sono le grandezze dei siti, e tuttavia non sono sempre sufficienti a stabilire un rapporto gerarchico e di quale organizzazione socio-politica si tratti. L'architettura molto spesso non basta neanch'essa per stabilire se di fatto esistano dei capi e di che tipo siano. E per il resto invece la cultura materiale fa pensare a società piuttosto "egalitarie". Le ipotesi invece che più certamente individuano una struttura socio-politica precisa si fondano più sulle teorie antropologiche che sui resti materiali (attualmente comunque non mi pare che nessuno dia per scontato niente). Dalla rivoluzione urbana in poi ovviamente le cose sono relativamente più semplici... Comunque buon lavoro!
|
Guarda i vari testi che si occupano di tematiche sociali in epoca nuragica sembrano concordare nel riconoscere una società tribale, divisa in clan. A partire dal Bronzo Medio-Recente, con lo svilupparsi dei nuraghi complessi o polilobati, si sviluppa (al vertice della scala sociale) un categoria elitaria detentrice del potere. Ipotizzando per esempio uno schema in base alla teoria del sito centrale, dovremmo trovare:
-al centro dell'esagono il nuraghe complesso con cinta muraria cui gravitano villaggi e nuraghi monotorri.
-al centro degli esagoni periferici si situano invece i nuragh complessi sprovvisti di cinta muraria: anche qui vi gravitano attorno villaggi e nuraghi monotorri.
|

17-June-2007
|
|
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Oct 2005
|
|
Mi scuso se rispondo solo ora all'interessante thread di Marcello.
Premetto che parto dal preconcetto, comunque condiviso da altri, che i nuraghi erano soprattutto architetture militari.
Ciò considerato, credo che le premesse per uno studio del modello di insediamento presentino alcuni complicazioni, rispetto a quanto postato da Marcello. In particolare mi trovo alquanto perplesso nello schema proposto sulla teoria del sito centrale. Non che questo sistema non possa avere la sua validità ma la distinzione gerarchica tra nuraghi complessi e monotorri potrebbe non essere così categorica.
Mi spiego meglio...
Innanzitutto credo che il territorio da prendere in esame debba essere circoscritto in considerazione delle caratteristiche geografiche e geomorfologiche di una certa area e non seguendo gli arbitrari confini amministrativi moderni. Intendo cioè che probabilmente vanno considerati i possibili confini naturali degli antichi territori, cioè fiumi e valli, creste collinari/montuose, eventuali zone franche, come un bosco, un'area semidesertica ecc.
Andranno poi distinte le aree economicamente importanti (cioè da difendere) da quelle che non lo sono o lo sono di meno; ecco che andranno individuate, ove possibile ipotizzare situazioni passate) le fonti d'acqua, le zone coltivabili, zone di pascolo (dove erano presenti gli armenti), eventuali zone minerarie, fiumi navigabili o altre vie di comunicazione, ecc.
Ed infine andranno valutati gli insediamenti conosciuti.
Consideriamo poi le diverse funzioni di una struttura difensiva:
1) Punti di osservazione protetti, cioè torri di avvistamento. I nuraghi più piccoli e più esterni (in questo confermando il modello del sito centrale) potrebbero avere questa funzione di controllo dei confini. Unico compito della piccolissima guarnigione (potrebbero bastare 3-4 uomini) sarebbe quello di osservatori e di segnalare, forse con fuco e fumo, l'eventuale sconfinamento; potrebbero altresì dover difendere la stessa torre (che per sua stessa struttura è difendibile da pochi uomini) anche se generalmente l'attaccante, per evitare spreco di tempo e risorse, preferisce ignorare fortificazioni che non rappresentano un pericolo per la propria avanzata né contengono beni.
2) Rifugio, ovvero un'architettura con scopi esclusivamente difensivi. Qui si rifugiano forze militari attaccate da forze soverchianti, oppure anche la popolazione locale o parte di essa. Qui possono inoltre essere protetti i beni preziosi come il raccolto od oggetti metallici. Le truppe saranno in numero limitato, ma sufficienti ad una difesa prolungata da attacchi consistentii.
Possono rientrare in questa categoria sia alcune torre singole (magari di una certa dimensione), nel caso che non debbano proteggere al loro interno anche la popolazione; i nuraghi complessi, invece, potevano forse ospitare anche una parte della popolazione (donne ed anziani? oppure solo gli uomini validi al combattimento?), ma difficilmente tutta la popolazione dell'area circostante, che doveva forse trovare rifugio nei boschi o altri luoghi impervi.
3) Roccaforte, cioè un centro di difesa attiva. La guarnigione posta a sua difesa deve essere grande a sufficienza da permetterne l'efficace difesa ma anche tanto grande da poter rappresentare una spina nel fianco per l'attaccante. Un guarnigione, cioè, in grado di uscire e difendere attivamente il territorio, con sortite, imboscate, tagliando le linee di comunicazione del nemico, fino a permettere di radunare truppe sufficienti ad una battaglia campale.
Visto che al suo interno si trova una guarnigione considerevole, in tempo di pace le roccaforti rappresentano anche un centro di potere, permettendo il controllo militare sulla popolazione locale.
I nuraghi complessi rientrano senz'altro in questa categoria.
Naturalmente le tre funzioni sono a volte sovrapponibili nella stessa struttura e se andiamo a considerare la relazione delle fortificazioni con il paesaggio le cose si complicano ulteriormente...
Il caso più ovvio di interazione tra geografia e fortificazioni è quello della difendibilità naturale di un certo posto: a pari necessità di efficienza nella difesa, un nuraghe posto in cima ad un picco roccioso potrà essere assai più piccolo e con guarnigione ridotta rispetto ad uno in pianura.
Facciamo qualche altro esempio di rapporto con il territorio geografico.
Il grosso degli insediamenti saranno vicino alle aree coltivabili; qui ci sarà probabilmente una fortificazione atta a difendere (in maniera passiva o attiva?) il raccolto e forse anche la popolazione o una sua parte. Ipotizziamo ora l'esistenza di un centro estrattivo; il re, il capo tribù, il capo del chiefdom o chiunque altro a capo della comunità, potrebbe decidere che questo merita una difesa passiva assai robusta ed ecco che il nuraghe complesso trova qui la sua collocazione, inoltre il grosso delle truppe possono partire da qui per il controllo attivo del territorio, o ancora, ecco che possono esserci nello stesso territorio due o più nuraghi complessi (per difesa attiva e/o passiva) di cui solo uno sede del capo della comunità e centro di potere.
Quest'ultimo potrebbe anche essere più piccolo di quello che protegge il raccolto, perché sufficiente per proteggere beni di piccoli dimensioni (es. metalli) con guarnigioni sparse su diverse roccaforti.
Naturalmente la stessa cosa vale nel caso di un emporio commerciale (ad es. sulla costa), o di una linea di comunicazione (es. un fiume navigabile).
Poniamo poi l'ipotesi di un'area particolarmente ricca (terreni coltivabili, zona estrattiva, ecc.) periferica rispetto all'intero territorio. Ecco che la roccaforte non sarà al centro ma periferica, forse nella stessa posizione dei piccoli nuraghi per l'avvistamento.
Anche in caso di assenza di zone importanti da difendere lungo la periferia, queste potrebbero essere presenti in un territorio nemico confinante, con la relativa presenza sui suoi confini di roccaforti. A fronteggiare queste potrebbero essere quindi poste fortificazioni importanti, anche solo a protezione dei confini.
Nella definizione degli antichi confini potrebbe essere utile studiare la disposizione dei nuraghi rispetto alla morfologia dei rilievi. Se si riescono ad individuare due nuraghi come appartenenti a territori diversi (in base alla relazione con altri nuraghi), se si fronteggiano da versanti opposti il confine correva nel fondovalle. Più utile, ai fine della delimitazione del territorio, il caso in cui due nuraghi non si fronteggino direttamente ma fra i due si frapponga un rilievo: in questo caso il confine correrà su questo rilievo o lo stesso sarà una zona di nessuno.
Bisogna infatti considerare che all'interno del proprio territorio, al fine di non avere zone scoperte, possibile linea di infiltrazione nemica, tutti i nuraghi dovrebbero essere in contatto visivo con quelli circostanti... Se questo non avviene siamo di fronte ad un confine (o ad un nuraghe intermedio di cui non è rimasta più traccia).
La disposizione delle torri di avvistamento, quindi, rispecchia più la morfologia dei rilievi che la disposizione centro-periferia. Saranno cioè posti lungo i confini, ma anche all'interno del territorio ogni qualvolta una certa valle risulti altrimenti non sorvegliata.
Un altro aspetto complicante è che noi non abbiamo la più pallida idea della struttura militare usata dai nuragici. E' possibile che, oltre a piccole guarnigioni sufficienti alla sola difesa, nei nuraghi di avvistamento o nei nuraghi-rifugio, esistesse una sola grande guarnigione centralizzata (non necessariamente in senso geografico) da essere usata come "esercito di manovra", per andare a rintuzzare gli attacchi. E' altresì possibile, una struttura di tipo feudale (dal punto di vista dell'organizzazione militare, non necessariamente politico) in cui la difesa attiva è demandata ad alcuni centri periferici o semi-periferici, mentre l'insediamento centrale – il nuraghe centrale sede del potere – ne è privo.
E' infine possibile che un "esercito di manovra" neanche esistesse e le guarnigioni fossero sparse in tutto il territorio, comprese le torri di avvistamento, e richiamate dove necessario tramite un sistema di segnali a distanza; da un nuraghe potranno arrivare due guerrieri, da un altro una ventina, ma i nuraghi stessi vedono le loro diverse dimensioni alla loro difendibilità naturale e all'importanza economica dell'area circostante.
Addirittura queste diverse situazioni potrebbero in parte convivere o rispecchiare una evoluzione temporale.
A proposito di scala temporale, mi sovviene poi che per molti nuraghi complessi sia stata ipotizzata una loro origine come torri singole...
Il punto fondamentale, mi sembra, è che l'analisi dei modelli di insediamento e delle gerarchie di insediamento, siano più facili quando ci sono strutture sociali tipo città-stato (v. città sumere), in cui fortificazione ed insediamento coincidono e la differente dimensione di questi assume maggiore ed univoca importanza.
Il problema è complicato dal fatto che in Sardegna, al contrario dei nuraghi – più facilmente identificabili anche quando ormai ridotti ad un mucchio di sassi – mi sembra (ma potrei sbagliarmi) che gli insediamenti non sempre sono ben individuati nella loro estensione e che probabilmente diversi altri non sono stati ancora identificati.
Partendo da presupposti così intricati, credo che sia difficile applicare metodi come XTENT.
Riassumendo, un'analisi che contempli strutture difensive non può essere generalizzata ed i singoli particolari vanno considerati di volta in volta.
|

20-June-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
Ho visto solo adesso la tua interessantissima risposta. Voglio precisare che comunque ho deciso di mettere da parte questa idea momentaneamente per afrrontarla in futuro.
Condivido in pieno che l'indagine dovrebbe ricadere all'interno dei confini antichi che logicamente non corrispondono a quegli attuali. Mi sembra fondamentale (come giustamente fai notare) prendere in considerazione come confini le caratteristiche morfologiche del territorio, valutando con attenzione quali potevano costituire barriere e quali invece raccordo.
Un'ostacolo a questo tipo di indagine, sopratutto per quanto riguarda il periodo preso in esame, è dovuto allo stato della ricerca. Nel senso che, dovendo prendere in considerazione l'occupazione umana (villaggi, nuraghi e luoghi di sepoltura) è necessario (almeno per avere un quadro più attendibile possibile) che la ricerca sia avanzata e che il numero dei dati sia il più alto possibile (o almeno sufficiente). Per quanto riguarda i nuraghi il numero dovrebbe essere quello originario (anche se alcuni possono essere andati distrutti). Lo stesso per i luoghi di sepoltura, caratterizzati o da ipogei o da Tombe dei Giganti che comunque hanno conservato la loro presenza nel tempo. Discorso diverso per i villaggi. Infatti non sempre il villaggio sorgeva sotto un nuraghe e adiacente ad esso: come si può immaginare quindi esso è soggetto all'obliterazione del tempo e quindi non è facile recuperarne le tracce. Succede comunque che lavori agricoli ne portino i resti in superficie permettendoci perlomeno una sommaria localizzazione. Altre volte prorpio la presenza di luoghi di sepoltura indicano la vicina presenza di un nucleo abitativo.
Quindi prendere in considerazione l'area con più testimonianze mi sembra almeno la premessa principale.
In merito ai nuraghi e alla loro funzione si tratta di una questione molto dibattuta ma che comunque per somme linee è stata ben descritta da Marco.
Avrei però alcuni appunti da fare:
il nuraghe ha come scopo, sempre quello di difendere il territorio? Oppure può invece essere considerato mera esibizione di potere e di ricchezza? La domanda che ho posto sorge da una consierazione pratica:
prendiamo in considerazione i nuraghi posti a picco sui rilievi, quelli che secondo un'interpretazione più ovvia servono per il controllo del territorio. E' naturale che la loro posizione elevata permette, a chi è preposto al pattugliamento, un'ampia visuale, quasi a volo d'uccello sul territorio sottostante. Proprio questa peculiarità rende però inutile la presenza di una torre di avvistamento in quanto già la posizione elevata data dal rilievo serve allo scopo. E allora chi glielo fa fare, a quei poveracci, di trasportare quegli enormi massi fin lassù? Mi sembra innegabile che dietro un tale impiego di forze ci dev'essere una forte autorità dietro, sia essa politica o religiosa. Il nuraghe messo li di guardia quindi secondo me è espressione di un'autorità centrale (capotribù, capo-cantone o capovillaggio) il quale attraverso il nuraghe dimostra il suo possesso del territorio, la sua presenza, autorità e ricchezza.
Diversamente da questi nuraghi di periferia (i quali non raggiungono mai un elevato livello di complessità) sono i nuraghi polilobati, provvisti di cinta muraria. Anche qui essi non possono che essere espressione di una fortissima autorità, forse la più importante del territorio (capotribù) che attraverso una costruzione di tale dimensione esprime il suo grado di lignaggio, la sua potenza e la sua ricchezza; questa volta non solo rivolta verso i nemici e avversari ma anche verso il resto della sua tribù. Così come il castello medievale, questi edifici diventano quidni espressione di una supremazia aristocratica attorno alla quale la popolazione cerca rifugio e protezione.
A mio avviso quindi nell'architettura nuragica e nella loro collocazione si può riscontrare una gerarchia insediativa che rispettava la gerarchia politica
__________________
"E' come se ci fosse la Spada di Damocle, basta uno con l'accendino e ti cade in testa"  (Jo Jo)
|

20-June-2007
|
 |
AI magister
|
|
Data Registrazione: May 2006
|
|
Non può essere che i nuraghi avessero anche una funzione sacra? Simboli di qualche idea religiosa oppure anche simbolo di autorità (come dicevi tu Marcello) non laica ma religiosa?
Non lo so... E' solo una domanda...
Ciao
__________________
- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
|

20-June-2007
|
 |
AI gens
|
|
Data Registrazione: Dec 2004
|
|
Quote:
ShemsuHor
Non può essere che i nuraghi avessero anche una funzione sacra? Simboli di qualche idea religiosa oppure anche simbolo di autorità (come dicevi tu Marcello) non laica ma religiosa?
Non lo so... E' solo una domanda...
Ciao
|
Ma guarda, è una domanda legittima che si sono imposti in molti sopratutto qualche "outsider". Il fatto è che a livello materiale non è stato trovato niente che possa appoggiare tale interpretazione. Al contrario anzi sono stati rinvenuti oggetti di vita quotidiana quali ceramiche da mensa, ecc. Qualcuno obietta però dicendo che in qualche nuraghe son stati rinvenuti bronzetti, ma tale ritrovamento costituiribbe soltanto l'eccezzione non la regola, poi bisogna anche analizzare il contesto.
Bisogna però considerare che intorno al X sec., la figura del nuraghe sembra essere sacralizzata. Possiamo riscontrare questo in bronzetti riproducenti nuraghi polilobati (perlopiù quadrilobati) e nei betili di pietra a forma di nuraghe monotorre: tipo quello posizionato al centro della "capanna delle riunioni" a Palmavera (Alghero). Altrove invece, nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca, è stato rinvenuto un altare cerimoniale con scolpito in basso rilievo un nuraghe.
Questa sacralizzazione del nuraghe è abbastanza singolare: da edificio di difesa, di controllo e di potere assume il carattere di divino e di sacro. E' possibile forse che in quel periodo il capo, oltre al potere politico assume anche il potere religioso. Il nuraghe essendo la manifestazione del suo potere assume anch'esso sacralità. Ma alla fine... Boh!
__________________
"E' come se ci fosse la Spada di Damocle, basta uno con l'accendino e ti cade in testa"  (Jo Jo)
Ultima Modifica di MarcelloS : 20-June-2007 17:50.
|

20-June-2007
|
|
AI senatus
|
|
Data Registrazione: Oct 2005
|
|
Quote:
MarcelloS
Avrei però alcuni appunti da fare:
il nuraghe ha come scopo, sempre quello di difendere il territorio? Oppure può invece essere considerato mera esibizione di potere e di ricchezza?
|
Ho già detto che parto dal preconcetto, non universalmente condiviso, che i nuraghi fossero strutture soprattutto militari; questo non esclude che non possano aver avuto scopi secondari, come strumenti di esibizione di potere, ma il tutto sempre in chiave militare.
Trovo infatti azzeccato il paragone col castello medievale, che funge contemporaneamente da strumento di difesa contro i nemici esterni e da deterrente nei confronti della propria popolazione. Questa è infatti soggetta la signorotto del caso, in virtù del suo potere militare | | |