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Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze.

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  #16 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
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Le mie esperienze a riguardo risalgono ad altre ere, quando persino sugi scavi classici ci si andava con le scarpe di tela e si tiravano a piombo sezioni stratigrafiche verticali anche di un paio di metri se non oltre, roba che oggi se appena appena ti ci provi ti mettono sotto sequestro giudiziario il cantiere.

Ma non c'è niente da fare, nel mondo del lavoro la tutela della salute del Lavoratore deve prevalere senza compromessi su qualsiasi risultato.
Se poi ci sono mezzi tecnici non normalmente disponibili sul mercato, oppure procedure speciali (sostanzialmente togliere la protezione individuale solo dopo aver accertato la assoluta rimozione di qualsiasi rischio, compreso quello derivante dal passaggio dell'operatore tra il luogo in cui lavora e quello in cui si "veste" o fruisce di pause etc.) per ottenere la sicurezza in maniera alternativa alla protezione individuale, ebbene questo si può fare (ma ripeto, personalmente non conosco nessun datore di lavoro, nessun lavoratore rappresentante per la sicurezza, nessun tecnico coordinatore che si prenderebbe una responsabilità del genere, a meno che non si stia impiegando personale non propriamente riconducibile all'idea del lavoratore in regola, con i suoi diritti e le sue tutele, allora è un altro paio di maniche).
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  #17 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
L'avatar di  Aquamarina
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si tratta poprio di creare le condizioni di sicurezza alternative di cui parli......poi non sono sicura che volontari e studenti si possano far male più dei lavoratori(cioè che la loro sicurezza sia meno tutelata......) ; del resto negli cavi cui mi riferisco pagati o non pagati le regole sulle scarpe erano le medesime.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Ma magari, dico magari, nessuno di loro era un dipendente, quanto meno non per quella mansione specifica.
Quasi nessuno era iscritto all'INAIL (o lo era simbolicamente per qualche strana categoria impiegatizia), non essendoci dipendenti assunti non c'era un rappresentante sindacale dei lavoratori per la Sicurezza e nessuno aveva fatto né la valutazione aziendale dei rischi né l'attività di coordinamento della sicurezza.
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  #19 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
L'avatar di  Aquamarina
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beh, se assumere dipendenti vuol dire calpestare i paleosuoli con scarpe antinfortunio temo che la possibilità di assunzioni a regola di burocrazia sui cantieri paleolitici sia molto remota


Mi
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  #20 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
AI magister
 
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Carissimi,
io lavoro per alcuni mesi all'anno al centro di Roma. Portiamo sempre scarpe anti infortunistica obbligatoriamente provviste di dispositivo per lo slacciamento rapido, il casco per 8 ore al giorno anche a luglio, i guanti sempre e ultimamente ci è stata prescritta anche la mascherina antipolvere (io però non l'ho mai usata ).
Ormai i miei piedini si sono abituati...;-), e anche il casco ormai lo sopporto.
a presto,
Francesca
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  #21 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
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E non lamentatevi perché potrebbero obbligarvi anche agli occhiali anti-scheggia .
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  #22 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
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. . . non sono sicura che volontari e studenti si possano far male più dei lavoratori (cioè che la loro sicurezza sia meno tutelata......) ; del resto negli cavi cui mi riferisco pagati o non pagati le regole sulle scarpe erano le medesime.
Ebbene sì: volontari, studenti e precari sono meno tutelati persino da punto di vista della sicurezza.
A cominciare dal fatto che essi subiscono le scelte in materia di sicurezza senza essere chiamati a parteciparvi (mentre i dipendenti sì).
Poi i dipendenti vengono formati sulla materia, fanno corsi e ricevono aggiornamenti; alcuni di loro possono volontariamente rivestire funzioni del servizio prevenzione ed essere indennizzati per questo. Volontari, studenti e precari no.
Se qualcosa non va bene, se i rischi vengono trascurati o se l'uso dei dispositivi individuali viene ordinato in maniera vessatoria, i dipendenti hanno le tutele sindacali per farsi sentire. Volontari, studenti e precari no.

Una vocina mi dice che volontari, studenti e precari si fanno male sul cantiere più frequentemente dei dipendenti (e dei titolari), solo che non lo sapremo mai perché non rientrano nelle statistiche dell'INAIL.
E quando volontari, studenti e precari si fanno male nessuno fa nulla per loro. Si arrangiano.
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  #23 (permalink)  
Vecchio 20-April-2007
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beh insomma, nessun volontario o studente entra in un canterie senza un'assicurazione.
Personalmente non mi è mai capitato alcun infortunio nè ne ho visti capitare......sarà il caso.

Milena
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  #24 (permalink)  
Vecchio 21-April-2007
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A proposito mi è venuto in mente che su un sito in grotta la quadratura era segnata tramite fili a piombo dall'alto....dunque niente chiodi a terra
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  #25 (permalink)  
Vecchio 21-April-2007
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Sì, certo. Francamente ci pensavo anche io. Ed è un modo di fare apprezzabile (anche se non credo proprio che sia stato scelto per tutelare i Lavoratori).

E' fondamentale tenere presente che la sicurezza si raggiunge persino meglio rimuovendo le fonti di rischio ancor prima che obbligando gli operatori ad una quantità di dispositivi di protezione individuale.

Però due cose ci obbligano:
- la rimozione dei rischi va fatta conformemente a procedure di valutazione che debbono vedere responsabilizzato il Committente, coinvolto un suo tecnico esperto di salute del lavoro e informate e consenzienti le organizzazioni dei Lavoratori, in fine formati ed aggiornati adeguatamente sulla sicurezza tutti coloro che entrano in cantiere.

- l'uso dei Dispositivi di Protezione Individuale ha senso come protezione da un rischio residuale oppure generico e non esattamente individuabile e rimovibile, o ancora da un rischio ambientale dovuto a fattori indipendenti dall'attività che si sta svolgendo; oppure ha senso come cautela in conseguenza della mancata certezza che tutti gli operatori presenti seguano effettivamente le procedure.

Quindi secondo me tanto più alta è la cultura della sicurezza (e l'effettivo coinvolgimento di tutti), tanto minore è la necessità di Dispositivi di Protezione Individuale, ma nel frattempo, se non sono sicuro di quanto sia formato ed affidabile dal punto di vista sicurezza il giovane che mi viene in cantiere, state sicuri che io l'obbligherò per iscritto e rompendogli le scatole tutti i momenti alle scarpe di sicurezza, il casco, i guanti, la mascherina, gli occhiali antischeggia e anche la sciarpa contro il raffreddore ...
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  #26 (permalink)  
Vecchio 21-April-2007
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Sì, certo. Francamente ci pensavo anche io. Ed è un modo di fare apprezzabile (anche se non credo proprio che sia stato scelto per tutelare i Lavoratori).

E' fondamentale tenere presente che la sicurezza si raggiunge persino meglio rimuovendo le fonti di rischio ancor prima che obbligando gli operatori ad una quantità di dispositivi di protezione individuale.

Però due cose ci obbligano:
- la rimozione dei rischi va fatta conformemente a procedure di valutazione che debbono vedere responsabilizzato il Committente, coinvolto un suo tecnico esperto di salute del lavoro e informate e consenzienti le organizzazioni dei Lavoratori, in fine formati ed aggiornati adeguatamente sulla sicurezza tutti coloro che entrano in cantiere.

- l'uso dei Dispositivi di Protezione Individuale ha senso come protezione da un rischio residuale oppure generico e non esattamente individuabile e rimovibile, o ancora da un rischio ambientale dovuto a fattori indipendenti dall'attività che si sta svolgendo; oppure ha senso come cautela in conseguenza della mancata certezza che tutti gli operatori presenti seguano effettivamente le procedure.

Quindi secondo me tanto più alta è la cultura della sicurezza (e l'effettivo coinvolgimento di tutti), tanto minore è la necessità di Dispositivi di Protezione Individuale, ma nel frattempo, se non sono sicuro di quanto sia formato ed affidabile dal punto di vista sicurezza il giovane che mi viene in cantiere, state sicuri che io l'obbligherò per iscritto e rompendogli le scatole tutti i momenti alle scarpe di sicurezza, il casco, i guanti, la mascherina, gli occhiali antischeggia e anche la sciarpa contro il raffreddore ...
Si vede proprio che fai l'archeologo/imprenditore...
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  #27 (permalink)  
Vecchio 21-April-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Scherzi a parte, perché sulla sicurezza non si scherza.

Secondo me è assolutamente appropriato che l'Archeologo abbia SEMPRE le calzature antinfortunistiche e che quando (per una ipotesi che non ritengo verosimile) possa non avercele ciò dipenda da una valutazione accurata che è avvenuta per iscritto coinvolgendo e responsabilizzando le varie parti (compreso un tecnico esperto di sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro e i lavoratori stessi), tenendo conto non solamente del luogo dove l'Archeologo lavora in senso stretto, ma anche delle aree circostanti che potrebbe raggiungere od eventualmente percorrere in relazione all'attività svolta (per entrare ed uscire, per fruire di una pausa, per procurarsi attrezzi o documenti necessari).

Trovo inoltre appropriato che l'Archeologo abbia sempre in dotazione personale un casco, al limite portato alla cintura o comunque tenuto costantemente a portata di mano, pronto a metterlo in testa ogniqualvolta le procedure specifiche del cantiere lo richiedessero ed in particolare in presenza di escavatori meccanici (anche se fuori dal raggio d'azione), di gru o di ponteggi e in particolare ogniqualvolta l'Archeologo transitasse per aree di cantiere utilizzate promiscuamente anche da lavoratrori di altro tipo (muratori, impiantisti, pontisti etc.) ovvero su ordine del responsabile di cantiere.
Non affiderei invece mai al casco una funzione di presidio in casi di possibile caduta di materiale sul luogo dove l'Archeologo sta lavorando, come al piede di una sezione di scavo o sotto un carico pendente o sottoquota rispetto a vie di transito, posizioni nelle quali l'Archeologo semplicemente non ci deve stare.
In tutti gli altri casi personalmente preferirei che l'Archeologo proteggesse il suo prezioso cervello non con un elemetto, ma con un bel berretto, di lana o di paglia a seconda delle stagioni ).
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  #28 (permalink)  
Vecchio 02-May-2007
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Mdd ha ragione anche se mettersi tutti i dpi sia certamente poco alla moda. Personalmente ho iniziato a mettere il casco appena salgo su un ponteggio. Lo scorso anno infatti, mentre stavo preparando il set per fotografare delle decorazioni in cotto su un loggiato, ho preso un tubo del ponteggio in pieno. La mia testa, altrimenti concentrata nell'illuminare correttamente i rilievi, è stata dolorosamente riportata alla realtà. Ora mi metto il casco e anche se la mia testa sembra il fungo dei puffi almeno lavoro senza troppi problemi.

Il giorno dopo il Primo maggio mi rattrista un po' vedere che tutto sommato in Italia non è diffusa come dovrebbe la cultura della sicurezza dei lavoratori.

Per le scarpe poi consiglio di cercare anche, sempre nei negozi specializzati, delle solette in griglia di materiale plastico spesse circa 4 mm. Durante l'estate migliorano la traspirazione della pianta del piede, riducono il disagio e conseguentmente aumentano la vostra attenzione durante il lavoro.
enrico
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  #29 (permalink)  
Vecchio 04-May-2007
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Bentornato .

Il ponteggio è tremendo, veramente tremendo. Soprattutto per chi non è abituato a lavorarci tutti i giorni.

Per fortuna l'Archeologo è rarissimo che abbia a che farci (ah, tra parentesi, attenzione che di solito sia il documento di valutazione rischi, sia eventuali polizze infortuni impostate sul nostro lavoro NON prevedono l'accesso a ponteggi).
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  #30 (permalink)  
Vecchio 05-May-2007
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Scusate l'intervento, un po' "diverso", diciamo, dalla piega che sta seguendo il topic, il fatto è che non mi sarei mai aspettato alcune delle cose di cui state discutendo.

Sinceramente sono rimasto veramente sorpreso da quello che state scrivendo, perchè da noi, in Svizzera, non mi sembra (parlo della mia esperienza) che ci si faccia tutti questi problemi...

Archeologi con i caschi non ne ho mai visti, se non in casi eccezionali (grotte, ponteggi,...), per quanto riguarda le scarpe, che io sappia non ci sono regole, basta che siano comode (e questo spesso significa "da ginnastica") e se proprio il terreno è accidentato (bosco, in pendenza,...), per buon senso si mettono delle scarpe un po' più robuste, scarponi da montagna o spesso scarponi militari (sarà perchè gli scarponi militari sono il regalo che ci fa lo stato ai 18 anni...) e scarpe antinfortunio si usano quando si tratta veramente di situazioni potenzialmente pericolose (cantieri edili,...)
Mascherine e occhiali... si... nei laboratori di restauro...

E poi, ispettori di sicurezza sui cantieri?!? Non so, forse ci sono anche da noi, io non ne ho nenache mai sentito parlare...


E nonostante ciò, l'archeologia da noi in Svizzera mi sembra funzionare discretamente bene, e certo gli acheologi non sono la categoria di infortunati per eccellenza, forse anche perchè le nostre assicurazioni non la prenderebebro bene...

Per questo mi sembra strano il vostro discorso: vi (non gli archeologi in se, quanto coloro che li gestiscono, diciamo) concentrate tanto sul tipo di scarpe da usare sul cantiere, la vostra burocrazia/istituzioni/governo sembra così puntigliosa sul rispetto delle regole per quanto riguarda l'abbigliamento da non concedere il minimo sgarro e poi... parmette che si asfaltino (letetralmente, a quanto ho sentito) i siti etruschi come se fossero discariche di roba vecchia.

Non so, forse è perchè ho una visione diversa delle cose, però mi sembra che ci siano modi migliori di usare i burocrati e i vari impiegati dello stato che non controllare le scarpe degli archeologi...
Nel senso, mi sembra che s equell'ispettore della sicurezza invece di controllare gli scavi degli archeologi proteggesse i siti dai tombaroli farebbe un lavoro un poco più utile...

Non sto assolutamente dicendo che l'archeologo non debba badare alla sua sicurezza, anzi, però, in fondo, credo che per fare cose come scegliere le scarpe appropriate basti un po' di buon senso...

Ciao!
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