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Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze.

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  #31 (permalink)  
Vecchio 05-May-2007
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Sinceramente sono rimasto veramente sorpreso da quello che state scrivendo, perchè da noi, in Svizzera, non mi sembra (parlo della mia esperienza) che ci si faccia tutti questi problemi...

Archeologi con i caschi non ne ho mai visti, se non in casi eccezionali (grotte, ponteggi,...), per quanto riguarda le scarpe, che io sappia non ci sono regole, basta che siano comode (e questo spesso significa "da ginnastica") . . .

Non farò commenti sul livello di tutela archeologica mediamentre vigente nella Confederazione Elvetica, né sulla asfaltatura dei siti etruschi.

Mi limito al discorso sulla sicurezza.

La stragrande maggioranza degli Archeologi in Italia opera all'interno di cantieri edili, dove è chiamata ad intervenire in relazione alle interferenze di opere moderne con presenze stratigrafiche antiche.

Le condizioni "ambientali" nelle quali l'Archeologo prevalentemente opera presentano pertanto rischi per la salute che non sono solo legati alla indagine archeologica in sè.

L'Archeologo può sì farsi male per un piccolo crollo di una struttura antica in corso di scavo o per la presenza di manufatti antichi appuntiti o taglienti -può succedere, ma oggettivamente è raro- può sì capitargli di lesionarsi usando maldestramente degli attrezzi o degli utensili (dal semplice piccone al martello elettropneumatico, al ribaltabile dei cassonetti in acciaio), ma soprattutto egli si espone a rischio per la presenza intorno a lui di lavorazioni in corso o residui di lavorazioni da parte di terzi (tipicamente la "mascella" di legno con i chiodi abbandonata dai carpentieri o cose simili).

Non solo, ma di pari passo con l'evoluzione della cultura della sicurezza sul lavoro all'interno dell'Unione Europea, in Italia è in corso una forte opera di sensibilizzazione dei lavoratori e di responsabilizzazione di datori di lavoro e committenti nei confronti dei piccoli incidenti sul lavoro (i cui costi sociali a livello di giornate lavorative perse, cure mediche e sussidii, erano arrivati negli anni passati a livelli insostenibili).

L'esperienza mia personale di oltre un quarto di secolo di attività su cantieri archeologici mi conferma che il rischio di lesione traumatica agli arti inferiori ed in particolare ai piedi è di gran lunga la prima causa di incidente sul lavoro per l'Archeologo e che essa è risultata vistosamente diminuita da quando (grosso modo ai tempi dei cantieri per le infrastrutture dei Mondiali di Italia'90) è diventato normale per l'Archeologo l'uso di calzature antinfortunistiche (in particolare antiperforazione ed antischiacciamento).

Colleghi inglesi mi dicono che nel Regno Unito non solo casco e scarpe di sicurezza sono assolutamente uno standard, ma anche il giubbotto ad alta visibilità viene percepito come dispositivo di protezione individuale abbastanza consueto (e anche in Italia il problema della visibilità dell'Archeologo in presenza di mezzi di cantiere in movimento si sta ponendo seriamente).
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  #32 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Non farò commenti sul livello di tutela archeologica mediamentre vigente nella Confederazione Elvetica, né sulla asfaltatura dei siti etruschi.
Sia chiaro che non voleva essere una critica al modo in cui l'Italia cura il proprio patrimonio, e tanto meno un "noi siamo migliori": di bestiate e di scempi ne ho visti tanti anche in Svizzera, e non robetta da nulla...
A Neuchâtel, solo per fare un esempio, sono tranquillamente passati con un autostrada (e non un sempice viadotto) e con le fondamenta di danarose industrie varie su un sito di accampamenti paleolitici, permettendo agli archeologi si scavare delle aree di pochi metri quatrati, e cementando tutto il resto. da piangere, veramente.:sad:

Quindi la mia non voleva assolutamente essere una critica in questo senso.
In effetti, non voleva essere una critica.
Semplicemente mi sorprende il fatto che si lascino correre simili scempi, e poi si vada a fare i puntigliosi e i burocrati sull'abbigliamento degli archeologi che penso sia un problema risolvibile con un po' di buon senso, tranne ovviamente in casi particolari, in cui le norme devono esserci e devono essere rispetatte (come per esempio, come già ho detto, nei cantieri edili; in questo sono pienamente d'accordo con te).

Penso però che come si sceglie con cura l'utensile con cui scavare un sito (scavatrice, trowel o strumenti da dentista), bisognerebbe poter scegliere anche l'utensile adatto con cui calpestarlo.

Spero che tu capisca cosa intendo

Forse però è anche una questione di una mia visione generale delle cose, io trovo che un po' di regole in meno e un po' di buon senso in più non sarebbero una cattiva cosa, in qualsiasi ambito
Ma è solo un'opinione personale

Ciao!

Ultima Modifica di lama su : 06-May-2007 11:46.
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  #33 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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A Neuchâtel, solo per fare un esempio, sono tranquillamente passati con un autostrada (e non un sempice viadotto) e con le fondamenta di danarose industrie varie su un sito di accampamenti paleolitici, permettendo agli archeologi si scavare delle aree di pochi metri quatrati, e cementando tutto il resto. da piangere, veramente.:sad:
Davvero molto triste, però bisogna considerare due cose: che non avrebbero probabilmente mai scoperto il sito paleolitico se non avessero cominciato i lavori dell'autostrada......quindi meglio un informazione parziale che nessunma imformazione e che spesso le esigenze economiche- commerciali purtroppo sovrastano di gran lunga quelle culturali- che poi si possa cercare di proteggere un sito archeologico anche costruendo un'autostrada è un altro paio di maniche........

Quote:
Semplicemente mi sorprende il fatto che si lascino correre simili scempi, e poi si vada a fare i puntigliosi e i burocrati sull'abbigliamento degli archeologi
Siamo abituati a molto peggio: tipo si lasciano correre le grandi truffe e ruberie e poi ci si accanisce sulle dichiarazioni dei redditi o sil tassa esageratamenten la gente che per vivere lavora........si concede la pensione a chi ottiene una sola nomina in parlamento e si fa "schiattare" tutti gli altri per una miseria......si lasciano liberi i peggiori trafficanti di droga e si arrestano i ragazzini che si coltivano la propria pianta di canapa,ma lasciamo perdere che è meglio......


Quote:
Penso però che come si sceglie con cura l'utensile con cui scavare un sito (scavatrice, trowel o strumenti da dentista), bisognerebbe poter scegliere anche l'utensile adatto con cui calpestarlo.

Forse però è anche una questione di una mia visione generale delle cose, io trovo che un po' di regole in meno e un po' di buon senso in più non sarebbero una cattiva cosa, in qualsiasi ambito
Straquoto
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  #34 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Penso però che come si sceglie con cura l'utensile con cui scavare un sito (scavatrice, trowel o strumenti da dentista), bisognerebbe poter scegliere anche l'utensile adatto con cui calpestarlo.
Spero che tu capisca cosa intendo . . .
Intanto io metto la salvaguardia della salute del lavoratore su un piano di importanza maggiore della salvaguardia del bene archeologico.

Quindi per primissima cosa proteggo il mio dipendente con il massimo della protezione ragionevomente possibile (senza vessare lui con dispositivi insopportabili).

Poi non mi pongo tanto il problema di scegliere con che cosa calpestare l'evidenza archeologica, ma semmai di come fare per non calpestarla, se non è opportuno che la si calpesti.
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  #35 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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. . . rifiuto invece con fermezza la cattiva idea che la tutela della salute del lavoratore possa essere inversamente proporzionale alla delicatezza dell'oggetto dell'indagine (anche perchè a questo modo si arriverebbe in un attimo ad ammettere che per consentire grandi scoperte archeologiche possa non essere del tutto inammissibile -come invece inammissibile sempre è- esporre dei giovani a rischi concreti per esempio di seppellimento da crollo per mancato contenimento delle pareti di scavo o di esposizione a sostanze chimiche nocive nel corso di consolidamenti di reperti etc. etc.)
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  #36 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Sempre sul discorso scarpe, non credo che eistano criteri di salute standard, applicabili a tutte le persone, personalmente per la conformazione dei miei piedi più sto scalza è meglio è.....

Quanto al non calpestatre affatto l'evidenza sono d'accordo, peccato però che spesso non vi sia altra soluzione che calpestarla, lo ripeto, specie in grotta dove non è sempre facile realizzare passerelle e simili
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  #37 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Intanto io metto la salvaguardia della salute del lavoratore su un piano di importanza maggiore della salvaguardia del bene archeologico.
Sono perfettamente d'accordo. Ultimamente ho sentito sin troppe notizie sulle morti bianche. E' impensabile poter tollerare ancora a lungo una situazione come questa, siamo nel 2006! Abbiamo tutti i mezzi a nostra disposizione per salvaguardare la nostra salute, specie praticando un lavoro a rischio. Il solo buonsenso spesso non basta, sono necessarie delle sanzioni più salate (nei confronti di datori di lavoro strafottenti), maggiore educazione alla sicurezza (relativamente agli operai) e più ispettori del lavoro in giro per i cantieri.
__________________

http://www.addiopizzo.org/
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  #38 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Intanto io metto la salvaguardia della salute del lavoratore su un piano di importanza maggiore della salvaguardia del bene archeologico.
Questa mi sembra una cosa ovvia e naturale.

Ripeto: non sto dicendo che non bisogna avere e rispettare delle norme di sicurezza, anzi, sto solo dicendo che, per quanto riguarda le scarpe, dal mio punto di vista tali norme vadano proporzionate alla situazione.

Ci sono casi in cui il pericolo è maggiore e casi in cui è minore, e per questo mi è sembrato curioso, fuori dal mio modo di pensare, il fatto di imporre dall'alto (e impuntarsi a far rispettare tale imposizione) un unico e particolare tipo di scarpe che possono essere sì utili e necessarie in certi scavi, ma del tutto inutili (per non dire potenzialmente pericolose per i reperti stessi) in altri casi.

Capisco che anche uno scavo paleolitico possa comportare dei rischi per i piedi di un archeologo, ma qual'è la probabilità reale di trovare, in un suolo di 50'000 anni fa, un chiodo che richieda degli scarponi per evitare di ferirsi?
Bassina, mi sembra

E allora, visto che mi sembra piuttosto impossibile, e se non impossibile piuttosto illogico, pensare di stabilire norme e regole per decidere quale tipo di scarpa vada usato in quale tipo di scavo, trovo che in una situazione normale (ripeto: NON in cantieri edili o dove il pericolo è presente e manifesto, dove le norme ci vogliono e vanno rispettate), in situazioni normali, dicevo, penso che lasciare all'archeologo la scelta della scarpa più adatta sia la soluzione migliore.

Senza contare che, come è gia stato detto, non tutti i tipi di scarpe sono salutari per tutti i tipi di piedi

Modi diversi di vedere le cose, tutto qua

ciao!
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  #39 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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. . . un unico e particolare tipo di scarpe che possono essere sì utili e necessarie in certi scavi, ma del tutto inutili (per non dire potenzialmente pericolose per i reperti stessi) in altri casi.

Capisco che anche uno scavo paleolitico possa comportare dei rischi per i piedi di un archeologo, ma qual'è la probabilità reale di trovare, in un suolo di 50'000 anni fa, un chiodo che richieda degli scarponi per evitare di ferirsi?
Il potenziale pericolo per i reperti stessi NON è sullo stesso livello di importanza della salute delle persone.

Prima io metto qualsiasi lavoratore in condizioni di piena (piena) sicurezza e ne garantisco la assoluta integrità fisica -e non me ne frega niente se è un muratore, un camionista, un archeologo o un barelliere che è venuto a soccorrere l'Archeologo infortunato- prima mi preoccupo della sicurezza sul lavoro, e poi -solo dopo- mi preoccupo di come il muratore tira sù i muri, di quanto efficiente sia il camionista a condurre il suo camion o di quanto bravo sia l'Archeologo a recuperare i suoi preziosi dati e i suoi reperti.

Prima la sicurezza, dopo l'efficienza sul lavoro.

Quanti chiodi ci possono essere in uno scavo paleolitico?
Anche tantissimi: dipende sprattutto da quanti ce ne abbiamo portati noi, o quelli che lavorano a fianco a noi o che hanno montato le pedane, le passerelle e le baracche prima che iniziassimo noi.
E quando dico "scavo paleolitico" non intendo solo lo strato che stiamo minuziosamente pulendo, ma tutte le zone dove l'Archeologo potrebbe passare, fermarsi, andare a mangiare un panino, a prendere un attrezzo o un foglio pulito o anche a fare quelle cose che non si possono delegare a nessuno . E persino quelle aree dove normalmente non passerebbe, ma che potrebbe essere obbligato a percorrere per situazioni di emergenza di altra natura (piano evacuazione).
Poi non ci sono mica solo i chiodi: un altra funzione importante delle calzature antinfortunistiche è l'isolamento elettrico. Non ci sono chiodi, nessuno nessuno nessuno, non spostiamo nulla di pesante che potrebbe schiacciarci la punta del piede e non usiamo attrezzi con i quali potremmo colpirci da soli i nostri piedi o colpire il piede del collega, però usiamo faretti alimentati con la 220? Daccapo: ci vogliono comunque calzature antinfortunistiche adeguate per il rischio di elettrocuzione.

La stragrande maggioranza degli Archeologi che operano sul campo in Italia oggi come oggi, lavorano in un cantiere che o è (spessissimo) un cantiere edile a tutti gli effetti dove l'Archeologo è solo una delle mille figure che partecipano, oppure è magari anche un cantiere solo di scavo archeologico, ma con tutte le problematiche del cantiere edile generico (perché si installano impianti, si montano staccionate o recinzioni, si utilizzano mezzi meccanici per movimentare della terra etc. etc. etc.).

In queste condizioni e considerato che le statistiche individuano con chiarezza la lesione agli arti inferiori e soprattutto ai piedi come rischio ricorrente nell'operato dell'Archeologo, noi dovremo obbligatoriamente (perché questo ce lo impone la Legge) valutare come proteggere il Lavoratore e se non saremo capaci di prevedere la rimozione di tutte ma assolutamente tutte le possibili cause, dovremo dotare e obbligare ogni singolo con dispositivi di protezione individuale (nello specifico anti schiacciamento ed anti perforazione), scegliendo sotto la responsabilità del datore di lavoro i più appropriati fra quelli disponibili in commercio o ragionevolmente realizzabili.

Non è questione di un modello di calzatura antinfortunistica anziché un altro, ma di alcune tipologie di rischio ben precise da contrastare con dispositivi certificabili.
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  #40 (permalink)  
Vecchio 06-May-2007
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Mdd, non credo che qualcuno stia qui a negare la necessità di salvaguardare i lavoratori....nè che una cultura della salvaguardia sia deleteria. Al sud si lavora ancora, la maggior parte delle volte,a nero e senza norma,per trenta euro al giorno( per far l'esempio del muratore, ) e se cadi e batti la testa è capace che ti includano nelle fondazioni......( sempre l'esempio del muratore).
Se sei un operaio specializzato che lavora su un cantiere archeologico di età storica forse va un pò meglio......

Il punto fondamentale per me in questa discussione è che, comunque le Norme vanno basate sulla realtà e se fai una statistica su quanto e perchè si fanno male gli archeologi dovrai anche tenere conto dei tipi di scavi che si fanno......e quali sono gli infortuni su ciascun tipo; infatti non è possibile stabilire Norme per la sicurezza di alcun lavoratore senza aver considerato di che tipo di lavoro si tratta, analizzandone minuziosamente lo svolgimento. Rendere obbligatori certi dispositivi dove in effetti non ce n'è alcun bisogno significa sprecare un'enorme energia(che appunto si potrebbe utilizzare nella minuziosità dell'indagine preparatoria) e forse far guadagnare qualche particolrare industria......
Le Norme inoltre non devono ostacolare altre Norme, cioè il diritto al lavoro.
Mi spiego : se io sono costretto al rispetto di leggi assurde riguardo alla realtà del mio lavoro e contemporaneamente mi si offre la possibilità di far svolgere tale lavoro da volontari e studenti.....sfrutterò volontari e studenti(mai visti nè avuta notizia di operai in un cantiere paleolitico).

Quote:
(piano evacuazione).
Anche questo in teoria sembra giusto.....ma ti pare mai possibile un piano di evacuazione in una grotta che ha un unico ingresso e magari un' unica e ripida strada per raggiungerla, se non il mare?
e che si fa allora, visto che le Norme di sicurezza Archeologica non sono pensate per uno scavo paleolitico rinunciamo a fare scavi di questo tipo o alimentiamo lo sfruttamento di persone che si fanno le loro brave 8 ore al giorno contribuendo volontariamente all'avanzare delle conoscenze solo per la "gloria?"
Certo il volontariato è bello e gratificante ,ma quando poi diventa un sistema economico, favorito da Leggi Ottuse va a denaturarsi.

Ben vengano le Norme, ma che esse siano fatte con tutti i crismi e soprattutto non da qualcuno che non ha la più pallida idea di ciò che effettivamente sta andando a regolamentare.
Solo una minuziosa meticolosa e reale Norma(nel senso che guarda alla realtà effettiva che pretende di regolare)non è un Ostacolo ma un Progresso.

Milena

Ultima Modifica di Aquamarina : 06-May-2007 23:33.
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  #41 (permalink)  
Vecchio 07-May-2007
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Questo richiamo alle Norme mi fa sospettare che forse c'è un equivoco.

Che io sappia non c'è nessuna Legge che impone a noi Archeologi le calzature di sicurezza.
Fermo restando che se si sta operando in un ambito affine all'edilizia la norma prevede quasi sempre una "progettazione" della sicurezza (a cura di un tecnico abilitato) che ha valore vincolante (e che di solito si concretizza proprio nella imposizione dei DPI).
C'è invece comunque sempre una Legge che obbliga ogni datore di lavoro (e come "lavoratori" ci stanno dentro tutti, anche precari, volontari, collaboratori non retribuiti di Soprintendenze etc., direi esclusi forse i soli studenti nel corso di attività condotte direttamente dall'Ateneo e forse -ma non ci giurerei perché recentemente l'ho visto richiedere anche a loro- soci di volontariato organizzato per cantieri condotti dalla propria Associazione) a valutare per iscritto ed in forma analitica i rischi (e siccome esistono statistiche specifiche non si scappa), a rimuoverli, e se non può dichiarare di essere del tutto certi di averli rimossi tutti (assumendosene la responsabilità) ad imporre a tutte le persone che dipendono da lui dei dispositivi di protezione individuale idonei a tutelare dal rischio residuo (dove per rischio residuo si intende quello che non è venuto in mente al momento della valutazione, quello che ci si era ripromessi di rimuovere ma -vuoi mai- qualcosa potrebbe essere scappato, o quello che si è disposto di fare ma per inadempienza di qualcuno non viene fatto).

Quello che dico io è che quel lavoratore che si presta a lavorare senza scarpe di sicurezza su un cantiere archeologico in assenza di una valutazione scritta sui rischi, sulla loro rimozione e senza una (molto improbabile perché non conosco nessuno che sia così matto da sottoscriverla) assunzione di responsabilità da parte del datore di lavoro, se ne sta semplicemente fregando e sta danneggiando la categoria.

Ritieni di essere l'eccezione rispetto ai casi più comuni, pensi ve ne siano le condizioni e ritieni preferibile fare senza? Pretendi allora di partecipare con il datore di lavoro (o suo Responsabile) alla fase di valutazione rischi, di essere sentita dal Coordinatore per la Sicurezza e cerca di incidere nelle loro decisioni.
Se sei un dipendente assunto in regola hai delle possibilità, anche tramite Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Auguri.

Quote:
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...ma ti pare mai possibile un piano di evacuazione in una grotta che ha un unico ingresso e magari un' unica e ripida strada per raggiungerla, se non il mare?. . .
Se è una cosa difficile da fare e potrebbe aver rilevanza riguardo alla salute dei lavoratori, allora tanto più è necessario che sia prevista in una procedura scritta.
Normalmente in uno scavo in mezzo alla pianura a nessuno verrebbe in mente di doverla prevedere: in una grotta con un unico ingresso e magari un'unica e ripida strada per raggiungerla, se non il mare è evidente che è indispensabile.

Ultima Modifica di Mdd : 07-May-2007 01:38.
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  #42 (permalink)  
Vecchio 07-May-2007
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Ah, e comunque quel lavoratore (fosse anche volontario) che non utilizza DPI prescritti dal Coordinatore o previsti dal Documento di Valutazione, oltre che scorretto nei confronti della propria categoria, è anche sanzionabile.

Ultima Modifica di Mdd : 07-May-2007 00:37.
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  #43 (permalink)  
Vecchio 07-May-2007
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Questa ritrosia nei confronti delle scarpe mi fa ricordare in maniera confusa qualche brano di una lettura da bambino di un libro credo totalmente scomparso dai gusti attuali: Le Avventure di Huckleberry Finn
Anzi no, è possibile che fosse qualche passo riguardante la figura di Huckleberry Finn ma in "Tom Sawyer".
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