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Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze.

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  #16 (permalink)  
Vecchio 19-May-2007
L'avatar di  Hera
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Prima di tutto, un grande saluto a tutti perchè sono una nuova utente! Secondo... io sto scavando come volontaria ed ho stipulato una polizza assicurativa; la mia agente (nonchè grande amica) mi ha detto che in caso di infortunio è comunque la ditta che esegue gli scavi che deve rispondere, cioè pagare, ed in più ricevi il rimborso anche dalla tua compagnia di assicurazioni. Chi è responsabile del cantiere (ditta, coperativa, altri soggetti) lo è "sempre", non ci sono polizze che lo sollevino da questo tipo di onere.
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  #17 (permalink)  
Vecchio 19-May-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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Benvenuta Hera.
Sono con te nel tuo ragionamento, però fra me e me mi chiedo: ... ma allora perché questi "datori di lavoro" sollecitano i propri collaboratori a stipulare delle polizze private?

E poi mi chiedo anche: le spese sanitarie in Italia le sostiene il Servizio Sanitario Nazionale non tu né l'assicurazione, se invece tu sei un collaboratore co.pro subisci un infortunio ed in questo modo si riduce temporaneamente la tua capacità lavorativa magari il datore di lavoro potrebbe "rispondere" del tuo infortunio economicamente, ma se sei volontaria in che modo risponde?
Sia chiaro, noi finora stiamo parlando di infortuni accidentali -e a questi suggerirei di limitarci- il caso del dolo o della colpa grave li lascerei a parte (anche perché in questi casi credo che le Assicurazioni comincerebbero a fare delle gran storie).
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  #18 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
L'avatar di  Hera
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Ciao Mdd,
premetto che le mie nozioni in materia di sicurezza sono, purtroppo, un pò "arrugginite". Due anni fa ho frequentato un corso di restauro all' interno del quale erano previste 30 ore di lezione sulla sicurezza nei cantieri... molto belle ed interessanti, ma non ricordo "molto"...
Per quello che so, qualora si dovesse verificare un incidente all' interno di un cantiere, a prescindere dal tipo di contratto o prestazione, la ditta esecutrice ed il committente rispondono sempre di quello che succede all' interno dell' area di interesse (logicamente il lavoratore ha l'obbligo di utilizzare tutti i Dispositivi di Protezione Individuale). Dal momento in cui il titolare della ditta accetta che nel suo cantiere entrino "persone esterne" al suo staff di lavoro, è inevitabile che si assuma anche la responsabilità della loro incolumità fisica, dovendo per questo (ma non tutti lo fanno) stipulare una polizza adeguata (se non erro con l’ INAIL). Non vorrei continuare a dire cose inesatte, scriverò all’ INAIL e poi vi farò sapere. La sicurezza sul posto di lavoro è fondamentale e nei cantieri lo è ancora di più; trovo assurdo che nelle Università non sia previsto un monte ore obbligatorio sulla sicurezza come invece succede, ad esempio, per i corsi regionali. C’è tanta confusione ed ignoranza in merito e, scusate se lo dico, soprattutto nel nostro ambito. Ho girato cantieri sia di restauro che di scavo e quelli in cui spesso non vengono rispettate le norme minime previste dalla legge ( per quello che ci riguarda è la cosiddetta “direttiva cantieri” Dlgs. 494/96; più in generale la Legge 626/94), sono proprio i secondi. Un argomento per il “tema del mese” (anche se capisco che con l’ archeologia in senso stretto c’ entra poco) potrebbe essere proprio quello sulla sicurezza nei cantieri ..... Un saluto
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  #19 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
AI senatus
 
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Ciao Hera,
io credo proprio che invece la sicurezza sui cantieri con l'archeologia c'entra eccome...
Nella mia esperienza ho trovato diverse situazioni, ad esempio:
-Scavi didattici di università: condizioni di sicurezza inesistenti
-Scavi finanziati dalla soprintendenza, con ditta edile vincitrice di appalto ma conduzione scientifica in concessione a università: operai con caschetti, scarpe di sicurezza etc, ma studenti a piedi nudi sullo scavo, niente baracche e bagni chimici,etc
-Scavi finanziati da enti pubblici ed eseguite da ditte edili in cui la soprintendenza ha solo supervisione scientifica: operai e archeologo che lavorano in nero e chiusura anticipata del cantiere alla notizia che sarebbe arrivata ispezione
-Scavi di soprintendenza con finanziamenti europei, con responsabile della sicurezza interno all'amministrazione o su contratto dell'ente appaltante: direttive sulla sicurezza seguite alla lettera, tanto da non poter scavare oltre i 2,5 m di profondità se non a patto di dispositivi di sicurezza talmente costosi (per tempi e denaro) che la ditta preme per far chiudere i saggi...
Per non parlare del risvolto dei contributi previdenziali per l'archeologo, che, essendo inquadrato ogli volta con mansioni e/o contratti diversi, non sa più da chi farsi consigliare: sindacati dell'edilizia, della funzione pubblica, inps o direttamente alla procura della repubblica.
Scusate lo sfogo, ma se si vuole porvare a camapre di archeologia è una vera giungla burocratica. Non bisogna rassegnarsi però, almeno bisogna essere in possesso di tutte le informazioni per potersi difendere da tentativi di sfruttamento e da rischi di infortuni

Aggiungo anche una info che potrà interessare: qualche giorno fa si è tenuto a Roma un convegno sul tema del lavoro nell'ambito dei bbcc, a cui hanno partecipato sindacati, ministeri vari e confederazione nazionale archeologi -ma non l'associazione nazionale archeologi... come mai?-. Potete trovare dettagli sul sito di patrimonio sos. Non sono ancora disponibili informazioni sull'esito del convegno, magari nei prossimi giorni

Ultima Modifica di dizzi : 20-May-2007 17:24.
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  #20 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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Già, bisogna parlare dei problemi della sicurezza.
Anche perché solo in questo modo possiamo sviluppare delle procedure di scavo archeologico che ci sottraggano dall'insostenibile alternativa tra non scavare archeologicamente perché è pericoloso o fregarsene della salute dei Lavoratori perché è troppo imprtante fare lo scavo archeologico.

Dobbiamo imparare a trovare soluzioni, raggiungendo gli scopi dell'Archeologia, ma mettendo in discussione -se necessario- le procedure (o per meglio dire "le improvvisazioni consolidate nell'uso") seguite per il passato.
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  #21 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
AI senatus
 
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Posso fare una provocazione (quindi prendetela come tale, senza offesa per nessuno!)?
Anche le prostitute hanno recente dimostrato di avere un minimo di coscienza di categoria; gli archeologi invece no, nel migliore dei casi si continua a parlarci e piangerci addosso, senza nemmeno tentare di coalizzarci per azioni concrete. Le iniziative dell'associazione nazionale archeologi sono sen'altro meritevoli, ma mi sembra che di 'sto passo arriveremo tutti all'età pensionabile senza pensione
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  #22 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
Mdd Mdd Non in Linea
AI gens
 
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Apri, apri un altro thread, che io ti vengo dietro.

E intanto qui continuiamo a seguire il discorso dell'assicurazione infortuni, che è una questione piccola, ma con la sua brava importanza.
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  #23 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
AI senatus
 
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Apri, apri un altro thread, che io ti vengo dietro.
Credo che lo farò a breve, ma prima devo forse sbollire un po' di rabbia per le mie recenti vicende lavorative che non ho ancora chiuso, se no rischio di dare un impronta egocentrica, prolissa e rabbiosa al thread:twisted:
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  #24 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
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Il problema della sicurezza sui cantieri di scavo e tutti gli altri riguardanti il mestiere dell' archeologo a mio avviso non saranno MAI risolti finchè la nostra figura non sarà riconosciuta anche, e soprattutto, dal punto di vista "giuridico". Non abbiamo un albo (ed in periodo di liberalizzazioni non sarebbe proprio una proposta "azzeccata"), non sappiamo se frequentare o meno le scuole di specializzazione perchè... a cosa serviranno? boh! Siamo ancora visti come i classici figli di papà che studiano le nostre materie solo per pura erudizione ("tanto si sa che con l'archeologia non ci si mangia, si studia solo per passione"... parole a me riferite da una docente a pochi giorni dalla mia immatricolazione!); i volontari "amatoriali" negli scavi si sprecano rovinando la nostra professionalità (durante il mio primo scavo univers. ho dovuto sottostare ad un farmacista in pensione ed a una casalinga iscritta al FAI; non mi risulta, invece, che chi non è avvocato possa fare uno stage di attività forense o chi ha il "pallino" della medicina possa operare "per hobby" pur essendo laureato in scienze agrarie) e per fare esperienza spesso e volentieri dobbiamo pagare (vedi campi di scavo estivi, quelli che richiedono le "famose" assicurazioni private). Ci dobbiamo REGOLAMENTARE! Sinceramente io ancora non ho ben chiaro ciò che posso o non posso fare con la mia laurea vecchio ordinamento... non sò chi sono...
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  #25 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
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Il problema della sicurezza sui cantieri di scavo e tutti gli altri riguardanti il mestiere dell' archeologo a mio avviso non saranno MAI risolti finchè la nostra figura non sarà riconosciuta anche, e soprattutto, dal punto di vista "giuridico". Non abbiamo un albo ...
Su questo mi trovi contrarissimo.
Prima NOI ci risolviamo da noi stessi i problemi di sicurezza, deontologia professionale, correttezza scientifica e commerciale, applicando correttamente le Leggi vigenti e sviluppando un senso di appartenenza comune, e dopo ci facciamo riconoscere giuridicamente. E comunque non con un Albo. A parer mio.

Altrimenti non facciamo altro che regalare altra carne da macello ed altre poltrone alle baronìe universitarie.
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  #26 (permalink)  
Vecchio 20-May-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . e naturalmente se lo scopo è quello di costruire una coscienza ed un senso di appartenenza comune, la prima cosa da fare è far circolare correttamente le informazioni e smascherare dei modi di fare privi di fondamento.

La questione delle coperture assicurative private degli Archeologi con contratti atipici mi sembra a questo proposito esemplare.
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  #27 (permalink)  
Vecchio 21-May-2007
AI senatus
 
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E comunque non con un Albo. A parer mio.

Altrimenti non facciamo altro che regalare altra carne da macello ed altre poltrone alle baronìe universitarie.
Secondo me l'albo non dovrebbe certo servire a creare corporativismi antiquati e dannosi, ma potrebbe contribuire a normare una buona volta chi può esercitare la professione di archeologo, specificando cioè quali titoli abilitino a fare ricerca scientifica in questo settore e soprattutto quali garanzie retibutive e di sviluppo porfessionale debbano essere riconosciute. Attualmente gli Archeologi con la A maiuscola sono solo i funzionari di soprintendenza e i docenti universitari: chi non rientra in queste categorie (che fanno corporazione/baronie senza bisogno di albo o ordine), pur in possesso di titoli accademici (laurea, specializzazione, dottorato) e scientifici (pubblicazioni) continua a lavorare praticamente gratis su scavi-solitamente pagati con soldi pubblici-, per pubblicazioni-solitamente vendute sul mercato a prezzi alti- e non può esporsi in prima persona protestando se non vuole bruciarsi i contatti con i veri corporativisti che ti fanno 'lavorare' a loro discrezione... se non è ricatto questo...
Continuiamo a parlarne!
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  #28 (permalink)  
Vecchio 21-May-2007
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Probabilmente mi sono espressa male... Quando ho scritto dell' albo non volevo affermarne implicitamente la necessità. Se la situazione dipendesse da me, in periodo di liberalizzazioni delle professioni, decreterei che x fare l' "archeologo" a qualsiasi livello basterebbero i 3+2 o la laurea vecchio ordinamento. Stop. Sei bravo, vai avanti, fai schifo, vai a lavorare altrove. Personalemte non trovo che le scuole di specializzaz. o i dottorati possano costitutire una "condizione senza la quale" poichè i posti per accedervi sono limitati e spesso assegnati non solo per merito ma anche per altro... e qui mi fermo. Conosco tanti archeologi che non hanno uno "straccio di carta" oltre la laurea ma che sono bravissimi e pubblicano costantemente. Ciao ciao
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  #29 (permalink)  
Vecchio 21-May-2007
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Sei bravo, vai avanti, fai schifo, vai a lavorare altrove
Secondo me questo concetto è in parte vero ma... chi decide se sei bravo o fai schifo? la soprintendenza, che ha spesso più lavoro burocratico e di emergenza da fare e che lascia inediti scavi e materiali importanti? e che con quali criteri ti valuta? in base alla 'produttività'? Proprio per questo ci sarebbe bisogno di norme scritte e uguali per tutti: anche i baroni e i burocrati dovrebbero essere valutati da organi superiori, un po' come succede in francia, dove , anche se sei un professorone o un dirigente, hai degli obblighi nei confronti della ricerca scientifica e se non li rispetti ti decurtano lo stipendio, facendolo sapere a tutti.
Inoltre: se non ci sono condizioni di lavoro e di stipendio dignitose e uguali per tutti è difficile dimostrare il proprio valore, ad esempio se un archeologo è da solo con 25 operai sul cantiere ha maggiori difficoltà a svolgere il proprio ruolo di ricerca, perchè deve anche prendere le presenze degli operai, verificarne il lavoro, rapportarsi con il direttore lavori oltre che con il direttore scientifico etc...

Ultima Modifica di dizzi : 21-May-2007 13:07.
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  #30 (permalink)  
Vecchio 22-May-2007
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Diverso è il discorso se tu sei veramente un libero professionista, che esercita una attività qualsiasi (non importa nulla se con un Albo oppure no) veramente in proprio, cioè senza nessun vincolo di subordinazione (senza obblighi riguardo ai luoghi o agli orari di lavoro, senza essere inserito dal Datore di Lavoro in un sistema "organico" fatto di più lavoratori) e con una clientela ben differenziata durante l'anno (no che lavori per mesi e mesi sempre ed esclusivamente per lo stesso Datore di Lavoro).
A quanto ne so anche un lavoratore con contratto a progetto non ha vincoli di subordinazione (luoghi e orari di lavoro, se non espressamente indicati nel contratto, anche se stabilire degli orari "da dipendente" potrebbe far storcere il naso all'ispettorato del lavoro e metterlo su chi va là) e non è un "dipendente" dell'azienda, ma semplicemente un collaboratore.
Forse è per questo che viene richiesta un'assicurazione privata al collaboratore, ma potrei sbagliarmi.

Ivan
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