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Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze.

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  #31 (permalink)  
Vecchio 21-June-2007
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. . . le cooperative già avviate lavorano bene . . . , ma quelle nuove stentano a decollare, anche perchè spesso in soprintendenza storcono il naso e preferiscono avere a che fare con singoli...
Il Singolo e la Cooperativa: le due facce del principio di capitale e lavoro nelle stesse mani.
In alcune zone d'Italia una delle due figure è preferita rispetto all'altra, in altre il contrario, ma in tutti i casi lo strumento della Associazione progressiva fra simili e anche fra categorie differenti è fondamentale per garantire una operatività di ottimo livello tecnico ed una elasticità operativa senza precarizzazione (parlo di libero scambio di idee e di tecnologie e di circolazione di risorse umane fra i vari modelli commerciali che vedono l'impegno diretto dei titolari nella attività e che vedono la speranza di giusto guadagno nel lavoro proprio e non nello sfruttamento dell'attività lavorativa altrui).
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  #32 (permalink)  
Vecchio 21-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . in alte parole "fare rete" fra coloro che vivono del proprio lavoro, senza gelosie e senza la smania di affossarsi a vicenda nel tentativo di passare davanti agli altri.
Ma anzi mirare costantemente al miglioramento tecnico di tutti.
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  #33 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
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Non so dove lavori tu dizzi, ma in Veneto è del tutto impossibile che una ditta ti assuma.
Inizialmente era già oro avere un cocopro (almeno chi te lo fa è obbligato a pagarti le spese) - che non è affatto illegale, io ci lavoro da tre anni - ora è possibile solo lavorare con PARTITA IVA (io tengo duro).

Per Pentesilea: ecco le attuali tariffe venete

-capocantiere (SOLO PARTITA IVA, altrimenti non lavori) 20-23 euro l'ora
-operatore archeologico (CON PARTITA IVA) 16 euro l'ora LORDI
-operatore archeologico (SENZA PARTITA IVA) 9 euro l'ora con rimborso spese

Io metterei firma per avere un trattamento pari ad un operaio specializzato...
Mi andrebbe bene essere pagata anche come un manovale.
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  #34 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Benvenuta Dimo80 .

Sono delle tariffe superiori a quelle prevalentemente praticate appena varcato il confine meridionale della tua regione.

Questo probabilmente è legato al fatto che in Veneto le ditte archeologiche stanno cominciando ad affrancarsi dalla logica schiavistica della tariffa oraria.

Dall'Emilia Romagna (compresa) in giù le ditte archeologiche si aggiudicano gli appalti al massimo ribasso su base oraria. Questo vuol dire che abbassano la tariffa da chiedere al committente allo scopo di aggiudicarsi il lavoro e poi non hanno nessuna voce economica sulla quale scaricare i costi aziendali se non facendo una abbondante "cresta" sulla tariffa oriaria che esse stesse riconoscono al proprio collaboratore.
E' un sistema perverso che porta al graduale peggioramento delle condizioni dei lavoratori senza nessun vantaggio per le ditte.
Un sistema che si può interrompere solo con l'affermazione di capitolati di aggiudicazione dei lavori NON unicamente legati al costo orario dell'operatore.
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  #35 (permalink)  
Vecchio 29-June-2007
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Io ho sempre lavorato con Partita Iva, in realtà l'ho aperta per caso ma alla fine ho visto che conviene.
molti miei colleghi ormai hanno i contratti a progetti e non hanno alcuna facilitazione: niente ferie e niente malattia, non so però come fanno per i contributi.
Ora lavoro in Toscana ma ho lavorato per una ditta lombarda serissima. se vuoi sapere di più contattami pure.
Medea
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Medea
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  #36 (permalink)  
Vecchio 01-July-2007
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salve a tutti!
volevo dire anche io la mia su questo argomento!
Ormai lavoro da 7 mesi con un contratto di consulenza (potrei definirlo così), in cui ho la mansione di assistente archeologo nei cantieri nel Lazio. Ho anche aperto la partita iva, perchè a quanto pare non si può più lavorare senza, e devo dire che però il gioco sembra non valere la candela! il pagamento delle fatture è a 90 giorni (5€ l'ora!) e molto spesso va oltre il termine stabilito e cosa che mi sembra assurda non c'è continuità di lavoro, nel senso che ad esempio in giugno ho lavorato solo 8 giorni... se dovessi campare da sola con questo lavoro (mi aiutano i miei ancora!) penso che sarei veramente molto al di sotto della soglia di povertà, anche perchè sono fuori sede!
...oltretutto, in tutto questo tempo non ho mai trovato nulla, anche perchè la quota a cui vengono fatti gli scavi è veramente esigua! ma questo è più un fatto di appagamento personale, che alla fine può essere anche sorvolato, ma che comunque influisce sulla soddisfazione a tutto tondo del proprio lavoro!

volevo solo portare una testimonianza!
ciao a tutti!
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carpe diem... perchè panta rei!
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  #37 (permalink)  
Vecchio 01-July-2007
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Ora lavoro in Toscana ma ho lavorato per una ditta lombarda serissima. se vuoi sapere di più contattami pure.
Medea
ciao Medea!
dove in Toscana? io ho tentato di lavorare in questa mia regione mandando curricola, ma non è per nulla facile! per chi lavori? scusa se sono un po' irruenta! :-(
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  #38 (permalink)  
Vecchio 01-July-2007
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salve a tutti!
volevo dire anche io la mia su questo argomento!
Ormai lavoro da 7 mesi con un contratto di consulenza (potrei definirlo così), in cui ho la mansione di assistente archeologo nei cantieri nel Lazio. Ho anche aperto la partita iva, perchè a quanto pare non si può più lavorare senza, e devo dire che però il gioco sembra non valere la candela! il pagamento delle fatture è a 90 giorni (5€ l'ora!) e molto spesso va oltre il termine stabilito e cosa che mi sembra assurda non c'è continuità di lavoro, nel senso che ad esempio in giugno ho lavorato solo 8 giorni... se dovessi campare da sola con questo lavoro (mi aiutano i miei ancora!) penso che sarei veramente molto al di sotto della soglia di povertà, anche perchè sono fuori sede!
...oltretutto, in tutto questo tempo non ho mai trovato nulla, anche perchè la quota a cui vengono fatti gli scavi è veramente esigua! ma questo è più un fatto di appagamento personale, che alla fine può essere anche sorvolato, ma che comunque influisce sulla soddisfazione a tutto tondo del proprio lavoro!
Perdonami se faccio come al solito il BastianContrario.

In regime di consulenza con P.IVA NON puoi avere una continuità di lavoro. Non ha senso che tu te la aspetti ed il tuo Datore di Lavoro farà di tutto per evitarla.
Piuttosto in sede di contrattazione potresti concordare dei fatturati minimi annui (magari condizionando la tariffa unitaria modesta al raggiungimento di fatturato complessivo) e poi soprattutto chi sceglie la strada (difficile, ma secondo me non affatto malvagia) della P.IVA deve imparare (in fretta) a gestire il proprio tempo lavorando contemporaneamente per più clienti (possibilmente clienti non in concorrenza fra loro, se no diventa un macello).

I pagamenti a 90 gg non dovrebbero essere un problema. Certo, ti costano un po' di interessi passivi sull'IVA (ammesso che tu facendo "consulenza" e non "lavori" non sia in quel regime di "inversione" dell'onere del versamento IVA recentemente introdotto in edilizia), ma è tutto calcolabile sin dall'inizio.
Le irregolarità di accredito a loro volta possono essere gestibili con tecniche bancarie da concordare anche qui in sede di incarico (pattuire una rimessa bancaria?).

Sul fatto che non trovi nulla, beh sarà contento il Committente, no?
Oppure hai qualche maledetta clausola più o meno scritta che modifica il tuo status nel momento in cui l'assistenza si tramutasse in un intervento di scavo vero e proprio?
Perché se è solo una questione si soddisfazione personale e professionale, beh, poter attestare di aver prestato assistenza ad un'opera di pubblica utilità e di non averla interrotta perché essa non interferiva con nessuna presenza archeologica direi che è il massimo della soddisfazione professionale: un po' come per un giovane medico dignosticare che il paziente è sano.
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  #39 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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scusate se mi introduco..ma vorrei capire alcune cose.
Tolto che io sono laureata da poco e per ora sono "archeologa" in teoria e in pratica sono "archeologa teorica" (piaciuto il giochino di parole) perchè non nessuna esperienza sul campo (ahimè), leggevo un articolo firmato da Tommaso Magliaro della Confederazione Italiana degli Archeologi che propone un tariffario per la retribuzione degli archeologi. Ora mi chiedo ma come è possibile che ancora non esiste una cosa del genere??
Ho sempre pensato che fosse difficile lavorare come archeologo per una cronica mancanza di fondi e qui al sud per tutte le problematiche legate al lavoro nero nei cantieri, ma mai avrei pensato che addirittura nn esistesse una tabella che qualificasse il lavoro anche dal punto di vista economico. Forse sono un ingenua o forse perchè mi sono in questi mesi interessata al mondo Anglosassone (per il mio desiderio di andare a lavorare fuori) e lì tali tariffari esistono e sono ben definiti nonchè discretamente retribuiti già nelle fasce inferiori.
la trovo una cosa vergognosa non tanto per il fattore economico in sè che è sicuramente importante perchè purtroppo non si vive di sola passione, ma per la mortificazione di una professione.
Non vorrei sembrare snob, ma già non esiste un albo e vabbè, gli scavi sono aperti spesso a volontari che per carità ben vengano però mi sembra un hobby da nobili annoiati come era il GRAN TOUR, gli operai non dico guadagnano di più ma hanno un contratto nazionale che almeno sulla carta li tutela e ribadisco tutto il mio rispetto x la categoria, ma allora noi che abbiamo tanto studiato?? Non voglio dire che per questa cosa gli archeologi meritino di essere strapagati, ma che almeno venga riconosciuto loro il lavoro che fa come qualificato e non inserito una volta in una categoria o in un altra così come il caso lo richiede. E non può essere che ogni singolo deve contrattare per se. D'altra parte le altre categorie, anche quelle dei liberi professionisti hanno una base comune da cui partire e che offre anche un minimo di tutela.
Vi prego chiaritemi un pò la situazione.
Non so se il problema che ho sollevato sia chiaro ma se prima la cosa mi sembrava confusa ma mi riguardava in prospettiva ora che il problema è reale ci sbatto il muso contro. Proprio non capisco come funziona
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  #40 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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. . . propone un tariffario per la retribuzione degli archeologi. Ora mi chiedo ma come è possibile che ancora non esiste una cosa del genere??
Ho sempre pensato che fosse difficile lavorare come archeologo per una cronica mancanza di fondi e qui al sud per tutte le problematiche legate al lavoro nero nei cantieri, ma mai avrei pensato che addirittura nn esistesse una tabella che qualificasse il lavoro anche dal punto di vista economico. Forse sono un ingenua o forse perchè mi sono in questi mesi interessata al mondo Anglosassone (per il mio desiderio di andare a lavorare fuori) e lì tali tariffari esistono e sono ben definiti nonchè discretamente retribuiti già nelle fasce inferiori.
. . .
Proprio non capisco come funziona
Benvenuta fra coloro che non si sanno capacitare.
Premetto che la situazione anglosassone non è così rosea, per quanto sia decisamente meglio organizzata della nostra (anche lì il lavoro precario impazza e il principio della "equa retribuzione" non è che sia proprio in cima alle preoccupazioni dei contractors).

In Italia l'Archeologia pubblica (Soprintendenze, Musei etc.) ha in effetti gravi problemi economici, come del resto sono in affanno tutte le altre Pubbliche Amministrazioni.

Nel campo archeologico privato invece c'è un sacco di lavoro e circolano cifre economiche importanti (e complessivamente adeguate), ma dal punto di vista tariffario e retributivo vige il FarWest più assoluto.

A mio avviso il problema sta nel fatto che le ditte archeologiche non sanno affrancarsi dalla logica del contratto di fornitura di servizi al proprio cliente regolato unicamente su una tariffa oraria: questa stortura di partenza fa sì che le principali ditte archeologiche siano esposte alla tentazione di esercitare una pura mediazione di manodopera, contrattando al ribasso col proprio cliente allo scopo di aggiudicarsi il lavoro (in concorrenza con altre ditte simili) e sottraendo alla tariffa oraria da riconoscersi al lavoratore i propri costi aziendali. In questo modo la retribuzione media del lavoratore non può che scendere progressivamente e la capacità organizzativa della ditta di "fare impresa" non può che vanificarsi.

Il risultato è che il sistema economico delle ditte archeologiche private in Italia è una strana nicchia del mercato, nella quale mentre la domanda si espande vistosamente e l'offerta rimane sostanzialmente stabile, le tariffe calano continuamente (detto in altre parole siamo degli imbecilli).

La smania di arrivare a certi scavi per velleità "scientifiche" o nella speranza di pubblicare (e quindi di "far punti" per fantomatici concorsi pubblici) fa volano a questa situazione perversa.

A tutto ciò va aggiunto che la totalità dei neolaureati escono dalle Università privi di una identità professionale (cioè non solo carenti dal punto di vista tecnico-pratico ma soprattutto privi di un sistema di riferimento etico-professionale), impreparati non solo ad esercitare una attività in presenza di una responsabilità e di un rischio, ma anche privi di un onesto e positivo spirito imprenditoriale. Le stesse lacune che hanno portato i loro immediati predecessori alla situazione attuale.
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  #41 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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Ciao Mdd
grazie per le delucidazioni anche se non le trovo per niente consolatorie:sad:. Ma tant'è e ci dobbiamo adeguare alla situazione..
Ma tu che ci sei dentro da un pò, non vedi proprio una soluzione???
Secondo te c'è qualcosa che si può fare, qualcosa che magari noi nuove leve possiamo fare, dire o pretendere affinchè i datori di lavoro si pongano il problema???
E per finire, è possibile che associazioni come l'ANA o la Confederazione italiana degli Archeologi non contino proprio nulla o peggio i membri siano degli inabili tali da non riuscire a fare nulla per migliorare in primis la propria posizione???
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  #42 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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Caro ari, i tuoi dubbi e le tue perplessità sono anche le mie, soprattutto riguardo ANA e CIA. Non credo comunque che si tratti semplicemente di inabilità: la situazione è realmente complicata soprattutto perchè molto variegata, in assenza di norme scritte.
Nella mia esperienza io ho avuto a che fare direttamente con le soprintendenze come collaboratore scientifico esterno oppure ho avuto contratti di lavoro dipendente con le imprese edili come operaio specializzato di IV livello. In questo secondo caso il trattamento economico è migliore (contributi pagati, busta paga ogni mese, cassa edile, disoccupazione) ma non resta nulla nel curriculum, perchè la mansione non è specificamente attinente al lavoro archeologico. Torno a dire che però l'edilizia è l'unico settore in cui la figura dell'archeologo è perlomeno adombrata: cerca il contratto nazionale dell'edilizia e guarda la sezione sul IV-VI livello. Nel caso in cui tu debba contrattare la tua retribuzione con una ditta, l'appoggio del contratto nazionale (sottoscritto anche dalle ditte edili) potrebbe essere utile
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  #43 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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sono decisamente avvilita.......
cmq grazie Dizzi per i suggerimenti
forse l'unica cosa da fare è continuare a parlarne e tentare di smuovere un pò di ruggine da questa situazione atavicamente ferma....o no????
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  #44 (permalink)  
Vecchio 04-July-2007
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. . . non vedi proprio una soluzione???
Secondo te c'è qualcosa che si può fare, qualcosa che magari noi nuove leve possiamo fare, dire o pretendere affinchè i datori di lavoro si pongano il problema???
E per finire, è possibile che associazioni come l'ANA o la Confederazione italiana degli Archeologi non contino proprio nulla . . .
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. . . ho avuto contratti di lavoro dipendente con le imprese edili come operaio specializzato di IV livello. In questo secondo caso il trattamento economico è migliore (contributi pagati, busta paga ogni mese, cassa edile, disoccupazione) ma non resta nulla nel curriculum, perchè la mansione non è specificamente attinente al lavoro archeologico.
Il mio parere è che l'unica cosa che possiamo concretamente fare è spezzare noi stessi (rifiutandoci di riprodurla in continuazione) la "doppiezza" nell'operato dell'Archeologo fra attività lavorativa privata e velleità di carriera pubblica.

In un altro thread dicevo: rifiutiamoci di pubblicare ciò che noi stessi abbiamo scavato (fermiamoci al livello di rielaborazione post-scavo e di archivio e facciamo in modo che altri pubblichino i nostri lavori) perchè nessuno possa rinfacciarci che ci guadagnamo due volte e che pertanto meritiamo di essere (entrambe le volte) sottopagati.

Finché noi vivremo la nostra attività "sul campo" con la smania di incrementare un curriculm accademico ci continueremo a prestare ai peggiori ricatti ed alle più assurde ingustizie e soprattutto continueremo ad avere la tentazione di tarpare le ali agli altri invece di far crescere il livello di tutta la categoria.

Le organizzazioni citate (esattamente come quelle passate) non nascono con questo intento, anzi sembrano semplicemente interessate ad ingessare la situazione attuale in cambio di un "riconoscimento" della figura del singolo Archeologo.

Ecco cosa possiamo fare: dichiarare bene ciò che ciascuno di noi intende fare, presentarci con lealtà e serietà a tutti i nostri interlocutori.
Non si possono servire due padroni: o si fa il tecnico privato o si fa il ricercatore pubblico.
Poi fra di noi associarci, facendo rete fra quanti hanno scelto per sè una medesima prospettiva.

E scorciarci le maniche.
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