Tanto per essere chiaro: quando parlo di inclusione della tutela archeologica nelle previsioni urbanistiche dei Piani Regolatori o Piani Strutturali Comunali intendo che il Comune di Vattelapesca disponga non solo che nella località tale che è già vincolata dal Ministero non si possa costruire se non con l'autorizzazione della Soprintendenza (tante grazie, vorrei vedere), ma anche che nelle località tal'altra e tal'altra ancora qualsiasi presentazione in Comune di atti autorizzativi per opere che prevedono lavori di movimentazione di terra sia preceduta da accertamenti archeologici mediante sondaggi da eseguirsi -con onere per chi chiede di costruire- sotto direzione della Soprintendenza per i BB Archeologici, in quanto in quelle aree (zonizzate dalle tavole PRG o PS) è presumibile -in base a presenze di superficie, aerofotointerpretazioni, precedenti ritrovamenti o altro- la presenza di nuovi giacimenti archeologici.
E attenzione, questa è una scelta tecnico-urbanistica, ma anche politica, legata anche al fatto che in quel Comune i Cittadini (quindi gli Elettori ;-) ) abbiano una buona sensibilità per le questioni della tutela archeologica e ambientale.
In situazioni del genere le attività di cantiere difficilmente possono essere seguite direttamente dalle Soprintendenze con proprio personale, innanzi tutto perché non ce la farebbero materialmente, ma anche perché si rischierebbe in particolari casi di arrivare forse addirittura a situazioni giuridicamente poco ortodosse (impiego di risorse pubbliche a vantaggio di una iniziativa edificatoria privata).
Mentre invece sarebbe perfettamente logico che la Soprintendenza si assumesse la direzione (a fini di tutela di ciò che eventualmente emergesse) di operazioni condotte da personale ragionevolmente qualificato operante, in regime di incarico privato, a spese del Costruttore (un po' come avviene con i controlli geologici etc.).
Ed ecco che arriviamo noi. O
