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| Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze. |
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25-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Il mondo del lavoro dell'archeologia
Salve a tutti quanti,
sono un nuovo utente di questo forum e sto approfondendo le mie conoscenze su questa affascinante professione.  Sono un meccanico da I.T.I.S. con nessunissima conoscenza di materie umanistiche. A parte il sicuro sforzo per studiare materie che sono il polo opposto di quelle da me conosciute..mi piacerebbe sapere: quali certezze per il futuro ha questa professione? A parte proseguire come ricercatore, dottorato, o magari ambire ad insegnare, nell'università...a chi si rivolge l'archeologo col pezzo di carta? Ho anche letto dei forum in cui si discuteva di p.iva e cooperazioni.
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26-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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ciao,
da non archeologo (faccio l'analista finanziario...  ) ma da appassionato... diciamo... dell'antico... insomma... hai capito... da ultra-dilettante del settore, mi sentirei di consigliarti lo studio dell'archeologia sperimentale, dato che parti da competenze tecniche molto pratiche. informati, informati.
il settore dell'archeologia in italia, credo, sia tra i più asfittici e tra i più affollati di dedizione, passione e volontari.
ma se c'è la passione...
comunque, non è un investimento :sad:
da anzianotto, ti consiglio di portare avanti una professione sicura e contemporaneamente degli studi che ti appassionino, se riesci a pagare poche tasse e lasciarti del tempo libero per studiare. inoltre, forse, per faticare un po' meno e concentrarti su quelli che sono probabilmente i tuoi veri interessi, cercati un corso di studio con meno letteratura possibile :wink:
per questo consiglio chiedo scusa ai duri e puri delle letterature.
augh.
ps
sei solo diplomato? non hai laurea triennale?
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27-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Temo che vada detto fuori dai denti che è un percorso NON consigliabile.
Per avere delle possibilità bisognerebbe, a 19 anni, aver fatto studi liceali piuttosto robusti, con una formazione umanistica già acquisita (perché all'Università c'è altro a cui pensare) e magari anche già qualche buona esperienza di scavo presso Associazioni o aggregato come volontario a progetti di un certo spessore.
In Archeologia a ventidue-ventitrè anni sei già "vecchio", a quel punto se non hai raggiunto una tua maturità scientifica, sei fuori.
Voglio dire che al "pezzo di carta" con molto impegno e scacrifici ci si arriverebbe ancora ancora, ma da ultimi degli ultimi, senza nessuna possibilità di inserirsi in un mondo del lavoro particolarmente crudele.
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27-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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beh...
dipende dallo spirito con cui si fanno le cose.
un ragazzo che a 19/20 anni ha già quache esperienza di scavo, addirittura significativa, e una robusta preparazione umanistica, ha già tracciato un suo percorso professionale ben definito.
altri guardano alle tematiche archeologiche con curiosità intellettuale. e basta. senza particolari obiettivi professionali.
diciamo pure che se un ragazzo sui 25/30 anni, senza esperienze di scavo, senza una particolare conoscenza della letteratura greca e latina, si ritrova con una sommetta da parte e deve decidere dove impiegarla, tra una vacanza in posti esotici, un corso di spagnolo o un nuovo lettore dvd, secondo me, se la passione e la curiosità lo sorreggono da diversi anni, può anche tentare la via dell'università studiando materie che lo pigliano da tempo, ma che non ha mai avuto il tempo di studiare. può andare incontro ad una forte delusione, o scoprire di aver perso tempo e soldi in un contesto burocratizzato e rigido. oppure può scoprire un passatempo intellettuale che gli consnete di fare volontariato negli scavi con più consapevolezza. un passatempo un po' costosetto... ma anche una bella moto costa. o l'una o l'altra. 
insomma, dopo una certa età sono scelte fatte di passione e curiosità. senza ambizioni.
secondo me l'importante è non rimanere con il rimorso di non aver provato. ti rimane addosso per anni.
tutto dipende dai soldi e dal tempo libero disponibile.
un annetto di prova si può tentare, soprattutto se si trova una università con tasse basse.
se poi uno pensa alla professione dopo una certa età, allora sottoscrivo il post precedente, lascinado un sottilissimo interstizio di speranza se si ha iniziativa e fantasia. nel mio settore (finanziario) lavorano, e bene, persone con laurea in lettere...
ciaoooo
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27-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Mah, io non ho fatto il liceo e provengo dall'ITIS, e all'Università non ho avuto nessunissimo problema dal punto di vista formativo. Poi per il dircorso lavoro, soprattutto se vuoi fare l'archeologo del cantiere (che comunque non è l'unica strada esistente, per quanto le altre credo siano ancora più "esclusive", nel senso che facilmente non ci entri), credo che Mdd abbia le sue ragioni. O in ogni caso il consiglio prima scavi meglio è magari qualcuno me l'avesse dato in tempi meno senili. Tuttavia mi guardo intorno e vedo che quelli provenienti dal liceo, classico o no, non hanno fatto un percorso diverso. E comunque non perchè venivano dal liceo (al primo anno di lettorato di greco avevo in classe persone provenienti dal famigerato liceo classico Cavour qui a Torino, che frequentavano perchè il greco lo avevano sempre scopiazzato. Eppure erano anche usciti con buoni voti dalla maturità...). Che poi abbiano raggiunto una maturità scientifica a 22-23 anni, conosco solo i miei docenti che al più tardi si sono laureati negli anni '60 (intorno a quell'età). Attualmente non ne conosco nessuno, che provenga dal liceo oppure no.
Il mio consiglio non richiesto è, scusa il gioco di parole, ascolta i consigli di tutti e fanne tesoro, soprattutto di chi ha esperienza e può parlare con cognizione di causa come Mdd, sogna e punta in alto e lotta e lavora per arrivarci se è quello che vuoi e che "senti", e se credi di averne le capacità, ma cercando sempre di restare coi piedi per terra e di mantenere un minimo di realismo (anche se per quanto uno ci provi la realtà non è mai come te la puoi immaginare) e anche la consapevolezza che potresti anche sbagliarti sulle tue capacità e inclinazioni, o potrebbero non essere sufficienti. Tutto ciò ovviamente tenendo presente la situazione da cui parti (economica, famigliare, ecc.), i vincoli insomma, quello che ti permettono di fare oppure no. Alla fine comunque se è lì che punta l'ago della tua bussola, non permettere a nessuno di dirti quello che devi fare, anche perchè probabilmente sarebbe inutile. Il rischio è il fallimento certo. Dipende se è un rischio che puoi permetterti di correre, e se è peggio per te l'idea di fallire rispetto a quella di non aver mai provato con tutte le tue forze.
Ultima Modifica di Karl : 27-September-2007 14:01.
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27-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
willon
. . .
altri guardano alle tematiche archeologiche con curiosità intellettuale. e basta. senza particolari obiettivi professionali.
diciamo pure che se un ragazzo sui 25/30 anni, senza esperienze di scavo, senza una particolare conoscenza della letteratura greca e latina, si ritrova con una sommetta da parte e deve decidere dove impiegarla, tra una vacanza in posti esotici, un corso di spagnolo o un nuovo lettore dvd, secondo me, se la passione e la curiosità lo sorreggono da diversi anni, può anche tentare la via dell'università studiando materie che lo pigliano da tempo, ma che non ha mai avuto il tempo di studiare. . .
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Sì è vero.
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Mdd, sei sempre così drastico su certi argomenti...... Per fortuna che le vite sono tante e diverse e non tutte così standardizzate. ho da poco conosciuto una dottoranda con borsa(n.b. in preistoria che ancora è più ristretto) che ha deciso di iscriversi all 'università a 30 anni credendo fermamente nelle sue convinzioni ed investendo ,con profitto , le proprie energie......così tanto che i suoi qurant'anni assolutamente non trovano espressione fisico-biologica, ma sicuramente intellettuale.
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Boh. Sarà. Ma la mia esperienza mi dice che la rapidità nella formazione è fondamentale.
Quei due o tre miei coetanei che sono arrivati alla cattedra universitaria e quei pochi di più che sono riusciti a radicarsi stabilmente nelle Soprintendenze o nelle aziende private sono esattamente gli stessi che erano riusciti a laurearsi in corso pur svolgendo contemporaneamente attività lavorative o volontaristiche nel settore, che venivano da un buon liceo classico statale (anche chi poi è passato a fare Medioevo o Preistoria) e che verso i ventidue-ventitrè anni stavano pubblicando qualche lavoro originale.
Poi può capitare di tutto a questo mondo: può anche essere che io domani mi presenti alla sede della Juventus dicendo che mi piacerebbe imparare a giocare a calcio e meritarmi la convocazione in prima squadra e magari loro mi prendono anche se ci ho qualche annetto di troppo :? .
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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. . . che poi sarebbe come dire: la vita è breve, l'arte è lunga. ;-)
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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mmmmmm rapidità nella formazione? o solo nel conseguimento di uno straccio di titolo? lavoro inteso come investimento di energie in modo costruttivo o solo burocrazia? dalle mie parti si dice questo: la gatta per la fretta fece i figli cieci.
Con ciò non intendo dire che debbano necessariamente volerci anni ed anni per laurearsi o completare il proprio percorso ,ma una persona meritevole può esserlo a qualsiasi età ed indipendententemente dal tempo che ci ha messo a completare i suoi studi di base.
Già il pericolo è altissimo di ritrovarsi con una futura classe lavorativa assolutamente incompetente poichè scarsamente addestrata nello sviluppo delle capacità critiche e della prontezza di affrontare situazioni variabili come possono essere quelle di un qualsiasi scava archeologico, spero proprio che tutta sta fretta non contribuisca.
Milena
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Per carità, era un discorso che voleva (tentare di) essere serio il mio :-) .
Il discorso "pezzo di carta" è una altra cosa: a quello ci si può arrivare a qualunque età e con qualsiasi tipo di percorso (salvo che, in certi ambienti spietati, arrivarci tardi potrebbe essere fortemente limitante).
Io invece mi riferivo ad una "maturità scientifica" che secondo me viene fuori bene se ci si immerge molto intensamente nei vari aspetti dello studio in età decisamente precoce (con basi scolastiche di scuola superiore adeguate allo specifico percorso e con stimoli piuttosto intensi a tuffarsi a capofitto nella materia), in maniera da passare già verso i ventidue ventritrè anni alla elaborazione di un proprio metodo di lavoro e alla sua sperimentazione in qualche progetto scientifico autonomo (in pratica, a quell'età un Archeologo una pubblicazione di un piccolo scavo, dalla stratigrafia ai materiali, secondo me la deve già saper fare e se non ci prova allora, dopo sarà tutto enormemente più difficile, perché subentreranno incertezze, rigidità, dubbi).
Non so se quello che sto dicendo ha dei fondamenti "biologici", ma dopo (circa) quell'età io vedo scemare molto rapidamente la capacità di migliorarsi (forse più in generale persino di apprendere) e soprattutto di sintetizzare un modo personale di approcciarsi alle questioni archeologiche: ci si può aggiornare, si possono completare aspetti pratici della propria preparazione, ma non si progredisce più nella formazione di un "carattere" personale di approccio scientifico.
Dopo non solo sei meno "elastico" mentalmente, ma hai anche preoccupazioni che ti pressano, hai la responsabilità di essere quello che è capace e che deve dare certezze agli altri, hai condizionamenti di ogni tipo e invece meno di quel pizzico di follia che da giovanissimo ti fa guardare le cose da punti di vista originali e geniali. In altre parole ormai sei "fatto"  .
Spero di aver reso l'idea.
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28-September-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Una certa base biologica ce l'ha, almeno da quanto mi ricordo degli esami di sociologia e antropologia, e letture varie. Nel senso che grosso modo dopo i 25 anni inizia ad essere fisiologicamente più difficile imparare realmente, cioè trasformare anche completamente e realmente il proprio approccio, le proprie conoscenze, i propri punti di vista, il proprio carattere, ecc. Tuttavia per il passato, tra chi è nato tra anni '40 e '50, conosco molteplici esempi di chi a 22-23 anni già era laureato, partecipava se non già coordinava scavi di un certo peso scientifico, e cominiciava le sue pubblicazioni. Oggi onestamente io non ne conosco. A 22-23 anni non vedo neanche una maturità umana, figuriamoci scientifica... Senza contare le possibilità offerte di formarsi concretamente e realmente, in pratica, questa maturità, che sinceramente non vedo. E in ogni caso penso che uno possa arrivarci anche prima di laurearsi, se si laurea che so, a 26 anni. Calcolare così la maturità scientifica mi pare più questione di titolo che non di sostanza e di capacità. Che poi prima ci si laurei meglio è, beh... questo è poco ma sicuro. E in ogni caso esiste anche la vita. Io non so cosa avete fatto voi e cosa facciate, io per alcuni anni mi sono barricato in casa (mi è successo quando sono passato da lettere a storia) perchè ho scoperto un mondo. A parte i programmi degli esami il mio periodo di formazione è stato quello (appunto fin verso i 25 anni), letture su letture, confronti, studio di esami che non ho mai dato perchè non rientranti nel piano di studi, ma che ritenevo per me fondamentali (circa il doppio di quelli che ho dato), ecc. E tuttavia dopo un po' la vita ha tornato a bussare alla porta. Ci sono stati amici, donne, semi-convivenze, spostamenti, parenti malati, un indicente in macchina a 150 all'ora, infine andare a vivere da solo (ma anche docenti che scompaiono e che ti fanno "perdere" 6 mesi di ricerche bibliografiche per capire che un argomento è già stato sufficientemente trattato...). E tre anni sono volati (e anche "bruciati"), ritrovandomi a 29 anni. E tuttavia questi anni hanno contribuito a formarmi e a formare la mia maturità (che influisce anche su quella scientifica) tanto quanto gli anni passati sui libri o altro. Potevo laurearmi 3 anni fa (e comunque sarebbero stati 26 e non 23)? Sì, certo. Probabilmente anche prima se non avessi "perso" tempo a studiare esami che non erano in programma, e ad approfondire con mille altre letture quelli dati. Ma potevo anche essere alto 1.80 e invece supero di qualche cm. l'1.70. Devo fare cosa? Martoriarmi? Suicidarmi? Rinunciare in partenza perchè certe "regole" (che non accetto, addirittura arrivare dal classico poi... torniamo indietro di qualche decina d'anni) "impongono" una certa strada standard e "perbenino"? E non ammettono errori? (Quando sono degli altri gli errori però. Quando sono i propri invece... E dire che proprio gli sbagli fanno crescere e maturare... Proprio perchè l'arte è lunga). No, col ca... Non ci arriverò mai? Chi se ne frega. La mia bussola punta lì. Non è molto diverso dalla vocazione di un sacerdote (almeno credo, perchè non credo  ), e non ci posso fare niente. E finchè posso tento, con tutte le forze che ho.
Ultima Modifica di Karl : 28-September-2007 16:30.
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28-September-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Nov 2006
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grazie Karl per la difesa di noi "vecchi", concordo al 100%...
la maturità te la da la vita e quando ci si arriva si fa in un giorno ciò che non si è fatto in un anno!! se poi la competizione è dura e alla fine non si riesce a spuntarla pazienza..ma il limite biologico mi sembra un pò poco per rinunciare a priori..
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Cuor leale e lingua cortese ti faranno fare molta strada nella Giungla...
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28-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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infatti parliamo di persone e non di mera mercificazione di potenziali energie lavorative(certo che a 23 anni magari uno è pure più "gestibile" e più "sfruttabile"); come si dice chi la dura la vince, e senza voler minimamente denigrare i giovani studenti beh, io li invito a darsi da fare con serietà, ad approfondire individualmente i propri interessi e ad evitare una certa mentalità da arteriosclerosi precoce; del resto la biologia stessa insegna che protrarre attraverso scelte culturali e sociali infanzia e giovinezza alla lunga produce un aumento generale della durata della vita ed un aumento delle capacità cognitive( tra i mammiferi l'uomo è quello in cui l'infanzia dura più a lungo).
a 31 anni ,per fortuna non mi sento affatto vecchia e mi piace seguire l'esempio di quelli che non si sentono tali neanche a 80 . la vecchiaia, la difficoltà di rinnovarsi di aprirsi e di accettare non sono solo fatti biologici e per fortuna non hanno molto a che vedere con l'ufficio anagrafe!
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28-September-2007
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AI gens
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Quindi co | | |