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Professione archeologo Sezione dedicata a chi lavora in archeologia o desidera avviare una propria attività nel settore. Consigli, trucchi del mestiere e condivisione di esperienze.

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  #1 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
L'avatar di  Papik
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Exclamation Testo Unico sicurezza e cantieri

Visto che nella vita qualcun'altro mi paga per parlare costantemente di sicurezza sul lavoro e sicurezza cantieri (inclusi quelli archeologici) mi metto a disposizione (per quanto ho potuto maturare in 15 anni di professione nel settore) per qualsiasi domanda, aiuto o suggerimento in merito a chi già opera ed a chi intende operare come archeologo ma è poco avezzo alla sicurezza in archeologia.
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  #2 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
AI senatus
 
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Grazie Papik per la tua disponibilità, e benvenuto sul forum!
La tua proposta è molto interessante e sicuramente utile per molti.
Comincio io a chiederti: nel caso di un archeologo che lavora su un cantiere con un contatto di collaborazione direttamente con la soprintendenza, senza partita IVA, chi deve provvedere al tesserino di riconoscimento (legge 248/2006): l'archeologo per i fatti suoi o la soprintendenza? E' un argomento di cui avevamo già parlato in precedenza qui sul forum ma le opinioni erano un pò discordanti.
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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  #3 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
L'avatar di  Papik
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Effettivamente non è un quesito semplicissimo, non tanto per la risposta quanto per la possibile interpretazione che la legislazione vigente consente. Tuttavia se leggiamo solo la 248/06 si arriva a poco, pertanto è utile innanzitutto capire come si configura la collaborazione nell'ambito dell'effettivo rapporto lavorativo, in tal senso è necessario cercare tra le righe della Legge 3 agosto 2007, n.123 art.6 (pur trattando di imprese appaltatrici e subappaltatrici).
L'interpretazione più accreditata dagli O. di V. , e più sanzionata, della 123/07 è quella che riconosce l'obbligo datoriale di munire di tessera il personale occupato dall'azienda, intendendosi come tale sia i lavoratori subordinati sia coloro che risultano comunque inseriti nel ciclo produttivo, che pur dotati di autonomia lavorativa (non comunque assimilabile a quella ad esempio del lav. aut. artigiano) ricevono direttive in ordine alle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa dedotta in contratto (collaboratore a progetto), mentre l'obbligo in capo al lavoratore è quello di esporre detta tessera addosso in chiara evidenza. Nell'applicazione del nuovo T.U. è sufficientemente deducibile il principio sopra citato.
Ciao
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  #4 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
AI senatus
 
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Effettivamente non è un quesito semplicissimo, non tanto per la risposta quanto per la possibile interpretazione che la legislazione vigente consente ...
E te pareva, di poter capire le cose chiaramente...
Quote:
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... L'interpretazione più accreditata dagli O. di V. , e più sanzionata, della 123/07 è quella che riconosce l'obbligo datoriale di munire di tessera il personale occupato dall'azienda ...
Si, ma io parlavo di un caso in cui il 'datore di lavoro' è un ente pubblico, non un'azienda: per quello che faticosamente ho capito finora, sul cantiere, dato che l'archeologo è tenuto a stare sul cantiere 8 ore al giorno, si tratterebbe di lavoro parasubordinato: in sostanza non c'è autonomia lavorativa...
Poi (per fare capire a tutti di cosa stiamo parlando): O. di V. significa organi di vigilanza, giusto?
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  #5 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
L'avatar di  Papik
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Ciao Dizzi,
la Soprintendenza, organo periferico ministeriale, è comunque una Amministrazione tenuta all'osservanza delle leggi citate (salvo decreti attuativi che solitamente prevedono solo alcune limitazioni come nel caso di forze dell'ordine, ecc.).
In sintesi pur avendo come archeologo una certa discrezionalità nell'operare, sul piano della sicurezza sul lavoro e disposizioni correlate (123 e 246), come collaboratore a progetto non può provvedere in proprio (con quale autorità???) nel redigere una tessera che deve necessariamente riportare la dicitura di dipendenza collaborativa dalla Soprintendenza.
Differente se l'archeologo avesse partita IVA, in quanto si configurerebbe appieno nella dicitura di lavoratore autonomo, ed avrebbe la piena titolarità di indicare nel tesserino se stesso come soggetto giuridico interessato.
A volte è comunque utile, per tale adempimento, rivolgersi direttamente al RSPP(resp. servizio prevenzione e protezione) della Amministrazione di riferimento, figura che solitamente non viene chiamata in causa nei rapporti con i collaboratori pur avendone piena titolarità.
Nei cantieri assoggettati all'ex D.Lgs.494/96 e ss.mm.ii. si è soliti verificare (il Coord. per la sicurezza in Fase di Esecuzione) questo adempimento dell'Amministrazione anche nel caso di sorveglianze archeologiche o operatori in interventi d'urgenza.

Ciao
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  #6 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
AI senatus
 
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Grazie, Papik. Le tue risposte sono molto precise e complete. La casistica lavorativa dell'archeologo invece è molto disomogenea; come ti dicevo prima scherzando, a volte capirci qualcosa è veramente difficile perchè ognuno ti dice cose diverse. A me è successo ad esempio chiedendo informazioni all'ufficio legale della Soprintendenza, poi a colleghi più anziani di me, poi ad un dirigente dell'INPS e poi ancora ad un legale di un Sindacato su come poteva essere classificato uno dei contratti che avevo avuto dalla soprintendenza. La soprintendenza è arrivata a dirmi "Dottoressa, questa è una scrittura privata, i contributi non c'entrano niente". Gli altri mi hanno detto che invece si trattava di lavoro para-subordinato, di un contratto non regolare, che mi dovevano versare i contributi (non li ho mai ricevuti).
Il tesserino me lo sono fatto da me, dopo aver chiesto informalmente se potevo usare il logo della soprintendenza e come mansione ho indicato "Collaboratore scientifico (Archeologo)". Quando sono venuti i carabinieri sul cantiere per conto dell'ispettorato del lavoro, hanno controllato solo gli operai: io e gli altri colleghi dell'equipe scientifica siamo stati semplicemente ignorati.
In un'altra circostanza di contratto a progetto con una ditta privata, palesemente irregolare dato che poi non mi hanno mandato nè CUD nè attestazione di pagamento nè versato i contributi nè detratto la ritenuta d'acconto IRPEF, non sono riuscita nemmeno a far partire una vertenza
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  #7 (permalink)  
Vecchio 29-April-2008
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Dato che abbiamo fatto riferimento alla l. 123 del 2007, trasmetto un link al ministero del lavoro che contiene il testo completo:
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyre...0803_L_123.pdf
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  #8 (permalink)  
Vecchio 01-May-2008
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Exclamation Pubblicato il nuovo testo unico

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il "TESTO UNICO" d.lgs. 9-4-2008 n. 81
Il "TESTO UNICO" sulla saluite e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, che sostituisce il d.lgs. n. 626/94, i decreti degli anni cinquanta e altro ancora, è pubblicato e reca il n. 81 del 9 aprile 2008.
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Vecchio 01-May-2008
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Ciao Papik e grazie della segnalazione.
Il testo della legge 81/2008:
Ispolitel - Banche Dati Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Se hai tempo, ci spieghi (magari a poco a poco) quali sono i cambiamenti significativi per un archeologo ? O
Poi possiamo commentarli insieme
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  #10 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
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Il Testo Unico in realtà non è particolarmente complesso, ma sicuramente può risultare interessante uno schema generale degli adempimenti e priincipalmente la trasposizione in campo archeologico delle misure di prevenzione e protezione. Raramente si sente parlare di procedure o istruzioni operative o ancora di una seria valutazione dei rischi che prenda in esame le problematiche relative all'intervento su strutture precarie, ad es. tutta l'attività sull'elevato in archeologia mediaevale, ma anche agli interventi d'urgenza o programmatici in trincee di scavo o similari.
Tutte le estati organizzo con un collega dei corsi di sicurezza in archeologia a Venezia per studenti universitari eprofessionisti e mi stupisco costantemente che ne l'università ne tantomeno il mondo del lavoro completino la formazione con le necessarie istruzioni per la tutela degli operatori del settore, quasi come se l'archeologo non fosse degno di una adeguata copertura preventiva e protettiva.
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  #11 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
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... Tutte le estati organizzo con un collega dei corsi di sicurezza in archeologia a Venezia per studenti universitari eprofessionisti e mi stupisco costantemente che ne l'università ne tantomeno il mondo del lavoro completino la formazione con le necessarie istruzioni per la tutela degli operatori del settore, quasi come se l'archeologo non fosse degno di una adeguata copertura preventiva e protettiva.
Forse i motivi potrebbero essere questi: Il lavoro dell'archeologo è in genere precario (e ovviamente dove c'è precariato non c'è sicurezza); all'università non si ha la minima coscienza delle problematiche della sicurezza sui cantieri: i primi a dover ricevere formazione in questo campo sarebbero i professori universitari, che sono quelli che dicono agli studenti sullo scavo di mettersi sotto la ruspa con la carriola o che impallidiscono (oppure si infuriano) se uno studente col piede slogato (perchè gli è stato detto dal prof di stare scalzo sullo scavo) deve essere portato al pronto soccorso... :???:
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  #12 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
L'avatar di  leda
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Chiedo scusa Papik, ma non è del tutto vero come dici: se durante i 5 anni di laurea non viene impartito nulla riguardo alle norme di sicurezza, nell'offerta formativa relativa a master e corsi di perfezionamento ormai è sempre più frequente trovare una parte sulla 626 e la 494. Io stesso ho appena terminato un master in cui ho sostenuto un esame di tal genere, tenuto da un architetto che aveva seguito un corso apposito. Certamente forse sarebbe bene che qualche nozione venisse fornita anche durante il percorso universitario, ma secondo me è meglio concentrarsi in quegli anni ad imparare bene le materie archeologiche, sono un po' contraria a sottrarre spazio a queste ultime per far posto a tutta una serie di materie collaterali (che pure hanno la loro importanza). Sicuramente però sarebbe giusto che tali materie collaterali venissero trattate ampiamente nella formazione post-lauream, in primis nelle scuole di specializzazione (anche perché è inutile rifare le stesse materie della laurea e a volte con esami che prevedono addirittura gli stessi libri!).
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  #13 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
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Ciao,
sono contento di stimolare reazioni sull'argomento ed in linea teorica condivido quello che hai appena detto, ricordando che comunque sono impegnato nel campo della sicurezza ma anche in quello archeologico.
Tuttavia è opportuno ricordare che già lo studente universitario è assoggettato alla normativa inerente la sicurezza sul lavoro (e non mi pare di essere mai stato informato sui rischi a cui ero esposto!), inoltre dando per scontato che lo studio universitario debba in primis consentire l'apprendimento del percorso formativo prescelto, è da ricordare che internazionalmente l'Health & Safety è una componente imprescindibile di ogni attività a carattere scientifico, che si accompagna alle fasi formative sin dal principio. Purtroppo la cultura italiana spesso non accetta questa condizione, quindi puoi ben capire come il fatto che tu comunque abbia frequentato un corso di formazione inerente la sicurezza non possa che farmi piacere.
L'esempio però di alcuni caduti illustri in campo archeologico, anche recenti, mi fa intuire che c'è ancora moltissimo lavoro da fare, e questo lavoro deve necessariamente vedere una partecipazione multidisciplinare.
Su otto cantieri, con sorveglianza archeologica, verificati tra gennaio e marzo, ben sei cooperative, (al di là dei DPI) ignoravano le principali norme di prevenzione.
Sulle scuole di specializzazione sono perfettamente concorde con la tua esposizione.
Polemica a parte (ovviamente costruttiva ed è questo il lato positivo del forum) il mio sforzo recente è proprio quello di codificare determinate istruzioni operative che possano aiutare l'archeologo nella sua attività sia di laboratorio che di cantiere, e spero che queste discussioni possano ampliare il mio panorama conoscitivo oltre all'esperienza consulenziale o diretta in cantiere.
Grazie

Papik
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  #14 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
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A parte quello che ho scritto nel precedente post aggiungo anche che a volte persino le sedi universitarie non sono in sicurezza. Mi ricordo di una scaletta larga non più di 1 metro a servizio di un edificio di 5 piani in cui si trovavano altrettanti dipartimenti universitari: in occasione dei vari appelli di esame la scala era intasata dagli studenti in fila: non oso pensare cosa sarebbe successo in caso di emergenza (allarme incendio, terremoto o un semplice malore di qualcuno). E l'ascensore degli anni 70 che si bloccava 3 volte al giorno: nemmeno i proff anziani del dipartimento dell'ultimo piano lo usavano più: mai visto un tecnico della manutenzione.
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  #15 (permalink)  
Vecchio 02-May-2008
L'avatar di  Papik
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Sicuramente le strutture universitarie sono spesso carenti sul piano sicurezza, teniamo conto anche del fatto che sia gli oneri finanziari sia i vincoli spesso impediscono una reale messa a norma delle strutture stesse.
Come archeologi penso che il contributo lo si dovrebbe dare nella fase più operativa, al di là di tutte le problematiche burocratiche, dalla ricognizione alla proceduralizzazione di talune attività che espongono al rischio di seppellimento o caduta dall'alto o ancora l'attività relativa all'archeologia industriale e urbana.
L'indagine su un fronte di scavo di 4 metri, l'accesso e l'indagine su strutture in elevato, indagini nel sottosuolo, interventi d'urgenza su cantieri in presenza di interferenze o l'attività in ambiente ipogeo, non possono essere lasciati al caso o alla prestanza fisica del povero archeologo, ma richiedono, come detto, una corretta normalizzazione che sappia mediare tra le esigenza della sicurezza e le necessità dell'operatore stesso.
Problema che richiede talvolta soluzioni non semplici, pensiamo ad esempio all'intervento in uno scavo di trincea dove l'archeologo deve mediare tra necessità di individuare l'impianto stratigrafico e obbligo (ovviamente in talune condizioni) di armare il fronte di scavo senza poter sfruttare l'angolo di natural declivio del terreno a causa di vincoli esterni (cantiere edile).
Sarebbe interessante se riuscissimo in questa sede ad esaminare casistiche reali, magari anche su cantieri aperti, per provare a trovare soluzioni che possano essere utili a tutti gli operatori che si vengano a trovare in condizioni similari.

Ciao

Papik
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