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Professione insegnante Luogo di discussione riservato a insegnanti e professori (in ambito scolastico e universitario), su tematiche relative all'insegnamento di discipline umanistiche ed in specialmodo, archeologia, arte e storia antica


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  #16 (permalink)  
Vecchio 22-February-2006
L'avatar di  dceg
AI senatus
 
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
Messaggi: 2,614
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Anna, neanche io so bene come i miei genitori mi abbiano trasmesso i valori, eppure lo hanno fatto, loro e altri, in primo luogo alcuni insegnanti del liceo: penso però che molto sia dovuto all'esempio vissuto più che discusso, che molto dipenda anche dall'aver saputo, e potuto naturalmente, creare un clima ed un'atmosfera favorevole allo sviluppo di di idee, valori, principi ecc. E poi anche l'aver trasmesso il piacere della lettura, della musica, della fruizione dell'arte e del sapere, la curiosità, e talora anche la giocosità. Non che non abbiano avuto difetti, ma evidentemente i pregi erano superiori.

Ho l'impressione, e non credo di sbagliarmi, che mia moglie ed io siamo riusciti a trasmettere qualcosa di di simile anche a nostro figlio, che ha più o meno l'età di diversi partecipanti al forum, e che si mostra serio, capace, motivato, desideroso di imparare e di riuscire nella vita, ma anche interessato a molte cose. Come abbiamo fatto non lo so bene, ma ci siamo riusciti.

Quindi penso non sia tanto importante sapere il come, ma il farlo, spontaneamente magari, senza pensarci troppo.

Claudio
__________________

dott. Claudio Giorgini
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  #17 (permalink)  
Vecchio 23-February-2006
L'avatar di  Janez
AI gens
 
Data Registrazione: Oct 2005
Messaggi: 349
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Hai proprio ragione Claudio, ma ho paura che solo chi, come noi, abbia avuto un esperienza famigliare di questo tipo, riesca con maggiore naturalezza a trasferire alla propria prole tutto ciò che tu dici. Sembra quasi che ci sia una "predisposizione ereditaria", ma alle volte, ho notato con piacere anche persone che vengono da situazioni famigliari completamente sballate crescono e che riescono a loro volta a diventare qualcosa di completamente diverso dai propri genitori. Mi stò addentrando in cose dove trovo difficile reperire le parole giuste per descrivere ciò che penso e di cui non sono affatto un esperto, scusate se mi sono spiegato male.
Ciao.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 23-February-2006
L'avatar di  dceg
AI senatus
 
Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
Messaggi: 2,614
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No Janez, non ti sei spiegato affatto male, ed hai ragione.
Una struttura famigliare chiara, solida, in grado si sopportate e risolvere conflitti, capace di conferire fiducia e sicurezza, in grado di favorire un livello di tolleranza della frustrazione sufficientemente elevato (e questa è in fondo una chiave essenziale, se il livello di frustrazione è troppo basso nulla funziona più e si gira di continuo alla ricerca di una soddisfazione o gratificazione immediata e precaria) è un ottimo presupposto per uno sviluppo "corretto". Talora però - e te lo posso confermare per esperienza anche professionale di oramai oltre 30 anni di psicoterapia - anche mancando, almeno apparentemente, le condizioni favorevoli lo sviluppo avviene egualmente in modo corretto, mentre altresè situazioni apparentemente favorevoli portano a sviluppi deleteri. Alla fine degli anni '70 ho avuto ad esempio modo di lavorare con giovani tossicomani provenienti da famiglie, apparentemente - ma solo apparentemente - intatte e finanziariamente prive di ogni problema. Mancavano però quelle strutture essenziali e ogni frustrazione veniva disconosciuta o compensata al massimo materialmente, non emotivamente.

Mi ripeto forse, ma per me una chiave essenziale è quella di riuscire a far vivere le frustrazioni in maniera adeguata: imparare a sopportarle senza dover ricorrere immediatamente a sostituti, al meglio saper trasformare la frustrazione in spinta creativa (non tutti lo possono fare, ma entro certi limiti riesce meglio di quanto si creda,non occorre pensare all'Arte con l! A maiuscola, può essere anche uno centrino all'uncinetto!), saper apprezzare la noia, pure come elemento essenziale che sta a base di ogni creatività (La creatività non si sviluppa dalla frenesia; la plystation richiede sempre nuovi programmi che sono sempre eguali). La soddisfazione personale è, almeno in parte, legata alla capacità e alla possibilità di sviluppare un certo potenziale creativo, in quale direzione imposta poco.

Uno dei drammi del nostro tempo è che la vita prende ritmi frenetici ma rappresenta solo una ripetizione continua: Si viaggia, si va in vacanza senza poi ben sapere dove ci si trova: è l'Atlantico, il Pacifico, l'Oceano indiano quello in cui ci si bagna? Non importa.

Non si sa attendere, fantasticare, godere del momento e dell'immagine mentale: bisogna fruire, consumare, distruggere.

Il mio atteggiamento è (ma non crediate che io voglia esser un esempio, riferisco solo un atteggiamento personale) diverso: Tanti anni fa, poco dopo la laurea ho passato alcuni mesi a Milano ed ogni giorno passavo davanti a Santa Maria delle Grazie: non sono mai entrato, né allora né poi a vedere il Cenacolo di Leonardo, per timore che l'esperienza diretta potesse distruggere l'immagine che io me ne sono creato e che più bella non potrebbe essere. Ci sono cose così belle e cosi importanti che bisogna non averle viste. Ma non raccontatelo in giro, vi prenderanno per matti.

Una buona giornata a tutti

Claudio
__________________

dott. Claudio Giorgini
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  #19 (permalink)  
Vecchio 23-February-2006
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
Luogo: Osimo (An)
Messaggi: 824
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Il problema dell'educazione dei ragazzi è enorme, sicuramente complesso e riguarda un'intera generazione, salvo le solite eccezioni che confermano la regole.
Io tengo un corso di illustrazione in una scuola privata a dei ragazzi mediamente intorno ai 20 anni (già diplomati) che dovrebbero considerare i tre anni di corso come base di partenza per la professione di illustratori. Tenendo conto che la loro formazione di oggi sarà alla base di tutta la vita futura (con una professione magari non molto retribuita ma certo non "arida"), considerando anche che pagano (o meglio, i genitori per loro) 190 Euro al mese e l'età che ormai dovrebbe quella della ragione, ci sarebbe da aspettarsi che si buttino a capofitto nello studio e nel disegno.
E invece cosa accade? Che, salvo alcune eccezioni, non combinano un tubo: cincischiano, tergiversano, perdono tempo (e denaro) in tutti i modi possibili...
Quando io, oltre vent'anni fa, ho fatto una scuola non molto dissimile, facevo in due settimane la stessa mole di lavoro che loro fanno in tre mesi.
Non parliamo poi del livello culturale medio. La professione di illustratore richiede persone con orizzonti culturali magari non sempre approfonditi ma vastissimi. Invece vedo nei miei ragazzi un'ignoranza sconcertante e, cosa peggiore, una generalizzata apatia culturale che è il primo obiettivo contro cui cerco di combattere... In alcuni casi con un cero successo in altri mi trovo di fronte a un muro di gomma.
E' evidente che il problema nasce quando prima, in età pre-scolare o da elementari; a chi dare la colpa di tutto ciò: alla scuola, alle famiglie, alla TV e videogame. Non so, forse un po' tutto questo e magari altro ancora...
La maggior parte dei miei alunni, come è naturale, provengono dall'Istituto d'Arte. Io, ai miei tempi ho fatto l'ITIS, quindi non ho termini di raffronto diretto, ma da quanto vedo e da quello che mi dicono gli studenti c'è da farsi rizzare i capelli in testa, tra programmi ministeriali assurdi e, soprattutto, professori incompetenti o che stanno lì solo a scaldare la sedia (salvo le solite mosche bianche; categoria alla quale mi sembra appartenere Anna). Eppure non credo che la scuola possa veramente formare il carattere di un ragazzo, a meno di non trovare quei rari insegnanti "fari". Da ragazzo non sono mai andato benissimo a scuola (ero un lettore voracissimo e uno "studente" curiosissimo, ma assolutamente incapace di stare dietro ai programmi imposti) ma sono ugulamente cresciuto con una cultura abbastanza buona e ampia (sperando di essere oggettivo ).
La famiglia, allora? Non so, tra i miei studenti non riesco a vedere differenze sostanziali tra quelli cresciuti con disagi familiari e quelli con famiglie tranquille. Io pure, da piccolo, in famiglia ho vissuto vari problemi senza aver subito grosse conseguenze sul piano formativo, e così i miei fratelli, uno ingegnere, l'altro chimico e scrittore (ha pubblicato alcuni romanzi brevi). Forse i problemi, in questi casi, credo si manifestino più sulla capacita di relazionarsi emotivamente in modo sereno, ma su questo Claudio ne sa certo più di me...
Faccio notare anche che la mia studentessa più brava, intelligente e volenterosa è figlia di piccoli agricoltori con la terza media.
La televisione forse è un pochino più colpevole, non tanto per il fatto che i bambini guardano molta televisione piuttosto per COSA guardano. Certo il livello medio della televisione è veramente deprimente. Mi ricordo di aver cominciato a leggere Shakespeare a 10 anni, dopo aver visto in televisione "Il mercante di Venezia"; ma certo la RAI di trent'anni fa era un'altra cosa...
Per me è evidente che è tutto il mondo attuale, in molte sue sfaccettature, ad impedire uno sviluppo culturalmente e caratterialmente ricco dei nostri figli.
Ho anch'io due bimbe piccole (3 e 2 anni) e spero anch'io, come è riuscito a fare Claudio, di riuscirle a crescere più curiose, aperte, capaci possibile, facendole vivere nel modo più stimolante che io e mia moglie potremo dare loro.
La figlia di miei amici è stata cresciuta così - sia pure non scientemente - con tanti stimoli diversi, sia seri che giocosi. Io l'ho conosciuta che aveva 10 anni ed era già allora una ragazzina straordinaria (ascoltava Frank Zappa, non Cristina d'Avena), intelligente, spiritosa, curiosa. Cominciava già allora a sentire quel disagio, che sarebbe diventato un problema serio in età adolescenziale, per la differenza enorme che c'era con i suoi coetanei: a 15 anni non aveva quasi amici (la potenza del "gruppo", a quell'età è veramente impressionate). Ora, a 25 anni, neolaureta in lingue col massimo dei voti, è una ragazza, almeno apperentemente, serena e felice, nonostante i brutti momenti passati.
Le mie figlie cercherò comunque di crescerle nello stesso modo ma so che dubbi e incertezze nei loro riguardi mi accompagneranno per molti, lunghi anni.

Ciao
__________________

Marco Astracedi
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  #20 (permalink)  
Vecchio 23-February-2006
L'avatar di  lu
lu lu Non in Linea
AI magister
 
Data Registrazione: Aug 2005
Messaggi: 263
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i vostri figli sono molto fortunati e credo che riuscirete in questo compito arduo nonostante tutti i problemi che comunque vi sono legati.
io non ho figli e nel mio immediato futuro non ne vedo perchè ho ancora molta strada da fare. come figlia, vi posso dire che pur non essendo seguita come avrei sperato (non perchè i miei non volessero o non avessero tempo, ma perchè occupati con problemi di salute di mio fratello) sono contenta di come sono cresciuta. per necessità ho imparato a fare tutto da sola, a non chiedere nulla a nessuno e quindi mi sono sempre rimboccata le maniche. purtroppo i miei genitori hanno sopperito alle mancanze non volute con oppressione riguardo la scuola e gli amici, cosa che mi ha portato nonostante tutto ad essere troppo chiusa e insicura su alcune scelte che riguardano soprattutto i rapporti interpersonali: infatti dal vivo probabilmente non sarei mai riuscita a dire queste cose...
in ogni caso sono sicura che i vostri figli saranno molto fortunati e consapevoli di esserlo.:wink: lu
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