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| Richieste di lavoro Spazio aperto a chi intende proporsi per collaborazioni o per assunzioni in società od enti che operano nel settore dei Beni Culturali |
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06-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jan 2006
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Sapete una cosa!? Vi invidio.... perchè la paura di non riuscire a trovare lavoro nell'ambito per cui studiamo, ci sbattiamo e che amiamo (perchè questo percorso di studio e lavorativo lo affrontano per lo più persone che hanno la passione per l'archeologia) ora come ora è davvero tanta! Purtroppo ho tanti esempi a riguardo, io mi sto laureando (specialistica 3+2) e per ora mi tocca fare la cameriera, il mio ragazzo (già laureato e iscritto al II anno di scuola di Specializzazione di Roma) idem: fa il cemeriere per potersi mantenere e per non gravare più sulle spalle di mamma e papà. Gli amici che ogni tanto lavorano per le cooperative devono comunque chiedere aiuto ai genitori....
Speriamo che tutto possa migliorare....insomma se abbiamo toccato il fondo ormai dobbiamo per forza risalire...vero??? 
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06-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
dizzi
Per questo la professione di archeologo non viene regolamentata in maniera rispondente alle reali esigenze scientifiche e lavorative, e si continua a procedere a discrezione, sia nella destinazione dei fondi sia nella scelta del personale esterno. Questo non può che causare 'pestaggi di piedi' e 'guerre tra poveri'.
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Secondo voi ci sono possibilità concrete di uscire da questa situazione?
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Francesca
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06-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Secondo me sì, ma NON con una regolamentazione octroyée , che non farebbe altro che aumentare i conflitti, le gestioni personalistiche e i favoritismi :???: .
Ne veniamo fuori semplicemente se i Colleghi della mia generazione (quarantenni e cinquantenni) si rendono conto che non serve a niente mettere i piedi in faccia agli altri perché tanto non è così che si migliora la propria situazione personale; se si rendono conto che l'unica possibilità di ulteriore miglioramento delle proprie condizioni anche economiche e di prestigio personale è legata ad un robusto progresso di tutto il settore, anche con l'inserimento coraggioso e senza gelosie dei giovanissimi.
E magari si ricordassero anche di quello che tutti noi quarantenni e cinquantenni pensavamo e speravamo riguardo al futuro dell'Archeologia Italiana quando abbiamo cominciato.
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06-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Allora speriamo in una illuminazione divina ;-)
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Francesca
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06-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
archeochicca
Allora speriamo in una illuminazione divina ;-)
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Quella va sempre bene, ma intanto noi possiamo darci da fare.
Tanto per cominciare costruendo localmente occasioni di incontro, anche tecnico, fra gli Archeologi che operano (o desiderano farlo) concretamente sul campo, non importa in che veste se nel privato o nelle pubbliche amministrazioni. Facciamoli parlare fra loro, di lavoro, non di recriminazioni.
Tenendo ben lontani i tromboni accademici.
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06-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
Mdd
Tanto per cominciare costruendo localmente occasioni di incontro, anche tecnico, fra gli Archeologi che operano (o desiderano farlo) concretamente sul campo, non importa in che veste se nel privato o nelle pubbliche amministrazioni. Facciamoli parlare fra loro, di lavoro, non di recriminazioni.
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Bisognerebbe davvero cominciare a fare passi del genere.
Cercando di superare la necessità fisiologica degli archeologi di lamentarsi e basta ;-)
Nella mia brevissima esperienza lavorativa ho sentito sempre giovani colleghi dire "non possiamo lavorare a 40 euro al giorno!" e intanto continuare a farlo e legittimare queste tariffe (e da questa categoria non mi chiamo fuori :???  ; colleghi più grandi dire "non possiamo essere pagati a metro cubo di terra" e continuare a impostare così i preventivi e via dicendo.
Certo che la concorrenza è tanta e le segnalazioni varie contano...
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Francesca
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06-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
Mdd
Quella va sempre bene, ma intanto noi possiamo darci da fare.
Tanto per cominciare costruendo localmente occasioni di incontro, anche tecnico, fra gli Archeologi che operano (o desiderano farlo) concretamente sul campo, non importa in che veste se nel privato o nelle pubbliche amministrazioni. Facciamoli parlare fra loro, di lavoro, non di recriminazioni.
Tenendo ben lontani i tromboni accademici.
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D'accordissimo, Mdd.
Però:
Perchè tenere 'ben lontani i tromboni accademici'? Forse perchè spesso rappresentano una casta di sciamani detentori unici del sapere e del potere che non potrà mai capire i problemi dell'archeologia reale perchè impegnata a mantenere i privilegi?
Allora, nella stessa ottica, anche i burocratoni di soprintendenza a volte contribuiscono a tarpare i tentativi di dare dignità alla professione di archeologo e il dialogo su tutela e gestione dei beni archeologici (e artistici in genere): sono loro a redigere i progetti ed i capitolati dei lavori, a decidere dove, quando, quanto e perchè investire denaro pubblico, quale percentuale dei fondi destinare ai soggetti esterni (singoli, ditte archeologiche piuttosto che generiche imprese edili), se e quali canali editoriali e divulgativi attivare, se, come e quali reperti e complessi archeologici restaurare e rendere fruibili...
Secondo me: in Italia gli Archeologi con la A maiuscola sono solo gli strutturati nel settore pubblico (Soprintendenze e Università), che hanno potere decisionale da tutti i punti di vista; gli archeologi con la a minuscola sono coloro che realizzano effettivamente le scelte, spesso virtuose, a volte anche no, prese dagli Archeologi con la A maiuscola.
Quindi sarebbe utile attivare occasioni di dialogo tecnico tra le A maiuscole e le a minuscole (possibilmente dopo che le a minuscole abbiano parlato tra loro, conoscendosi e chiarendosi le idee e si siano organizzate bene)... 
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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07-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dizzi
D'accordissimo, Mdd.
Però:
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Allora, nella stessa ottica, anche i burocratoni di soprintendenza a volte contribuiscono a tarpare i tentativi di dare dignità alla professione di archeologo e il dialogo su tutela e gestione dei beni archeologici (e artistici in genere): sono loro a redigere i progetti ed i capitolati dei lavori, a decidere dove, quando, quanto e perchè investire denaro pubblico, quale percentuale dei fondi destinare ai soggetti esterni (singoli, ditte archeologiche piuttosto che generiche imprese edili), se e quali canali editoriali e divulgativi attivare, se, come e quali reperti e complessi archeologici restaurare e rendere fruibili...
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Con le Soprintendenze si riesce sempre a parlare ed alla fine capirsi. Ci vogliono anni magari, ma alla fine ci si capisce sempre, perché loro fanno, non si limitano al blablabla, e in definitiva se e quando fanno con passione hanno un sincero interesse al progresso del settore, se non altro perché il progresso, il confronto e l'emersione di personalità nuove e valide non incide sulle carriere e sui giochi di potere, che tanto sono già ben definiti d'ufficio.
In ambito accademico invece l'unico interesse concreto di chiunque è ad evitare che l'allievo superi il maestro: una autentica bestemmia per me.
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07-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
dizzi
. . . Quindi sarebbe utile attivare occasioni di dialogo tecnico tra le A maiuscole e le a minuscole (possibilmente dopo che le a minuscole abbiano parlato tra loro, conoscendosi e chiarendosi le idee e si siano organizzate bene)... 
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Mettiamola così, Dizzi: intanto facciamo parlare tra loro quelli che sono sporchi di terra ;-) (ispettori di Soprintendenza compresi). Poi vedremo.
Ultima Modifica di Mdd : 07-April-2008 07:48.
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07-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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Ciao Mdd, in un post su un'altra sezione ti avevo scritto, dicendoti che mi trovi d'accordo su quanto proponevi. E lo sono quindi anche su tutto quanto è stato scritto qui. Per esempio, uno come me che nonostante la "tarda età" sta per laurearsi e di conseguenza dovrà iniziare a mandare curricula a destra e manca a coop, musei e strutture del genere, cosa dovrebbe fare concretamente, se volesse seguire quello che tu dici?? Nel post di cui parlavo ti dicevo che l'unica cosa che posso fare per "mettermi con qualcun altro" è offrire il mio lavoro e la mia "professionalità". Oppure non è sufficiente?? Come posso io, neolaureato, cercare di creare una connessione e professionale e lavorativa con altri sia nella mia identica situazione sia con chi già lavora in questo campo? Tu sicuramente hai più esperienza in merito, e quindi anche delle valide risposte o consigli. Se ancora vale la tua richiesta di "metterti con qualcun altro", dimmi tu come cominciare... la mia risposta è sì.
Un saluto.
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07-April-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Apr 2007
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Quote:
Mdd
Con le Soprintendenze si riesce sempre a parlare ed alla fine capirsi. Ci vogliono anni magari, ma alla fine ci si capisce sempre, perché loro fanno ...
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In linea di massima sono d'accordo, ma ti assicuro che ci sono poche ma clamorose eccezioni; forse è una questione generazionale e di aggiornamento: alcuni funzionari non sanno che alla scuola di specializzazione si entra ormai da anni per concorso: loro credono che basti 'iscriversi'. Altri (per fortuna pochissimi, nella mia esperienza) si laurearono nel paleolitico superiore, quando la metodologia stratigrafica non era ancora stata inventata (cosa più grave che poi non si siano preoccupati di aggiornarsi). La stragrande maggioranza però, come dici tu, sono persone entusiaste che non vedono l'ora di 'sporcarsi di terra' fuggendo dagli uffici e dai cumuli di carte e quasi quasi invidiano gli esterni che possono sempre stare sul cantiere. Io a volte rispondo: 'Allora vogliamo fare cambio di posto?' 
Il mondo di soprintendenza comunque mi affascina: questo è il motivo per cui ho deciso di fare la scuola di specializzazione evitando il dottorato.
Quote:
Mdd
... il confronto e l'emersione di personalità nuove e valide non incide sulle carriere e sui giochi di potere, che tanto sono già ben definiti d'ufficio...
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In certe zone c'è una certa fluidità e di gelosie assurde, segreti di stato sui rinvenimenti, fazioni, manie di protagonismo (a volte anche di persecuzione) etc. all'interno di uffici ne ho viste in qualche caso...
Quote:
Mdd
... In ambito accademico invece l'unico interesse concreto di chiunque è ad evitare che l'allievo superi il maestro: una autentica bestemmia per me.
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I docenti più giovani (entro i 45 anni circa) che 'si sono sporcati di terra' prima di entrare nell'Università possono capire molto bene certe problematiche. Io ho diversi amici che sperano di poter costruire, lavorando all'interno del sistema, un andazzo nuovo e più... come dire... moderno e democratico. Su questo non perderei le speranze.
Comunque: questo mi sembra un utilissimo argomento di discussione, in cui ognuno potrà esprimere le proprie opinioni e raccontare le proprie esperienze...
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In genere la gente ha ottime ragioni per costruire muri, come tenere fuori gli altri, o a volte tenerli dentro. (S.S. Van Dine)
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08-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Jan 2006
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Proprio oggi mi è venuta a trovare una mia amica che, per sua fortuna, appena si è laureata ha lavorato con un paio di cooperative, e ora lavora direttamente per una persona che è accreditata alla soprintendenza.... Ora mi sembra di aver capito che la Soprintendenza paga alla coop 200 euro giornalieri per ogni archeologo, all'archeologo di questi 200 euro ne arrivano al netto tra 45 e i 65; non sarebbe più giusto riuscire a lavorare senza le passare attraverso le cooperative? So che con questo messaggio potrei alzare un polverone...e sono la prima a sperare di lavorare in futuro, anche per le cooperative....BASTA CHE SI LAVORI!
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08-April-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Quote:
Marta
. . . non sarebbe più giusto riuscire a lavorare senza le passare attraverso le cooperative? . . .
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Questa è una tentazione pericolosissima, da evitarsi in ogni modo.
L'Archeologo da solo non conta niente: non è in grado di fare nulla, né di lavorare, né di aggiornarsi, né di avere un peso (anche economico) sufficiente per garantire una operatività di cantiere (attrezzature, noleggi, consulenze tecniche e giuridiche etc. etc.).
Il problema è semmai che le Cooperative andrebbero fatte con vero spirito di cooperazione fra pari, mentre le ditte archeologiche con fine di lucro (come la mia) dovrebbero garantire le tutele del Lavoratore come previste dalla Legge (che già non sarebbe poco): in ogni caso tutto questo presuppone che chi lavora in Archeologia sia capace di farlo, il che purtroppo capita solo ogni tanto (e in questo la maggior parte delle Università non solo non aiutano, ma tendenzialmente remano contro, sfornando sistematicamente e -sospetto io- deliberatamente laureati non all'altezza). E mentre in una azienda, magari con un raggio di azione pluriregionale, l' incapace lo smascheri o ancora meglio lo formi adeguatamente, da singole le persone incompetenti possono andare avanti una vita facendo danni senza che nessuno se ne accorga e senza che abbiano la benché minima opportunità di migliorare.
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08-April-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2008
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Non credo che le università sfornino laureati incapaci in maniera deliberata. Semmai spesso sugli scavi cosidetti "didattici" si fa di tutto meno che imparare a scavare. Per fortuna non ho mai incontrato questa situazione deleteria, ma è vero invece che ho incontrato persone che dello scavo in sè non gliene poteva importare di meno e quindi una volta introdotte nel mondo del lavoro, non so che figura abbiano fatto. E un altro punto oscuro semmai potrebbe essere il sovrannumero di persone che su questi scavi spesso si crea. Per es. su uno di essi a cui ho partecipato, che poteva ospitare al massimo 7-8 persone, ci siamo ritrovati in 15!! E di conseguenza c'era gente che non faceva niente per mezza giornata, non imparando nulla o poco, perchè l'area di scavo era a dir poco sovraffollata!!!
Ultima Modifica di massinissa : 08-April-2008 03:18.
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