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07-March-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2005
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letteratura italiana
I corsi sono iniziati di nuovo e gia mi trovo in difficoltà. Sto provando a cercare su internet ma non trovo niente.
Avrei bisogno di sapere il concetto di letteratura (in altre parole cosa significa e da che è caratterizzata). Della lezione ricordo solo che il prof ha parlato delle opere orali e scritte ma ha fatto solo esempi e non ha dato una definizione specifica. E in più mi servirebbe anche la definizione di letteratura italiana (perchè si dice italiana).
Grazie e scusate ancora se vi disturbo sempre ma non riesco a trovare libri decenti (e la letteratura che ho io fa cagare, nonostante siano sette libri).
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07-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Cio camus non è colpa dei tuoi libri se non trovi il concetto di lettaratura, essi infatti trattano di stori della letteratura e danno per scontato che tu sappia ciò che stai studiando. Per capire alcuni concetti spesso bisognerebbe partire dal buon vecchio dizionario, che molti non aprono più all'università, sbagliando. Al lemma letteratura recita: "attività indirizzata alla produzione sistematica di testi scritti con finalità prevalentemente estetica e nei quali spesso l'invenzione predomina sulla realtà". Questo significa che ci vuole una consapevolezza da parte dell'autore che opera scelte di tipo estetico oltre che contenutistico. Per esempio, se tu racconti un fatto che ti è accaduto, non fai letteratura, anche se ne dai un'interpretazione soggettiva; un gradino superiore è quello di chi, come gli aedi, mette il racconto in versi, per renderlo più piacevole, e allora si parla di tradizione orale, mentre Omero crea un'opera letteraria. Perché? Perché Omero sceglie, ad esempio quali episodi narrare e quali no, ma sceglie anche quale lingua usare, anzi quali dialetti, e infine porta il tutto nella forma scritta. Il linguaggio è infatti un'altra componente fondamentale della letteratura e l'autore lo sceglie non solo secondo i propri gusti, ma anche e soprattutto in riferimento al pubblico al quale si rivolge, cioè codificandolo. Ciò vale anche per le scelte contenutistiche: Dante usa i concetti della filosofia aristotelica, a volte platonica, perché tale filosofia era conosciuta nell'Italia di allora, se avesse usato quelli delle filosofie orientali, così come i suoi simboli, nessuno o quasi avrebbe capito. Ecco perché si può parlare, ad esempio, di letteratura latina e letteratura greca come due cose diverse, non solo perché scritte in lingue diverse, ma anche perché si riferivano ad un pubblico diverso ed adoperavano codici diversi. La differenza è palese se leggi le commedie di Menandro e quelle di Plauto, dove i valori che stanno alla base sono effettivamente diversi, sebbene Plauto in parte si sia rifatto a Menandro. Stessa cosa per Virgilio ed Omero. Ovviamente si può anche parlare di cose sconosciute alla società in cui si vive, come fece Marco Polo descrivendo il suo viaggio in Cina, ma questo viene sempre fatto spiegandolo con termini e simboli mutuati dalla cultura di riferimento. Spero di essere riuscita a spiegarmi.
Ciao.
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10-March-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2005
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Ok, il concetto di letteratura mi è chiaro. Potresti spiegarmi quello di letteratura italiana? Soprattutto perchè si chiama italiana.
Grazie grazie grazie grazie
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11-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Letteratura italiana: prendi quanto ha già scritto Leda e sostituisci i vari Omero, Virgilio e Plauto con Tasso, Calvino o Pirandello. La letteratura italiana è semplicemente quella scritta il lingua italiana (o da autori italiani) esattamente come le letteratura inglesa è quella di Shakespeare e Dickens, e la letteratura tedesca tedesca è quella di Goethe o Brecht.
Semplice, no?
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11-March-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2005
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E invece no, perchè se dico così al prof quello mi boccia all'istante. Lui ha sempre ripetuto a chi diceva sta definizione che non è così perchè non esistevano gli autori italiani in quanto non esisteva l'italia. E anche sulla lingua vi erano differenze ma non ho capito bene.
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11-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Oct 2005
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Non hai tutti i torti...accidenti devo uscire di corsa, spero di poter tornare sull'argomento quanto prima.
Ciao.
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11-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Camus, effettivamente il prof. non ha tutti i torti, perché l'Italia si è formata molto tardi, almeno rispetto a paesi come la Francia, dove si può parlare di letteratura francese già a partire dalla "Chanson de Roland". Vediamo se riesco a spiegarmi meglio: fino al Medioevo esiste un'unità culturale (l'Europa occidentale) a cui corrisponde un'unità linguistica (il latino, anche se ben presto non è più il latino classico, per intenderci quello ciceroniano, ma si modifica anch'esso e abbiamo il latino tardo, da cui, tra l'altro, derivano parecchi vocaboli italiani). Quest'unità ad un certo punto inizia a frantumarsi (sulla data precisa non c'è molto accordo tra gli storici) tieni conto però che tale frantumazione non è quella relativa alla caduta dell'impero romano, perché anche dopo le strutture romane (istituzionali, politiche e linguistiche) continuano. La vera rottura è quando i sostrati indigeni delle vari lingue di cui faceva parte l'impero cominciano ad imporsi e a soppiantare il latino (ad es. lingua d'oc e d'oil) e gli autori (gli intellettuali per intenderci) decidono di usare il volgare al posto del latino. Nel contempo si forma anche una nuova classe di cittadini, i cosiddetti borghesi, e in Italia si sviluppano i comuni. Quindi non è cambiata solo la lingua ma le strutture e, di conseguenza, i valori a cui la società fa riferimento. Esempio: Dante si lamenta che l'Italia, che ancora non esiste, non sia unita, ma divisa in tanti stati; un romano questo problema non se lo poteva porre perché l'Italia per lui era unita sotto il nome di Roma, anzi era Roma stessa. Al massimo poteva lamentarsi dell'influenza di altre civiltà, come la greca, sui costumi latini. Comunque la letteratura italiana, come le altre, nasce soprattutto quando si abbandona il latino, o si cerca di farlo, per esprimersi in una lingua "altra", e ho messo altra dopo appositamente; in tal caso il primo documento in lingua italiana, o semi-italiana, è il cosiddeto "placito capuano", una formuletta testamentaria che si trova a metà tra latino ed italiano. Scusa Camus, non so che libro tu abbia d'italiano, ma io usavo il Ferroni al liceo (storia della letteratura italiana in 4 volumi), nel primo di essi (dalle origini al 400) se leggi il paragrafo sul Medioevo latino dovresti capire qualcosa (io mi sono ispirata a questo per la mia spiegazione).
Ciao
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11-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Leda ha ragione, ma il suo contributo va forse ampliato. Al momento del passaggio dal latino (o i latini) al volgare (o i volgari) come lingua prima d'uso e poi letteraria si formano letterature nelle diverse forme di volgare, prima di tutto la scuola siciliana, in seguito, anche sotto l'influsso della triade Dante, Petrarca e Boccaccio si sviluppa una lingua letteraria italiana, modellata principalmente sul toscano, che si differenzia però anche da esso, e che per un periodo molto lungo, si potrebbe dire sino agli inizi del secolo XX, si differenzia sostanzialmente dalla lingua d'uso che resta il dialetto. L'introduzione dell'obbligo scolastico (in Italia assai tardo e poco rispettato) e quindi i mezzi di comunicazione di massa hanno poi permesso il formarsi di una koiné che mantiene tuttavia connotazioni locali.
L'esistenza dell'Italia come entità politica, come stato, non è presupposto per una letteratura italiana, perché in tal caso si dovrebbero considerare I promessi sposi come un esempio di letteratura austriaca, dato che il Mnzoni viveva nel Lombardo-veneto asburgico. Si tratta piuttosto di definire un ambito culturale italiano, in cui si pone la letteratura italiana o di lingua italiana, dato che esponenti fondamentali di essa, come Niccolò Tommaseo (Il suo finisssimo Dizionario dei sinonimi in un'edizione napoletana del 1898 è stato per me durante anni una lettura fondamentale e piacevolissima), non erano "italiani" neppure geograficamente: Tommaseo, dalmata, scrisse anche opere in croato, la sua altra lingua.
Vi sono inoltre anche esempi di autori che si considerano facenti parte della letteratura, ad esempio di lingua inglese, per i quali però la lingua inglese era una lingua appresa, mentre quella materna era un'altra: tipico esempio il polacco Jòzef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, noto nella letteratura inglese come Joseph Conrad.
Caro Camus, come spesso del resto, alla domanda del tuo professore dovresti evitare una risposta diretta, ma darne una del tipo: "Dipende dal modo di considerare la questione..." e quindi aprire un discorso più ampio.
se lo fai bene non puoi sbagliare, al massimo discutere.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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12-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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Non bisogna dimenticare che una storia della produzione in una lingua determinata, nel nostro caso la lingua italiana, va vista in prospettiva dinamica: il volgare del 2-300 scaturisce da una ricca produzione in latino volgare, quella delle artes dictandi, che a loro volta affondano le radici nell'Italia tardoantica a altomedievale. e ancora non bisogna sottovalutare gli apporti trasversali coevi, come quelli, nel XII e XIII sec, delle lingue d'oc e d'oil.
Però non bisogna sovrapporre a tutti i costi una realtà culturale con una politica: se è vero che l'Italia unificata è una realtà recentissima, non ci piove che da secoli gli intellettuali dell'Italia avessero coscienza della profonda unità culturale, dell'identità italiana, data dalle comuni radici classiche e cristiane, pur nella frammentarietà dei destini politici regionali.
Aggiungi inoltre che gli autori dal 300 in poi hanno manifestato, al di là degli intenti specifici di un genere (su questo non sono d'accordo con Leda o meglio col suo vocabolario: la finalità della letteratura nonn era essenzialmente estetica, ma alle origini dottrinare e didascalica: vedi i vari generi, fino alla Commedia di dante), una radicata volontà di creazione di generi, stili, e lingua applicabili alla variegata realtà della penisola (dal De Vulgari Eloquentia alla questione della lingua 500esca, fino ai risciacqui in Arno manzoniani).
Temo di essere stata un po' scollegata, ma ho avuto una settimanaccia.
Comunque, Camus, ti confesso che la tua domanda mi ha lasciato inizialmente perplessa, ma devo darti ragione: riprendendo in mano le 'Bibbie' che vanno ancora per la maggiore nei licei, non trovi una definizion né di letteratura, Nè tanto meno un inquadramento generale di quell'aggettivo 'italiana' che a prima vista sembra intuitivo.
Ne riparliamo,, magari
Notte!
Anna
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12-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Mi sembra di capire, caro Camus, che il tuo prof. è uno di quelli che fanno inutili sofismi. O forse li fanno i testi di letteratura delle scuole di oggi?
Se uno compra una "Storia della Letteratura italiana" conta di trovarci Dante! Dire che l'Italia era divisa sia politicamente che letterariamente, con i diversi "volgari", è, ripeto, un inutile sofisma, a mio modo di vedere. La definizione di letteratura italiana come quella scritta in italiano a me sembra lapalissiana, anche se si può fornire un'approfondimento articolato in chiave di evoluzione storica (come hanno già accennato altri in questo topic) e quindi distinguendo anche le varie realtà regionali. Goldoni, però, pur scrivendo in veneziano, rimane un autore fondamentale della leteratura italiana, non solo venenziana! Come ha già detto Claudio, Manzoni sarebbe forse un autore austriaco o, più delimitatamente, lombardo?
Seguendo questo ragionamento, Goethe e Schiller non sarebbero colonne della letteratura tedesca ma, rispettivamente, del Granducato di Francoforte e del Wuttenberg.
Anche dire che la letteratura francese presenta una sua unitarietà a partire dalla Chanson de Roland, sarebbe allora una imprecisione. La Francia dell'XI sec. era frammentata (politicamente e linguisticamente) non meno dell'Italia della Scuola Siciliana, divisa com'era tra Francia vera e propria (piccolissima, invero), Normandia, Provenza, Linguadoca e ducati e contee vassalli dei Normanni (inglesi, cioè) o dei francesi, ma indipendenti di fatto, come la Bretagna, la Guascogna, l'Aquitania, ecc.
Mi era già capitato all'università uno di quei professori che si "inventano" delle definizioni, secondo il loro personalissimo modo di vedere le cose (nel mio caso il prof di Geografia fisica si era inventato una definizione di "regione" e "territorio" opposta a quella del senso comune).
Caro Camus, sondare le elucubrazioni delle menti altrui è impresa difficile, ti mando quindi il mio "in bocca al lupo"...
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12-March-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2005
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Spero che non mi faccia questa domanda all'esame, comunque ho ancora tempo per studiare, quindi posso inventarmi qualcosa.
Grazie dell'aiuto.
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13-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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Per Marco: le difficoltà di Camus sono la diretta conseguenza di un sistema scolastico mal collegato e di un sistema editoriale, quesllo dell'editoria scolastica, pessimo. I libri scolastici vengono scritti da gente che spesso nelle classi non mette piede.
Alle medie si vogliono preparare i ragazzi per il liceo; al liceo per l'università; all'università per la Kultura; i professori, ognuno nel suo ordine di ruolo, restano chiusi nel proprio empireo cielo. I sofismi si fanno e si scrivono, e in questo ci si dimentica di dare nozioni fondamentali come quelle su cui legittimamente camus si interroga.
Ripeto: quando ho letto la sua domanda mi sono detta: MAMMA MIA! tanto il concetto di letteratura italiana è impresso nella mia mentalità (e nel DNA).
Eppure per scrupolo mi sono presa in mano manuali ancora molto in voga nei licei, come il Segre Martignoni e il Guglielmino Grosser, robe da 4-6 tomi di 500 pagine l'uno, con testi, documenti, quadri storici, critica, analisi. Eppure manca il concetto fondamentale di letteratura italiana, che i ragazzi devono dedurre da un contesto di civiltà 'facile facile' come quello dell'Italia fra altomedioevo, feudalesimo e età comunale.
IL fatto che in cotali Bibbie manchino queste categorie di riferimento mi ha spinto a chiedermi se PER CASO, i prof di liceo non si aspettino che sia io, prof. delle medie, a fornire queste categorie metodologiche. Nel qual caso possiamo farci delle grasse risate: i nostri libri di Itinerari letterari sono meno difficili dei Piccoli Brividi, i nostri splendidi alunni litigano quotidianamente con l'ortografia, siamo vieppiù inondati da ragazzini immigrati da ogni parte del globo. a tutti questi IO dovrei fornire il concetto di letteratura italiana?? mah...
Anna
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13-March-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Jul 2005
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Per fortuna non avete dato la colpa a me, mi stavo sentendo uno schifo. Comunque solo oggi ho capito il prof che intendeva dire con letteratura, mentre per italiana sono ancora un po perso, ma penso che riuscirò a capire.
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13-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Camus,
non è certo buona abitudine dare sempre agli altri le colpe, ma non è neppure bene pensare che si hanno tutte le colpe. Io poi preferisco non parlare di colpa, non sono né un giudice né un prete, ma di responsabilità. E ti invito a cercar di differenziare, quali sono le responsabilità tue, quali quelle degli altri. E poi se non si sa qualcosa, non c'è nulla di più giusto che chiedere ad altri. Lo hai fatto e con questo hai stimolato altre persone a riflettere su quesitiche apparentemente erano chiari, ma che si sono dimostrati tutt'altro che ovvi. Questo è servito anche a noi, non solo a te. Un bell'esempio di come da una discussione tutti possano uscire arricchiti. Grazie.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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