Archeo tour Isola di Sant'Antioco
L'isola di Sant'Antioco, che si trova nella provincia di Carbonia-Iglesias nel sud-ovest della sardegna, nonostante le sue piccole dimensioni è ricca di monumenti archeologici di ogni periodo: si va dall'età prenuragica fino al 1800 d.c.
Si pensa che i primi uomini siano arrivati sull'isola (probabilmente dall'Afria) circa 5500 anni fa. Nonostante la loro vita fosse molto primitiva (si riparavano in grotte) conoscevano la tessitura e sapevano costruire cesti in vimini, stuoie, reti ecc. Erano dediti alla pesca alla caccia e alla raccolta di frutti.
Essi avevano non solo il culto della Dea Madre, ma anche quella del Dio (principio maschile) signore del cielo e del sole. I loro defunti venivano sepolti in "domus de janas" (molte ancora visibili) che erano delle grotte artificiali, e insieme ad essi venivano sepolti anche i loro monili, cibo, vasi ecc.
La civiltà nuragica ebbe inizio all'incirca 3500 anni fa, di quel periodo sono famosi i nuraghi: straordinarie costruzioni fatte con enormi massi. La loro funzione era essenzialmente quella difensiva, infatti erano posti solitamente sulle colline dalle quali si poteva controllare il territorio. Erano vere e proprie costruzioni fortificate al cui interno risiedevano i capi.
Attualmente a Sant'Antioco i nuraghi sono circa 30, e sono tutti in aree private, quindi è molto difficile poterli visitare.
Sempre del periodo nuragico sono le tombe dei giganti (a forma di testa di toro) dove venivano inumati i morti. Davanti a queste tombe si svolgeva un particolare rito chiamato "incubazione": chi aveva bisogno di ricevere particolari consigli dormiva più notti davanti a queste tombe fino a quando non riceveva la risposta in sogno.
A Sant'Antioco sono giunte a noi 2 di queste tombe: una nella zona “Sa corona ‘e su crabì” e una nei pressi del nuraghe woccus.
A Sant'Antioco approdarono anche i Fenici, i quali arrivarono nell'isola per commercio e si mescolarono con le popolazioni nuragiche. Qui fondarono una delle loro colonie chiamata "Sulki" (circa 2750 anni fa). Essi non si dedicarono solo al commercio, ma anche alla pesca (sia in vivaio che in mare).
I Fenici adoravano Astarte (dea femminile) e Ball (dio maschile, principio di tutte le cose). Essi avevano in comune con le popolazioni native il culto delle pietre (betilico) nelle quali si credeva risiedesse la divinità.
Dell'epoca Fenicia è ancora visibile il tophet, un tempio posto in cima ad una collina dove si bruciavano i corpi dei bambini morti e si depositavano i resti dentro a delle urne di terracotta deposte poi in una zona sacra del tophet. Inoltre essi scolpivano delle steli che rappresentavano i sacrifici compiuti e che venivano anch'esse poste negli anfratti rocciosi della zona sacra del tophet.
I Cartaginesi riuscirono a sottomettere Sulki e vi si stabilirono sfruttando in particolar modo l'agricoltura: oltre a sottomettere le popolazioni locali fecero arrivare degli schiavi dall'africa. E' proprio in questo periodo che venne costruita intorno alla città una cinta muraria (della quale rimangono ancora dei resti). E ancora di questo periodo sono i due leoni che all'epoca erano posti all'ingresso della città e che ora sono custoditi presso il museo archeologico. le tombe dell'epoca erano quasi tutte sotterranee. Il morto era deposto su un sarcofago rialzato da terra e con lui veniva sepolto il suo corredo funerario. Il tophet venne utilizzato anche in questo periodo sempre per depositare le urne contenenti le ceneri dei bambini.
I Romani riuscirono a sconfiggere la flotta di Annibale, dunque Cartagine cedette e anche Sulki passò sotto il dominio romano (2238 anni fa).
Anche sotto il dominio romano la città di Sulki e in particolar modo il suo porto continuò ad avere molta importanza, soprattutto per il commercio dei minarali.
Dell'epoca romana rimangono tra le altre cose ancora i resti di una fontana (is solus) e un bellissimo mosaico di notevoli dimensioni custodito presso il museo archeologico. Sull'acropoli inoltre vi sono i resti di quello che si pensa fosse stato un tempio circondato da colonne.
Rimane inoltre, sull'istmo per arrivare a Sant'Antioco il ponte romano (ristrutturato a mio avviso molto male).
CONTINUA ...
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