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| Scienze Naturali e Archeologia Discussioni sui collegamenti tra le principali scienze naturali (geologia, fisica, chimica e geografia fra tutte) connesse allo studio dell'antichità. Per quanto riguarda l'antropologia si rimanda alla sezione storica, pur rientrando in parte - antropologia fisica - in questo ambito. |
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12-April-2007
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AI magister
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Data Registrazione: May 2006
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No, scusa, non voglio far polemica e non è neanche che la Bibbia DEVE aver ragione, però qui facevamo un discorso interessante sul fatto che il mito del Diluvio non è presente solo nella tradizione mesopotamica o biblica ma in molti luoghi del mondo.
E poi un po' di geologia non fa mai male... 
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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12-April-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
ShemsuHor
No, scusa, non voglio far polemica e non è neanche che la Bibbia DEVE aver ragione, però qui facevamo un discorso interessante sul fatto che il mito del Diluvio non è presente solo nella tradizione mesopotamica o biblica ma in molti luoghi del mondo.
E poi un po' di geologia non fa mai male... 
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Molte cose registrate dalla letteratura mitologica mesopotamica sono presenti in molti posti del mondo. Bisogna vedere come ci sono arrivate... e quando.
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12-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Grazie Marco. Le mie perplessità derivano dalla lettura di Harald Haarmann, "Modelli di civiltà a confronto nel mondo antico: la diversità funzionale degli antichi sistemi di scrittura", in Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, a cura di, Origini della scrittura. Genealogie di un'invenzione, Bruno Mondadori, 2002. (Tra l'altro credo sia uno dei pochi se non l'unico scritto di Haarmann comparso in italiano). Lasciando perdere la questione della scrittura europea e dell’anteriorità della scrittura egizia rispetto a quella mesopotamica, Haarmann prende l'ipotesi di Ryan e Pitman come assodata, come "nuovo paradigma" (parole sue) secondo il quale l'evento del Mar Nero avrebbe determinato una migrazione delle popolazioni dall'area del Mar Nero appunto, verso Europa sudorientale, Mesopotamia e Anatolia. Non mi addentro troppo nelle critiche perché sarebbero affrettate, sia perché ho l’impressione che certe leggerezze derivino dall’esigenza di brevità del testo e forse anche da problemi di traduzione, sia perché in ogni caso richiederebbero la lettura di testi di Haarmann che ancora non ho fatto, e in cui credo le tesi siano maggiormente argomentate. Tuttavia qualche perplessità mi sento di esprimerla.
Innanzi tutto non ho ben capito se la data del 5600 a.C. si riferisce, nei confronti del vicino oriente, ad una cronologia calibrata o meno. Questo ha la sua importanza perché secondo Haarmann il “nuovo paradigma” prevederebbe “un’elementare distinzione fra un’era antidiluviana e postdiluviana (prima e dopo il 5600 a.C.)”, mediante la quale “possiamo ricollocare cronologicamente le istituzioni culturali del mondo antico e le loro relazioni”. E continua dicendo che “molte delle civiltà del mondo antico si basano su istituzioni culturali risalenti all’era antidiluviana, mentre altre tradizioni sono emerse come innovazioni nell’era postdiluviana”. In realtà di queste “istituzioni culturali” Haarmann prende in considerazione solo la scrittura, per cui mi sfuggono quali siano le altre alle quali si riferisce, e di conseguenza mi è impossibile valutare se di queste “istituzioni” sia possibile rintracciare archeologicamente una storia che risenta della distinzione tra “era antidiluviana e postdiluviana” ovvero se si tratti di un’ipotesi puramente teorica e indimostrabile, almeno dal punto di vista archeologico. Il che non significa necessariamente che si tratti di un’eventualità che non può essersi verificata, semplicemente può non essere valutabile attraverso l’archeologia, e può quindi solo essere supposta, magari ricalcata sul modello derivato eventualmente dalla scrittura. Tenendo anche in considerazione il fatto che, come scrive Haarmann stesso, la “diffusione di elementi e idee culturali […] non richiede una migrazione né un’interazione personale, anche se non la esclude”.
Nonostante ciò Haarmann parla spesso di “deriva demografica” trattando delle “istituzioni” della “civiltà mesopotamica”, che sarebbero nate secondo lui “a seguito di una fusione” (di per sé concetto del tutto condivisibile e oramai quasi scontato - a differenza di quanto sostiene Haarmann - nella storia del vicino oriente, basti pensare all’Antico Oriente di Liverani). Una volta ne parla a proposito dello “spostamento da nord a sud della più antica cultura di ‘Ubaid”. E già qui non ho ben chiaro a cosa si riferisca. I siti più antichi della cultura Ubaid, come Oueili, che antedatano (fase di Ubaid 0) la “nascita” di questa cultura nel sud almeno all’inizio del VI millennio a.C. (ma i livelli più antichi non sono stati indagati perché al di sotto della falda freatica), si trovano già nel sud, per cui non capisco bene… Vero è che può benissimo esserci stato un processo di popolamento del sud (anche se però appunto, non essendo stati indagati i livelli più antichi non si può dire con certezza), ipotizzato soprattutto per via del fatto che la messa a coltura di quella zona richiedeva una tecnologia agricola già matura. Tuttavia è anche vero che “la caratterizzazione dei primi gruppi della Bassa Mesopotamia non trova confronti chiari in altre aree o altre culture cui possa essere eventualmente riferita la loro origine” (Frangipane, La nascita dello Stato nel Vicino Oriente, Laterza, 1996).
Dopodiché Haarmann scrive: “Dal punto di vista dell’archeologia culturale (?), la fusione causata dalla deriva demografica segna la fase più antica nel processo di formazione della civiltà mesopotamica. Lo stadio più antico di questo processo di fusione è caratterizzato dall’interazione tra gruppi di immigrati e popolazione locale. Le ondate di immigrazione in Siria e Mesopotamia provenienti dal nord e successive al 5600 a.C. portano con sé tecnologie molto più avanzate di quelle locali (si confronti la produzione ceramica di Halaf, Samarra e ‘Ubaid)”.
Per cui mi pare di capire che abbiamo una più recente “deriva demografica” che è quella che riguarda la cultura Ubaid di cui ho detto sopra, e dei fenomeni migratori precedenti in Siria e Mesopotamia, ma successivi al 5600 a.C. Ho capito male? I popoli protagonisti di questi ultimi, sempre se non ho capito male, sarebbero quelli che si sono spostati in seguito all’evento che nel 5600 a.C. avrebbe colpito il Mar Nero. Ora, da quel che Haarmann ha scritto non mi pare che in questo caso ci si riferisca a uno di quei processi di “diffusione di elementi e idee culturali” di cui si è già detto, che “non richiede una migrazione”, dato che non solo si parla esplicitamente di “fenomeni migratori”, ma si accenna anche a tracce archeologicamente rilevabili, e cioè le “tecnologie molto più avanzate di quelle locali” (per cui la tesi di fondo è, dopo aver criticato la ex oriente lux, una riproposizione dell’ex occidente lux, tramite una “connection” dell’ex meridie lux egiziano per quel che riguarda la scrittura, come recitano anche i titoli dei paragrafi. E ciò dopo aver criticato, giustamente, quelle tendenze che identificano troppo semplicisticamente popolazioni, etnie, culture e/o tratti culturali. Tendenza però che non mi pare assente dalle sue argomentazioni!). Quali siano queste tecnologie non viene specificato, a parte l’accenno alla produzione ceramica, ma confesso di non capire a cosa si riferisca. Vuole dire che la produzione ceramica Halaf, Samarra e Ubaid è successiva alle migrazioni, superiore ai periodi precedenti, e di conseguenza un risultato delle avanzate tecnologie portate dalle popolazioni del nord? Mi pare un tantino tautologica come ipotesi. O si riferisce a differenze fra le produzioni ceramiche delle tre culture Halaf, Samarra e Ubaid? O ancora, si riferisce alla differenza tra le produzioni Halaf, Samarra e Ubaid, e quelle successive ad esse, influenzate dalle nuove tecnologie provenienti dal nord? Quest’ultima ipotesi credo sia da escludere, perché se non ho capito male lui stesso considera le migrazioni successive al 5600 precedenti alla cultura Ubaid. E poi la Ubaid evolve praticamente senza soluzione di continuità nel periodo di Uruk, come in parte accenna Haartmann stesso (ma in modo un poco contraddittorio rispetto alle critiche che egli stesso rivolge alle tendenze di cui si è detto sopra. Nonostante infatti presenti il periodo Ubaid come caratterizzato probabilmente dalla presenza sia di sumeri che di “popolazioni Ubaid”, parla di “fusione” tra cultura Ubaid e sumeri, come se in origine fossero portatori di culture differenti in qualche modo rintracciabili archeologicamente. La cultura Ubaid invece pare semmai essere più che altro legata alla zona in cui si trova, e cioè non un portato dell’esterno, tutt’al più potrebbe essere considerata proprio una “creazione” di popolazioni sia semitiche che, probabilmente, sumeriche. In contesto Ubaid cioè non è dato distinguere, e sarebbe arbitrario, archeologicamente parlando, tra differenti etnie e popolazioni e relativi apporti culturali. Quindi la distinzione tra “popolazioni Ubaid” e sumeriche e relative culture non ha senso. Si usa il termine "popolazioni Ubaid" per distinguerle dai sumeri, ma Ubaid è una cultura in senso archeologico, e di una "popolazione Ubaid" i sumeri potrebbero benissimo esserne parte fin dall'inizio o quasi, e in ogni caso la cosa sarebbe archeologicamente irrilevante poichè culturalmente non si potrebbero fare distinzioni. Se si passa dal concetto archeologico di "cultura Ubaid" a quello di “popolazione Ubaid” distinguibile da quella sumera e, evidentemente, dalla sua cultura - differenza archeologicamente non riscontrabile - si incappa appunto in quell’errore di identificare strettamente una cultura archeologica con un’etnia o un popolo!).
E torniamo al problema iniziale della calibrazione, che diventa di una certa importanza. Se infatti si considera la cronologia calibrata del vicino oriente, la cultura di Ubaid nelle sue fasi più antiche si colloca vero l’inizio del VI millennio, fine del VII, praticamente contemporanea ad Halaf e Samarra, anche se ci sono certe sfasature, in particolare dal punto di vista geografico. E ovviamente precedente alla data del 5600 a.C. e alle supposte migrazioni. Anche in Siria, alla quale Haartmann accenna come meta delle migrazioni… Qui addirittura in scavi più recenti come Sabi Abyad o Tell Halula, non c’è sostanzialmente soluzione di continuità tra una fase pre-Halaf collocabile intorno al 6500-6300 a.C. circa, una fase di transizione proto-Halaf collocabile intorno al 6100 (fasi per esempio in cui compaiono le tholoi, poi caratteristiche degli insediamenti Halaf), e una fase Halaf antica, collocabile intorno al 5950-5900 circa (e una fase tradizionalmente antica Halaf collocabile un centinaio d’anni dopo). In ogni caso trattasi sempre di datazioni anteriori al 5600, e soprattutto di sviluppi sostanzialmente “locali”, di cui si può cogliere la continuità (anche se in ciò si dovrebbe fare la tara delle testimonianze archeologiche, che forse più facilmente mettono in luce la continuità rispetto alla discontinuità), e nei confronti dei quali eventualmente l’apporto esterno non è da escludere, magari neanche da aree più lontane come quelle alle quali si riferisce Haarmann, ma il cui apporto tuttavia è difficilmente riscontrabile e valutabile nei dati archeologici. Se poi si vuole utilizzare il paradigma risultante dalla scrittura che Haarmann propone, a patto che il discorso riguardante la scrittura sia corretto, questo magari è possibile. Però in via ipotetica, cioè difficilmente riscontrabile e verificabile in altri ambiti.
Ultima Modifica di Karl : 12-April-2007 23:10.
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13-April-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Apr 2007
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10.000 anni fà si sono verificate 3 calamità.... 1: caduta di asteroidi, 2: variazione dell'asse terrestre, 3: diluvio universale.....(la prime due sono confermate dal carotaggio del polo sud, la terza penso in una logica conseguenza). Fu la variazione dell'asse a provocare il cambiamento climatico sulla terra, ad esempio la mesopotamia prima era nel nostro clima temperato, da qui l'origine dell'eden e successivamente si verificarona fenomeni di siccità che colpì la terra di Abramo (la palestina). E' possibile che la distruzione di Sodoma e Gomorra sia dovuto alla caduta sulla terra di asteroidi, queste erano città situata sul mar caspio pertanto vicine alla civiltà cinese che anch'essa riporta la stessa catastrove nella loro mitologia. Come ben noto la bibbia riporta il diluvio universale il quale coprì intera montagne (come anche il monte Ararat), quindi non si tratto dei soliti straripamenti del tigri o dell'eufrate....... cosa che non mi spiego è dove finì tutta quell'acqua solo dopo un anno? Dopo solo 490 anni Abramo fuggi dalla Palestina per colpa di una tremanda siccità.....
CURIOSITA'.... secondo voi, durante l'ultima glaciazione, quante persone dovettero attraversare lo stretto di Bering per popolare le americhe? Calcolando il tasso di mortalità infantile e quella delle persone mature, calcolando le difficoltà di un territorio ghiacciato, (da ricordare tutti gli esploratori morti nell' 800, con attrezzature superiori) penso milioni di individui......
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13-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Non ho minimamente voglia di andare ad occuparmi delle menate a vanvera di Fauno. Sono cose che possono andare nella sezione fantarcheologia, non qui.
Rimarrò sul ben più solido argomento messo in discussione da Karl.
La datazione... Guarda, Karl, in genere le datazioni geopaleontologiche da 10-15 d'anni a questa parte sono praticamente sempre "calibrate". Oltretutto, pur rimanendo quello del C14 il metodo di datazione principale per i tempi recenti, non è affatto l'unico e viene sempre più spesso affiancato da misurazioni tramite la ciclostratigrafia astronomica (non mi dilungo nella descrizione, ma se volete saperne di più chiedete pure) con la quale, una volta stabiliti, tramite il C14 AMS, ad esempio, un tetto e una base temporale di un certo intervallo stratigrafico, al suo interno suo può procedere con una risoluzione estremamente elevata, in alcuni casi addirittura di anno in anno.
Gli studi fatti successivamente alla pubblicazione della teoria di Ryan (quelle tra cui prese parte il mio amico) comprendono sicuramente datazioni incrociate (C14, ciclostratigrafia, anelli di crescita nelle stalattiti...) per cui la datazione è da ritenersi assoluta e calibrata. Il punto fondamentale, però, è che le successive ricerche hanno messo in luce come l'allagamento del bacino del Mar Nero non sia imputabile ad un solo evento (di durata più o meno breve) ma che si tratta di una serie di cicli di trasgressione-regressione succedutisi nell'arco di molte centinaia d'anni (forse migliaia), iniziati sicuramente parecchio prima del 5600 a.C. e protrattisi anche dopo per altrettanti centinaia di anni.
Il fenomeno dell'allagamento del bacino comunque sembra sia attestato, anche se su tempi molto lunghi e modalità complesse; quindi una qualche migrazione deve essere avvenuta, ma sarebbe forse meglio parlare di una serie di migrazioni.
Da questo punto di vista, quello che mi suona strano nelle tesi di Haarmann (che io non conosco e valuto solo in base a quanto tu hai descritto) è che sembra parlare di vere e proprie migrazioni, numericamente significative.
Se consideriamo che un mare chiuso (tipo Mar Caspio) comunque occupava già da millenni l'area centrale del bacino del Mar Nero, il territorio interessato dalla trasgressione non mi sembra in realtà molto esteso e, di conseguenza, anche la popolazione costretta a spostarsi non doveva poi essere tantissima (mettiamo una cifra del tutto ipotetica di 10-20000 persone, considerando, a spanne, la densità di popolazione del Neolitico).
Oltretutto, essendo la singola trasgressione marina diluita nell'arco di molte decine di anni (a cui succedeva poi una regressione di minore entità, che comunque recuperava nuovo terreno disponibile) solo una parte della popolazione, quella più prossima alla linea di costa, era costretta a spostarsi, forse a dano della popolazione retrostante.
Insomma, mi chiedo che impatto possano aver avuto nelle aree circostanti migrazioni così "diluite"...
Da un punto di vista prettamente archeologico, infine, non mi risulta che le popolazioni delle aree immediatamente a nord o ad occidente del Mar Nero, durante la fine del Neolitico (Tripol'e, Starcevo, Cucuteni...) fossero poi più "evolute" delle culture presenti nel Vicino Oriente. Sbaglierò, ma mi chiedo perché scomodare ipotetiche popolazioni dal Mar Nero quando l'Anatolia aveva visto già da molto tempo Chatal Huyuk o, in Palestina, si aveva Gerico. Va bene buttare all'ortiche "ex oriente lux", però, a spanne, non mi sembra di vedere le basi per pensare ad una direttrice Ovest-Est dell'espansione culturale.
Le mie sono solo impressioni: sull'archeologia del Vicino Oriente so ben poco... Sull'origine della scrittura ancor meno...
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13-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Quote:
astracedi
La datazione... Guarda, Karl, in genere le datazioni geopaleontologiche da 10-15 d'anni a questa parte sono praticamente sempre "calibrate". Oltretutto, pur rimanendo quello del C14 il metodo di datazione principale per i tempi recenti, non è affatto l'unico e viene sempre più spesso affiancato da misurazioni tramite la ciclostratigrafia astronomica (non mi dilungo nella descrizione, ma se volete saperne di più chiedete pure) con la quale, una volta stabiliti, tramite il C14 AMS, ad esempio, un tetto e una base temporale di un certo intervallo stratigrafico, al suo interno suo può procedere con una risoluzione estremamente elevata, in alcuni casi addirittura di anno in anno.
Gli studi fatti successivamente alla pubblicazione della teoria di Ryan (quelle tra cui prese parte il mio amico) comprendono sicuramente datazioni incrociate (C14, ciclostratigrafia, anelli di crescita nelle stalattiti...) per cui la datazione è da ritenersi assoluta e calibrata. Il punto fondamentale, però, è che le successive ricerche hanno messo in luce come l'allagamento del bacino del Mar Nero non sia imputabile ad un solo evento (di durata più o meno breve) ma che si tratta di una serie di cicli di trasgressione-regressione succedutisi nell'arco di molte centinaia d'anni (forse migliaia), iniziati sicuramente parecchio prima del 5600 a.C. e protrattisi anche dopo per altrettanti centinaia di anni.
Il fenomeno dell'allagamento del bacino comunque sembra sia attestato, anche se su tempi molto lunghi e modalità complesse; quindi una qualche migrazione deve essere avvenuta, ma sarebbe forse meglio parlare di una serie di migrazioni.
Da questo punto di vista, quello che mi suona strano nelle tesi di Haarmann (che io non conosco e valuto solo in base a quanto tu hai descritto) è che sembra parlare di vere e proprie migrazioni, numericamente significative.
Se consideriamo che un mare chiuso (tipo Mar Caspio) comunque occupava già da millenni l'area centrale del bacino del Mar Nero, il territorio interessato dalla trasgressione non mi sembra in realtà molto esteso e, di conseguenza, anche la popolazione costretta a spostarsi non doveva poi essere tantissima (mettiamo una cifra del tutto ipotetica di 10-20000 persone, considerando, a spanne, la densità di popolazione del Neolitico).
Oltretutto, essendo la singola trasgressione marina diluita nell'arco di molte decine di anni (a cui succedeva poi una regressione di minore entità, che comunque recuperava nuovo terreno disponibile) solo una parte della popolazione, quella più prossima alla linea di costa, era costretta a spostarsi, forse a dano della popolazione retrostante.
Insomma, mi chiedo che impatto possano aver avuto nelle aree circostanti migrazioni così "diluite"...
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E' l'idea che mi sarei fatto anch'io, soprattutto dopo il tuo precedente intervento. Diciamo che Haarmann dà per scontato che si tratti evidentemente di un evento catastrofico tale da determinare probabilmente migrazioni più massicce e non solo diluite. Almeno mi par di capire... Tuttavia anche dando ciò per scontato, mi pare che non tenga in debito conto del fatto che, evento catastrofico o meno, gli apporti di tali migrazioni, se anche ci son state (le migrazioni) e stati (gli apporti), archeologicamente non sono riscontrabili. O almeno... il periodo preso in considerazione, che ricade nel neolitico del vicino oriente, è quello che conosco meglio, in particolare proprio VII e VI millennio, che è il periodo in cui si dispiega la cultura Halaf, tra periodo pre e post. I siti dei quali ho analizzato la stratigrafia oramai sono un po', almeno una quarantina, senza contare le surveys, dai primi scavi a quelli ancora in corso (Tell Tawila per esempio hanno cominciato a scavarlo nel 2005), e non mi pare di vedere nella cultura materiale, dall'architettura alla ceramica e relative tecniche, dall'economia alla tipologia insediamentale fino ad ipotizzabili aspetti sociali e "simbolici", rivoluzionarie tracce di migrazioni in alcun modo, nè in Siria, nè in Anatolia, nè nell'alta Mesopotamia. Inoltre, sempre volendo dare per scontato l'evento catastrofico e non graduale, se il periodo del 5600 come mi dici è "calibrato" (è costosa la ciclostratigrafia astronomica? e come procede a grandi linee?), la tesi di Haarmann non regge se si considera la cronologica vicino orientale. A meno che non si consideri una cronologia non calibrata (e oramai sorpassata o comunque da rivedere in base ai risultati dei nuovi scavi. Non tanto per feticismo cronologico, quanto per meglio precisare i rapporti tra le varie culture Hassuna, Samarra, Halaf e Obeid). In questo caso la cultura Halaf verrebbe a collocarsi grossolanamente intorno alla metà del VI millennio (identico discorso per la cultura Ubaid, con la differenza che anche le fasi più antiche di essa si trovano ben più a sud, nella bassa mesopotamia. Quindi più lontano dal luogo di origine delle migrazioni rispetto all'area occupata dalla cultura Halaf, che si estende fino all'Anatolia e la cui influenza si riscontra fino al mediterraneo). Grossolanamente perchè dipende dalla geografia. Diciamo che se consideriamo solo l'alta Mesopotamia... Però vorrebbe dire restare fermi a 15-20 anni fa, e a un archeologia del vicino oriente molto "mesopotamocentrica", che vista l'estensione geografica della cultura Halaf è proprio fuori luogo... Sono proprio gli ultimi scavi in Siria a Sabi Abyad e Halula che illuminano un po' l'"origine" della cultura Halaf. Se questo è stato il ragionamento di Haarmann mi viene da dire che è piuttosto disinformato, e che non capisco bene che idea abbia del neolitico vicino-orientale! E sarebbe quanto meno un'indebita estensione all'indietro di un modello derivato dalla sua analisi di "diffusione" della scrittura, da quella europea a quella mesopotamica via Egitto (pur senza escludere indipendenti sviluppi locali). Modello che del resto è discutibile, forse un po' prematuro visto lo stato degli studi sulla scrittura europea (tanto che c'è chi mette in dubbio che si tratti di scrittura vera e propria. Tuttavia anche la solitamente "scettica" Avverbi ha pubblicato un libro di Marco Merlini su questa scrittura. Anche la Avverbi non è esente da passi falsi?  ) e sulle prime fasi di quella egizia, e che comunque per ora non ha molti sostenitori (potrebbe tuttavia trattarsi di una resistenza scientifico-accademica eh).
Quote:
astracedi
Da un punto di vista prettamente archeologico, infine, non mi risulta che le popolazioni delle aree immediatamente a nord o ad occidente del Mar Nero, durante la fine del Neolitico (Tripol'e, Starcevo, Cucuteni...) fossero poi più "evolute" delle culture presenti nel Vicino Oriente.
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Mah... Che ti devo dire? Si riferisce alla cultura dell'europa orientale fiorita tra il VI e la fine del V inizio IV millennio (di cui però archeologicamente so poco, è proprio quell'area di cui dicevo di voler approfondire la conoscenza, insieme all'area del Caucaso) da Vinca a Tartaria, ecc. (Serbia, Ungheria, Romania, Bulgaria, grosso modo), da cui provengono gli esempi della cosiddetta "Danube script" (risalente appunto al VI-V millennio. Sostanzialmente sarebbe la presenza di tale scrittura, se così è, il tratto che determinerebbe la maggiore "evoluzione". Non so come sia valutata l'ipotetica "complessità sociale" di questa cultura, ma non credo abbia molte differenze "di livello" rispetto alle coeve o anche precedenti o di poco successive culture vicino-orientali. Stante questo mi chiedo anche perchè se queste popolazioni migrando hanno portato con loro la scrittura, ci sia voluto così tanto per arrivare ad una vera e propria scittura cuneiforme, che non si limitasse a segni sulle cretule e simili, questi del resto piuttosto antichi). Questa zona però si colloca comunque a ovest di Sofia, per cui non è che sia sulle sponde del Mar Nero! Altra cosa che mi perplime... mah.
Ultima Modifica di Karl : 13-April-2007 22:42.
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13-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Come ho scritto altrove ho visitato recentemente a Basilea la mostra sulel antiche civiltà della Bulgaria. Ora leggendo glöi articoli del catalogo che riguardano gli inizi della civilizzazione europea (Fine VII - IV millennio) trovo citati spostamenti di popolazioni, ma non si fa cenno ad una possibile connessione con catastrofi naturali, mentre proprio il territorio della Bulgaria dovrebbe essere stato particolarmente toccato da un'improvvisa inondazione del Mar Nero. Inoltre i centri preistorici in Bulgaria si trovano, tranne Varna e Provadija decisamente molto distanti dall'odierna linea costiera.
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dott. Claudio Giorgini
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14-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Ma infatti... non mi è molto chiaro... Però farei un'offesa all'intelligenza di Haarmann se pensassi che ha fatto un errore così grossolano. Eppure, ripeto, l'area di cui lui parla (c'è anche la cartina nel saggio in questione) si trova ad ovest di Sofia, per cui parecchio lontana dalle sponde del Mar Nero...
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14-April-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Non posso essere molto utile a questa interessante discussione, volevo solo dire una cosa riguardo all'origine della scrittura.
la mia impressione è che si tenda generalmente a non considerare tutto ciò che viene prima del neolitico, tantopiù se si parla del neolitico orientale.
Forse ho già detto altrove che già durante il plaeolitico fu creato un sistema di segni piuttosto articolato, e che ,anzi, il segno geometrico è l'espressione più usuale dappertutto, sviluppata in Europa orientale.
Anzi dall'inizio dell'Olocene l'espressione geometrica diventa preponderante.
Tuttavia una vera scrittura, come la intendiamo noi ,deve avere andamento lineare ed essere strettamente connessa con la lingua parlata, in modo da poter esprimere ogni tipo di significato.
Sostanzialmente condivido le perprlessità di Karl riguardo alla scrittura portata dal danubio alla mesopotamia, sia perchè è ancora da dimostrare che la scrittura danubiana sia una scrittura, cosa tra l'altro non so quanto fattibile se almeno non si ha un minimo di conoscenza o di idea sulla lingua parlata, poi perchè ,essendo tutta l'umanità da tempo in possesso di modi di espressione grafica per lo più legati alla sfera magico-religiosa e probabilmente al computo del tempo, la scrittura è nata dove e quando le condizioni di sviluppo economico-sociale lo richiesero.......
Milena
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14-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Sì questo l'ho notato anch'io. Solo ultimamente vedo che le cose stanno un po' cambiando, anche se ovviamente in ritardo rispetto ai primi studi sull'argomento... Noto però che a volte si tende a fare un po' di confusione senza sottolineare quella differenza che a mio avviso giustamente fai tra scrittura vera e propria e sistemi di segni e notazioni grafiche, spesso legati alla sfera religiosa ecc. Ma su questo avresti da insegnarci... Sono d'accordo poi sulla cautela rispetto alla scrittura del Danubio. Per quel che riguarda la tesi di Haarmann, non è che faccia derivare meccanicamente la scrittura mesopotamica da quella europea con un semplice processo di diffusione. Sostiene che la nascita e il suo sviluppo siano comunque frutto della peculiarità del contesto e della storia mesopotamica (esigenze economiche, amministrative, ecc.), però la scrittura europea avrebbe potuto dare "un impulso alla tradizione mesopotamica nel suo processo di formazione" (propone anche tutta una serie di correlazioni tra i segni della scrittura del Danubio e quelli mesopotamici. In effetti le somiglianze ci sono, apparentemente non solo generiche - ovviamente non lo sono neanche per lui. Tuttavia non sono affatto esperto di questi problemi, per cui... non saprei valutare...). Sempre in seguito a migrazioni infatti, ma in questo caso non dovute all'evento del 5600 ma alle invasioni dei Kurgan del V-IV millennio, ci sarebbe stata una "diffusione culturale" verso est, per esempio verso l'Anatolia. Per cui "non è un'ipotesi peregrina che ripercussioni più lontane delle diffusione culturale da Occidente a Oriente fossero presenti anche in Siria e in Mesopotamia, collegate all'Anatolia e al Medio Oriente da vie commerciali molto battute". Un'altra influenza potrebbe arrivare invece dall'Egitto, la cui scrittura egli dà per scontato che sia precedente a quella mesopotamica, e che abbia origine religiosa o comunque simbolica, come quella del Danubio. Ora, io queste non le considero ipotesi peregrine, seppur da verificare (ma lo dice lui stesso) e dando per scontato che quella del Danubio sia in effetti una vera e propria scrittura. Ho maggiori perplessità sulla parte di cui ho già parlato invece, perchè non capisco bene cosa intenda... (Tra l'altro, rileggendo attentamente - continuo a pensare che ci siano stati problemi di traduzione e di terminologia, perchè faccio fatica a volte a stargli dietro -, rettifico quel che ho scritto nei post precedenti. L'Egitto non è considerato come una tappa della "diffusione" di elementi culturali europei, ma semplicemente come un'altra fonte di influenza, insieme a quella europea, sul processo di formazione della scrittura mesopotamica).
Ultima Modifica di Karl : 14-April-2007 22:37.
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14-April-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Non ho letto l'articolo di Haarmann, però sinceramente già mettersi a divdere tra era antidiluviana e post diluviana lo trovo abbastanza fuorviante sia per tutta la serie di risvolti ideologici che tali definizioni suggeriscono, sia perchè in effetti, non vi è accordo su dove e quando tale diluvio possa essere avvenuto.......
poi non ho capito se l'autore specifica in quanto tempo le pooplazioni del mar Nero sarebbero migrate in Mesopotamia.....
per i periodi antichi è comunque difficile secondo me trovare, o interpretare, le tracce di improvvise e massive migrazioni
Del resto anche l'idea di una migrazione dal nord è abbastanza vecchia....anche se nessuno l'aveva -credo- mai correlata al "diluvio del mar nero" che sembra voler diventare il diluvio per antonomasia (già altrove ho espresso la mia opinione al riguardo)
Comunque credo che la tua conclusione :
Quote:
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e nei confronti dei quali eventualmente l’apporto esterno non è da escludere, magari neanche da aree più lontane come quelle alle quali si riferisce Haarmann, ma il cui apporto tuttavia è difficilmente riscontrabile e valutabile nei dati archeologici. Se poi si vuole utilizzare il paradigma risultante dalla scrittura che Haarmann propone, a patto che il discorso riguardante la scrittura sia corretto, questo magari è possibile. Però in via ipotetica, cioè difficilmente riscontrabile e verificabile in altri ambiti.
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sia giusta; sinceramente l' ipotesi di Haarmann mi pare un pò campata per aria, anche perchè come dicevi se queste grandi innovazioni riguardano praticamente solo la scrittura (e ti assicuro che la somiglianza pura e semplice tra i segni non è indicativa)che si è poi sviluppata qualche millennio dopo........
insomma non farti mettere in crisi dati certi da dati incerti.
Milena
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15-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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No ma infatti... Solo che non riesco proprio a capire che cavolo intenda... Probabilmente ho capito male io e non esplicita bene lui. Anche perchè parla di migrazioni dal Mar Nero, in seguito al "diluvio", verso l'eur | | |