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Scienze Naturali e Archeologia Discussioni sui collegamenti tra le principali scienze naturali (geologia, fisica, chimica e geografia fra tutte) connesse allo studio dell'antichità. Per quanto riguarda l'antropologia si rimanda alla sezione storica, pur rientrando in parte - antropologia fisica - in questo ambito.

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  #1 (permalink)  
Vecchio 07-May-2007
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Predefinito Geoarcheologia. Studio dei paleosuoli e applicazione negli scavi archeologici

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Il mio problema nasce quando devo riconoscere le tipologie dei terreni che emergono durante lo scavo. Finchè si parla di pozzolana, sabbia e terra di riporto non ho alcun problema, ma quando emergono terreni particolari non posso che affidarmi all'esperienza dei miei operai, ma talvolta non basta tanto che le descrizioni risultano essere superficiali.
Leggendo quanto sopra e le risposte di Mdd ed altri, mi sorgono alcune perplessità, per le quali chiamo in causa Brado (che mi sembra abbia competenze specifiche).
Il mio dubbio è questo: in archeologia si usano classificazioni di suoli diversi da quella della Pedologia tout-court, ovvero quella che deriva dalla geologia, geomorfologia e scienze agrarie?
Pur nel caos delle diverse classificazioni in uso (almeno fino a qualche hanno fa; spero le cose si siano standerdizzate) – classificazione Americana, Francese, FAO... – si hanno definizioni ben precise che descrivono le caratteristiche morfologiche, composizionali e genetiche di un certo tipo di suolo.
Nella classificazione americana un suolo pochissimo evoluto sprovvisto di orizzonti diagnostici, si chiama Entisol, mentre un Vertisol è un suolo ad argille rigonfianti; ma si arriva a definizioni più accurate, come nel caso di un Cryaquent, cioè un Entisuolo (Ent), idromorfo (Aqu), in ambiente freddo (Cry).
Chiedo quindi a Brado (o chi altri) se in archeologia si usa una classificazione tassonomica diversa (andando così a complicare ulteriormente il quadro) ed eventualmente che caratteristiche presenta.

ciao
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Marco Astracedi
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Vecchio 07-May-2007
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Caro Marco, il metodo utilizzato sul campo per lo studio pedologico dipende dalla formazione dell'operatore che se ne occupa (e nel 99,99% dei casi NON è un archeologo). I metodi più diffusi sono quello francese, con classificazione genetica; la Soil Taxonomy (Soil Taxonomy | NRCS Soils), costituita da una classificazione gerarchica basata sull'identificazione empirica delle proprietà e caratteristiche dei suoli; il metodo FAO-Unesco, classificazione referenziale che sintetizza i due metodi precedenti. Diciamo che in tutti gli studi archeologici che ho visto (italiani e britannici/statunitensi) era usata la Soil Taxonomy.

Brado
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  #3 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
AI senatus
 
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Leggo con piacere che in pratica non ci si allontana dalla pedologia a cui sono abituato e l'uso preferenziale della Soil taxonomy (o tassonomia americana volgarmente detta) corrisponde alla preferenza che sembra si stia instaurando anche negli studi geomorfologici.
Una domanda: Pedologia rientra tra gli esami che uno studente di archeologia deve dare o no? A me sembra una disciplina la cui conoscenza è indispensabile...
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Marco Astracedi
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Vecchio 08-May-2007
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Leggo con piacere che in pratica non ci si allontana dalla pedologia a cui sono abituato e l'uso preferenziale della Soil taxonomy (o tassonomia americana volgarmente detta) corrisponde alla preferenza che sembra si stia instaurando anche negli studi geomorfologici.
Una domanda: Pedologia rientra tra gli esami che uno studente di archeologia deve dare o no? A me sembra una disciplina la cui conoscenza è indispensabile...
Non nella triennale... almeno per quanto riguarda la mia facoltà. Pedologia ce l'abbiamo al primo anno della specialistica.
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Vecchio 08-May-2007
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Beati voi! A PAdova e Venezia so per certo che non esiste...al massimo alcuni concetti base in altri corsi. In pratica se si vuole imparare bisogna sbattersi da soli...

brado
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Vecchio 08-May-2007
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. . .
Una domanda: Pedologia rientra tra gli esami che uno studente di archeologia deve dare o no? A me sembra una disciplina la cui conoscenza è indispensabile...
Ai miei tempi sembrava una parola pornografica, figurati un po' .

Attualmente direi che si tratta -dal punto di vista burocratico- di un esame tranquillamente aggirabile, salvo forse in particolari ambiti dell'Archeologia Preistorica.

E non mi sembra così strano, a parte che un gran numero di colleghi che fanno studi universitari di Archeologia non opereranno mai o quasi mai o comunque senza nessuna responsabilità sul cantiere :???: , comunque nella maggior parte degli scavi archeologici che vengono condotti in Italia (a parte appunto quelli preistorici, che sono decisamente una minoranza) questo genere di approcci mi sembra piuttosto poco rilevante, non vogliatemene, intendo dire che eccezion fatta per l'Archeologia Preistorica, quando su un cantiere si arriva a certe problematiche mi viene la sensazione che ciò significhi che lì per l'Archeologo (che di strati in senso stretto di solito si interessa veramente poco) non c'è un ganché da fare.

Lo dice uno che ha fatto delle belle esperienze anche in senso contrario ed anche di recente (individuando, in collaborazione col Geologo fenomeni di crescita dove nessuno se li immaginava), ma sono veramente eccezioni.

Ma viene un dubbio anche a me: per voi che cosa è un suolo?
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Vecchio 08-May-2007
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Precisazione... Da noi l'esame in cui viene trattata la pedologia e lo studio dei paleosuoli è quello di Geoarcheologia ed è presente in tutti e tre i curricula.
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Vecchio 08-May-2007
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questo genere di approcci mi sembra piuttosto poco rilevante, non vogliatemene, intendo dire che eccezion fatta per l'Archeologia Preistorica, quando su un cantiere si arriva a certe problematiche mi viene la sensazione che ciò significhi che lì per l'Archeologo (che di strati in senso stretto di solito si interessa veramente poco) non c'è un ganché da fare.
Non sono sicuro di aver capito...che sia poco rilevante in senso assoluto rasenta la follia, mentre relativamente alle capacità di un archeologo strictu senso è comprensibile...per questo dovrebbero formare più geoarcheologi! Come scrisse Colin Renfrew (1976): 'because archaeology recovers almost all its basic data by excavation, every archaeological problem starts as a problem in geoarchaeology'. Altrimenti si perdono una marea di informazioni...

Brado
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Vecchio 08-May-2007
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Beh allora l'insegnamento diventa più generale e più necessario alla formazione dell'Archeologo :-) .
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  #10 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
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...che sia poco rilevante in senso assoluto rasenta la follia, mentre relativamente alle capacità di un archeologo strictu senso è comprensibile...per questo dovrebbero formare più geoarcheologi!
Poco rilevante per ciò che "nella maggior parte dei casi", "la maggior parte degli Archeologi" sono oggi chiamati a fare.

E parlo soprattutto di tipologie di intervento che vengono prevalentemente eseguite oggi come oggi.

Sui "geoarcheologi" sono d'accordo, anche se poi (vista la concretamente scarsa ricorrenza di certe problematiche) si pone il problema di cosa fa nella vita un geoarcheologo, se non ha la fortuna di stare stabilmente in uno staff accanto a colleghi con specializzazioni differenziate (che sarebbe una cosa bellissima, anzi proprio quella alla quale mirare, ma difficile da armonizzare nella pratica).
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  #11 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
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'because archaeology recovers almost all its basic data by excavation, every archaeological problem starts as a problem in geoarchaeology'.
Su questo non credo di essere d'accordo.
Dovrei pensarci meglio, ma su due piedi non me la sento di concordare.
Sarà che io vengo da una formazione di archeologia urbana, ma la stratigrafia archeologica la percepisco come un fatto meramente artificiale: molto, ma molto, più vicino all'architettura che non alla geologia.

Peraltro, come dicevo, l'ideale sarebbe riuscire a calibrare bene le specializzazioni delle nuove leve per cercare di andare verso staff ben assortiti.

Ultima Modifica di Mdd : 08-May-2007 18:19.
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  #12 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
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E' vero, negli interventi che prevedono una disponibilità di tempo limitata è ovvio (anche se non giustificabile) che le problematiche geoarcheologiche vengano tralasciate per prime. Tuttavia ultimamente le cose stanno cambiando, almeno qui in Veneto. Non so come funzioni a Bologna ma, tralasciando i rapporti di lavoro con le università, i geoarcheologi da queste parti dirigono gli scavi di cooperative e società, così se c'è poco tempo ciò non costituisce un problema, tanto la parte geologica la fa il direttore di scavo. Mi sembra una soluzione ottima. Esistono anche collaboratori (liberi professionisti), a vario titolo. Esistono società con personale geologo di formazione, a maggioranza. Una famosa società con sede a Mantova (non mi sembra il caso di citare il nome, ma immagino la conoscano un po' tutti quelli del settore) affida, tanto per fare un esempio, la direzione degli scavi ai geologi/geoarcheologi.
Comunque le specializzazioni che un geoarcheologo può maturare sono molteplici, dalla ricostruzione ambientale, allo scavo, alla paleobotanica, alla zooarcheologia, alla pedologia e micropedologia (il sottoscritto), alla sedimentologia. Poi, oltre che far parte di una società/cooperativa, si può benissimo fare il libero professionista e studiare esclusivamente sezioni sottili a casa col proprio microscopio per 150 euro a sezione...questo ovviamente per conto delle università nella maggior parte dei casi, perché ai committenti delle società spesso queste cose non interessano.

Brado
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  #13 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
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Sarà che io vengo da una formazione di archeologia urbana, ma la stratigrafia archeologica la percepisco come un fatto meramente artificiale: molto, ma molto, più vicino all'architettura che non alla geologia.
Non mi sembra il caso di replicare in questo topic, anche se ce ne sarebbe parecchio da dire...

Brado
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  #14 (permalink)  
Vecchio 08-May-2007
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