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| Scienze Naturali e Archeologia Discussioni sui collegamenti tra le principali scienze naturali (geologia, fisica, chimica e geografia fra tutte) connesse allo studio dell'antichità. Per quanto riguarda l'antropologia si rimanda alla sezione storica, pur rientrando in parte - antropologia fisica - in questo ambito. |
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25-June-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2006
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Aquamarina
Intervengo sulla questione diluvio azzardando un ipotesi e specificando che si tratta solo di una mia impressione, di una correlazione di dati raccolti qua e là che automamaticamente si forma nel cervello e che non ho ulteriormente indagato.
Come si è detto questo mito è Universalmente diffuso......per cui potrebbe ben rappresentare un modo per conservare memoria di un'evento straordinario, un evento che ha prodotto effettivamente una rivoluzione. Quest'evento non può essere altro che la deglaciazione..... Essa però non è un evento unitario, ma progressivo che inaugura l'inizio di una nuova era che noi oggi chimiamo Olocene(a partire da circa 10.000 anni fa).
Il mito ovviamente che ha regole diverse da quelle pratiche racconta un evento di tale portata come se si trattasse di un unico evento.
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Ciao Milena,
concordo con te per quanto riguarda il diluvio solo è sintomatica la frase di Karl "Quanto è dimostrabile?", ma nemmeno gli altri diluvi sono tutti "dimostrati", ma si preferisce ritenere che sia andata così, da meno problemi.
Per quanto riguarda le rovine giapponesi o indiane...
Allora le foto mostrano massi squadrati, la topografia assomiglierebbe ad una città, nessuno, nè fantacosi, ne "sepolcri imbiancati" ci è andato (questo almeno fino a 4 anni fa) a vedere (sembra che non sia così semplice) e le 2 teorie (città o formazioni naturali) stanno tranquillamente in piedi.
Come Schoch ed Harrel.
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Aquamarina
altro esempio è la lingua vedica che pare risalga circa al 1400 1500 a c ma che fu scritta solo in epoca storica molto tarda,
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Suppongo che per lingua vedica tu non parli del sanscrito, i cui primi scritti risalgono al 3000 ac o forse prima, di cosa parli? A me se parlano di lingua vedica penso subito ai veda che però sono in sanscrito...mi puoi spiegare meglio.
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Aquamarina
Sui Sumeri posso solo aggiungere a quanto già ha ben spiegato Karl che la loro lingua era già "morta" nel 1800 ac. (se non erro con le date) anche se alcuni ideogrammi, soprattutto quelli legati alla sfera filosofoco religiosa , continuarono ad essere letti in sumerico anche in epoca posteriore. La lingua in questione ha, a quanto sembra, struttura molto arcaica, simile a quella della lingua ciukci o basca. Ciò non vuol dire che essa debba essere imparentata necessariamente con tali lingue, ma ci fa pensare alla probabilità che eistessero durante il paleolitico lingue che conosciamo poco appunto perchè si sono estine o sono sopravvissute in posti isolati( per quanto riguarda i baschi pare che essi, almeno a quanto lascia intendere il cavalli sforza , conservino anche rispetto ad altre popolazioni e in percentuali elevate un patrimonio genetico riconducibile agli uomini vissuti nel paleolitico).
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Si, si, ok! Devo sostituire i Sumeri con gli Ari. Peccato, le loro liste dei re mi davano parecchi spunti (non quella di Berosso, troppo tarda). E poi mi stanno simpatici.
Si ho visto le raffigurazioni dell'Eden, ma in complesso non hanno certo una teologia ottimistica. Non credi?
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25-June-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Oct 2005
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Volevo intervenire, premetto che non sono esperto in materia, sull'argomento "diluvio universale". Concordo con quanto ha detto Milena almeno in parte, che un mito così diffuso sia da ricondurre ad una serie di eventi catastrofici originati dallo scioglimento dei ghiacci della calotta, ma ricordiamoci che i tempi geologici non sono gli stessi che noi percepiamo. Tanto per dire, anche adesso siamo in un periodo di interglaciazione, iniziato circa 10.000 anni fa, con la tendenza più o meno naturale al riscaldamento. Se il mito si è diffuso ed è diventato così popolare a che cosa può essere dovuto? Eventi simili in aree geografiche diverse sono avvenuti con una discreta sincronia temporale? Oppure un avvenimento "principe" ha fatto da guida ed ad esso si collegano catastrofi simili, ma posteriori ed in sequenza tra loro? Più che il quando trovo maggiormente interessante il come si è originato il tutto, quali meccanismi tipici del nostra cultura ancestrale hanno contribuito perchè esso nascesse e si tramandasse.
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25-June-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2006
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Janez
Più che il quando trovo maggiormente interessante il come si è originato il tutto, quali meccanismi tipici del nostra cultura ancestrale hanno contribuito perchè esso nascesse e si tramandasse.
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Se anche io sono molto interessato alla nascita dei diversi miti, il perché nascono e si tramandano ect, resta il fatto che proprio per il mito in questione non si può esimersi da chiedersi cosa avvenne, quale fu la causa scatenante.
Io credo che sia poco probabile che il mito si rifaccia a tanti piccoli diluvi con cause diverse fra loro e parlo proprio di calcolo delle probabilità.
Però se questo è vero, bisogna far risalire la nascita del mito al 10.000 ac e qui saltano fuori gli "ortodossi" o, se preferisci, i "sepolcri imbiancati" che ti spiegano, con dovizia di particolari, che un mito non avrebbe potuto reggere migliaia di anni, solo con la tradizione orale. questo perché la scrittura si fa risalire "solo" al 4000 ac (scrittura europea), ed anche quella viene ritenuta non una scrittura vera e propria, ma dei simboli usati a livello liturgico.
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30-June-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2006
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ivan
Non sono io a parlare di perfezione, ma alcuni dei sostenitori delle ipotesi fantarcheologiche sulla destinazione delle piramidi e di altri monumenti egizi (ma non so come la pensi tu al riguardo).
Si parla di una scienza astronomica molto avanzata e di altre conoscenze perdute, quindi si fa leva su un qualche cosa di perfetto che avrebbe permesso la costruzione delle piramidi e l'inizio della civiltà egizia.
Nessuno va poi a controllare questi allineamenti (spesso tirati per i capelli), queste pietre squadrate alla perfezione, o chissà cos'altro, e quando lo si fa si capisce bene che non è proprio tutto così.
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Concordo.
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ivan
Certo, per questo ho messo in mezzo quel "relativamente" parlando.
Mi riferivo soprattutto alla tecnica che aveva permesso ai greci di modellare in modo esemplare la pietra e i metalli, e di dare una plasticità alle forme che prima non era ancora pienamente espressa.
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I gusti non li discuto e l'arte è e resta sempre questione di gusto. Casomai noto che gli egizi hanno fatto statue in diorite e granito. Non mi interessa se sono più o meno belle, so che sono pietre dure, difficile da lavorare. Su questo appunto il mio sguardo.
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ivan
volevo solo fare un esempio di come, coinvolgendo un intero popolo, si potesse progettare e realizzare un'opera di grande rilievo sia economico che sociale.
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Ancora differenze tecniche non banali. Non mi chiedo come riuscirono ad essere fatte le Ziqqurat, la tecnica era semplice, mi chiedo come fecero le piramidi.
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ivan
Beh mi sembra che tu voglia affermare una superiorità quando dici che "avevano raggiunto livelli superiori ai contemporanei".
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Invece no, nell'arte militare erano schiappe, parte delle loro armi le copiarono e nell'arte militare (tattica e strategia) i romani erano anni luce avanti. Questo per fare un esempio, te ne potrei fare altri.
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ivan
Comunque molte divinità, credenze e alcune mitologie egizie sono mutuate dal mondo sumerico, se non sbaglio...
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Non mi risulta, ma non escludo, potresti fare un esempio?
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ivan
Quanto alla conoscenza degli egizi, che probabilmente era però già andata in parte perduta quando cominciarono a scriverne i greci e i latini in seguito, si saldò con movimenti filosofici che avevano nella simbologia e nel Verbo una ragione di ricerca e manifestazione della Verità...
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Che le conoscenze egiziane siano state una base per l'esoterismo, non lo discuto, anzi, sono il primo ad affermarlo. Così non ho mai detto e mai pensato che solo per gli egizi la conoscienza fosse per pochi (Karl, ma dove lo avrei detto???). Così come certe pratiche, tra cui l'alchimia, iniziano lì, che poi si siano arricchite da contributi di altri popoli non lo discuto, ma iniziano lì.
Poi mi piacerebbe che si leggesse meglio quando parlo dei miei interessi, che in molti casi, sfociano nell'Antico Egitto, ma non si fermano solo lì. Sono stato io ad aprire questo post sui Sumeri!
Non solo, in questo post ho anche citato diverse volte i Veda, vorrà pur dire qualcosa? Sembra quasi che vi siate messi in testa che soffro di egittomania ed ogni passaggio mio su quel popolo è buono per dirlo.
Io credo, che come gli egizi in africa, così gli indoeuropei nella valle dell'Indo, raggiunsero dei successi, in alcune branchie del sapere, mai più eguagliate. Come mai? Speravo di trovare spunti o di dismettere questa mia idea proprio nel confronto con voi.
Voi ritenete che la cultura egizia fosse simile a tutte le contemporanee? E come mai allora ispirò l'esoterismo? Anche le altre avevano culti misterici (delfo, per fare un esempio) eppure tutti i culti misterici affermano di essere in debito con gli egizi, non con i mesopotamici, ma con gli egizi. Perché? Come trattarono il granito? Fino ad adesso, mi pare di aver capito, che la risposta non la conosce nessuno, ma nessuno sembra interessato a trovarla. Lo trovo perlomeno strano!
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shardanaleo
SCUSA KIYA hai ragione... .... giro la domanda a red Rider (se vorrà rispondere...?
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Non succederà mai che non rispondo a domande 
Alla prima...cos'è che dovrei sapere? So che Enoch era in una lista di re sumeri e veniva considerato esperto di magia, so che di Enoch ci resta un libro, non entrato nel canone della Torah, in cui si tratta di Angeli Caduti...tu a cosa fai riferimento?
Ho messo questo post qui perché, nonostante io e Karl, Milena ed ivan abbiamo idee particolarmente diverse, nel dialogo loro hanno la mente aperta, cioè mi leggono e mi rispondono con dovizia di particolari.
In egittologia lessi qualche giorno fa un frase che più o meno suonava così " lo sanno anche i bambini che il diluvio universale non c'è mai stato e che i depositi di fango che continuano a dire appartenessero al periodo del diluvio non sono altro che i depositi alluvionali delle piene del tigri e dell'eufrate!!!" Non credo che con persone di questo tipo ci possa essere un dialogo, non quando vedono le loro conoscienze come una religione!
Shardan io divido la fantearcheologia in due tipi e non riesco mai ad avere un dialogo con nessuno degli appartenenti ai due tipi:
i primi sono quelli che fanno risalire tutto a extraterrestri, che vedono allineamenti che nessun altro vede ect
i secondi sono quelli che prendono per buone le spiegazioni fantastiche di certi professoroni solo perché non hanno la volontà di vedere più in là! Ritenere che non ci sia mai stato il diluvio è fantarcheologia come chi ritiene che il diluvio sia stato provocato da una guerra fra alieni. Non vedo molta differenza fra i due. Così come ritenere che la grande piramide sia una tomba è fantarcheologia come ritenere che sia un concetratore di energie e che una bistecca messa nella grande piramide non vada a male.
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02-July-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Aquamarina
Se la differenza morfologica tra homo sapiens e homo erectus è aleatoria figurati quella tra sapiens e neanderthal.
Insomma ciò che volevo dire è che Homo è sì un'unica specie, ma che tale specie non ha necessariamente avuto un luogo di origine per poi diffondersi, ma molti luoghi di origine e facoltà di ibridazione tra forme leggermente diverse
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La teoria dell'Eva africana non dice che tutti gli Homo sapiens presenti oggi sulla Terra derivino esclusivamente da un unico ceppo di H. sapiens africano, dice però che se ibridazioni con altre specie o sottospecie vi furono sono sostanzialmente irrilevanti (irrintraciabili, cioè) nel patrimonio genetico attuale. La distanza genetica tra sapiens e neanderthal risulta statisticamente pari a quella che distingue specie differenti in altri generi di mammiferi evoluti; per intenderci vi è più o meno la stessa distanza che separa scimpanzè e scimpanzé pigmei (bonobo). Anche volendo ipotizzare una trasmissione genetica tra i due gruppi (o tra H. sapiens e H. erectus, in Asia) questa deve essere avvenuta raramente o in enclave geografiche ecologiche, poi subissate da popolazioni più "pure" provenienti da luoghi limitrofi non isolati.
Se H. erectus, nelle sue diverse varianti (erectus, ergaster, georgicus, heidelbergensis, rudolfensis) sia proveneinte dall'Africa o dall'Asia o che le varie forme abbiano ciascuna uno sviluppo geografico indipendente, poco importa ai fini della diffusione globale di H. sapiens. Quest'ultimo ha comunque senz'altro avuto origine in Africa, sia che si tratti di un unico piccolo gruppo che ha popolato il pianeta (la teoria dell'Eva africana, nella sua accezione più radicale) sia che si tratti di una serie di migrazioni successive più o meno significative per il nostro patrimonio genetico attuale.
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RedRider
concordo con Schoch che ritiene come la fine della glaciazione possa essere indicata come il diluvio. Forse l'inzio dello sciglimento fu lento, ma, come in tutte le cose, questa lentezza iniziale, col procedere dello stesso, subì un'accelerazione. Da qui il mito.
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Da "quasi" geologo, posso assicurarti che la fine dell'ultima glaciazione fu un evento non istantaneo, magari relativamente rapido dal punto di vista geologico, ma certo piuttosto lento dal punto di vista archeologico. Anche limitandosi all'andamento della curva dell'eustatismo si vede come la crescita del livello marino di 150m abbia impiegato 3-4000 anni, con un andamento costante, senza picchi particolari.
Se vogliamo trovare eventi istantanei (almeno dal punto di vista geologico) che possano avere lasciato un segno nella memoria collettiva tale da diventare mitologico, a parte le ipotesi delle innondazioni, l'unico esempio plausibile è il già citato caso del Bacino del Mar Nero, che avrebbe comunque impiegato (i dati geologici sono abbastanza chiari) diverse centianaia di anni per riempirsi.
Il fatto che popoli tanto lontani tra loro (nel tempo e nello spazio) abbiano in comune miti simili su un evento tipo diluvio, preferisco spiegarmelo col fatto che tutti i popoli, abitando lungo i fiumi, possono avere sperimentato alluvioni particolarmente spaventose, non necessariamente tra loro contemporanee.
Una nota generale. Questo topic si è allargato a dismisura, toccando tutta una serie di argomenti ciascuno degno di attenzione: la diffusione culturale; origine e diffusione di H. sapiens; sumeri; egiziani; esoterismo e storia delle religioni. Mi sembra che per molti di questi argomenti sia immeritato il posizionamento nella sezione "fantarcheologia". Mi chiedo se non sarebbe meglio suddividere i vari discorsi in modo più organico e spostrne qualcuno nella sezione "archeologia-generico" o "egittologia"
saluti a tutti
Marco
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02-July-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Red Rider
Per mente aperta intendo una persona che, di fronte a ragionamenti plausibili, possa valutarli e ragionarci sopra, anche se a priori non condivide le idee espresse.
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Concordo, del resto senza differenti opinioni non vi sarebbe poi grande stimolo nella discussione. Mi piace anche pensare che spesso da opinioni diametralmente opposte che si confrontano, possa nascere qualcosa di nuovo(non è un caso che da Ares e Afrodite nasca Armonia, oppure che una batteria comprenda polarità oppposte)
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Escludila invece, sei stata chiara ed esaustiva (nonostante il mezzo), devo dire che è una teoria plausibile.
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queste due cose mi fanno molto piacere
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Ci ragionerò sopra,ma, indipendentemente dai miei ragionamenti (in fondo sono solo un ex informatico che si diletta di fantarcheologia ed esoterismo)....complimenti! Per quel che vale...spero che continuerai così, a ragionare con la tua testa
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Ti ringrazio per gli incoraggiamenti e ricambio.
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Io lo definirei statistico, è plausibile quel che dici e, nell'ottica del multicentrismo, consequenziale. Se dovessi pensare che hai ragione nel multicentrismo...per forza dovrai aver ragione in questo, ma nel caso di monocentrismo...beh, inizialmente le differenze saranno ben poche, no?
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Le differenze culturali sono date, secondo me, da vari fattori, primo tra tutti il tipo di ambiente che si vive, poi l'economia che si adotta, e infine il numero di individui. Se adottiamo un ottica strutturalista prendendo il famoso esempio della tavola degli elementi, più elementi si aggiungono più possibilità di combinazioni vi sono.
Per quanto io ti abbia detto che probabilmente non riusciamo a percepire, dai resti, le differenze culturali che esitevano in età molto remote, ti dico ora che tutte le differenze culturali nel genere umano sono di forma e non di sostanza. Spesso è una questione di dove o su cosa venga posta maggior enfasi.
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Se lo avessero raccontato solo i Sumeri e gli Ebrei...allora potrei pensare ad un evento localizzato, ma dato che si tratta di un mito non localizzato...concordo con Schoch che ritiene come la fine della glaciazione possa essere indicata come il diluvio. Forse l'inzio dello sciglimento fu lento, ma, come in tutte le cose, questa lentezza iniziale, col procedere dello stesso, subì un'accelerazione. Da qui il mito.
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Anche qui concordo, pur non conoscendo le teorie dello Schoch. La caratteristica del mito è quella di avere lo spazio/ tempo alterato plasmabili e illimitato, e di condensare conoscenze e pensieri anche inconsci e intutitivi, magari "biologicamente" tramandati, da qui i ragionamenti che precedentemente facevo.
Mi sembra tra l'altro che ad esempio, l'idea dell' arca di Noè resista nell'immaginario collettivo e venga applicata alle previsioni fantascientifiche più futuristiche, e chissà che prima o poi non si avvveri.
Infatti dopo la deglaciazione non solo troviamo miti sul diluvio, ma tutta una serie di racconti che riguardano una caduta, una felicità perduta, un'armonia finita, una sfiducia nella continuità del pianeta, un dover lavorare per sopravvivere, produrre per progredire; il tutto per? Senza il senso di insicurezza palesatasi con la deglaciazione e la volontà di continuare anche oltre la "morte" del pianeta non credo si fosse sentito il bisogno di abbandonare una vita simile a quella degli altri animali.
Tutto il gran casino che l'uomo ha creato si giustifica solo in visione della creazione di mezzi per abbandonare il pianeta fisicamente..... altrimenti dovremmmo ammettere di tenere un comportamento più simile a quello del virus che a quello di altre forme di vita morfologicamente più afffini.....
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astracedi
o perché ritiene che le pratiche magiche fossero realmente efficaci
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Credo che al massimo avessero un effetto placebo...sempre che lo avessero avuto. Direi, casomai, che chiamassero "magia" quel che invece erano conoscenze e lo facessero per evitare che queste "conoscenze" finissero in mani profane. I medici erano degli "iniziati" (studiavano nella Case della Vita e dovevano giurare di non rivelare a nessuno quanto avrebbero imparato).
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Non voglio entrare nel merito di un discorso estremamente complicato, ma la mia opinione è che magia e scienza(almeno le sceinze applicate, come la medicina) partano da presupposti simili: conoscenza della natura con lo scopo di utilizzare i risultati ottenuti a proprio vantaggio.
Il confine è labile, tanto più in medicina.....Ad esempio, i cinesi facevano sperimentazioni, o meglio vivisezione, sull'uomo(condannati a morte) e non sugli animali. La pratica è certo deprecabile, ma assicura minore falsità dei risultati e ha permesso loro di individuare elementi che la scienza occidentale non prende in considerazione, come la "circolazione del Chi" . A noi sembra piuttosto qualcosa di magico in quanto impalpabile. Intanto su questo si basa tutta la loro agopuntura ad esempio (qui sono riconosciuti come utilizzabili solo poche centinaia di punti sulle migliaia di quelli usati usati in cina). Ho visto un documentario sulla cina di Mao(di Antonioni) nel quale a una donna veniva effettuato un parto cesareo, lei era sveglia ed aveva due grossi aghi conficcati nel ventre...... scienza o magia?
Insomma nelle pratiche magiche non agisce solo un "effetto placebo", anche se spesso si può intavedere la messa in opera di un meccanismo psicologico che agisce però anche sul piano fisico.
Il presupposto è che il pensiero, in quanto energia ha un'azione reale e immediata per cui ha senso anche recitare un esorcismo contro qualcuno che ci ha maledetto(l'occhio di morte dei sumeri), onde invertire un dato processo che il maledicente ha innescato (a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria).
Per quanto riguarda il discorso iniziazione, continuando a tirare il filo che ho isolato prima, si potrebbe dire che per alcuni aspetti o solo per quegli aspetti ,la magia diventa scienza nel momento in cui è possible divulgarne ,almeno in parte, a livello exsoterico le acquisizioni e renderne conto all'interno di un dibattito più o meno pubblico. Tuttavia in ogni branca del sapere permane un certo grado di impenetrabilità e di esoterismo. Innanzitutto il linguaggio tecnico specifico usato, la maggiore o minore possibilità di avere accesso a conoscenze dirette, e non da ultimo l'accettazione nella cerchia di specialisti a cui si vorrebbe appartenere(tipo in archeologia, a quanto si dice, pare che l'accesso a certe scuole di specializzazione debba avvenire come una specie di iniziazione, dove uno già iniziato e pure potente deve introdurti ...... :wink: ;  . In seguito a simili fatti Red, persone come te, possono trovare gravi difficoltà ad essere prese in considerazione in certi ambienti, quand'anche le loro idee e riflessioni fossero utili o condivisibili, poichè spesso non è l'opinione o la ricerca che conta, e neanche la scientificità del metodo, ma il nome di colui che la firma )
Ciao
Milena
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02-July-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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La distanza genetica tra sapiens e neanderthal risulta statisticamente pari a quella che distingue specie differenti in altri generi di mammiferi evoluti; per intenderci vi è più o meno la stessa distanza che separa scimpanzè e scimpanzé pigmei (bonobo).
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Il problema Marco è che gli studi di genetica non sono inconfutabili per chi ha un minimo di conoscenza nel campo(non io), e che i confronti che possiamo fare con altre specie neanche ci possono dare dati sicuri, ovvero se tra gli scimpanzè e i bonobo non vi è interfecondità non è detto che lo stesso si possa dir tra sapiens e neanderthal, tanto più che la natura in generale ci offre tra i mammiferi esempi come quelli dei cavalli e degli asini, specie diverse all'interno dello stesso genere che accoppiandosi tra loro danno individui sterili cioè i muli. L'uomo è inoltre il più versatile e adattabile tra i primati.
Se neandertaliani e sapiens(entrambi evolutisi per trasformazione morfologica graduale da forme di erectus) si fossero mai accoppiati forse non è dato vederlo dalla genetica, ma dalla morfologia dello scheletro si(esempi di fossili intermedi ) sulla quale ancora si basano le filiazioni anteriori dall'australopiteco ai vari erectus.
Insomma mi pare che se sapiens e neanderthal non sono della stessa specie, si potrebbe già arguire la stessa cosa per i vari erectus.
l'analisi genetica da sola non dimostra nulla, quanto piuttosto crea confusione, visto che i dati che mette a disposizione sono in continua evoluzione e vanno integrati con tutto il resto.
Andate ad esempio a vedere questo http://www.hominides.com/html/actual...rtal-cnrs.html
si parla dello sequenza genetica mitocondriale di un neanderthaliano di 100.000 anni fa , il campione più antico fin'ora analizzato dicendo che "la nouvelle séquence néandertalienne, elles permettent donc d'estimer l'impact que le contact avec les hommes modernes a eu sur le génome des Néandertaliens". Non capisco che impatto si possa avere sul genoma quando non vi è interfecondità......
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Anche volendo ipotizzare una trasmissione genetica tra i due gruppi (o tra H. sapiens e H. erectus, in Asia)
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In linea di principio a partire da 300.000 mila anni fa erectus già dappertutto ha aquisito una forma più evoluta .
In asia l'evidenza fossile è minima , ma sappiamo che già circa 60.000 anni fa a partire dal continente asiatico fu popolata l'australia, dove si creò poi un "cul de sac"evolutivo ; essendo gli aborigini rimasti isolati si intravede una certa arcaicità della forma, maggiore di quella del sapiens europeo di circa 40.000 anni fa.
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Se H. erectus, nelle sue diverse varianti (erectus, ergaster, georgicus, heidelbergensis, rudolfensis) sia proveneinte dall'Africa o dall'Asia o che le varie forme abbiano ciascuna uno sviluppo geografico indipendente, poco importa ai fini della diffusione globale di H. sapiens. Quest'ultimo ha comunque senz'altro avuto origine in Africa, sia che si tratti di un unico piccolo gruppo che ha popolato il pianeta (la teoria dell'Eva africana, nella sua accezione più radicale) sia che si tratti di una serie di migrazioni successive più o meno significative per il nostro patrimonio genetico attuale.
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Per ora ammettiamo varie forme di homo erectus senza porci più di tanto il problema dell' intefecondità,o delle diverse specie visto che i genoma di erectus non è stato sequenziato; successivamente ammettiamo che un'unica forma evolutasi da un solo rappresentante di erectus si sia diffusa su tutto il pianeta soppiantando, non si sa bene come( i neandertaliani sono morti dei freddo, dopo aver già superato vari picchi glaciali? sono stati sterminati dall'Homo sapiens? come avrebbero potuto estinguersi per iandattabilità visto che homo sapiens non aveva una economia e spesso nemmano una cultura granchè diversa?) , le altre, e nel giro di poche migliaia di anni( circa 100.000) che si erano a loro volta evolute da erectus.
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Il fatto che popoli tanto lontani tra loro (nel tempo e nello spazio) abbiano in comune miti simili su un evento tipo diluvio, preferisco spiegarmelo col fatto che tutti i popoli, abitando lungo i fiumi, possono avere sperimentato alluvioni particolarmente spaventose, non necessariamente tra loro contemporanee.
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Rispetto la tua opinione ma ti invito a riflettere su lfatto che: 1 non tutti gli uomini abitavano lungo grandi fiumi, tali da provocare inondazioni così catastrofiche.
2 nel mito del diluvio si parla del mare e delle acque in generale che ricoprono tutta la terra e poi si ritirano, non dell'alluvione o di una piena particolarmente abbondante
3 non mi risulta che i popoli che abitano vicino a vulcani ad esempio abbiano mai elaborato un mito tanto catastrofico rispetto alle eruzioni e universalmente diffuso(del tipo, tutta la terra si ricoprì di lava e noi fuggimmo volando nel cielo....)
4 la deglaciazione ,come le glaciazioni, come sicuramente mi puoi insegnare, fu probabilmente dovuta anche a tutta una serie di avvenimenti cosmici, come inversioni dell'asse terrestre e movimenti astrali, che prevedono tutta una serie di catastrofi come il recente Tsunami, che ha fatto spostare leggermente l'asse terrestre e l'isola di sumatra, se non sbaglio. ( a tal riguardo e come premessa a quanto segue e a quanto detto nel post precedente, faccio notare che gli indigeni delle andamane, praticanti sicuramente qualche forma di magia, a differenza dei nostri scienziati o di quegli sventuati che abitano o frequentano quei luoghi senza nessuna integrazione reale con ciò che li circonda che non sia umano, si sono prontamente accorti di ciò che si preparava ,allontanandosi dal mare, e salvando così la propria vita).
5 Una delle caratteristiche umane più eccezionali è quella di avere una memoria collettiva ,non solo genetica o biologoca, che trascende di molto la vita del singolo e si esprime volentieri attraverso il mito. ruguarda tutti gli argomenti di cui l'uomo possa interessarsi. Per contuinuare l'esempio moderno : se tutti oggi sapppiamo cosa sia l'effetto serra, il riscaldamento del pianeta ecc ,semplicemente perchè, al pari degli uomini che ci hanno preceduto, interagiamo col pianeta che ci ospita e cerchiamo di capirne la vita, se ciò portasse tra centinaia o migliia di anni a conseguenze estreme, come può essere una deglaciazione, potrebbe essere che si formi una mitologia relativa a questo fatto che ne condensi e ne spieghi in poche parole la dinamica, in modo da non perderne memoria nei millenni , perchè maggiore è l'importanza che a qualcosa si dà, maggiore è la probabilità che essa sopravviva alle ingiurie del tempo o quantomeno ne restino degli indizi.
Milena
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02-July-2006
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Utente attivo
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Data Registrazione: Apr 2006
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Astracedi, parliamo di milioni di incisioni, tutte perfette, fatte nel granito. Diciamo che la tua teoria è una possibilità, sicuramente più reale dei trapani laser dati dai Naga in comodato d'uso (per cui se li sono riportati via), ma non sono convinto che possa essere spiegato così. D'altra parte, vista la mole d'incisioni, quante pietre avrebbero dovuto usare per farle? Quel che voglio dire è che tutto funziona se si prova a fare un singolo obelisco, ma se gli obelischi diventano centinaia, più sommiamo tutte le incisioni fatte su granito nei diversi monumenti...hanno spogliato l'africa ed il medioriente di pietre?
Che l'homo sapiens sia originario della sola africa o ci siano diversi centri, non è vero che sia ininfluente. Infatti quel che non mi convince del tutto nella teoria di Milena è il fatto che la sostanza di ogni cultura sia riconducibile ad archetipi comuni, mentre il policentrismo dovrebbe supporre anche culture profondamente diverse fin dall'inizio.
Milena ha già detto, sul discorso diluviano, quanto avrei detto io ed in più mi ha dato uno spunto importante. Vero che in tutte le culture si parla di una mitica età dell'oro, di quando umani e dei vivevano insieme, di come avvenga qualcosa che rompa questo idillio.
Nel periodo di massima glaciazione i ghiacci arrivavano in europa e nel nord america a nord...come è possibile pensare ad una terra siffatta come ad un Eden? Se la vita insieme (dio ed umani) può essere spiegata attraverso risvolti psicologici, non credo che l'Eden possa essere spiegato come un desiderata (conoscevano solo quello, non credo immaginassero altro, eppure si parla di un "giardino"). Questo mito, oltretutto, è parecchio datato, già ne parlavano i Sumeri....
Magia e scienza: sicuramente la prima scienza viene chiamata magia, le conoscenze si tramandano oralmente e sono solo per iniziati. Questo vale per tutte le culture. Che poi la cultura clanica sia rimasta anche in ambito moderno è cosa che i sociologi dovrebbero studiare meglio e che io condivido appieno, ma qui ci interessa maggiormente lo sviluppo storico.
Credere che col mutare delle credenze religiose, i riti misterici ad esse associate, siano terminati a me pare azzardo. Noto che ogni organizzazione è fortemente preoccupata della propria sopravvivenza. Ragion di più se una certa setta sia convinta di essere depositaria di qualcosa d'importante. Dunque credo che l'esoterismo abbia seguito due strade, la prima quella manifesta, ricostruibile tramite i libri a noi giunti, un'altra sotterranea, nella quale chi praticava riti misterici...ha continuato a farlo, probabilmente estendendo le proprie conoscenze, che sono conoscenze della natura. In pratica, com'è successo per i Templari, che continuarono a sopravvivere nella massoneria. Noi, oggi, conosciamo una determinata branchia della natura, ma altre, sono, per vari motivi, state ignorate dalla scienza ufficiale. Certi buchi lasciati dalla scienza ufficiale sono stati occupati dall'esoterismo, che aveva già forti conoscenze, ma che le mascherava con altre spiegazioni. Un esempio su tutti: gli arabi dicevano che la spada migliore era quella che, una volta forgiata, veniva raffreddata infilzando il corpo di un nemico. Questa tesi, magica, è provata come vera dalla moderna metallurgia (non si usano più i corpi dei nemici). Mi diventa difficile pensare che per scopire ciò un fabbro avesse a disposizione un nemico con cui fare la prova, mi risulta più credibile pensare che si conoscesse come il raffredamento repentino fosse auspicabile e che si inventò la tesi del nemico per non far capire ai non iniziati il fatto.
Oltre ai riti misterici di nascita religiosa e agli studi arabi sui classici, l'esoterismo fu alimentato dalle professioni. Così i Maestri Comasini si strutturano come una proto massoneria, tramandando i segreti del proprio lavoro solamente agli iniziati.
Gli Egizi avevano diversi riti misterici: Iside, Osiride e quelli associati alle professioni (ecchilo), i greci avevano quelli di Delfo, più alcuni fondati da singoli che spesso però si rifacevano alla cultura egizia (Pitagora in primis). Qualcuno qui crede che la fama, presso i greci, della cultura egizia nasca dalla sua antichità, io credo invece che nasca dal fatto che alcuni greci, in età classica, furono iniziati ai culti misterici, che altro non erano che il perpetuarsi della conoscenza.
Se credete maggiormente opportuno spezzare il thread nei diversi filoni e metterlo in altre sezioni..io non mi oppongo
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03-July-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Rispondo qui a Milena sulla questione del Diluvio, mentre per quanto riguarda invece l'origine e la diffusione di Homo aprirò (appeno avrò un minuto di tempo) un altro thread su "Archeologia-generico", anche per non sovreapporre troppo i discorsi.
In merito al diluvio e ai miei dubbi sulla sua spiegazione come memoria collettiva di eventi legati alla fine della glaciazione:
Quote:
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Aquamarina
1 non tutti gli uomini abitavano lungo grandi fiumi, tali da provocare inondazioni così catastrofiche.
2 nel mito del diluvio si parla del mare e delle acque in generale che ricoprono tutta la terra e poi si ritirano, non dell'alluvione o di una piena particolarmente abbondante
3 non mi risulta che i popoli che abitano vicino a vulcani ad esempio abbiano mai elaborato un mito tanto catastrofico rispetto alle eruzioni e universalmente diffuso(del tipo, tutta la terra si ricoprì di lava e noi fuggimmo volando nel cielo....)
4 la deglaciazione ,come le glaciazioni, come sicuramente mi puoi insegnare, fu probabilmente dovuta anche a tutta una serie di avvenimenti cosmici, come inversioni dell'asse terrestre e movimenti astrali, che prevedono tutta una serie di catastrofi come il recente Tsunami, che ha fatto spostare leggermente l'asse terrestre e l'isola di sumatra, se non sbaglio. ( a tal riguardo e come premessa a quanto segue e a quanto detto nel post precedente, faccio notare che gli indigeni delle andamane, praticanti sicuramente qualche forma di magia, a differenza dei nostri scienziati o di quegli sventuati che abitano o frequentano quei luoghi senza nessuna integrazione reale con ciò che li circonda che non sia umano, si sono prontamente accorti di ciò che si preparava ,allontanandosi dal mare, e salvando così la propria vita).
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Rispondo punto per punto.
1) Non tutti abitavano lungo i fiumi, ma da questi centri potrebbero essere nati e diffusi i diversi miti. D'altra parte non è neanche vero che TUTTI i popoli della Terra hanno un mito del diluvio.
2) Mare: leggendo la Bibbia, ad esempio, si parla semplicemente di "acque" (almeno nella traduzione italiana) e di pioggia. Comunque, un tizio che 10.000 anni fa abitava in una pianura alluvionale (magari vicino al mare) credo che difficilmente avrebbe fatto molta distinzione sulla provenienza delle acque che stavano spazzando via il suo villaggio.
Inoltre non escludo che a fianco di eventi alluvionali classici non possano esserci tsunami, per alcuni popoli abitanti la costa, a fondare un mito tipo diluvio.
3) Non so rispondere... So però che i polinesiani, che coi vulcani hanno parecchio a che fare, li individuano come "mana" (dei, spiriti) particolarmente importanti, potenti e irascibili. Se non erro anche nel Giapone antico, il Fuji Hama era la sede degli Dei, al pari dell'Olimpo.
4) Scusami per la franchezza, ma qui hai le idee piuttosto confuse, con una serie di cognizioni prese dalla fantarcheologia più becera... Gli "avvenimenti cosmici" che stanno dietro alle glaciazioni non hanno nulla di catastrofico! Le glaciazioni, e le deglaciazioni degli interglaciali, sono dovute a meccanismi complessi (correnti oceaniche e deriva dei continenti, presenza o meno di gas serra, albedo) in cui un ruolo importante rivestono i cosiddetti cicli di Milankovich. La Terra nella sua rivouzione attorno al sole presenta una serie di variazioni cicliche che elenco senza ulteriori spiegazioni (che puoi trovare in un qualsiasi testo di geografia astronomica; fatemi sapere se volete spiegazioni più dettagliate): precessione luni-solare, spostamento della linea degli apsidi, precessione degli equinozi (dovuta ai due precedenti), variazione dell'eccentricità dell'orbita, mutamento dell'inclinazione dell'asse terrestre. Questi fenomeni, che non hanno niente di istantaneo ma sono invece lineari, hanno un loro preciso periodo che va dai 10500 anni ad alcune centinaia di migliaia (ora non ricordo con precisione) per quelli più lunghi.
Queste variazioni astrali (soprattutto la loro interazione) producono cambiamenti nel insolazione, illuminando aree diverse della Terra con intensità diverse.
Il punto è che queste variazioni non hanno nulla di catastrofico, causando cambiamenti climatici su tempi molto lunghi, nell'ordine, appunto, delle decine di migliaia di anni. Riassumendo, i movimenti astrali non prevedono nulla di catastrofico, visto che stanno regolarmente procedendo mentre scrivo queste righe.
Per inversione dell'asse terrestre si intende non l'asse geografico ma quello magnetico. Questa variazione (istantanea, almeno dal punto di vista geologico), registrata dal paleomagnetismo residuo al momento della formazione di rocce ignee, è avvenuta innumerevoli volte nell'arco della storia della Terra, senza che si sia registrata alcuna correlazione con qualunque tipo di cambiamento climatico.
Lo tsunami di Sumatra, al pari di qualsiasi fenomeno tellurico, di astrale non ha proprio niente, visto che le cause sono tutte interne al nostro globo (moti convettivi all'interno del mantello, differenze di fase nella crosta terrestre, hot spot, ecc.) e hanno come conseguenza la deriva dei continenti, con i terremoti e gli spostamenti geografici al massimo di alcune decine di metri (come nel caso di Sumatra) ad essi associati (sommando i vari eventi nel tempo, le terre si spostano di centinaia e migliaia di chilometri, formando montagne od oceani). Nessuno spostamento dell'asse terrestre, ma solo una sua vibrazione (la terra ha "risuonato" come una campana per mesi) ma su cicli e ampiezze infinitesime, assolutamente non confrontabili con quelle dei cicli di Milankovich.
Che gli abitanti delle Andamane abbiano "sgamato" quanto stava succedendo, non mi stupisce, vivendo in zone in cui i terremoti e i conseguenti tsunami sono piuttosto frequenti. Hanno reagito per esperienza (magari di qualche anziano) non certo per magia.
Per concludere facendo un esempio spero lampante, i cacciatori-raccoglitori che 12.000 anni fa vivevano lungo le coste europee o del resto del mondo, non hanno visto nessun maremoto o innondazione causata dalla fine della glaciazione. Hanno piuttosto vissuto un'esperienza simile a quella degli abitanti di Venezia che (per altri motivi) nel giro di poche centinaia di anni hanno visto alzarsi di uno o due metri il livello dell'acqua nei propri canali. Non credo proprio che tra 100 o 1000 anni i discendenti dei veneziani possano parlare di cataclisma...
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03-July-2006
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