I Longobardi a Torino
Ho visitato la mostra sui Longobardi Torino (Palazzo Bricherasio) e sono rimasta parecchio delusa.
Al di là dal fatto che erano esposti pezzi strepitosi ma, in gran parte, già presenti in altre analoghe occasioni, ho parecchi dubbi sul progetto espositivo e sulla qualità dell'apparato didascalico.
Pur non essendo una specialista di archeologia alto-medievale, qualcosa ho assimilato (per osmosi?) da colleghe e colleghi e ciò mi ha aiutata a capire, pur con grande fatica, il filo logico sotteso all'ordine di esposizione.
Oltre tutto l'apparato didascalico ridotto all'osso (e in corso di distacco dai supporti a meno di due settimane dall'inaugurazione) e l'illuminazione non valorizzavano alcuni pezzi come avrebbero dovuto (ad es. anelli sigillo; lamina della Valdinievole; crani deformati; piatto d'argento dal tesoro di Isola Rizza; mosaico di Faenza; ....). Veramente alcuni reperti avrebbero, già solo per la loro bellezza, meritato una collocazione più studiata e uno sforzo illustrativo maggiore.
Altra cosa che mi ha stupita: in mostra sono presenti parecchie epigrafi. Ma non c'è non dico una traduzione, ma nemmeno una trascrizione! E chi non è epigrafista o non conosce il latino?
L'impressione è che si sia voluto raccogliere un certo numero di mirabilia per il gusto di stupire, senza però riuscire a sviluppare un percorso organico in grado di arricchire le conoscenze dei visitatori. A meno che tutto ciò non sia demandato alle visite guidate e alla lettura del catalogo...
Questa è, a mio opinabile avviso, un'esposizione che va vista dagli addetti ai lavori non tanto per imparare qualcosa di nuovo ma per non ripetere certi errori. Nella situazione attuale mi pare che la divulgazione di qualità sia essenziale per sviluppare nel pubblico un interesse vero per la nostra materia, interesse che è una premessa essenziale per far sì che i poveri beni culturali italiani non siano trattati come Cenerentola.
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