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Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica)


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  #1 (permalink)  
Vecchio 12-January-2007
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Messaggi: 8
Lightbulb catullo e l'otium

salve a tutti.
cercavo qualche suggerimento per un commento al carme 51 di Catullo,
"Ìlle mì par èsse deò vidètur", e vorrei spulciare un pò più a fondo il rapporto tra catullo e l'otium...ma la difficoltà è sempre il punto di partenza...
FILOLOGI DI TUTTO IL MONDO SBIZZARRITEVI!!!
aspetto qualsiasi tipo di suggerimento, compreso riguardo(soprattutto) la bibliografia (italiana,inglese,francese,spagnola e tedesca)...
ADIOSU. e grazie mille.
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  #2 (permalink)  
Vecchio 13-January-2007
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AI gens
 
Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
Messaggi: 2,032
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Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
<Lesbia, vocis,>
lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina et teguntur
lumina nocte. -

otium, Catulle, tibi molestumst:
otio exultas nimiumque gestis:

otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.


Fonte per il testo latino: bibliotheca Augustana

Tuttavia l' "et" al v. 11 non mi torna molto.

Secondo me il poeta vuole scherzare, con il testo e con la scelta metrica, però non ricordo come finisce in Saffo (e se finisce), sarebbe fondamentale controllare questo.
La scrittura accentata personalmente non mi piace molto, penso che la recitazione antica non potesse affatto essere con accenti ma piuttosto con una melodiosa modulazione della lunghezza delle vocali.
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  #3 (permalink)  
Vecchio 25-April-2007
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Data Registrazione: Nov 2005
Luogo: Padova
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Fino al verso 12 il testo di Catullo è la rielaborazione delle prime tre strofe della composizione di Saffo: il primo verso è praticamente identico, e vengono usate le stesse figure (la lingua che si paralizza, il fuoco che scorre, la perdita della vista, il rumore nelle orecchie); nonostante queste somiglianze ne sono risultate due poesie molto diverse.
Il testo di Saffo si conclude poi con una ulteriore strofe saffica ("un sudore freddo mi pervade, un tremito/ mi prende tutta, e sono più verde dell'erba/ poco lontana dal morire/ sembro a ma stessa") e un ultimo verso che risulta corrotto nell'ultima parte: "ma tutto si può sopportare (hepeì [...] kaì pèneta [...])"; per evitare i problemi posti da questo verso, qualcuno ha preferito pensare che l'ode si concludesse con il verso 16.
Chiaramente gli ultimi versi di Catullo, quelli sull'ozio, sono molto diversi dalla versione di Saffo, e molti filologi sostengono che siano talmente diversi anche dai versi iniziali della stessa poesia che non ne rappresenterebbero la strofe finale, ma potrebbero essere il frammento di un altro carme.
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  #4 (permalink)  
Vecchio 25-April-2007
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Interessante quello che dici, Alima.
Personalmento non sono un granché preparato, però così a sentimento pensavo che l'evidente cesura tra la citazione iniziale e la parte finale fosse come una brusca "chiusura di libro", quasi il poeta immaginasse se stesso a leggere uno scritto di Saffo (= lesbia = Lesbia) come se fosse rivolto a lui stesso e poi si richiamasse da se stesso alla realtà.
Mi pare rilevante a questo riguardo che il richiamo classico è ad uno scritto di amore di una donna di Lesbo per un uomo e non (come invece sarebbe normale se fosse lui a considerarsi protagonista) di un uomo per una donna (=Lesbia); e poi lo dice proprio "Lesbia vocis".
Il tutto è rimarcato simpaticamente dalla metrica ... saffica.
In questi termini cosa è l'otium, la poesia?
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  #5 (permalink)  
Vecchio 25-April-2007
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Data Registrazione: Sep 2004
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Ah, dicevo dell'"et" al v.11 , che non mi convince.

Sarei propenso a proporre di espungerlo, tanto metricamente funziona altrettanto bene immaginando la -a finale di gemina come lunga perché in caso ablativo singolare (e non nominativo plurale che sarebbe breve), dando luogo così ad un elegante inversione "lumina teguntur gemina nocte".
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Vecchio 26-April-2007
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Quella che si tratti di due carmi distinti è solo un'ipotesi, ma è abbastanza seguita: ad esempio nella mia edizione della poesie di Catullo (Catullo, Le poesie, versione di Mario Ramous, Garzanti) le prime tre strofe sono indicate come carme LI, l'ultima come LIb.
Altri invece sostengono che si tratti di un unico carme. Uno degli argomenti a favore di questa tesi è che la forte contrapposizione tra le due parti della poesia indichi una sorta di pentimento del poeta per l'amore che prova per Lesbia: l'otium (che per i romani era un'occupazione vocata alla speculazione intellettuale, contrapposta al negotium) in questo caso sarebbe da leggersi come la dedizione a questo amore che, sappiamo da altre poesie, produce effetti devastanti in Catullo.
Per quanto riguarda il verso "Lesbia vocis", si tratta di un punto controverso della lirica (infatti è scritto tra parentesi acute): in certe edizioni è scritto, appunto, "Lesbia vocis", in altre ho trovato "tum quoque vocis" oppure "postmodo vocis".
Anche l'"et" che proponi di espungere in alcune edizioni si trova, in altre no: io ad esempio ho "gemina teguntur lumina nocte".
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  #7 (permalink)  
Vecchio 26-April-2007
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. . . l'otium (che per i romani era un'occupazione vocata alla speculazione intellettuale, contrapposta al negotium) in questo caso sarebbe da leggersi come la dedizione a questo amore che, sappiamo da altre poesie, produce effetti devastanti in Catullo. . .
Non arriveresti a pensare che in questo specifico caso il poeta espressamente intenda con otium la lettura di quella lirica di Saffo (=lesbia=Lesbia) che aveva intrapreso nella prima parte come illudendosi che fosse rivolta a lui stesso?
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  #8 (permalink)  
Vecchio 27-April-2007
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Mah, non saprei. Potrebbe anche essere che l'otium sia inteso come la lettura di quella lirica, ma credo che più che con Lesbia, Saffo vada identificata con Catullo: entrambi sono poeti ed entrambi vedono la persona amata assieme ad un altro che "simile a un dio mi sembra [...] chi, sedendoti accanto [...] ti ascolta ridere dolcemente", ed entrambi i poeti provano invidia per la posizione di questo terzo incomodo.
Tralalsciando le disquisizioni su chi sia la persona amata da Saffo, nei versi 6 e 7 Catullo scrive "nam simul te, Lesbia, aspexi", quindi è Lesbia a cui si rivolge, proprio come Saffo nel verso 7 della sua ode si rivolge all'oggetto del suo amore.

La tesi che ho riferito (quella del pentimento) mi sembra però una delle più convincenti se vogliamo intendere il carme come un testo unico; personalmente sono dell'idea che si tratti di frammenti di testi diversi, anche se la metrica sembrerebbe smentirlo dato che anche l'ultima strofe è una strofe saffica (come le altre e come il testo di Saffo, che Catullo ha imitato anche in questo aspetto), ma potrebbe anche essere che i frammenti siano stati accostati proprio per questo motivo.

Ci tengo a precisare che non sono una filologa, nè una latinista o una grecista, quindi quando si entra nella sfera delle opinioni personali potrei prendere grossi abbagli.
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  #9 (permalink)  
Vecchio 27-April-2007
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. . . Ci tengo a precisare che non sono una filologa, nè una latinista o una grecista, quindi quando si entra nella sfera delle opinioni personali potrei prendere grossi abbagli.

A chi lo dici .

La difficoltà del "Lesbia, aspexi" c'è tutta (tra l'altro non ben compatibile con l'anomalo e successivo "Lesbia, vocis") , ma allora ben più grossa sarebbe la difficoltà dell'"ille" iniziale. Mi rimane la sensazione che complessivamente filerebbe più liscio se immaginassimo che la prima parte fosse tutta come un virgolettato, la "traduzione" di una lirica di Saffo dove si parla dell'amore di una donna per un uomo, che Catullo legge come se fosse Lesbia a mandargliela. Poi però d'improvviso si richiama alla realtà ...

Ultima Modifica di Mdd : 27-April-2007 13:18.
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