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| Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica) |
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23-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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arte eidetica e via dell'arte
Propongo una discussione a carattere generale sul senso di "fare arte" e dell'arte in sè a partire da un estratto di un bellissimo articolo di F. Martini, che considera due differenti visioni: una comune in occidente ed una in oriente. Riporterò più completamente i passi che parlano della visione orientale, poichè,credo, è meno presente nella mente di tutti.
Da "illazione sull'arte" di F. Martini, in Rivista di Scienze preistoriche,vol XLIX
<<L'estetica moderna occidentale presuppone,come condizione primaria, una raffigurazione visibile, una forma compiuta,un immagine destinata ad essere vista(eidos), in altre parole l'opera d'arte è un prodotto, rispondente a determinati canoni formali ed espressivi , che deve agire sullo spettatore....
Nella cultura occidentale è molto netta la contrapposizione tra realtà e apparenza, tra essere e mostrare....
l'esigenza di giungere alla verità nasce dalla coscienza che il reale è non vero, fallace o meglio che non è quello che sembra .
(riassumo: da qui sorge la necessità della definizione e ricerca del vero e l' arteè intesa come rappresentazione del vero)
Un altro aspetto importante in merito al significato che il termine "arte" ha nel mondo occidentale è la necessità dell'approvazione dello spettatore(...)Questo carattere dialogico dell'arte nella nostra cultura parrebbe avere avuto origine nella struttura sociale e politica dell'antica grecia(....)L'agorà è il luogo di confronto dove attraverso la parola che di-mostra si giunge alla verità riconosciuta come elemento pubblico e comune. Questa struttura mentale(...) ha generato una concezione eidetica dell' arte
In Oriente ciò che chiamiamo "idea" si identifica con la sua definizioe, non c'è dicotomia tra essere e apparire, di conseguenza il reale non deve essere interpretato secondo le "idee" ma può essere, ed è, semplicemente vissuto, mediante una strategia mentale e di vita secondo la quale interno ed esterno coincidono. Assente nella cultura orientale, ciò che chiamiamo "verità" potrebbe essere identificato con quanto là è detto "saggezza". La saggezza non tende a rappresentare, non necessita di approvazione altrui, nè tanto meno di discussione; non è dialogica ma presuppone un percosrso interiore individuale che non può essere delegato e non richiede di essere mostrato. La saggezza non teme il falso, in quanto non presuppponendo una verità, non lo conosce, ma teme e rifugge l'incapacità di cogliere la tiotalità delle cose, di non raggiungere la comprensione che ingloba la diversità o la disponibilità pacifica che non vuole competizioni o agonismi dimostrativi.
Mentre il cammino filosofico occidentale ha come fine specifico il raggiungimento della verità(o di Dio per la tradizione biblica)la saggezza non ha altro scopo se non un percosrso individuale aperto e disponibile verso il proprio rinnovamento: non verso qualcosa,dunque, ma attraverso.
Un antico termine giapponese utilizzabile per tradurre la parola "arte" sembra corrispondere alla struttura mentale sopra detta: Gei-do (letteralmente " la via dell'arte") ha un signifcato più profondo del termine europeo "arte" in quanto indica un percorso introspettivo che ha un significato importante per la crescita individuale .
L'arte è chiamata "via" in quanto presuppone due stadi: dapprima è pretesto per affrontare l'origine, il senso delle cose, l'essenza; poi coincide con il ritorno alla realtà: questo ritorno è visto come "operare", come "azione".
Nell'arte zen ciò che importa è la via del ritorno, durante la quale la persona che ha raggiunto l'origine, l'essenza, può creare immagini che rendano visibile l'origine stessa. Dipingere, disegnare, scrivere, sono un'occasione di iniziare il percorso, di attivare un movimento, un rapporto tra il Sè e l'origine.
Quella che noi chiameremmo produzione artistica non è concepita in termini di rappresentazione oggettuale finalizzata ad uno spettatore, ma è uno strumento, una gestualità, un'azione legata all'introspezione soggettiva. L'atto che noi chiameremmo artistico, quindi, si risolve in un gesto che ha in sè stesso la sua causa e il suo effetto : arte come gesto, gesto come strumento di conoscenza, conoscenza come individuazione dell'origine che permette di fare arte. Secondo questa concezione il senso di un'immagine non sta nella simbologia dell'immagine stessa, ma nel movimento, nel gesto compiuto per eseguirla.>>
Cosa ne pensate?
Milena
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24-March-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Sulle filosofie orientali ne so troppo poco, se non in linee proprio molto generali. Qualcosa di più sul discorso strettamente religioso, però... non è sufficiente per permettermi di contestualizzare a dovere. (E' anche questo uno degli argomenti che mi sono ripromesso di approfondire oramai diversi anni fa). Da un certo punto di vista penso che i due approcci possano essere complementari. Da un altro non mi convince molto l'idea di saggezza orientale descritta. Tuttavia credo sia in parte un problema di "etnocentrismo" (evidentemente acuito da quella mancanza di conoscenza che mi permetta un minimo di contestualizzazione). Nel senso che la parola saggezza automaticamente mi richiama la nostra categoria di saggezza, filosofica e culturale d'occidente, quando invece mi pare si tratti di qualcosa per certi versi simile, ma per altri che attiene a due livelli differenti. L'una, quella occidentale, forse ha una dimensione maggiormente orientata all'esterno (fino ad arrivare a socializzazione delle conoscenze, ricerca di verità che possano essere appunto anche socializzate, condivise, almeno in parte "oggettivizzate"), l'altra, quella orientale, mi pare abbia invece una dimensione più intima e soggettiva, improntata un po' a trovare la propria via, un po' alla Siddharta (scusate la rozzezza...). Non necessariamente le due cose si escludono a vicenda (anche se possono creare tensioni e conflitti, e in certi casi anche "scelte di campo"), però appunto mi pare appartengano a due piani in parte distinti. Pura e spassionata opinione personale ovviamente, un po' a "istinto".
Avevo saltato una parte. In cui si dice in effetti la stessa cosa che ho detto io, ma a proposito dell'arte, va bè... La parte sulla gestualità poi mi richiama alla mente quel pezzo del film L'ultimo samurai in cui Tom Cruise nota come i gesti, i movimenti (e quindi le azioni, quelle quotidiane), della gente del villaggio giapponese siano particolarmente "curati", un po' come se tendessero alla perfezione (in un altro film invece, non mi ricordo se fosse Hero, La foresta dei pugnali volanti, boh, si notava una cosa simile rispetto alla scrittura cinese). Riferito al discorso che si fa nel testo poi mi fa pensare a una maggiore importanza data al percorso (il movimento) piuttosto che al risultato (l'opera d'arte).
Ultima Modifica di Karl : 24-March-2007 02:14.
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25-March-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Grazie Karl per aver risposto.
L' importanza del gesto artistico al di là dell'opera compiuta è certamente fortemente sentito in oriente, dando origine a un'arte allo stesso tempo naturalistica e impressionistica;
Come diceva il saggio: prima dell'illuminazione vedevo fiumi, colline, montagne, poi non ho visto più fiumi coomine e montagne; dopo l'illuminazione vedevo fiumi ,colline,montagne.
L'importanza della gestualità a mio avviso la percepiamo meglio nella scrittura (shodo, in Giapponese), (a questo poroposito la scena tratta da Hero è indicativa).
Questa cultura del gesto e del gesto perfetto permea fino in fondo almeno il Giappone.
Qui la ricerca individuale della "saggezza" o dell' "illuminazione" dell'"Origine "interessa tutta la società, perchè il progresso di ogni singolo contribuise al progresso collettivo, così come il fallimento del singolo è un fallimento sociale e riceve la più atroce punizione : la morte autoinflitta.
Se così non fosse non avrebbe senso nè apprezzare nè esporre un' opera d'arte che resterebbe un fatto assolutamente intimo.
Non credo tuttavia che la gestualità e il percorso interiore siano meno importanti in occidente.
Ciao
Milena
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