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| Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica) |
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24-April-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Sep 2005
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Ambasciator non porta pena...
Comunque sì. Da quel che ho capito catalogo e schede sono cose differenti, ma anche il catalogo avrà un taglio estremamente divulgativo. Per inciso la persona con cui ho parlato fa parte della lista di studiosi che qualcuno ha riportato qui sopra, e questa persona non si occupa affatto di popolazioni nomadi. Parti del catalogo sono state redatte da dottorandi del dip. di Storia Antica di Bologna che non hanno una specifica competenza in questo ambito di studi. Con questo non voglio dire che il catalogo sarà una ciofeca, ma sarebbe meglio giudicare il prodotto finito, invece di mettere le mani avanti ;-)
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24-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Scusa bacco, ma che cosa è una "ciofeca"?, suppongo non sia qualcosa di positivo, ma il termine mi è nuovo.
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dott. Claudio Giorgini
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24-April-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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Quote:
Bacco
Con questo non voglio dire che il catalogo sarà una ciofeca, ma sarebbe meglio giudicare il prodotto finito, invece di mettere le mani avanti ;-)
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esatto
questo però deve valere in tutti i sensi.
Quote:
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dceg
Scusa bacco, ma che cosa è una "ciofeca"?, suppongo non sia qualcosa di positivo, ma il termine mi è nuovo.
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decisamente non è positiva
ciao
Ivan
PS.
Ho chiesto un'intervento agli organizzatori della mostra, a questo punto mi sembra doveroso sentire il loro punto di vista.
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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24-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Scusa bacco, ma che cosa è una "ciofeca"?, suppongo non sia qualcosa di positivo, ma il termine mi è nuovo.
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Eh Claudio, con il fatto che non vivi in Italia non sei aggiornato sul linguaggio giovanile....
Comunque ciofeca è un'espessione dialettale del centro Italia per indicare un vino di pessima qualità, oppure una donna vecchia e brutta (De Mauro). Da qui l'estensione a tutto ciò che non è bello o di qualità.
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24-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Quote:
leda
Eh Claudio, con il fatto che non vivi in Italia non sei aggiornato sul linguaggio giovanile....
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Macché "giovanile"... Cara Leda, possibile che non hai mai visto un film con Totò? Lui usava spesso questa parola dialettale del centro-sud.
ciao
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24-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
leda
Eh Claudio, con il fatto che non vivi in Italia non sei aggiornato sul linguaggio giovanile....
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Hai ragione, non solo manco dall'Italia da molto e quindi mi accorgo che il linguaggio si trasforma in modo evidente, ma non sono neppure tanto giovane (nello spirito sì naturalmente)!
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dott. Claudio Giorgini
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24-April-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Sep 2005
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Quote:
leda
Eh Claudio, con il fatto che non vivi in Italia non sei aggiornato sul linguaggio giovanile....
Comunque ciofeca è un'espessione dialettale del centro Italia per indicare un vino di pessima qualità, oppure una donna vecchia e brutta (De Mauro). Da qui l'estensione a tutto ciò che non è bello o di qualità.
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OT:
E' bello, alla calda età di 32 anni, essere ancora giovanile ;-)
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24-April-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Quote:
Bacco
OT:
E' bello, alla calda età di 32 anni, essere ancora giovanile ;-)
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OT: E immagina quando sono 32 X 1,96 !
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dott. Claudio Giorgini
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07-May-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: May 2007
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Facendo seguito all’interessante dibattito nato da alcune osservazioni fatte dal signor Fantini e relativo ai testi inseriti nel nostro sito, dedicati alla prossima mostra “Ori dei Cavalieri delle Steppe: collezioni dai musei dell’Ucraina”, ci preme sottolineare innanzitutto come il sito sia stato concepito per informare il più largo pubblico, dato che specialisti e addetti ai lavori sono aggiornati attraverso altri canali. Ci spiace per la delusione suscitata, peraltro siamo convinti che non tutti conoscano Khazari, Pecenighi e Polovzi e molte altre popolazioni nomadi e seminomadi delle steppe eurasiatiche di cui i testi scolastici in genere trattano solo marginalmente. Considerata la notevole complessità degli argomenti, i dibattiti scientifici ancora aperti su molti aspetti e, inoltre, l’ampiezza dell’arco cronologico considerato dalla mostra, è stato espressamente richiesto all’autore dei testi, specialista in archeologia Orientale, di redigere schede brevi – non più di una cartella a tema – realmente accessibili a tutti. Le schede in questo senso intendono offrire, in una prospettiva effettivamente divulgativa, un succinto inquadramento storico, senza alcuna pretesa di esaustività. Non crediamo affatto che ciò significhi “mancanza di rispetto” nei confronti del pubblico; è anzi esattamente il contrario. Una forma di profondo rispetto che da anni il Museo persegue verso il proprio pubblico, corrisponde al rapporto fra qualità e quantità degli oggetti esposti, insieme agli intenti divulgativi e al rigore scientifico. In questa occasione il pubblico potrà vedere, oltre ad alcuni capolavori di area scitica presentati in precedenti esposizioni, numerose preziosi manufatti che giungeranno in Italia per la prima volta. La mostra sarà incentrata piuttosto che sugli aspetti storici delle singole popolazioni, sul filo rosso che lega i simboli di rappresentanza, i segni del potere e del prestigio.
Resta il fatto che una mostra è sempre una delicata opera di mediazione fra gli spazi espositivi disponibili, gli oggetti che si ha la possibilità di presentare, la loro qualità documentaria ed evocativa e la capacità degli organizzatori di fare divulgazione e promozione, pensando innanzitutto al pubblico generico piuttosto che agli specialisti di settore che già conoscono la materia. Naturalmente i contenuti scientifici devono essere ineccepibili e in questo senso il Museo ha il conforto della collaborazione dei maggiori esperti a livello europeo. Possiamo assicurare che il catalogo sarà ricco di bibliografia aggiornata, con un contributo di apertura dedicato – ovviamente per exempla - alle antiche fonti scritte (in primo luogo greche e romane) relative allo “stile di vita dei nomadi”. Anche per il catalogo comunque, è stato richiesto agli autori un contributo scritto in modo chiaro e accessibile, auspicando di interessare un vasto numero di lettori. I cataloghi inoltre, è bene anche per ragioni economiche che abbiano una vasta circolazione. Crediamo che gli intenti divulgativi siano un modo efficace per evitare la disaffezione del pubblico nei confronti della materia che sta tanto a cuore a tutti noi, ancora troppo spesso presentata in modo ostico e incomprensibile ai più. Invitiamo tutti gli appassionati di archeologia il 31 maggio 2007 ad ore 18.00 all’inaugurazione della mostra, sperando possa suscitare in Voi vivo interesse.
Cordiali saluti,
Ufficio Stampa Castello del Buonconsiglio
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07-May-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Quote:
astracedi
Macché "giovanile"... Cara Leda, possibile che non hai mai visto un film con Totò? Lui usava spesso questa parola dialettale del centro-sud.
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Non è che Totò sia tra i miei preferiti, comunque da me non è d'uso comune tra gli adulti, lo usano soprattutto gli adolescenti (anche io non lo uso quasi più).
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07-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Sep 2005
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Esulando dal caso specifico, anche se ricordo che le pecche venute a galla dai testi nel sito non sono solamente legate al contenuto, ma di natura sintattica, e ciò non mi sembra molto decoroso, questa è l'occasione giusta per parlare della divulgazione.
Sarà un'impressione mia, ma vedo spesso considerare la divulgazione come un appiattimento verso il basso, appiattimento che viene spesso giustificato con una presunta incapacità del fruitore delle informazioni, ma è davvero così? La richiesta di Luca dimostra, quantomeno, che esiste un'altra tipologia di utenti con esigenze più complesse. La domanda che dobbiamo porci è dunque questa: può un solo testo soddisfare un pubblico diverso, con una diversa preparazione? Se parliamo di fasce di età differenti la risposta è certamente no, ma se parliamo di adulti,accomunati dalla passione della storia e dell'archeologia io sono propenso a rispondere sì. Da un lato un testo puo', al suo interno, offrire diversi percorsi di lettura. Le note, di per se stesse, possono aggiungere contenuti per un pubblico più esigente, possono offrire bibliografia e indicazioni utili per poter ampliare la ricerca. Un esempio un po' sui generis di cosa possa intendersi per un testo con più chiavi di lettura sono i romanzi di Eco, che ormai solo i medievisti più fanatici (e cattolici) contestano. Alcune citazioni all'interno dei suoi romanzi possono essere colte soltanto da persone con un certo numero di letture alle spalle, ma rimangono opere piacevoli per tutti, anche per coloro che per esempio non conoscono il latino. Il puntare verso il basso di certe opere divulgative, a mio parere, non contribuisce affatto a generare interesse per la storia e l'archeologia, ma spinge piuttosto, nel senso comune, a sottovalutare la professionalità degli storici e degli archeologi. Ed ecco, dunque, che i giornalisti diventano storici, i politici si permettono di dire cosa è giusto insegnare e cosa no. Fare lo storico o l'archeologo o semplicemente occuparsi di cultura significa possedere una professionalità? Certo che sì, ma allora in cosa consiste questa professionalità?
Lo storico non è un pomposo chiacchierone: la terminologia tecnica può, con un certo sforzo, essere resa comprensibile a tutti senza scadere in errori terrificanti. La narrazione storica può essere alleggerita inserendo, per esempio, la datazione in cronologie a parte, che saranno consultate solo dagli interessati, i pochi termini tecnici potranno essere spiegati in glossari a margine del testo, come è parimenti possibile abbozzare delle micro schede biografiche sui vari personaggi citati all'interno dei testi. Bisogna anche mettere l'accento su un aspetto molto spesso sottovalutato da divulgatori con qualche decade alle spalle: le fonti di informazione, oggigiorno, sono numerosissime. Internet, in primis ma, se proprio vogliamo entrare in aspetti un po' più minuti, le biblioteche, anche le più piccole, offrono una serie di servizi impensabili in passato: il prestito interbibliotecario e il document delivery, per esempio. Se in passato, dunque, per consultare un certo tipo di pubblicazioni si doveva necessariamente entrare in una facoltà universitaria, ora questo non è più necessario. Incontrai, per esempio, in facoltà, il mio medico che voleva prendere un testo a prestito: in passato non gli sarebbe stato permesso, non essendo iscritto all'Università. In soldoni, con le mille possibilità che ci sono oggi, spesso i cultori della materia mancano di forma mentis per approcciarsi a una tematica storica, non certo delle possibilità materiali per informarsi. E ritenere il pubblico di una mostra un'aurea mediocritas, mi sembra anacronistico
Ultima Modifica di Bacco : 08-May-2007 00:55.
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07-May-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Guarda Bacco... sarà che la formazione in qualche modo ci accomuna (provenendo dal corso di laurea in storia ed essendo una buona metà del mio percorso da storico "puro"), ma sono sontanzialmente d'accordo. Mi sono trovato più volte a riflettere (e se mi è concesso "soffrire" anche, oltre che innervosirmi) sui problemi che sollevi, e con particolare sensibilità verso il "cortocircuito" mass-mediatico: giornalisti che si improvvisano storici, beceri "revisionismi" strombazzati in maniera sensazionalistica e col gusto della caccia allo "scandalo" tanto per far notizia, delicati problemi storici trattati nei salotti televisivi con la tecnica della par condicio, facendo passare il senso comune secondo il quale, per esempio e prendendo la cosa più clamorosa, se insegno l'evoluzionismo allora devo insegnare anche il creazionismo, e via discorrendo. L'appiattimento verso il basso certamente non fornisce strumenti per poter filtrare criticamente e ribaltare tale senso comune oramai ampiamente diffuso, ma anzi contribuisce a diffonderlo. D'altro canto capisco bene le esigenze, economiche ma non solo, di catturare quanto più pubblico possibile, nella divulgazione così come nei musei. E ci mancherebbe altro... Tuttavia certo, se la divulgazione semplifica eccessivamente, diffonde il messaggio che tutto sommato sì... è robetta da poco, non richiede impegno (nè professionalità), basta leggiucchiare qua e là qualcosina. Se non stimola, non punzecchia, non provoca (reazioni, approfondimenti, dibattiti); se non contribuisce a diffondere e produrre conoscenza e cultura, e non solo a riprodurre cultura di massa... Allora secondo me sì, fallisce il suo compito e la cattura di un ampio pubblico per quanto economicamente gratificante costituirà però un bel magro bottino...
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08-May-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Quote:
Bacco
Sarà un'impressione mia, ma vedo spesso considerare la divulgazione come un appiattimento verso il basso, appiattimento che viene spesso giustificato con una presunta incapacità del fruitore delle informazioni, ma è davvero così? La richiesta di Luca dimostra, quantomeno, che esiste un'altra tipologia di utenti con esigenze più complesse. La domanda che dobbiamo porci è dunque questa: può un solo testo soddisfare un pubblico diverso, con una diversa preparazione? Se parliamo di fasce di età differenti la risposta è certamente no, ma se parliamo di adulti,accomunati dalla passione della storia e dell'archeologia io sono propenso a rispondere sì.
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Mi ritrovo d'accordo con quanto scritto da Bacco e ribadito da Karl. L'operazione fatta per la mostra del Castello del Buonconsiglio ha certamente le sue corrette motivazioni, ma le finalità e, conseguentemente, la metodologia divulgativa poteva essere diversa. Io stesso, occupandomi di divulgazione scientifica, mi sento tranquillamente di poter dire che è soprattutto una questioine di impegno intellettuale da parte del divulgatore, nel cercare di ampliare il più possibile la fascia di utenza.
E non è neanche del tutto vero che quello che va bene per un adulto non va bene per dei bambini e viceversa. Certo ci sono delle limitazioni impossibili a superare (ad esempio per bambini in età da scuola elementare, per i quali devo usare delle semplificazioni troppo forti per poter essere accettate da un utente adulto e motivato) ma in molti casi con una dose doppia di lavoro (e quindi di costi monetari e di tempo) si possono ottenere miracoli.
Uno dei sistemi più semplici e diffusi è quelloo del testo principale semplice e breve, affiancato da box di approfondimento, che verranno letti solo dai più "volonterosi" e già "preparati"; esistono però diverse altre tecniche che si possono usare, magari rinunciando ad alcune cose come la brevità delle schede (es. posso usare termini tecnici, purché di volta in volta spiegati), e comunque andando soprattutto a fare un accurato lavoro di scrittura, soppesando le parole una ad una.
Ricordiamoci poi che al posto di cento parole può essere più utile affiancare una immagine esplicativa – cioè non solo d'accompagno e per un'"alleggiremento" visivo della pagina – ma appositamente studiato e finalizzato all'asplòicazione e al riassunto visivo di concetti altrimenti troppo lunghi o complessi per essere brevemente spipegati con le parole.
Occupandomi soprattutto dell'aspetto grafico-illustrativo della divulgazione, posso assicurare che le immagini, se studiate e realizzate da persone competenti, possono fare miracoli.
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08-May-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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D'accordo, d'a ccordissimo con Karl, Bacco e Astracedi. Cerchiamo di non abbassare il livello, ma semmai di fornire la possibilità di fruire dell'informazione a livelli diversi, differenziati a seconda dell'età, delle conoscénze, degli interessi ecc. E per quanto riguarda l'importanza delle immagini, che appunto per questo devono essere
Quote:
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"studiate e realizzate da persone competenti"
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ricordo ancora a distanza di oltre mezzo secolo immagini viste in libri o mostre che mi avevano impressionato ed affascinato, e che si sono impresse nella mia memoria! In questo l'illustratore ha una grande responsabilità (E Marco lo sa bene)
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dott. Claudio Giorgini
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