Presentazione
Domani discuto: per ripassare vi presento un attimo il mio lavoro prima che venga ospitato anche qui.
Mi sono occupato di una figura istituzionale abbastanza inconsueta: quella del praefectus gentis, carica attestata in Nordafrica, ma anche in altre province dell'impero con una diversa formulazione, quella di praefectus civitatis.
Cosa sostenevano gli studiosi che mi hanno preceduto? Secondo Benabou e altri, il praefectus aveva spiccate competenze di natura militare: era, insomma , una sorta di cane da guardia che Roma affidava alla tribù indigene. Egli, all'interno di quelle stesse tribù, avrebbe avuto anche compiti di reclutamento. Per quanto riguarda gli incarichi amministrativi le cose si fanno confuse: la letteratura che ho consultato è abbastanza concorde nel non attribuire ai prefetti compiti di governo, spesso invece si parla di funzioni di collegamento, non ben determinate.
Un aspetto originale della mia tesi è la schedatura epigrafica nella quale ho messo in relazione i praefecti gentium non solo con i loro analoghi di altre province, ma anche con le figure tribali attestate nella documentazione epigrafica. Ho notato che la figura scompare in altre province dell'impero nel III sec., ma mantiene una certa continuità di competenze e di fisionomia, in Nordafrica dal I al IV secolo d.C.
Qualcosa senz'altro cambia: inizialmente i prefetti erano ufficiali equestri, con una certa carriera alle spalle che comprendeva spesso, ma non in maniera esclusiva, incarichi militari. Nel IV secolo i prefetti sono ormai esponenti delle élite locali: insomma la figura del praefectus inizia sempre di più a confondersi con quella del princeps, fintanto che, in epoca vandalica, i capi locali assumeranno, titolature di origine romana per darsi un tono ed enfatizzare il loro ruolo.
Quali erano le competenze dei praefecti? A mio parere potevano avere funzioni militari, ma non in maniera esclusiva: i Musulami, tribù abbastanza tumultuosa, saranno sempre amministrati da praefecti privi di esperienza militare (tuttavia disponiamo di testimonianze solo per il II sec. d.C.), i praefecti potevano gestire il reclutamento di truppe indigene, anche se non ci sono prove di questo e le poche unità, con un etnico in un certo senso collegabile con gli etnici dei prefetti, sono reclutate tutte nel I sec. d.C. Il reclutamento non poteva, poi, certo rimpolpare unità schierate fuori dal Nordafrica e queste unità servono quasi tutte in altri ambiti geografici. Per quanto riguarda l'ambito amministrativo anch'io ritengo che i prefetti non fossero figure di governo, ma avevano poteri giudiziari e competenze fiscali. Ho dedotto questo rispettivamente da una costituzione molto tarda e da un passo di Tacito che riguarda una sorta di praefectus attivo tra i Frisi (Frisoni)
Dal punto di vista, per così dire ideologico, credo fermamente che il praefectus rappresenti una forma di governo di passaggio, e non un tipo di governo oppressivo, come qualche storico africano vorrebbe far credere. Una prova di questo è la tendenza, prima graduale, poi sempre più diffusa di affidare la prefettura a personaggi di origine locale.
A margine di questo grande discorso ho offerto alcune interpretazioni mie sulla figura di Tacfarinas,
sull'attribuzione di un'ara pacis e su alcune questioni marginali di cui sarebbe troppo lungo riferire qui. Su Tacfarinas e su un altro grande ribelle di alcuni secoli dopo, Firmo, ho voluto evidenziare il carattere pragmatico della loro politica: non erano, insomma, paladini dell'indipendenza africana come qualcuno li vorrebbe dipingere. L'ambito cronologico della mia ricerca è molto ampio: purtroppo sono state le scarse testimonianze a costringermi a una cosi' grande analisi, ma credo di aver fatto un lavoro dignitoso.
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