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| Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica) |
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27-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jul 2007
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L' Arte Medio-Italica
Aiuto!!
Sto preparando un esame di storia dell'arte romana e non riesco a proprio a capire quali sono le caratteristiche di quell'arte che Ranuccio Bianchi Bandinelli definisce "arte medio-italica".
In cosa differisce dall'ellenismo italico e poi successivamente dall' "arte plebea"? Ho le idee parecchio confuse...
Potete darmi una mano?? Ho cercato un po' su internet e su altri testi che avevo in casa senza alcun successo!
Se può servire sto studiando sul Bianchi Bandinelli, L'arte romana al centro del potere (versione italiana naturalmente).
GRAZIE in anticipo a tutti!
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Marty
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27-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Il Bianchi Bandinelli parla di arte medio-italica nel primo capitolo e fa anche qualche esempio di tale arte. Dunque possiamo dire questo: l'arte medio-italica, secondo il Bianchi Bandinelli, è quell'arte che riprende iconografie e schemi dell'arte ellenistica, ma se ne allontana nelle forme, più "dure", vicine alle arti delle popolazioni italiche contadine (ad esempio i sanniti, ed infatti un esempio è un rilievo conservato ad Isernia, che riprende schemi ben noti in ambito ellenistico, come la ponderazione di certe figure, ma che certamente non ha lo stile dello stesso; fai il confronto con una delle tante scene di battaglia ellenistiche e vedrai subito la differenza). Invece l'arte plebea ha iconografie e schemi totalmente diversi, che si possono chiamare effettivamente "romani", o meglio che saranno poi i temi che i romani adotteranno nelle rappresentazioni dei cosiddetti fregi storici; solo che più tardi tali temi saranno trattati con uno stile ellenistico o classicistico (sebbene con le varianti del caso, vedi lo stile neoattico creato dall'arte augustea, che però è leggermente diverso dal neoattico che fiorisce in età ellenistica ad Atene), mentre nell'arte plebea sono trattate in modo diverso (un esempio su tutti: nelle rappresentazioni di arte plebea è solito rappresentare il personaggio più importante in proporzioni maggiori rispetto agli altri, come sul rilievo conservato ai Vaticani, che mostra una scena del circo). Spero di averti chiarito un po' le idee.
P.S Non so se tu abbia la stessa edizione mia (della Bur) e quindi le stesse figure (spesso cambiano), ma ti consiglio comunque vivamente mentre leggi di osservare bene le figure, perché l'arte si impara guardandola, non leggendola, e se puoi cerca anche le opere che non sono raffigurate.
Ultima Modifica di leda : 31-October-2007 19:08.
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27-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jul 2007
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Grazie! Che rapidità!  Sì, ho l'edizione della bur!
Credo di cominciare a capire...dunque per mettere alcuni punti fermi potrei riassumere così: l'ellenismo si diffonde nella penisola italica (ellenismo italico), successivamente subisce alcune trasformazioni nella forma dando origine all'arte medio italica (esempi il busto detto di Giunio Bruto e anche la Cista Ficoroni a quanto mi pare di capire). Poi fra il III e II sec. Roma si espande ulteriormente e da un lato abbiamo l'arte detta plebea e dall'altra un maggiore influsso greco/ellenistico portato dalle recenti conquiste (Ara di Domizio Enobarbo).
Mi sto avvicinando o ho sbagliato tutto?
PS.Hai ragione, devo imparare a guardare come si deve..mi manca proprio l'esercizio credo..
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Marty
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27-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Bisogna fare attenzione: non è proprio che l'ellenismo italico subisca delle trasformazioni che lo portino a diventare arte medio-italica; in realtà ellenismo italico ed arte medio-italica convivono. Se leggi bene vedrai che il periodo del cossiddetto ellenismo romano si colloca tra III e II secolo, più o meno lo stesso dell'arte medio-italica. Tuttavia, mentre per l'arte etrusca di questo periodo si può parlare di ellenismo italico, per gli esempi che ti ho citato prima Bandinelli parla di arte medio italica. Perchè? Perché lo stile etrusco del III e II secolo richiama indubbiamente quello ellenistico della stessa epoca (beninteso: richiama, ma, così come uno magnogreco, con delle differenze che lo rendono "inevitabilmente" etrusco), mentre l'arte medio-italica può riprendere schemi ed iconografie, ma lo stile è, appunto, "italico" (nel senso che è quello legato alla tradizione "locale"). L'arte medio-italica non è nè arte greca, né arte romana, come dice lo stesso Bandinelli, ma quell'arte che, attraverso uno stile proprio seppe rivisitare i topoi ellenistici. Infine l'arte plebea: essa si può considerare l'erede dell'arte medio-italica per quanto riguarda lo stile, ma i temi sono ormai quelli romani, quelli che l'arte imperiale farà propri (emblematiche le scene di sacrifico come i suovetaurilia ed, ovviamente, i rilievi che celebrano il committente). Considera poi, che più o meno nello stesso periodo in cui comincia a formarsi la corrente dell'arte plebea, prende vita il cossiddetto eclettismo romano, cioè quell'arte che tende ad unire nella stessa opera particolari mutuati da autori anche di periodi diversi (ne è un esempio l'Augusto di Prima Porta).
Credo che quello che devi cominciare a capire dell'arte romana è che per essa non si può parlare di una sequenza stilistica cronologica: mentre nell'arte greca possiamo parlare di arte arcaica, collocandola in un ben determinato periodo, e di arte classica, collocandola in un altro ben determinato periodo (sebbene non sia del tutto vero neanche in questo caso, perchè le colonie della magnagrecia costituiscono un caso a sé stante), nell'arte romana abbiamo a volte correnti stilistiche che convivono nello stesso periodo, ma in luoghi diversi (ad esempio l'arte provinciale in molti casi si differenzia nettamente da quella "ufficiale", vedi la colonna traiana e le metope di Adamclissi che, pur traianee, non possono essere di certo accostate stilisticamente a quella); oppure lo stile può cambiare a seconda del committente o del soggetto da rappresentare o ancora tra le varie arti (la scultura di età neroniana non si discosta molto da quella precedente, ma in pittura abbiamo la "rivoluzione" del IV stile); infine, vi sono casi in cui nello stesso monumento si possono trovare stili differenti (ara di Domizio Enobarbo).
Consiglio vivamente di leggere Otto Brendel, "Introduzione all'arte romana" specie laddove parla delle "inuguaglianze del contemporaneo" (ed anche il saggio di S. Settis annesso all'edizione italiana).
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27-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jul 2007
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Quote:
leda
Credo che quello che devi cominciare a capire dell'arte romana è che per essa non si può parlare di una sequenza stilistica cronologica
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Ah ecco! Così tutto acquista più senso! Mi mancava il passaggio di fondo!
Ne ho di strada da fare!
Adesso mi sembra molto più chiaro, comunque colgo l'occasione al volo e cerco il testo che mi hai consigliato!
Ancora grazie mille! Sarà che non sono abituata, ma faccio davvero fatica a mettere dei punti fermi in quello che Bandinelli dice: l'avrò riletto 100 volte quel capitolo! (testa dura senza dubbio!  )
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Marty
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27-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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No, non sei testa dura, semplicemente Bandinelli non era il primo venuto e il suo manuale non è facile da mandar giù, specie se è il tuo primo esame di archeologia classica. Per capire bene il Bandinelli occorrerebbe avere prima una buona panoramica dell'arte romana nelle sue linee generali, ad esempio con un manuale ben fatto del liceo. In realtà quello di Bandinelli può essere considerato alla stregua di un saggio, visto il linguaggio che adopera ed anche certe pressupposti che lui dà per scontati. Coraggio comunque, vedrai che dopo un po' ti sarà più digeribile.
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28-August-2007
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Nuovo Utente
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Grazie, mi hai davvero risollevato: devo confessare che ieri mattina ero abbastanza disperata! Ora sono al secondo capitolo e direi che con un po' di pazienza riuscirò a prenderci la mano: avevo un'impostazione di lettura decisamente scorretta!
Ancora faccio un po' fatica a distinguere le sfumanture da un'opera all'altra, ma, come ben dici, è il mio primo esame di archeologia e le poche nozioni che mi sono rimaste dal liceo non mi permettono affatto una visione di insieme.
Tutto sommato trovo che il tono che Bandinelli adopera sia molto utile, nel senso che alleggerisce la monotonia del manuale (spesso è anche divertente!), peccato che io mi ci perda così facilmente!
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Marty
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28-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jul 2007
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Posso chiederti, visto che ne stiamo parlando, se conosci un buon testo, oltre a quello che mi hai consigliato, magari anche da liceo o che posso trovare in biblioteca, che mi dia le linee essenziali in modo che possa prima mettere qualche punto fermo e crearmi una panoramica generale?
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Marty
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28-August-2007
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AI senatus
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Data Registrazione: Feb 2006
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Guarda, a luglio ho assistito all'esame di archeologia delle province romane nell'università che frequento e la prof. a certi del nuovo ordinamento che non erano proprio del settore archeologico ha fatto studiare le linee generali d'arte romana su un libro intitolato "I luoghi dell'arte" della Electa Mondadori, collana scolastica (di Bora-Fiaccadori-Nova-Negri), primo volume di 6. Dovrebbe essere buono, ma non so se sia ancora in commercio (ipotizzo di sì, però). Altrimenti ai miei tempi uno dei migliori era il Briganti-Bertelli-Giuliano anche questo di Electa Mondadori (attenzione, il primo volume della serie formata da 4, non la riduzione in due volumi).
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30-August-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jul 2007
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Ancora grazie, grazie e grazie! 
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Marty
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