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| Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica) |
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05-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Rito nuziale nella Roma imperiale
Salve,
sono appena iscritto e sto svolgendo delle ricerche circa il rito nuziale nell'antica
Roma (periodo post-augusteo), per la stesura di un racconto, e avrei bisogno di
alcuni chiarimenti in merito alle informazioni raccolte.
Credo possa essere questo, data la Vs. specifica competenza, uno dei forum
tematici adatti al tema.
Avremo modo di conoscerci meglio, spero, e intanto ringrazio sin d'ora chiunque
vorrà prendersi la briga di fornirmi un aiuto, rispondendo alle domande che
seguono.
1) Appena terminata la vestizione, la sposa, insieme ai genitori, accoglieva lo sposo, i parenti e gli amici e, se richiesto, stipulavano nell’atrio di casa il contratto matrimoniale, oppure tutti insieme si recavano in un santuario vicino.
DOMANDA: La cerimonia nuziale aveva dunque luogo in casa della sposa (nell'atrio) o in un santuario (tempio). Poteva essere un santuario qualsiasi oppure era quello di una ben precisa divinità? E di quale? Davanti a quale divinità, cioè, gli sposi si univano in matrimonio?
2) La cerimonia iniziava con un sacrificio rituale. In sacrificio agli dèi, veniva offerto un maiale o una pecora, più raramente un bue; l’aruspice esaminava le interiora dell’animale sacrificato e assicurava il favore degli auspici alle nozze.
DOMANDA: se la cerimonia si svolgeva in casa (quella della sposa), dove e come avveniva il sacrificio? Si utilizzava un’ara mobile (arula)? L’aruspice si recava in casa delle sposa per assicurare il suo apporto alla cerimonia?
3) Al rito seguiva il banchetto nuziale (cena nuptialis), sempre nella casa della sposa, per essere poi ripetuto il giorno dopo in quella dello sposo.
DOMANDA: Gli sposi, i familiari e gli invitati prendevano posto sui triclini, cioè si mangiava distesi, come nelle altre occasioni conviviali, oppure in quest’occasione veniva apparecchiata una tavola come la concepiamo noi oggi?
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07-September-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Aug 2007
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Forse posso rendermi utile rispondendo in parte solo alla prima domanda.
Premetto che nell'antica Roma esistevano 3 forme giuridiche di matrimonio:
1) per confarreatio, così detto perchè gli sposi si spartivano una focaccia di far (farro);
2) per usus (coabitazione);
3) per coemptio (vendita simbolica per cui la donna passava da proprietà paterna a quella del marito).
Il primo tipo di matrimonio, molto raro, si celebrava in presenza del flamine di Giove e del pontefice massimo ed era caratterizzato dal fatto di essere indissolubile. Esso era condizione necessaria per accedere a sacerdozi arcaici.
Le altre due forme giuridiche, come anche il matrimonio per mutuo consenso dell'epoca classica (e questo sembra sia quello che ti interessa), erano cerimonie private che si celebravano sotto la protezione di Giunone Pronuba. Quest'ultima era rappresentata da una donna rispettabile, la pronuba.
Per quanto riguarda le altre due domande non saprei cosa risponderti.
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07-September-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Ok, ti ringrazio per questa risposta...
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04-January-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jan 2008
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Riti nuziali dell'antica Roma
Ciao Gigi,
non so se l'argomento ti interessa ancora o se la quantità di informazioni che hai ottenuto ti è sufficiente ma io sto facendo una tesi lì nei dintorni e forse posso farti qualche precisazione.
Intanto l'argomento è abbastanza complesso quindi per prima cosa ti consiglio la lettura di un testo specifico ma molto scorrevole e non troppo impegnativo: Torelli Mario, Lavinio e Roma. Riti iniziatici e matrimonio tra archeologia e storia, Roma, Quasar, 1984. Il testo è molto interessante e benchè si riferisca ai riti della confarreatio, dell'usus e della coemptio in epoca arcaica (fino a prima della fondazione di Roma) è molto utile per capire come effettivamente avvenivano.
Il punto però è che per il periodo che a te interessa la confarreatio e l'usus praticamente non si utilizzavano più. La confarreatio in particolare era riservata solo alla coppia flaminica, il sacerdote massimo di Giove e signora, ed era effettivamente l'unico rito che prevedeva necessariamente a pena di invalidità il sacrificio di cui tu parli, perchè a sfondo prevalentemente religioso.
La coemptio era l'unica che al tempo di Augusto si utilizzava popolarmente e non prevedeva particolari cerimonie ma determinati riti venivano compiuti comunque a prescindere dalla forma giuridica scelta per le nozze:
All'alba del giorno delle nozze in casa della sposa avveniva il primo sacrificio per prendere gli auspici e ingraziarsi le divinità, in particolare Tellus. Giunone pronuba era invece la protettrice delle nozze che assisteva gli sposi durante le nozze ma non era invocata negli auspici. In epoca storica, già dai tempi di cicerone, gli aruspici avevano più che altro un ruolo simbolico ma venivano comunque invitati perchè considerati necessari alle nozze.
Il sacrificio nuziale vero e proprio si svolgeva nell' atrium della casa paterna della sposa, prima che avvenisse la dextrarum iunctio e dopo l'eventuale redazione delle tabulae dotales (con cui si costituiva la dote). Alcune rappresentazioni riportano la presenza di un altare altre no, quindi evidentemente non aveva estrema importanza.
La dextrarum iunctio è il momento delle vere e proprie nozze: la pronuba conduce gli sposi l'uno di fronte all'altra e li pone mano nella mano ma non è chiaro se ci fossero delle formule ben precise per esprimere la loro volotà di essere congiunti. A questo punto pare che alla sposa venisse dato l'anulus, l'anello matrimoniale.
infine il banchetto nuziale, prevaletemente a casa della sposa e molto raramente in quella dello sposo (se si usassero o meno i triclinii dipendeva sicuramente dallo status sociale delle famiglie, ma sicuramente si utilizzava allestire una tavolata, almeno in stile "buffet"). Dalla casa del padre infatti iniziava la deductio in domum: prima un finto rapimento simulava l'antico ratto delle Sabine, percui la sposa novella veniva "strappata" dai convitati alla madre o alla parente più prossima; quindi secondo alcuni veniva affidata allo sposo, il quale aveva il compito di portarsela a casa propria, ma più probabilmente la sposa veniva accompagnata dal corteo dei convitati allo sposo che l'aveva preceduta e l'attendeva a casa propria; per fare questo i convitati formavano appunto un corteo (pompa) che avrebbe accompagnato la coppia fino alla casa dello sposo, precedendola e facendole strada con le fiaccole nuziali accese e seguendola cantando e suonando i fescennini, canti licenziosi, osceni, allusivi e propiziatori per la imminente unione carnale degli sposi, nonchè l' Hymenaeus, canto nuziale per eccellenza.
Finalmente davanti alla casa maritale altri gesti propiziatori: 1) il lancio delle noci da parte dello sposo ai bimbi presenti, in segno di fecondità e durata del matrimonio ma anche per indicare l'abbandono dei giochi infantili (tra i quali uno con le noci era abbastanza frequente); 2) la sposa ungeva gli stipiti della porta della nuova casa con grasso di maiale, lupo o olio (per tenere lontano i malefìci) e poi li ornava con bende di lana (simbolo della tipica attività femminile casalinga); 3) lo sposo chiedeva alla sposa se volesse essere sua moglie (la formula non è conosciuta) e lei rispondeva "ubi tu Gaius ego Gaia" (ad indicare che la volontà della futura convivenza, del rapporto coniugale, di prendere posto accanto al marito prendendone il nomen); 4) la sposa veniva aiutata a varcare la soglia dai pueri presenti al matrimonio (o addirittura sollevata) perchè non inciampasse e il matrimonio non iniziasse sotto un cattivo auspicio.
dentro la casa maritale finiva la deductio in domum mariti, il corteo si disperdeva ma rimaneva la pronbuba che assisteva ai seguenti riti : 5) lo sposo offriva alla sposa acqua e fuoco, simboli dell'unione casalinga che la sposa "prendeva" (accettava); 6) la sposa in cambio offiva al marito uno dei tre assi che aveva portato con se (assi= somme di denaro o oro, generalmente in dote), mentre deponeva il secondo asse in foco Larium, ossia lo dedicava ai Lari, divinità protettive del focolare domestico, della casa e dei culti religiosi familiari del marito che divenivano anche quelli della sposa (il terzo asse veniva conservato per la nascita del primo figlio, quando la donna da matrona passava allo status di materfamilias); 7) nel frattempo la pronuba aveva preparato il talamo coniugale nell'atrium,di fronte alla porta d'ingresso, o più tardi in uno dei cubicula (stanze che si aprivano sull'atrio), preparava la sposa per la notte e infine andandosene invitava l'uomo coricarsi; il rapporto fisico è preceduto dallo scioglimento del nodo erculeo (nodo della cintura della sposa, che prende il nome da Ercole ed è simbolo di prolificità) e dall'invocazione di Iuno Cinctia, la Giunone che, con con un altro appellativo, deve ora essere propizia alla fecondazione.
Detto ciò, spero di esserti stata utile. Tieni solo conto del fatto che nessuno di questi passaggi era obbligatorio per la validità del matrimonio, si trattava di passaggi socialmente e culturalmente apprezzati specie perchè rendevano manifesto a tutti il matrimonio ma nessuno di questi era obbligatorio per creare il vincolo coniugale. E ovviamente saprai che andando avanti col tempo a certi aspetti religiosi si è dato sempre meno peso, ma è tutto molto scenografico .
In bocca al lupo per il tuo racconto.. se non l'hai già finito!! ciao ciao
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04-January-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jan 2008
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ops.. pensavo che il primo invio non fosse andato a buon fine.. in ogni caso il secondo è appena più corretto del primo :-)
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04-January-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Allora cancello il primo!
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dott. Claudio Giorgini
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04-January-2008
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AI magister
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Data Registrazione: Oct 2007
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Quote:
Yayra
la sposa in cambio offiva al marito uno dei tre assi che aveva portato con se (assi= somme di denaro o oro, generalmente in dote), mentre deponeva il secondo asse in foco Larium, ossia lo dedicava ai Lari, divinità protettive del focolare domestico, della casa e dei culti religiosi familiari del marito che divenivano anche quelli della sposa (il terzo asse veniva conservato per la nascita del primo figlio, quando la donna da matrona passava allo status di materfamilias)
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Sulla questione dei tre assi che la sposa portava con sé credo sia il caso di fare qualche precisazione.
La fonte che parla di questa usanza è Nonio 531, 8-16 M. = 852 L. Gli assi sono dei nominali romani in bronzo: la sposa, dice Nonio, tiene una moneta in mano (destinata ad essere donata al marito), una nella scarpa (verrà deposta presso il focolare domestico sacro ai Lari), la terza nel sacciperio, che se non ricordo male è una tasca realizzata con le pieghe della veste. Quest'ultimo asse sarà deposto nel compitum più vicino alla casa dello sposo.
Su questo passo rinvio a: S. Fasce, I tre assi della sposa, in Studi noniani IX, Genova 1984, pp. 97-110.
Recentemente il passo ha trovato una possibile conferma archeologica dal momento che a Pompei è stato scavato un piccolo deposito collegato a un compitum in cui erano alcune monete. Vedi:
L. Anniboletti, E. Pender, Domus VI, 2, 16-21, in Rivista di studi pompeiani, XV, 2004, pp. 149-152
L. Anniboletti, Progetto regio VI. Sacello del Vicolo di Narciso (VI, 2, 16-21), in Nuove ricerche archeologiche a Pompei ed Ercolano (Atti del Convegno internazionale, Roma, 28-30 novembre 2002), a cura di P.G. Guzzo, M.P. Guidobaldi, Napoli 2005, pp. 381-382.
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04-January-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2007
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Che cos'è la disfarreatio?
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05-January-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jan 2008
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Grazie dceg! ... ho provato ma non sapevo come fare :-)
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05-January-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jan 2008
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Ciao Lelia :-D
Sulla diffarreatio non so dirti moltissimo, anche perchè non se ne sa molto. Genericamente è definita come il rituale uguale e contrario alla confarreatio, ossia una sorta di prima forma di divorzio pubblicamente riconosciuto. Per chi accetta di considerarlo tale, la diffarreatio probabilmente consisteva negli stessi identici passi realizzati per celebrare l'unione, sacrificio compreso, ma con lo scopo esattamente opposto, ossia quello di dividere la coppia. Tuttavia è una ipotesi non pacifica, perchè la confarreatio è indicata dalle fonti come l'unica unione indissolubile e se la si guarda così non si può considerare la diffarreatio una forma di divorzio.
Un'altra delle ipotesi avanzate è che siccome al matrimonio si accompagnava (e talvolta la si confonde con esso) la conventio in manum, e poichè la confarreatio è l'unico rito su cui sono quasi tutti d'accordo che servisse ad istituire sia il vincolo coniugale sia il potere maritale dell'uomo sulla donna, si è pensato che la diffarreatio potesse servire a sciogliere solo uno dei due rapporti: quindi o divorzio, lasciando inalterata la "soggezione" della donna al potere dell'ex marito, o molto più probabilmente viceversa ossia la liberazione della donna dalla manus maritale ma la sua permanenza nel ruolo di moglie (uxor).
Ps. L'argomento "conventio in manum" è tanto complesso quanto quello maritale ma, sempre molto genericamente, si può dire che la il convenire in manu mariti da parte della donna significava sottoporsi alla sua potestà giuridicamente, con conseguenze prevalentemente economiche. Ma per il costante intreccio tra conventio in manum e matrimonio spesso diventa difficile tracciare una linea di confine tra gli effetti prodotti dall'uno e quelli prodotti dall'altra. Almeno finchè la manus viene meno, perchè già nel II sec. a.C. (circa) i matrimoni cominciano a definirsi "sine manu" e in piena epoca classica praticamente della manus non si conosce più neanche il significato. ;-)
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05-January-2008
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AI gens
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Data Registrazione: May 2007
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Sono degli aspetti molto interessanti!
Nella cerimonia ci sono alcuni aspetti che tutt'oggi continuano....penso alla giunzione delle mani!
Sapete qualche libro in cui si possano leggere queste informazioni, oltre il Torelli?
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L'ignoranza è la madre di tutti i mali: l'ignoranza è schiavitù, la conoscenza è libertà!
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05-January-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Feb 2007
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Quote:
Lola
Sono degli aspetti molto interessanti!
Nella cerimonia ci sono alcuni aspetti che tutt'oggi continuano....penso alla giunzione delle mani!
Sapete qualche libro in cui si possano leggere queste informazioni, oltre il Torelli?
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Interesserebbe anche a me. Ho sentito un archeologo accennare alla disfarreatio come un rituale terribile che scioglieva il matrimonio di tipo confarreatio. Mi chiedo quali fossero le sue fonti. Forse sulla Pauli-Wissova c'è.
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18-January-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Jan 2008
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Ciao a tutti!!
Purtroppo circa l'argomento in questione le decine di testi che ho sottomano sono tutte pubblicazioni di stampo giuridico (molte delle quali piuttosto datate) con pochi riferimenti alla cerimonia nuziale in quanto tale.
La panoramica che ho riportato precedentemente è un breve riassunto di quanto in Fayer C., La familia romana: aspetti giuridici ed antiquari. Sponsalia matrimonio dote, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2005.
Inoltre, sicuramente qualcosa di interessante si trova tra le varie pubblicazioni di Eva Cantarella, che molto si è occupata della condizione generale delle donne in Grecia e a Roma antiche.
Purtroppo non sono in grado di fornirvi riferimenti più specifici ma una ricera sull' SBN-OPAC nazionale darà velcemente buoni frutti
Ciao ciao :-)
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08-February-2008
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Sep 2007
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Scusami per il ritardo con cui ti rispondo. La tua risposta è molto esaustiva. Ti ringrazio.
Quote:
Yayra
Ciao Gigi,
non so se l'argomento ti interessa ancora o se la quantità di informazioni che hai ottenuto ti è sufficiente ma io sto facendo una tesi lì nei dintorni e forse posso farti qualche precisazione.
Intanto l'argomento è abbastanza complesso quindi per prima cosa ti consiglio la lettura di un testo specifico ma molto scorrevole e non troppo impegnativo: Torelli Mario, Lavinio e Roma. Riti iniziatici e matrimonio tra archeologia e storia, Roma, Quasar, 1984. Il testo è molto interessante e benchè si riferisca ai riti della confarreatio, dell'usus e della coemptio in epoca arcaica (fino a prima della fondazione di Roma) è molto utile per capire come effettivamente avvenivano.
Il punto però è che per il periodo che a te interessa la confarreatio e l'usus praticamente non si utilizzavano più. La confarreatio in particolare era riservata solo alla coppia flaminica, il sacerdote massimo di Giove e signora, ed era effettivamente l'unico rito che prevedeva necessariamente a pena di invalidità il sacrificio di cui tu parli, perchè a sfondo prevalentemente religioso.
La coemptio era l'unica che al tempo di Augusto si utilizzava popolarmente e non prevedeva particolari cerimonie ma determinati riti venivano compiuti comunque a prescindere dalla forma giuridica scelta per le nozze:
All'alba del giorno delle nozze in casa della sposa avveniva il primo sacrificio per prendere gli auspici e ingraziarsi le divinità, in particolare Tellus. Giunone pronuba era invece la protettrice delle nozze che assisteva gli sposi durante le nozze ma non era invocata negli auspici. In epoca storica, già dai tempi di cicerone, gli aruspici avevano più che altro un ruolo simbolico ma venivano comunque invitati perchè considerati necessari alle nozze.
Il sacrificio nuziale vero e proprio si svolgeva nell' atrium della casa paterna della sposa, prima che avvenisse la dextrarum iunctio e dopo l'eventuale redazione delle tabulae dotales (con cui si costituiva la dote). Alcune rappresentazioni riportano la presenza di un altare altre no, quindi evidentemente non aveva estrema importanza.
La dextrarum iunctio è il momento delle vere e proprie nozze: la pronuba conduce gli sposi l'uno di fronte all'altra e li pone mano nella mano ma non è chiaro se ci fossero delle formule ben precise per esprimere la loro volotà di essere congiunti. A questo punto pare che alla sposa venisse dato l'anulus, l'anello matrimoniale.
infine il banchetto nuziale, prevaletemente a casa della sposa e molto raramente in quella dello sposo (se si usassero o meno i triclinii dipendeva sicuramente dallo status sociale delle famiglie, ma sicuramente si utilizzava allestire una tavolata, almeno in stile "buffet"). Dalla casa del padre infatti iniziava la deductio in domum: prima un finto rapimento simulava l'antico ratto delle Sabine, percui la sposa novella veniva "strappata" dai convitati alla madre o alla parente più prossima; quindi secondo alcuni veniva affidata allo sposo, il quale aveva il compito di portarsela a casa propria, ma più probabilmente la sposa veniva accompagnata dal corteo dei convitati allo sposo che l'aveva preceduta e l'attendeva a casa propria; per fare questo i convitati formavano appunto un corteo (pompa) che avrebbe accompagnato la coppia fino alla casa dello sposo, precedendola e facendole strada con le fiaccole nuziali accese e seguendola cantando e suonando i fescennini, canti licenziosi, osceni, allusivi e propiziatori per la imminente unione carnale degli sposi, nonchè l' Hymenaeus, canto nuziale per eccellenza.
Finalmente davanti alla casa maritale altri gesti propiziatori: 1) il lancio delle noci da parte dello sposo ai bimbi presenti, in segno di fecondità e durata del matrimonio ma anche per indicare l'abbandono dei giochi infantili (tra i quali uno con le noci era abbastanza frequente); 2) la sposa ungeva gli stipiti della porta della nuova casa con grasso di maiale, lupo o olio (per tenere lontano i malefìci) e poi li ornava con bende di lana (simbolo della tipica attività femminile casalinga); 3) lo sposo chiedeva alla sposa se volesse essere sua moglie (la formula non è conosciuta) e lei rispondeva "ubi tu Gaius ego Gaia" (ad indicare che la volontà della futura convivenza, del rapporto coniugale, di prendere posto accanto al marito prendendone il nomen); 4) la sposa veniva aiutata a varcare la soglia dai pueri presenti al matrimonio (o addirittura sollevata) perchè non inciampasse e il matrimonio non iniziasse sotto un cattivo auspicio.
dentro la casa maritale finiva la deductio in domum mariti, il corteo si disperdeva ma rimaneva la pronbuba che assisteva ai seguenti riti : 5) lo sposo offriva alla sposa acqua e fuoco, simboli dell'unione casalinga che la sposa "prendeva" (accettava); 6) la sposa in cambio offiva al marito uno dei tre assi che aveva portato con se (assi= somme di denaro o oro, generalmente in dote), mentre deponeva il secondo asse in foco Larium, ossia lo dedicava ai Lari, divinità protettive del focolare domestico, della casa e dei culti religiosi familiari del marito che divenivano anche quelli della sposa (il terzo asse veniva conservato per la nascita del primo figlio, quando la donna da matrona passava allo status di materfamilias); 7) nel frattempo la pronuba aveva preparato il talamo coniugale nell'atrium,di fronte alla porta d'ingresso, o più tardi in uno dei cubicula (stanze che si aprivano sull'atrio), preparava la sposa per la notte e infine andandosene invitava l'uomo coricarsi; il rapporto fisico è preceduto dallo scioglimento del nodo erculeo (nodo della cintura della sposa, che prende il nome da Ercole ed è simbolo di prolificità) e dall'invocazione di Iuno Cinctia, la Giunone che, con con un altro appellativo, deve ora essere propizia alla fecondazione.
Detto ciò, spero di esserti stata utile. Tieni solo conto del fatto che nessuno di questi passaggi era obbligatorio per la validità del matrimonio, si trattava di passaggi socialmente e culturalmente apprezzati specie perchè rendevano manifesto a tutti il matrimonio ma nessuno di questi era obbligatorio per creare il vincolo coniugale. E ovviamente saprai che andando avanti col tempo a certi aspetti religiosi si è dato sempre meno peso, ma è tutto molto scenografico .
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