In effetti la domanda potrebbe sembrare generica ma basterebbe analizzare il concetto di epistemologia per capire che in effetti, pur essendo, per così dire l'uovo di Colombo, in realtà il criterio venga ,purtroppo, solo raramente applicato.
Il problema che poni, a mio avviso è estremamente più grande di quanto non possa sembrare a prima vista.
Chiariamo che l'epistemologia, detto in termini molto semplicistici , non è altro che la filosofia della scienza o meglio una visione filosofica di quella parte della scienza che analizza in termini fisico-matematici tutto quello che esiste.
In poche parole potrebbe essere, in campo archeologico, l' interpretazione del reperto di scavo con un'elaborazione complessa che tenga conto dei molteplici fattori che ne hanno determinato la presenza sul sito. Non solo quindi, classificazione , datazione e indicazione del luogo di provenienza delle opere d'arte, come tu dici, ma anche di qualsiasi altro reperto proveniente da un'indagine archeologica, anche il più umile o banale.
Sarebbe sempre e comunque auspicabile che l'analisi del reperto fosse fatta con un metodo "autoptico" e cioè con un approccio che non tenga solo conto della sua tipologia e collocazione spazio-temporale ma anche del materiale i cui è composto, delle tecnologie di produzione dell'epoca, e comunque di tutti quei fattori che possono essere intervenuti, al tempo, nella sua costituzione e nel suo successivo utilizzo.
In ultima analisi, un approccio in chiave epistemologica all'alrcheologia classsica, potrebbe essere inteso anche come intredisciplinarietà ponderata.
Volendo fare un' esempio abbastanza banale e di bassa caratura, se noi disponiamo, da un corredo tombale, di una lucerna anepigrafe che per forma potrebbe ricordare un tipo Loeschcke IX, potremmo prtesumere che la lampada sia stata prodotta in un arco temporale compreso tra gli inizi del I d.C.e gli inizi del III d.C.
Questo ben poco ci aiuterebbe per la datazione della tomba se non potessimo disporre di ulteriori elementi utili per una più precisa collocazione temporale.
Ammettiamo pure che non vi siano, nel medesimo corredo tombale o in quello di altre sepolture vicine, altri elementi probanti (caso normalmente non frequente), cosa è possibile fare?
Valutare in primis il fatto che la lucerna è anepigrafe e probabilmente prodotta in un atelier locale e quindi non assegnabile a produzioni note come Fortis, Strobili, Comunis ecc.
Considerare la possibilità che la forma sia un'imitazione di prodotti commercialmente più noti e sia quindi, presumibilmente, più tarda di questi ed infine utlizzare un metodo i analisi specifica come ad esempio la termoluminescenza per stabilire la presunta data di produzione e quindi anche il terminus post quem per il corredo tombale.
In questo caso, ovviamente abbiamo scomodato poco l'epistemologia ma nel caso di valutazioni più complesse, come per esempio quelle riguardo alla glittica o alla statuaria dove le mode del momento potevano essere state recepite molto tardi in ambienti molto distanti da quello urbano, come le provincie ai confini dell' impero, il ricorso a tecniche scientifiche di analisi chimiche,fisiche, ergologhiche ecc. potrebbe garantire un a maggiore precisione per la datazione del reperto.
Mi sono, in questo caso,limitato al caso ella datazione ma, ovviamente non è il solo in cui l'approccio epistemologico possa portare buoni frutti, ve ne sono molti altri come gli stili, le forme, le diversificazioni tipologiche di alcuni manufatti, per non parlare dell'architettura o anche, più banalmente, dei metodi di costruzione in edilizia.
Questa è un'interpretazione molto personale del quesito e quindi vale quel che vale.
Ritengo che ulteriori contributi dal forum contribuiranno a chiarire maggiormente il problema.
Ti saluto cordialmente.
Freddy |