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| Storia antica e Arte antica - Generico Forum generico su storia antica e arte antica (compresa filosofia e filologia classica) |
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29-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Cara Anna,
penso che per ricambiare mi accontenterò di eterna gratitudine :wink:
L'antisemitismo - antigiudaismo sembra essere una terribile miscela di politica del potere e di oltranzismo (integralismo?) che si sono esacerbati a vicenda. Gli Ebrei, diverasamente da molte altre popolazioni nonaccettavano il consueto giuoco politico-religioso, ma restavano legati al monoteismo ed alla loro tradizione religiosa in cui trovavano la loro identità. D'altra parte va forse notato che la più terribile persecuzione deli ebrei è avvenuta quando e dove gli ebrei sie erano inseriti in maniera paritetica nella società ed avevano addirittura contribuito a crearla. (La Germania di Bismark e dopo non è pensabile senza il contributo degli industriali, finanzieri, intellettuali, ma anche artigiani, e commercianti ecc. ebrei!).
Permettete una nota personale: io ho assunto circa dieci anni fa la cittadinanza tedesca e lo ho fatto in piena coscienza di assumermi così anche la responsabilità storica dell'antisemitismo, del nazismo e delle stragi commesse in nome della Germania. Anche per questo ho sentito di dover contribuire, per quanto mi fosse possibile a questa discussione.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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29-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Oct 2005
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Complimenti Claudio! Ci sono più cose in quello che hai riportato tu che sull'articolo da me letto, che devo dire coincide con molto di quanto tradotto da te. Una cosa è certa, la persecuzione anti-giudaica ha radici molto antiche, ma motivi ancora attuali!
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29-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Ancora un pezzetto di traduzione (mi ci dedico quando non ho voglia di lavorare, privilegio del padrone, guai se lo facessero i dipendenti!  ) in quanto mi pare importante l'aspetto della diaspora prima della distruzione del tempio. Io stesso avevo sempre visto gli ebrei come popolo unitario, "corale" che si disperde solo in conseguenza della conquista romana della Palestina.
Traduzione:
Le comunità della diaspora in epoca ellenistica.
A seguito dell' esilio di una parte degli Ebrei e e dell'intensificarsi dei rapporti commerciali a partire dal VI secolo a. C. in particolare però dal sorgere dell'ellenismo al seguito di Alessandro Magno si formarono al di fuori di Israele un po' dovunque nel mondo allora conosciuto enclavi e comunità.
Queste da un lato curavano le proprie tradizioni e si chiudevano di fronte all'ambiente circostante, dall'altro avevano anche un intenso contatto con le atre culture. Così si giunse ad Alessandia d'Egitto, una delle maggiori metropoli del tempo, ad uan fioritura di studi filosofici e scientifici dalla quale si sviluppo la traduzione in greco della Bibbia dei Settanta.
Gli ebrei erano per lo più ben voluti nelle città in espansione del Mediterraneo e furono muniti di privilegi al fine di motivarli ad insediamenti permanenti. Il loro riposo sabbatico e il rifiuto degli idoli furono rispettati nell'ambito cosmopolita e multiculturale. Essi rimasero dal punto di vista religioso non conformisti, dal punto di vista politico si mostrarono per lo più leali dei confronti del potere dominante, malgrado non ci fosse accordo su questo nel giudaismo. I loro privilegi portarono in certi casi anche a tensioni con il resto delle popolazioni delle città.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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30-March-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Inizio a dire qualcosa sui periodi più antichi, preclassici, visto che teoricamente il Vicino Oriente dovrebbe essere più di “mia†competenza. Vale quello cui accennavo brevemente in precedenza – e che conto di approfondire in un post successivo – , e cioè che dobbiamo distinguere e non possiamo cadere nell'errore di appiattirci sulla storia che gli ebrei fanno del proprio popolo, da un punto di vista religioso, poichè storiograficamente non sarebbe corretto. Quindi l'eccezionalità del popolo ebraico, nel bene e nel male, come popolo eletto o perseguitato per eccellenza, va un po' ridimensionato. Non perchè non ci sia del vero, ma perchè altrimenti finiamo per fare un discorso metastorico invece che storico, e perchè in ogni caso le persecuzioni hanno motivazioni differenti – o sostanzialmente differenti, o in parte differenti – a seconda del periodo storico e del contesto. Inutile dire che l'importanza della Bibbia come testo sacro rende non sempre facile sfatare luoghi comuni e visioni piuttosto tradizionali quanto poco realistiche (come per esempio la visione che spesso si ha del popolo ebraico come dotato fin da principio di una religione monoteistica e strutturata, e di un'organizzazione socio-politica altrettanto ben strutturata e compatta). Per il periodo preclassico consiglio o il capitolo su Israele contenuto in Antico Oriente di Mario Liverani, oppure per un discorso più completo sempre di Liverani Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele. Per il giudaismo dal punto di vista storico-religioso e per i rapporti col cristianesimo (e quindi anche quello delle origini e il periodo della diffusione in occidente sotto l'impero romano) possono essere utili Manuale di storia delle religioni di Filoramo, Massenzio e Raveri, Cristianesimo a cura di Filoramo, e Ebraismo sempre a cura di Filoramo, tutti editi da Laterza. Poi c'è una monumentale e costosissima Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo (175 a.C. – 135 d.C.), in 4 volumi, di Emil Schurer; Storia e ideologia nell'Israele antico, di Giovanni Garbini; La cultura ellenistico-romana nei suoi rapporti con giudaismo e cristianesimo, di Paul Wendland; Giudaismo ed ellenismo, di Martin Hengel, tutti editi da Paideia, e giusto per restare su alcuni fuochi che son venuti fuori nella discussione. Ma torniamo al Vicino Oriente.
Gli interventi dell'Egitto e dell'impero assiro hanno ovviamente niente a che fare con l'antisemitismo (e qui si dimostra tutta l'imprecisione del termine, dato che semiti lo erano praicamente tutti), e anche con l'antigiudaismo, di questo si potrà parlare poi dopo in età romana, nel periodo cioè della diffusione e progressiva affermazione del cristianesimo. Ciò non toglie che la conquista assira abbia drammatiche conseguenze in Palestina, comportando anche stragi e deportazioni, deportazioni che riguardavano principalmente gli abitanti delle città (il che voleva dire impoverimento culturale, e tecnico anche). Ma è con la conquista babilonese che Gerusalemme viene espugnata e il tempio di Salomone distrutto, e anche in questo caso la classe dirigente viene deportata. Le deportazioni sono minori di quelle assire ma hanno conseguenze ancor più drammatiche, perchè i babilonesi non si preoccupano della ripopolazione. Non solo, ma quel che più ci importa è che sotto gli assiri i deportati venivano integrati anche a forza con le popolazioni locali, mentre sotto i babilonesi gli esuli giudei mantengono una loro autonomia e una loro coesione, ma pervengono anche ad un certo isolamento, voluto, e non imposto, anche se la reazione è comprensibile. E' qui però che ha inizio il “mitoâ€. Cito da Liverani che sicuramente sa essere più chiaro di quanto potrei esserlo io: <<i nuclei di deportati palestinesi (e specialmente giudei), colti e consapevoli (perchè già membri delle élites palatine e templari) cercarono di perpetuare altrove, nell'esilio babilonese, la purezza della loro lingua, delle loro costumanze, della loro religione, per difendersi dall'assimilazione al mondo circostante e prevalente, senza neppure accorgersi di quanto questo rigore e questo isolamento fossero fatti nuovi ed anomali. Questi nuclei di esiliati consideravano se stessi (e non i contadini rimasti in Palestina) quale autentico “resto†di scampati al disastro nazionale, e continuarono a guardare alla Palestina (e particolarmente a Gerusalemme) come alla loro terra, caricandola di valori simbolici che andavano ben oltre la realtà concreta, e che col ritorno dall'esilio cercheranno di recuperare senza accorgersi di dar vita a qualcosa di completamente diverso ed innovativo>>. E ancora: << Proprio quando il “rullo compressore†degli imperi universali riduce la Palestina ad una sostanziale uniformità, decapitandola dei suoi originali centri di produzione culturale e di identità politica, si producono le condizioni per l'emergere di “frontiere invisibili†(ma non meno drastiche), interne al tessuto sociale ed etnico, basate sulle formulazioni teologiche, sulle convinzioni, sul comportamento personale>>.
Non credo quindi si possa parlare nè di antisemitismo nè di antigiudaismo, e se vi è l'immagine di un popolo ebraico come corpo estraneo, questa è un'immagine che, a questo punto della storia, sono gli stessi esuli giudaici a crearsi, in una reazione identitaria o ultraidentitaria, come del resto spesso accade in fenomeni di acculturazione/deculturazione che si accompagnano ad imperialismi e processi di “globalizzazione†(le espansioni imperiali lo sono sempre, o pensavamo di essere gli unici a vivere processi di questo tipo? :wink: ).
Per ora mi fermo qui, spero di poter riprendere domani.
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30-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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Un grazie immenso a Claudio e a Karl per la dedizione e l'accuratezza della ricostruzione.
Insomma mi pare che questo fenomeno nell'antichità sia la risposta, in termini di integralismo identitario, di parte delle comunità ebraiche alla realpolitik dei diversi stati dominanti (poco importa quali siano: Assiri Babilonesi, Romani; tanto gli uni quanto gli altri non hanno esitato mai a ricorrere a eccidi o a deportazioni di massa, proprio con lo scopo di sradicare comunità dalla forte identità culturale/religiosa).
Avevo comunque inquadrato che il fenomeno fosse in qualche modo 'bilaterale', e le parole di Liverani citate da karl mi sembrano indirizzare con oggettività in questa direzione.
Domanda a karl: come la chiamiamo questa 'cosa' se il termine antigiudaismo ha senso a parire dai Romani? Esistono fenomeni di 'persecuzione' (non so come chiamarla) paragonabili? :?:
infine, mi ha colpito moltissimo la frase di Claudio che qui riporto (sempre che sia capace di postare una citazione)
Quote:
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la più terribile persecuzione degli ebrei è avvenuta quando e dove gli ebrei sie erano inseriti in maniera paritetica nella società ed avevano addirittura contribuito a crearla. (La Germania di Bismark e dopo non è pensabile senza il contributo degli industriali, finanzieri, intellettuali, ma anche artigiani, e commercianti ecc. ebrei
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ecco: questa cosa mi pare importante. Possibile che la rincorsa nazionalistica dell'età dell'imperialismo, unita al tracollo economico della Germania nel primo dopoguerra, aggravata dalla crisi del '29, abbia condotto dritto all'antisemitismo di Hitler?
Mi rendo conto che queste domande suonano indecorose alle orecchie di storici puri e ricercatori in attività. Ma mi farebbe piacere discuterne, da un punto di vista esclusivamente storiografico, sia chiaro. :!:
Magari ci possiamo spostare nelle discussioni fuori tema.
Ultimissima: Claudio, sinceramente non vedo perché tu debba prenderti 'responsabilità' di questa tragedia, avendo preso la cittadinanza tedesca. O almeno, non più di quanto non debba prendersela un italiano, visto che il manifesto per la difesa della razza e le leggi antiebraiche le abbiamo avute pure noi. e non più di un cattolico riflessivo, visto che l'atteggiamento di Pio XII e dei vertici ecclesiastici sull'argomento fu -diciamo così - ambiguo e poco risoluto (e la cosa fu pubblicamente ammessa da Giovanni Paolo II nel suo storico viaggio a gerusalemme).
Grazie di cuore a tutti, dell'impegno e della partecipazione all'argomento.
Anna
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30-March-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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la citazione è riuscita
autostima!
Anna
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03-April-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Ho un po' di problemi di linea, è un miracolo che sia riuscito a connettermi e non so quanto duri, non mi sono dimenticato eh!
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03-April-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2005
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Nel 220 venne emesso un editto che impediva il proselitismo agli Ebrei, quindi fino a questa data i rapporti non erano idilliaci, ma neppure completamente negativi.
Tra l'altro sembra che Poppea fosse filoebraica e che Tito fosse "fidanzato" con Berenice, una principessa ebrea.
potrebbe esser utile:
G. FIRPO, Le rivolte giudaiche, Roma-Bari, Laterza 1999.
qualcosa anche ritrovi qui e là nel manuale di Mazzarino
C'è anche un prof. Gabriele Marasca, dell'Università della Tuscia che si sta occupando dell'argomento e presto sfornerà qualcosa, immagino.
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03-April-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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grazie a Karl e Cristina!
Anna
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06-April-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Riprendendo in mano il manuale di sociologia ho visto che occupandosi dell'antisemitismo gli autori collocano il termine in Germania alla fine del XIX secolo, ma sostengono che il fenomeno al quale il termine si riferisce è in realtà più antico, precedente alla nascita del cristianesimo. Confusioni, differenti punti di vista e malintesi non mancano quindi neanche fra gli studiosi, figuriamoci tra noi comuni mortali. In questo caso – e spesso direi, anche se altrettanto spesso si finisce per scadere in polemiche non sempre costruttive – credo si tratti principalmente di differenti punti di vista e di possibili malintesi. Malintesi perchè bisognerebbe intendersi sul significato che vogliamo dare al termine “antisemitismoâ€, differenti punti di vista perchè quello sociologico e quello storico non sempre coincidono. Beninteso, è naturale ed è ovvio che sia così, altrimenti sarebbero esattamente la stessa cosa, però capita a volte che, per i propri scopi, la sociologia “comprima†certi processi storici piuttosto lunghi, complessi e diversificati in concetti e definizioni piuttosto didascaliche e compatte. Definizioni e concetti che, se servono al sociologo per costruire i propri modelli – e quindi semplificazioni della realtà, del resto del tutto legittime nonchè utili e anzi indispensabili per comprenderla – e la propria cassetta degli attrezzi, lasciano a volte lo storico un po' insoddisfatto se si trova a doverli utilizzare. I concetti di “modernità†e “modernizzazione†spesso usati in sociologia ne sono un esempio. Mi pare valga anche in questo caso. Differenti punti di vista e scopi differenti, evidentemente portano il sociologo a poter tranquillamente estendere un termine il cui uso e significato risalgono alla fine del XIX secolo (dando per scontato che ciò sia corretto; non che non mi fidi, ma non ho controllato, e so per esperienza indiretta che la storia dei termini e dei loro significati non è così agevole), estenderlo ad indicare un fenomeno molto più antico. Per uno storico è un anacronismo intollerabile. Oltretutto è una semplificazione eccessiva, poichè proietta il significato recente su un fenomeno più antico, così da coprire qualsiasi differenza e rendere tutte le vacche nere sotto la notte dell'antisemitismo.
Ma a mia volta potrei avere male inteso io, e quando gli autori scrivono che <<il fenomeno al quale si riferisce [il termine “antisemitismoâ€] è, invece, molto più antico>>, potrebbero in realtà semplicemente intendere che, nonostante non sia corretto indicare questo fenomeno col termine “antisemitismo†o estenderne il significato recente al passato remoto, lo si fa ugualmente. Come direbbe il mio professore di storia contemporanea insomma, la parola non corrisponde alla cosa, e cioè il fenomeno al quale si riferisce quel termine, non corrisponde in realtà al significato recente e originario – se così è – del termine stesso. Va bè, pur non avendo mai fatto un esame di filologia in vita mia, lo storico che è in me a volte reclama la sua parte e chiede di esercitarsi, e quindi perdonatemi per la pedanteria.
Sia quel che sia, l'antisemitismo viene trattato nel testo come caso di discriminazione razziale. Ed è proprio questo il punto. Credo che il discrimine stia proprio qui. Qualsiasi cosa intendano gli autori, o si possa intendere per antisemitismo nel mondo antico, la connotazione razziale e razzista è invece piuttosto recente, per quanto anche in passato, in certi periodi e contesti, questioni similari come quelle etniche e identitarie abbiano sicuramente giocato il loro ruolo. Non si può certo dire però che assiri e babilonesi abbiano deportato gli ebrei per questioni razziste, e come abbiamo visto le motivazioni sono altre. Le dottrine propriamente razziste del resto nascono nel XIX secolo, nel periodo del colonialismo, per cui...
Per quel che riguarda il periodo romano, penso che il più sia già stato detto. Le motivazioni sono sostanzialmente di carattere politico. Per quel che riguarda invece l'ellenismo, ora non so se si intenda periodo ellenistico vero e proprio o cultura ellenistico-romana. Ad ogni modo avevamo lasciato gli ebrei a Babilonia. La “cattività babilonese†finisce con la conquista persiana di Babilonia, e l'impero persiano crolla invece sotto i colpi di Alessandro Magno. A questo punto la Palestina rientra nel regno ellenistico dei Tolomei, e successivamente in quello dei Seleucidi. Antioco IV tenta di ellenizzare la Palestina, viene saccheggiato e sconsacrato il tempio di Salomone, vengono proibite circoncisione e festa del sabato, Gerusalemme viene occupata. Neanche in questo caso però credo si possa parlare di motivazioni “razziste†(tra virgolette in quanto non ritengo abbia molto senso in questo periodo e contesto), quanto di motivazioni politco-culturali, con quel tanto di questioni più o meno identitarie che vi si possono accompagnare – ma forse vi si accompagnano ben più questioni politico-sociali, poichè una cultura omegenea può voler dire minori tensioni sociali e politiche, e quindi una più facile governabilità.
Con Pompeo la Giudea è sotto il protettorato romano, e con Augusto diventa provincia. Ma gli zeloti alimentano la resistenza antiromana, dalle cui rivolte le due “guerre giudaiche†(e tra l'una e l'altra la definitiva distruzione del tempio di Salomone). Le quali come è evidente avvengono per motivazioni politiche. Da qui la grande diaspora, gli ebrei diventano anche cittadini romani, ma si trovano comunque in ambiente piuttosto ostile (al cui interno però vale sempre quel principio di esclusione/autoesclusione che già abbiamo visto). Del resto anche i cristiani vengono perseguitati all'inizio, tutti ci ricordiamo sicuramente le persecuzioni di Decio, di Valeriano, di Diocleziano. I cristiani infatti, ancor più dei giudei, venivano percepiti come corpo estraneo, difficilmente integrabili nella vita culturale, sociale e politica dell'impero. Con Costantino poi le cose cambiano. Si susseguono leggi sia contro i pagani che contro i giudei che contro gli eretici. Il giudaismo aveva diritto di esistenza ma si limitavano gli spazi e le possibilità di incremento.
Continuo nei prossimi giorni, sempre se serve ancora.
P.S. Grazie anche da parte mia Cristina, certi studi non li avevo presenti, o in ogni caso non in questo momento.
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06-April-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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Karl, ti ringrazio della spiegazione dettagliata; per me può bastare così, mi sembra che la diacronia dei fenomeni sia chiara, e per le radici culturali dell'antisemitismo proprio nell'ottocento ho materiale anch'io.
Grazie del tempo che hai dedicato all'argomento, e della chiarezza metodologica che come sempre ti contraddistingue.
Spero che la discussione sia stata interessante anche per altri.
Grazie ancora a Claudio per le traduzioni e a Cristina per la segnalazione bibliografica.
Anna
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11-April-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Ancora un paio di cose. Una cosa interessante, dal punto di vista socio-antropologico e non solo, è il fatto che il meccanismo "identitario" sia piuttosto costante, è insomma una reazione comune nei vari periodi storici e diversi contesti. La "particolarità" del popolo ebraico, il perdurare di certe tradizioni e identità appunto, sono dovute a quel meccanismo di esclusione e di autoesclusione nei confronti delle società e delle culture in cui si sono trovati a vivere. La reazione in parte è andata nella direzione dell'ortodossia religiosa e dell'endogamia, dall'altra verso la tendenza a nascondere la propria identità.
Seconda cosa, giusto per completezza finisco il quadro prima dell'età moderna. Nel tardo medioevo e fino all'età moderna appunto, gli ebrei si dedicano sostanzialmente all'usura, al prestito ad interesse. Questo sia perchè alla proprietà terriera non avevano accesso, nè ai mestieri organizzati in corporazioni, sia perchè l'usura ai cristiani era "vietata". Questa collocazione nella società si riflette poi nella segregazione spaziale. Già nel medioevo c'era la tendenza alla concentrazione degli ebrei in quartieri specifici, frutto soprattutto di una scelta degli ebrei stessi. Successivamente, con l'intolleranza religiosa che si diffonde nell'età della controriforma, la segregazione spaziale diviene anche legge, fino ad arrivare all'istituzione del primo ghetto nel 1516 a Venezia. Ovviamente anche questa segregazione ha contribuito fortemente nel mantenere una identità forte. Il resto è storia piuttosto recente...
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11-April-2006
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2002
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Grazie Karl, sono osservazioni fondamentali.
Anna
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11-April-2006
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AI senatus
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Data Registrazione: Dec 2002
Luogo: Stuhlingen (Germania)
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Karr scrive:
Quote:
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gli ebrei si dedicano sostanzialmente all'usura, al prestito ad interesse
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Non necessariamente il prestito ad interesse è usura, quest'accusa fatta agli ebrei si inquadra bene nell'immagine negativa, che non necessariamente è vera e fondata. Una gran parte del sistema finanziario e di compagnie di assicurazioni, nonché di imprese industriali e commerciali in Europa ma anche negli USA si deve a imprenditori ebrei assolutamente integrati anche se talora legati alle tradizioni ebraiche. I casi di totale converione e integrazione sono stati anch enon rari. Quindi il fenomeno va visto ancora in maniera differenziata, in particolare per l'età moderna. E anche segregazione ed autosegregazione permettono da un lato di mantenere la propria identità, danno dall'altro adito e alimentano i pregiudizi; e questo è uno dei dranni degli ebrei. Non dimentichiamo poi che col tempo si sono formati gruppi molto diversi di ebrei, con tradizioni culturali assai diverse anche se legati da elementi comuni.
Personalmente conosco casi, rislenti ad un'ottantina di anni or sono, in cui proprio i banchieri ebrei aiutarono imprenditori non ebrei in difficoltà confidando sulle loro capacità e sulla reciproca correttezza, altro che usura! Questo non è più un discorso storico, ma in un'atmosfera in cui in certo antisemitismo rispunta mi pare giusto farlo presente.
Claudio
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dott. Claudio Giorgini
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