Gentilissima Sim82,
bentrovata e grazie per la risposta innanzi tutto e per la collaborazione offerta.
Il mio interesse non è di carattere accademico ma di attenta curiosità.
So che i Greci erano affascinati dalle leggi, dall'uguaglianza e dai processi e che i loro filosofi si sono sempre interessati vivamente degli aspetti particolari della giustizia e pertanto come Platone dimostrarono molto interesse. So anche che le loro norme per la spiccata individualità che li dominava, per l'intolleranza verso qualsiasi costrizione esterna alla loro volontà e per il valore delle loro tradizioni intrise di sacralità non riuscirono ad avere per lunghissimo tempo delle leggi organizzate in un valido strumento giuridico che potesse distribuire equamente e costantemente le sue soluzioni giuridiche.
Solo per la spinta di profondi cambiamenti sociali si arrivò prima ai psèphisma, che si contraddicevano continuamente con le tradizioni religiose (le thèmistes o thèsmoi) dure a morire, e poi alle leggi di Solone prima vera legislazione di diritto pubblico.
Tutto ciò, sinteticamente, creava le condizioni per la nascita del nòmos come transizione tra le antiche e sempre ossequiate thèmistes e le norme astratte ma costruzione di diritto.
Il diritto in Grecia, che era prevalentemente frutto della speculazione attica, restava ben lontano dall'essere quel poderoso strumento dello jus romano privo com'era di numerosi istituti quali l'analogia, l'interpretazione estensiva, l'applicazione di atti del diritto privato, amministrativo, pubblico e altro.
Come vedi qualsiasi notizia per arricchire tali conoscenza è ben gradita. Altrettanto notizie sugli studi di Ugo Enrico Paoli e su "La città antica" che sto cercando.
Dal mio primo post qualcosa ho trovato, ma mi piacerebbe trovare altro.
Nel tornare a ringraziarti ti saluto cordialmente.
