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| Tema del Mese. Discussione In questo forum si discute il tema del mese scelto tramite votazione dagli amici della comunità di AI. I temi trattati riguardano l'archeologia, l'arte antica, la storia antica e altri argomenti collegati all'antico. |
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02-May-2007
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Amministratore AI
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Data Registrazione: Dec 2002
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[Maggio] Terre nere e trasformazione della città nell'alto medioevo
Al via la discussione.
Titolo della discussione del mese di maggio:
Terre nere e trasformazione della città nell'alto medioevo
Utente che ha proposto la discussione:
Brado
Testo del messaggio del tema proposto e votato a maggioranza.
non posso fare altro che proporre un tema per me fondamentale, e naturalmente relativo al medioevo!
TERRE NERE E TRASFORMAZIONE DELLA CITTA' NELL'ALTOMEDIOEVO.
Edilizia pubblica/residenziale e processi formativi delle stratificazioni urbane nei centri di antica fondazione, studiati attraverso l'analisi delle fonti materiali e dei depositi di terre nere.
brado
Ivan
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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02-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2007
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Innanzitutto ringrazio chi ha votato questo tema e coloro che parteciperanno alla discussione. Ho apprezzato molto la decisione di votarlo considerata la recente perdita del Prof. Francovich, ma spero che le questioni affrontate possano soddisfare il maggior numero di utenti anche per il loro contenuto.
Vorrei coinvolgere soprattutto i medievisti del forum, che sicuramente conosceranno a fondo la città altomedievale e in particolare l’edilizia. Preferisco trattare solo i centri di antica fondazione, vista la maggior mole di studi al riguardo (anche al di fuori dell’Italia), e dal punto di vista di un particolare tipo di deposito che separa i livelli romani da quelli medievali, le cosiddette ‘terre nere’. Questi depositi sono fortemente legati ai preesistenti edifici romani e derivano in gran parte dalla rielaborazione degli strati di crollo. A loro volta sono legati alle successive abitazioni altomedievali costruite per la maggior parte in materiale deperibile. Tralascio completamente invece i centri episcopali e l’edilizia ecclesiatica in quanto richiederebbero un apposito dibattito.
Scusatemi da subito se risulterò prolisso, ma è un argomento che mi appassiona moltissimo e mi piacerebbe poterlo coprire totalmente...
Partiamo da un quadro generale delle città tardoantiche, visto che molti non sono ferrati in materia.
Fino al IV secolo la grande maggioranza degli edifici pubblici delle città romane venivano costruiti e mantenuti grazie all’evergetismo di personaggi privati appartenenti alle aristocrazie urbane e fondamentalmente dai curiali (magistrati urbani). Costruzione di templi, portici, edifici di spettacolo, terme, pavimentazioni stradali, acquedotti, manutenzione di edifici, riscaldamento delle terme… erano alcuni degli investimenti più comuni. Le opere più dispendiose (grandi complessi termali o mura) venivano costruite dai fondi civici e dagli imperatori.
Tuttavia dal III secolo si produce una serie di trasformazioni nelle strutture amministrative dell’Impero. La posizione politica e lo status dei curiali incaricati del buon funzionamento delle città si degradò progressivamente a causa della confisca dei beni delle città che passarono nelle mani dell’imperatore e dell’amministrazione imperiale e di un maggiore controllo imperiale sulle città tramite i burocrati imperiali e fondamentalmente i governatori provinciali.
Questa degradazione del ruolo dei curiali fece sì che molti aristocratici evitassero incarichi curiali (molto desiderati in periodi precedenti) e puntassero invece verso altri posti molto più convenienti, come l’amministrazione imperiale e in seguito la gerarchia ecclesiastica, che comportavano privilegi ed esazioni fiscali e fornivano una rapida ascesa sociale.
Questo cambiamento a livello amministrativo ebbe grandi conseguenze nella cultura aristocratica e nel suo modo di vita e nella fisionomia delle città. L’evergetismo privato non sparì completamente ma la popolarità e lo status dei committenti diminuirono.
I governatori provinciali e lo stesso imperatore passarono ad occuparsi della costruzione di strutture pubbliche urbane e soprattutto della loro manutenzione. L’uso di materiali di reimpiego per la costruzione di nuovi edifici diventa una prassi abituale durante l’epoca tardoantica e soprattutto nell’altomedioevo, sia per la necessità di ottenere materiali costruttivi a basso costo sia per il simbolismo legato a questi materiali.
Le nuove aristocrazie urbane investirono invece le proprie ricchezze nell’ambito privato costruendo lussuose residenze urbane e comprando numerose proprietà terriere dove edificarono monumentali ville rurali, simbolo della loro ricchezza e del loro potere.
Le uniche città che sembrano aver beneficiato di questi cambiamenti furono soprattutto le capitali imperiali (Treviri, Milano, Ravenna, Sirmium, Antiochia …) grazie alla committenza imperiale e alla presenza di numerosi aristocratici legati alla corte.
Per le città che non erano legate all’amministrazione imperiale una delle conseguenze più significative di questa crisi delle élites civiche fu una relativa perdita di controllo degli spazi pubblici delle città, che furono occupati dalla popolazione urbana sia usurpando spazio pubblico (strade, portici), occupato per l’espansione di residenze private, sia rioccupando alcuni spazi pubblici (edifici, portici) come habitat residuale.
Ora però mi fermo...aspetto commenti! Gli approfondimenti alle prossime puntate!;-) Bella!
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'Archaeology is the most fun you can have with your pants on' (Kent Flannery).
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02-May-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Ciao a tutti!
Anche se non sono una medievista, vorrei ugualmente provare a partecipare a questa discussione...
Dopo l'ottima sintesi di Brado sulla situazione delle città nella tarda antichità, credo possa essere interessante fare qualche caso particolare.
Io sono di Roma e quindi cerco di riassumere un quadro della mia città in questo periodo.
La città ha ormai perso il suo ruolo di effettivo e unico centro del potere imperiale, anche se continua ad apparire, almeno a livello ideologico, la capitale del mondo romano.
L'aspetto di Roma nell IV secolo è quello di una metropoli ricca di splendidi edifici pubblici e cinta da un funzionale circuito murario, interrotto da accessi monumentali, da cui partivano le vie che da secoli la collegavano al resto dell'impero. Gran parte dei monumenti del Foro vengono restaurati, e viene edificata (da Massenzio, completata da Costantino) una nuova Basilica. La ricchezza e il numero di monumenti si evince dai Cataloghi Regionari, datati proprio nel IV secolo (indicano monumenti, pubblici e privati, e le aree di ogni regio della città e conteggiano numericamente, oltre agli amministratori, i curatores, e i vicomagistri, vici, aediculae, domus, insulae, fontane, horrea, balnea, pistrina).
Capillarmente sul territorio è presente la comunità cristiana, la cui religione è ormai quella ufficiale, con una serie di tituli impostati prevalentemente all'interno di abitazioni private e donate dai proprietari.
Costantino fonda le sue basiliche tendenzialmente lontano dal centro che ospita i templi e gli edifici pubblici, amministrativi e politici.
A presto,
Francesca
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02-May-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Sep 2004
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Solo per segnalare che forse dell'argomento si era già cominciato sommariamente a discutere qui: Strati neri: cosa sono ?
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03-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2007
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Cara Francesca, Roma è un ottimo esempio. E dallo studio di questa come di altre grandi città si possono ricavare alcuni tratti sommari riguardo l'evoluzione delle infrastrutture urbane, quali mura, rete viaria ed edifici pubblici.
La costruzione o il ripristino delle cinte murarie è un fatto che coinvolge pressoché tutte le regioni dell’impero. Le mura sono costruite spesso con materiale (pietra e mattone) recuperato da monumenti pubblici o privati in disarmo (frequentemente anche da aree funerarie). Molte città erano state dotate di fortificazioni in epoca repubblicana o altoimperiale. In questi casi le mura vennero restaurate, rinforzate (spesso con torri), ampliate (Milano, Ravenna) o ridotte (Mantova, Brescia, Bologna) anche se per l’Italia il fenomeno delle cosiddette “contrazioni” non sembra molto diffuso. Tradizionalmente queste cinte murarie sono state messe in relazione con le invasioni barbariche che a partire dal III secolo interessano le varie regioni dell’Impero. Le indagini più recenti hanno messo in luce la complessità del problema. Molte fortificazioni sembrano effettivamente rientrare in una vasta campagna di opere attuata in età tetrarchica, ma nel loro insieme le fortificazioni si distribuiscono in un arco cronologico molto più ampio. Tuttavia dopo il V secolo il numero di attestazioni di nuove cinte murarie diminuisce.
Il tracciato ortogonale delle città romane sopravvive, fossilizzato, in numerosi nuclei urbani attuali. Le città di Pavia, Verona, Piacenza o Lucca sono solo alcuni esempi. La sopravvivenza del tracciato romano nel mondo medievale è stata valutata come evidenza di un’occupazione continua tra l’epoca romana e l’attuale. Tuttavia alcune città come Aosta e Torino presentano ancor oggi una trama ortogonale, ma si sa che questa in epoca tardoantica e altomedievale era parzialmente abbandonata. In ogni caso la sopravvivenza del tracciato romano nel mondo medievale rivela un certo grado di controllo pubblico sulle strade e altre infrastrutture urbane che impedisce l’usurpazione dello spazio da parte dei privati.
Nelle sedi imperiali l’evergetismo aulico e le esigenze legate alle nuove funzioni delle città si traducono in un’edilizia pubblica a carattere monumentale. Al di fuori di questi centri gli interventi sull’edilizia pubblica sembrano essere modesti e molto occasionali, per cui con il tempo la maggior parte degli edifici cade in rovina. In generale non sembra che le città venissero spontaneamente abbandonate al degrado da una popolazione decimata e disorganizzata,ma che anche il degrado continuasse ad essere controllato e gestito dalle autorità che dovevano autorizzare il riuso o lo spolio degli edifici abbandonati.
In alcune città, mentre il centro religioso si sposta nel quartiere episcopale, il Foro sembra ancora funzionate in pieno V e VI secolo come centro della vita economica e politica della città. In molti casi i fori potrebbero essere sopravvissuti come sede del mercato come succede a Verona. In molti nuclei urbani l’area forense e i suoi principali edifici perdono (al meno parzialmente) la loro funzione originale o almeno la loro monumentalità e sono invasi da strutture abitative di carattere residenziale (Brescia, Luni, Arles) e di alcune sepolture (Brescia).
Anche se i padri della chiesa criticano l’uso delle terme sembra che queste si mantengano in uso per molto tempo. Gli stessi palazzi episcopali erano frequentemente dotati di terme. Si osserva in alcuni casi una certa tendenza alla diminuzione delle dimensioni delle piscine interpretata come passaggio dall’uso comunitario ad un uso individuale anche se altri attribuiscono il cambiamento ad un problema economico (mancanza di combustibile).
I giochi e gli spettacoli in anfiteatri e teatri spariscono nel corso del V secolo in occidente. In molti casi l’interno degli edifici di spettacoli (arena e gradini) vengono riusati a scopo abitativo. In altri casi quello che si riusano sono le strutture architettoniche esterne.
Se qualcuno ha ulteriori notizie me le faccia avere! C'è sempre bisogno...Come ho già detto ho tralasciato l'edilizia ecclesiastica (di cui mi intendo molto poco)...per quanto riguarda quella privata conto di introdurre anche la questione 'terre nere', così rispondo pure all'altro thread citato da Mdd.
Brado
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'Archaeology is the most fun you can have with your pants on' (Kent Flannery).
Ultima Modifica di Brado : 03-May-2007 14:30.
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03-May-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Ciao a tutti!
Scrivo qualcosa che ho da poco imparato sulle fortificazioni.
A lezione la prof. Ermini Pani ha suddiviso le città, al momento delle invasioni, in tre tipi (per quanto riguarda il momento della fondazione):
1. città con mura in funzione o passibili di rimessa in uso con restauri. Per esempio, Roma, dove, secondo le fonti, già Massenzio progetta di realizzare un fossato (che viene poi aperto da Belisario durante le guerre greco-gotiche, di sicuro nel tratto tra Porta Prenestina e Trastevere, dove si concentravano gli accampamenti dei goti). Al Castro Pretorio, inglobato nelle mura di Aureliano, vengono aggiunte torri a pianta pentagonale, con il vertice aggettante verso l'esterno. L'unica visibile delle 32 raffigurate nella pianta di Du Perac è in Piazza della Croce Rossa. Vengono datate sulla base dei bolli all'età teodoriciana.
2. città che avevano avuto mura, in disuso da molto tempo (Ancona, Firenze). A Firenze il castrum racchiude il Foro con le strutture politiche della città.
In questo caso viene fortificata parte della città, indicata nei documenti come castrum.
3. città, in età classica, prive di mura (Viterbo). Anche in questo caso viene realizzato il castrum.
Le fortificazioni prevedono (dall'interno verso l'esterno) mura, circuito antemuirale, fossato, terra di risulta del fossato. Tra mura e circuito antemurale si rifugiava la popolazione rurale con gli animali.
Buonanotte,
Francesca
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03-May-2007
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Nuovo Utente
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Data Registrazione: Apr 2007
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Ciao a tutti! Trovo l'argomento molto interessante (in effetti l'avevo anche votato), perchè sono certo che la perseveranza nei cosiddetti "scavi urbani" nelle città a continuità di vita dall'antchità al medioevo abbia ancora molto da dire.
Tra tutti gli spunti che in questi primi interventi sono usciti fuori, mi permetto di intervenire (in ordine sparso) al riguardo di alcuni di essi.
Partendo da uno degli ultimi, ovvero sull'uso delle terme: è innegabile che nel passaggio dal tardoantico all'altomedioevo avviene una modificazione delle strutture, che si rimpiccioliscono a confronto con le più grandi strutture di età imperiale. Una risposta soddisfacente a questo fenomeno deve ancora venire, per quanto il dato archeologico sia inequivocabile. Secondo il mio parere, la chiave di lettura è nel cambiamento di mentalità operato a partire dalle indicazioni fornite dalle gerarchie ecclesiastiche: in effetti, non erano le terme in quanto tali ad essere condannate, ma il loro uso quale luogo di divertimento, di spasso (insomma, secondo il loro uso "more antiquo"). L'esigenza di igiene personale non venne mai meno (nonostante il sorpassato ma mai abbandonato clichè del "medioevo sporco"): la presenza accertata nelle più grandi città di numerosissimi balnea, piccoli ambienti "termali" adibiti unicamente alla pulizia del corpo, e le ridottissime dimensioni non avrebbero altrimenti consentito, testimoniano forse il cambiamento di mentalità cui facevo riferimento sopra: non è che l'uomo medievale smetta di lavarsi, probabilmente smette di farlo insieme ad altri, cessando in questo modo la funzione sociale delle terme (che poi era ciò che le gerarchie ecclesiastiche si attendevano). Al riguardo, ricordiamo che il Liber Pontificalis attribuisce la costruzione di strutture assistenziali provviste di balnea a diversi pontefici per tutto l'alto medioevo (tanto per citare forse i due interventi più celebri, ricordiamo quelli di Simmaco e Adriano I): queste strutture erano per lo più rivolte a pellegrini e poveri, il che lascia sottinteso che i "non poveri" potevano provvedere autonomamente a questo servizio.
Proprio a proprosito di questo argomento, durante la recente settimana di studi sull'altomedioevo di Spoleto (CISAM), si è svolto un interessante intervento di F.R. Stasolla: purtroppo per gli atti bisognerà attendere un annetto.
Per quanto riguarda la fortificazione delle città, le indicazioni di Archeochicca sono sostanzialmente esatte (esiste un quarto tipo: città che, oltre alle fortificazioni perimetrali, prevedevano un castum interno). Quello che però bisogna ricordare, è che in realtà in Italia, e in generale in tutto l'occidente, è molto raro trovare la doppia cerchia di mura ("circuito murario e circuito antemurale", come da Archeochicca): questo tipo di fortificazione è molto comune in Oriente, a partire da Costantinopoli, che di circuiti murari ne avrebbe addirittura tre. In Occidente la mancanza di questa doppia cerchia di mura significò che in caso di pericolo era la città stessa, intesa come tessuto urbano, ad ospitare profughi e bestiame vario dalle campagne.
In proposito mi piace ricordare uno dei casi nei quali il pregiudizio sul medioevo ha portato a lungo a fraintendere la lettura di un passo di Procopio (De Bello Gothico): quando l'autore, parlando della città di Roma in occasione delle guerre greco-gotiche, dipinge il quadro di una città invasa dalle erbe, che crescevano nei molti spazi in disuso, non sta dipingendo l'immagine di una città distrutta, abbandonata nella sua gestione. Dipinge semplicemente l'immagine di una città che, di fronte alla necessità di sfamare _anche_ il bestiame di coloro che si rifugiavano in città, sfruttava ogni suo spazio a questo scopo.
Questa piccola digressione, per quanto pittoresca, è anche molto utile perchè dipinge in maniera assai netta quali fossero le conseguenze cui andava incontro, in caso di assedio prolungato, una città priva della doppia cerchia di mura.
Infine, una domanda per Brado (mi permetto di quotarti per semplicità):
Quote:
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L’uso di materiali di reimpiego per la costruzione di nuovi edifici diventa una prassi abituale durante l’epoca tardoantica e soprattutto nell’altomedioevo, sia per la necessità di ottenere materiali costruttivi a basso costo sia per il simbolismo legato a questi materiali.
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Che cosa intendi dire con il "simbolismo" legato ai materiali di reimpiego?
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:arrow: Alessandro
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04-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2007
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Caro Alessandro, per 'simbolismo' intendo semplicemente il valore simbolico dei materiali prelevati da monumenti famosi, quali potevano essere il Colosseo a Roma o il capitolium di qualunque città romana. Insomma veniva tenuta in grossa considerazione l'importanza dell'edificio da cui venivano i materiali di spolio, soprattutto elementi decorativi (un esempio eclatante, anche se tardo, se non ricordo male, è quello delle colonne fatte portare da Ravenna ad Aquisgrana per la costruzione del palazzo di Carlo Magno).
Mi fa piacere che tu abbia citato la ruralizzazione dei centri urbani, le cosiddette città ad isole altomedievali, vorrei trattare l'argomento in uno dei prossimi post.
Ora però se non vi dispiace faccio un po' di divaning, vengo da un esame e sono letteralmente a pezzi...ci sentiamo domani!:wink:
Brado
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'Archaeology is the most fun you can have with your pants on' (Kent Flannery).
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06-May-2007
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Trovo l'argomento e i vari interventi molto interessanti.
Da compelta ignorante( l'unica cosa che ho letto,mooolto tempo fa, che potrebbe avere un'attinenza è "Dall'ellenismo al medioevo" di Bianchi Bandinelli) mi è venuta una curiosità: sono riconoscibili nel nuovo assetto cittadino i portati particolari dei vari popoli "barbari" (a livello di concezione urbanistica, piante degli edifici ecc) o è già tutto talmente misto?
Mi pongo la questione anche pensando ad alcune realizzazioni artistiche in cattedrali medievali, dove contenuti cristiani vengono spesso espressi tramite un'iconografia "barbara".
Ciao
Milena
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06-May-2007
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AI magister
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Data Registrazione: Feb 2007
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Ciao Milena,
neanche io sono medievista e ti riporto cose imparate da poco e non ancora del tutto digerite, per cui mi scuso per eventuali inesattezze  .
A questo proposito ci è stato presentato il caso di Ravenna, dove esiste una divisione topografica tra la parte gota della città e quella romanza.
La parte gota, incentrata sul palazzo di Teodorico, comprende anche l'ecclesia Gothorum e la chiesa di S. Andrea dei Goti.
L'attuale chiesa di S. Apollinare Nuovo era la chiesa del Palazzo. Esiste anche una chiesa di S. Apollinare in Calchi, che doveva trovarsi presso l'ingresso del palazzo. Il celebre mausoleo di Teodorico era al di fuori del limite del palazzo, vicino erano sepolti alcuni funzionari goti.
Ciao,
Francesca
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06-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2007
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Cara Milena, che io sappia, la distinzione a livello archeologico delle varie etnie è pressoché impossibile, a meno che non siano presenti delle sepolture con un corredo inequivocabilmente caratteristico di un popolo. Spesso le residenze private (ma anche gli spazi pubblici) venivano riutilizzate dai barbari in modo diverso dai proprietari precedenti, nel senso che lo stile di vita era decisamente più modesto. Tuttavia le tracce archeologiche sono quasi sempre difficilmente distinguibili, in particolare durante la dominazione gota. Durante l'età longobarda ci possiamo basare invece su qualche elemento in più rispetto ai corredi funerari, come per esempio le ceramiche.
Per quanto riguarda la concezione urbanistica e le piante degli edifici, in epoca teodoriciana c'è una sostanziale continuità nei metodi costruttivi, anzi spesso le autorità pubbliche si prendono cura delle infrastrutture attraverso interventi di restauro e manutenzione. Con l'arrivo dei Longobardi molte domus urbane subiscono invece il fenomeno del frazionamento degli ambienti domestici, dovuto forse a divisioni a seguito di eredità o di compravendita. Inoltre le tecniche e i materiali da costruzione subiscono un'involuzione, con la comparsa di edifici in legno. Diciamo comunque che nel territorio longobardo avvengono profonde trasformazioni urbanistiche: ruralizzazione di alcune aree urbane, abbandono dei piani d'uso d'età romana, disuso del sistema idrico e fognario, perdita di funzione di molti degli edifici simbolici della città antica, quali i luoghi di spettacolo e i templi, inserimento di gruppi etnici alloctoni (acquartieramento di truppe, il che ci riconduce al frazionamento degli spazi abitativi).
Brado
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07-May-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Mar 2007
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Be’ gente, se nessuno ha altro da aggiungere in proposito, vorrei cominciare a parlare un po’ di edilizia privata, ma prima introduco il concetto di terre nere che mi servirà in seguito.
Nel corso dei decenni, la denominazione di ‘terre nere’ (dark earth in inglese, terres noires in francese) ha assunto diversi significati in relazione agli obbiettivi storici ed archeologici perseguiti. Il termine (anche made earth e dark made earth) venne coniato nel 1912 da Norman e Reader per descrivere dei depositi scarsamente stratificati di Londra, che comparivano tra livelli romani e livelli medievali. Questo genere di deposito venne sostanzialmente trascurato fino al 1973, quando il Rescue’s survey di Londra evidenziò, in alcuni scavi urbani, la mancanza di informazioni riguardo i secoli dal V al XI causata dalla presenza di terre nere; ciò diede il via ad una serie di scavi importantissimi per la conoscenza di questo iato temporale, come quelli di Carlisle, Exeter, Gloucester, York, Worcester, Londra (Southwark, Courage Brewery, Guildhall). Il termine venne poi utilizzato strictu senso dagli archeologi inglesi negli anni Ottanta per definire i depositi urbani poco stratificati datati IV-VI secolo.
Sempre in quegli anni il termine venne esportato in Italia, inteso però in senso lato, ed associato all’impoverimento, decadimento e ruralizzazione dei contesti urbani. Qui il dibattito si è proposto di verificare se le terre nere sono il risultato di un processo a lungo o a breve termine. Per arrivare ad una risposta le ricerche si sono focalizzate su tre problematiche: continuità del reticolato stradale romano, continuità delle architetture domestiche e coltivazione. Tuttavia per ovvi motivi tralascio questi approfondimenti. Per Brogiolo si tratta di fenomeni della durata di pochi decenni, in grado di creare grossi spessori, portando infine ad una configurazione frammentata, ad isole, della città. I depositi sarebbero il frutto del collasso dei sistemi fognari e di apporti considerevoli e prolungati di rifiuti, ma sono stati anche interpretati come spazi ortivi tra una casa e l’altra e come risultato della rielaborazione di crolli di edifici o strutture in terra.
Comunque la si rigiri, a livello macroscopico si tratta di un deposito urbano di occupazione, di colore scuro ed apparentemente omogeneo. Copre livelli e pavimenti romani ed è coperto da strati medievali. Ciò su cui si dibatte è invece l’interpretazione di questi depositi, e il loro legame con gli edifici romani. Molte interessanti informazioni sono state ottenute attraverso analisi in microscala (prossime puntate...)
Brado
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Ultima Modifica di Brado : 08-May-2007 22:03.
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