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Vai Indietro   Archeologia Italiana Forum > il Tema del Mese > Tema del Mese. Discussione

Tema del Mese. Discussione In questo forum si discute il tema del mese scelto tramite votazione dagli amici della comunità di AI. I temi trattati riguardano l'archeologia, l'arte antica, la storia antica e altri argomenti collegati all'antico.

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  #1 (permalink)  
Vecchio 01-June-2007
L'avatar di  ivan
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Predefinito [Giugno] Più scienza o più umanesimo?

Al via la discussione.

Titolo della discussione del mese di giugno:
Più scienza o più umanesimo?

Utente che ha proposto la discussione:
astracedi

Testo del messaggio del tema proposto e votato a maggioranza.

Vorrei proporre un tema molto generale che in realtà è stato molto spesso toccano in altri thread, ma senza unitarietà e da punti di vista ogni volta diversi.
Il titolo potrebbe essere:
ARCHEOLOGIA: PIU' SCIENZA O PIU' UMANESIMO?
Mi è sembrato di capire che tra i frequentatori del forum ci si divida spesso (pur con tutte le sfumature intermedie) tra una visione dell'archeologia come DISCIPLINA SCIENTIFICA (nel senso modernamente inteso), con tutti i limiti che questo comporta e la necessità di rimanere entro precise e rigorose procedure metodologiche e analitiche, e chi invece sostiene magiormente un APPROCCIO UMANISTICO e considera fondamentale l'apporto di considerazioni e discipline di carattere filosofico, letterario ed anche (come in una recente discussione) discipline che si occupano della sfera metafisica.
Sarei curioso di vedere le varie sfaccettature che potrebbero venir fuori e, soprattutto sapere l'opinione degli archeologi (o futuri tali) e le loro esperienze.
astracedi


Ivan
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  #2 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
AI senatus
 
Data Registrazione: Oct 2005
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Bene... Apriamo le danze.

Si tratta di un argomento che mi interessa molto – anche per le diverse implicazioni che riguardano la scienza italiana – ed è continuamente venuto fuori durante altre discussioni, sintomo che non sono l'unico a sentire come importante l'aspetto "epistemologico" della disciplina archeologica.

Oltre a quanto già scritto quando proposi questo argomento vorrei aggiungere alcune considerazioni preliminari.
Credo che possiamo essere tutti d'accordo che l'Archeologia si possa definire una scienza "ibrida", a cavallo tra approccio e competenze umanistiche e scientifiche. Tuttavia si tratta di una scienza in continua mutazione (come tutte le scienze, d'altronde) anche dal punto di vista metodologico, e di acqua sotto i ponti ne è passata da quando – con Montellius ed il suo metodo comparativo, insieme ad altri "pionieri" – da mero collezionismo e passione umanistica, l'archeologia è diventata una scienza con i suoi metodi e scopi, anche se le sue origini umanistiche non sono mai state, giustamente, dimenticate.
Mi sembra, ma qui attendo le vostre considerazioni, che possiamo grossomodo distinguere due-tre momenti dello studio archeologico che possiamo diversamente distinguere come "più scientifiche" o "più umanistiche":
-lo scavo (che segue approcci scientifici),
- l'analisi dei reperti o altri dati (dove i due ambiti scintifico e umanistico convivono, a volte in modo inscindibile, altre volte, forse, in modo conflittuale),
- ed in infine si tirano le conclusioni (fase in cui l'approccio scientifico è più recente e tutt'ora – forse giustamente – limitato).
Nuove scoperte scientifiche e il progresso tecnologico, nonché la sempre più massiccia importanza a queste riconosciute da alcune scuole archeologiche (New Archeology. p.es.) hanno posto l'accento sulle possibilità offerte dall'approccio scientifico. Non nascondo che la mia impressione è che, in Italia, questa evoluzione (se di ciò si tratta) non sia stata ancora del tutto recepita.

Ciò premesso io affronterei la discussione considerando due questioni:
1) In archeologia quanto giocano la mentalità, l'approccio e le competenze scientifiche, e quanto quelle umanistiche (addirittura fino alla filosofia metafisica)?
2) Quanto gli archeologi italiani hanno fatto proprie approccio scientifico e tecnologie e, soprattutto, quanto le università italiane riescano a preparare le nuove generazioni di archeologi in questo senso.

Attendo le vostre considerazione e il racconto delle vostre esperienze sull'argomento.

Saluti a tutti.
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Marco Astracedi
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Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
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Sarà il caso che qualcuno dica cosa si vuole intendere per scienza e cosa per umanesimo, perché personalmente non riesco a trovarci una contrapposizione.
Che differenza c'è fra scienza e umanesimo?
Arrivo forse a percepire una differenza fra tecnologia e umanesimo, o qualcosa del genere, ma non riesco a vedere una contrapposizione con la scienza.
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  #4 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
AI gens
 
Data Registrazione: Apr 2007
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Anche a me questo argomento interessa molto, anche se penso che sia molto difficile da trattare, nel senso che credo che le sfumature possibili siano innumerevoli.
E allora, per poter partire da una base comune, penso che sarebbe necessario chiarire alcune "definizioni fondamentali", che seppur generalmente chiare, forse non sono concepite in modo identico da tutti:

-cosa si intende con "scientifico"?
-cosa si intende con "umanistico"?


'---------------

lol, mdd, di quanti secondi mi hai preceduto?;-)

Ultima Modifica di lama su : 02-June-2007 08:51.
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  #5 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Data Registrazione: Sep 2004
Luogo: Bologna
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Probabilmente questo è il centro della discussione: la prima cosa che fa l'Umanista è di chiedersi cosa sia l'Umanesimo .
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  #6 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Data Registrazione: Jan 2006
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Anche questo discorso è stata affrontato in passato. Ad ogni modo credo che Marco ,(correggimi se sbaglio, Marco)al di là della corretta interpretazione etimologica della parola scienza, voglia riferirsi ad un'accezione comune del termine, nella quale scienza(molto grossolanamente) è tutto ciò che può ricevere prova sperimentale in laboratorio, cosa che è ovviamente impossibile per la Storia in generale e per l'Archeologia in particolare, visto che lo scavo archeologico è sostanzialmente un metodo di indagine distruttivo e nessuno scavo può dunque essere ripetuto, e ogni volta il metodo genrale dovrà adattarsi alle condizioni particolari.


La parola umanesimo è ,credo, in questo caso una semplificazione.
Anche quelle umanistiche ovviamente sono scienze, nel senso che cercano di usare un rigore ed una metodologia precisa, che porteranno a delle conclusioni che tuttavia non sono suscettibili di controprova ma dipendono strettamente dal metodo.
Credo che al limite ,un minimo di controprova possa venire seguendo un'approccio interdisciplinare, da cui l'archeologia, ponendosi come studio complessivo del passato dell'uomo, in tutti i suoi aspetti, non possa prescindere. Così un'architetto potrà decifrare la Lineare B, un ingegnere riconoscere calendari, un genetista confrontare i propri dati con i resti materiali e dedurne spostamenti, contatti ecc......per non parlare di tutte quelle discipline da cui l'archeologia fortemente dipende come i metodi di datazione assoluta, analisi chimiche, geologiche e quant'altro, tutte discipline che hanno, diciamo così, un range d'interpretazione personale da parte dell'operatore, più limitato.
L'archeologo in questo caso dovrebbe diventare una sorta di "connettivista" e lavorare sempre ,in ogni caso e in ogni scavo, in equipe.

Non credo che ciò sia molto comune in Italia.

Milena

Ultima Modifica di Aquamarina : 02-June-2007 09:25.
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  #7 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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. . .visto che lo scavo archeologico è sostanzialmente un metodo di indagine distruttivo e nessuno scavo può dunque essere ripetuto, . . .
Ma solo una parte delle indagini che l'Archeologo compie sono distruttive.
Per contro esistono altri ambiti scientifici dve analisi distruttive vengono eseguite normalmente.

L'approccio tipologico tradizionale dell'Archeologo non è molto differente da quello tradizionale delle scienze naturali.
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  #8 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Quote:
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Anche quelle umanistiche ovviamente sono scienze, nel senso che cercano di usare un rigore ed una metodologia precisa, che porteranno a delle conclusioni che tuttavia non sono suscettibili di controprova ma dipendono strettamente dal metodo.
Credo che al limite ,un minimo di controprova possa venire seguendo un'approccio interdisciplinare, . . .
Su questo non sono per niente d'accordo.
La scientificità di una scienza umanistica dipenderebbe dalla controprova di una scienza matematica?

E l'esito di una ricerca scientifica umanistica dipende strettamente dal metodo, cioè potrebbero verificarsi infiniti metodi ed infiniti risultati?
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  #9 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
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Non so se ho ben compreso ciò che vuoi dire Mdd, magari copn qualche esempio.....

Credo che la differenza tra uno scavo e ,ad esempio, un'organismo biologico, sia il livello di indagine e di variabilità. Infatti un biologo distrugge sì, ma distrugge parti che, egli sa, possono essere ritrovate uguali in altri organismi. Nessuno invece mi garantisce che se io smonto, mettiamo, una sepoltura, ne trovi una uguale altrove, nè dove, sebbene io possa fare delle statistiche e orientarmi in tal senso.


Quote:
L'approccio tipologico tradizionale dell'Archeologo non è molto differente da quello tradizionale delle scienze naturali
Concordo ,si tratta in entrambi i casi di analisi e classificazioni di forme, normalmente per dedurre yuna scal culturale e/o temporale .......magari per quanto riguarda il metodo c'entra un pò anche la storia dell'arte.

Ciao
Mi
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  #10 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
AI senatus
 
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MOlto velocemente perché sto uscendo (tornerò più tardi su questa definizione giustamente cruciale).
Le scienze si dividono tra scienze sperimentali e scienze empiriche. Nelle prime la verifica sperimentale è fondamentale (es. fisica o chimica) nelle seconde la verifica sperimentale non è possibile (o lo è solo in alcui casi) e la verifica della teoria è affidata all'osservazione empirica e all'analisi statistica.
Entrambe hanno però metodologie precise che, riassumendo in modo assai grosolano, portano (a volte su tempi lunghi) a modelli descrittivi della realtà condivisi da tutta la comunità.
In campo umanistico questa "unanimità" di opinioni (in campo scientifico questa parola è in buona parte fuori luogo) non è necessariamente contemplata. I filosofi, per fare un esempio, dicono tutto ed il contrario di tutto, senza che necessariamente abbiano alcuni torto ed altri ragione, rispecchiando punti di vista comunque corretti.

Riassumendo an or di più: oggettività comprovata versus soggettività speculativa.

Tornerò più avanti sulla questione. Attendo nel frattempo le vostre opinioni in merito (in questo momento sto facendo umanesimo non scienza:wink.
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Marco Astracedi
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  #11 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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Anche qui non sono d'accordo.
Pure i medici, per non parlare degli astrofisici dicono tutto ed il contrario di tutto ed in buona sostanza bisogna affidarsi all'opinione prevalente dela Comunità Scientifica.
Anche i Filosofi (che alla fine secondo me sono gli unici che possono dire di occuparsi veramente di Scienza) a vanno tendenzialmente in una direzione comune.

Continuo a non capire la differenza fra scienza ed umanesimo, farei prima a capire una distinzione fra scienze umanistiche, scienze empiriche e scienze sperimentali. Se solo qualcuno volesse dire cosa è l'Umanesimo.
Altrimenti toccherà ragionare in termini differenti e nuovi e provare a distinguere fra scienze conoscitive e scienze applicative.
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  #12 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
Mdd Mdd Non in Linea
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. . . Credo che la differenza tra uno scavo e ,ad esempio, un'organismo biologico, sia il livello di indagine e di variabilità. Infatti un biologo distrugge sì, ma distrugge parti che, egli sa, possono essere ritrovate uguali in altri organismi. Nessuno invece mi garantisce che se io smonto, mettiamo, una sepoltura, ne trovi una uguale altrove, nè dove, sebbene io possa fare delle statistiche e orientarmi in tal senso.
Secondo me nessuno dei due da per scontato di trovarsi di fronte ad un caso identico a qualsiasi altro, entrambi in che misura sia uguale o "nella media" lo imparano dopo.

Entrambi, con forse un differente taglio umanistico (ma ancora lo dobbiamo spiegare) oppure empirico si pongono nella posizione di chi studia delle evidenze per imparare cosa esse abbiano da dirci, non sono e non possono essere certi di nulla se non di ciò che man mano accertano e progressivamente formulano teorie interpretative utili a proseguire nell'indagine e ad individuare aspetti sui quali focalizzare particolarmente l'attenzione.

Altro genere di scienziati studia come intervenire sulla realtà anche sperimentando la possibilità di modificarla.
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  #13 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
AI gens
 
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Appunto veloce che approfondirò in seguito, ora non ho tempo.

Una proposta per distinguere "scienza" da "umanesimo", premetto che sono idee che mi sono venute così, e su cui neppure io ho ancora riflettuto approfonditamente:

- con scienza si potrebbe intendere tutte quelle discipline e ricerche che portano un vantaggio (materiale) -senza entrare nel discorso di cosa sia veramente un vantaggio e cosa no... neppure senza considerare l'aspetto economico- più o meno diretto alla società; per esempio la biologia permette di migliorare i raccolti, la medicina di curare le malattie, la fisica di inventare i microonde, ecc

- con umanesimo al contrario si potrebbero intendere tutte quelle discipline che non portano dei benefici diretti alla società, se non eventualmente a un livello più "astratto" (morale, spirituale, Conoscitivo,...), o anche come "piacere": in questo campo io metterei per esempio la letteratura (che vantaggio può venire alla società dalla lettura di una poesia di Pascoli?), la filologia ma anche materie più generalmente considerate più "scientifiche", come per esempio l'astrofisica (a cosa "serve" sapere che sirio è una stella binaria?)



Ci sono dei casi, poi, su cui esito. Per esempio, la storia la metterei nella categoria umanesimo, per il fatto che a livello pratico non "serve a nulla" sapere che nell'anno x è avvenuto il fatto y, soprattutto se molto indietro nel tempo.
Non sono però molto sicuro di ciò, dovrei rifletetrci di più.

Altro dubbio è su dove porre la matematica, che in sè è sia inutile (certi astrazioni non hanno e non avranno ami usi pratici) che utile (la pura e semplice somma quando si va a fare la spesa)

Mentre la filosofia la metterei senza troppe esitazioni nella categoria "umanesimo", perchè anche se certi effetti (penso per esempio in campo etico) possono influenzare molto una società, non si "costruirà" ne "muoverà" mai niente grazie alle parole di un filosofo

Questo per cominciare, quando avrò tempo raffinerò l'idea...

ora torno a studiare ebraico biblico (attività puramente umanesima, secondo me :wink

Ciao!
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  #14 (permalink)  
Vecchio 02-June-2007
L'avatar di  Aquamarina
AI gens
 
Data Registrazione: Jan 2006
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Marco, credevo che Karl avesse ampiamente dimostrato che anche il mondo delle "scienze dure" non fosse così omogeneo come spesso si crede.

Del resto in archeologia non si può prescindere da dati basati su cose tangibili, la cultura materiale, e dunque in certi casi per forza di cose le opinioni non possono essere così contrastanti. Come dicevo dipende molto dall'approccio metodologico scelto o creato.

Milena
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