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Tema del Mese. Discussione In questo forum si discute il tema del mese scelto tramite votazione dagli amici della comunità di AI. I temi trattati riguardano l'archeologia, l'arte antica, la storia antica e altri argomenti collegati all'antico.

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Vecchio 11-December-2007
L'avatar di  ivan
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Predefinito [Dicembre] La fine dell'Età del Bronzo nel Mediterraneo orientale

Al via la discussione.

Titolo della discussione del mese di dicembre:
La fine dell'Età del Bronzo nel Mediterraneo orientale

Utente che ha proposto la discussione:
astracedi

Testo del messaggio del tema proposto e votato a maggioranza.

Prendo spunto da alcune cose apparse in un altro thread per proporre un argomento dicisamente molto ampio, ma che comprende non pochi punti che si possono a tutt'oggi considerare dei "misteri" archeologici (nel senso che non si hanno risposte ma solo ipotesi).
L'argomento è
la fine dell'Età del Bronzo nel Mediterraneo orientale.
Il periodo che va dal 1200 al 1100 a.C. vede, in quest'area, non pochi eventi drammatici, osservabili da molteplici punti di vista, forse tra loro correlati:
- fine della civiltà micenea
- guerra di troia
- fine della civiltà ittita
- "invasione" (?) dorica
- distruzioni generalizzate in tutto il levante
- cultura filistea
- formazione dello stato di Israele
- fine della guerra condotta con carri da guerra
- Popoli del Mare
- prima diffusione della metallurgia del ferro
- ascesa di alcune civiltà o stati (Fenici, Mitanni, ecc.)
la fine dell'età del bronzo, nell'arco di appena un secolo ha visto tutto questo ed altro ancora. L'argomento, che contempla diverse aree geografiche e culturali, mi sembra senz'altro interessante, tanto che alcuni aspetti sono stati già più volte toccati.

Ivan
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Arrestateci tutti! - Un appello contro il disegno di legge vergogna sulle intercettazioni e per la libertà d'informazione
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Vecchio 12-December-2007
AI senatus
 
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INtroduco questo argomento vastissimo, di cui alcuni aspetti rappresentano a tutt'oggi uno dei veri misteri dell'archeologia, perché al di là delle varie ipotesi, ancora non ci sono risposte certe.

Praticamente tutti gli storici e gli archeologi riconoscono nel XII sec. a.C., in tutto il Vicino Oriente e nell'area egea, un momento di profonda crisi ed una cesura tra le forme politiche, sociali, militari, produttive e di cultura materiale, della fine dell'Età del Bronzo rispetto a quelle della successiva Prima Età del Ferro.
Se tutti (o quasi) riconoscono una "crisi" non tutti sono d'accordo sulla sua natura e sulle sue cause.

Vedrò, in primo luogo, di riassumere solo alcune delle evidenze di questa crisi, partendo dai fattori di "chiusura" del periodo precedente, chiusura che in alcuni casi si traduce anche in distruzioni vere e proprie.
Innanzitutto vi è la scomparsa di un grande impero, quello Ittita.
Di contraltare, nel mondo egeo, alla caduta ittita, risponde la scomparsa della civiltà Micenea.
Entrambe, così come molte altre realtà politiche del vicino oriente, erano caratterizzate da una società palaziale, ovvero basta sul controllo da parte di una monarchia (che nel caso ittita arriva ad essere un vero impero, mentre per l'Egeo e altre regioni dell'Oriente è arealmente limitata alla città e al suo territorio) che a sua volta basa il suo potere su una oligarchia militare; la forza della classe guerriera era a sua volta basata sull'uso massiccio del carro da guerra. Questa forma di governo vedeva la sua sede politica, culturale e religiosa nel "Palazzo", identificabile sia in senso architettonico che in senso lato.

Robert Drews, nel suo "The End of the Bronze Age. Changes in wafare and the catastrophe ca. 1200 B.C.", riporta un impressionante 'elenco delle località (e dei relativi centri palaziali) che attorno al 1200 subiscono una distruzione e/o abbandono dovute a qualsiasi causa:
GRECIA
Teichos Dymanion
Pylos
Nichoria
Il Menelaion
Tirinto
Midea
Micene
Tebe
Lefkandi
Iolko

CRETA
Kydonia
Knosso

ANATOLIA
Troia
Mileto
Tarso
Fraktin
Karaoglan
Hatusas
Alaça Höyük
Masat
Alishar Höyük
Norsuntepa
Tille Höyük
Lisar Höyük

CIPRO
Paleokastro
Kition
sinda
Enkomi

SIRIA
Ugarit
TellSukas
Kadesh
Qatna
Hamat
Alalakh
Aleppo
Carchemish
Emar

LEVANTE MERIDIONALE
Hazor
Akko
Megiddo
Deir'Alla
Bethel
Beth Shemesh
Lachish
Ashdod
Ashkelon

È sicuramente utile vedere nel dettaglio la successione cronologica e l'esatta datazione delle varie distruzioni (complicata dal problema della "datazione lunga" o "datazione corta" della cronologia egizia, su cui tornerò in seguito) cosippure vedere, all'interno di un generale panorama di distruzioni per cause belliche, quante e quali sono quelle invece attribuibili ad altre cause.

Tornerò su questi importanti particolari in seguito, è comunque già evidente che la crisi (che Drews non esita a definire "catastrofe") non può essere imputabile solo a cause sociali, politiche ed economiche.
Sia per l'Impero Ittita che per i Micenei storici ed archeologi riconoscono una fase di rapida decadenza, nel caso degli Ittiti sicuramente aggravata anche da un periodo di carestia.

Decadenza non significa però crollo, e l'idea di "collasso" di queste civiltà, avanzata da alcuni, mi ha sempre lasciato perplesso.
Non conosco nessun esempio storico di una qualsiasi società che sia collassata da sola. Certo, vi possono essere problemi interni che causino un indebolimento, anche sostanziale, della struttura socio-politica, ma occorre sempre una "spallata" finale perché un certo regime crolli del tutto, specia se a questo crollo si associano imponenti fenomeni di distruzione ed abbandono delle città.
All'origine di queste "spallate" a mio avviso, possono esserci due fenomeni:
1) rivoluzione armata dei sudditi nei confronti dei loro governanti;
2) invasioni (o anche solo incursioni) di stranieri bellicosi.

Il primo caso mi sembra assai improbabile, sia perché mi sembra difficile che le popolazioni (essenzialmente rurali) dell'epoca potessero avere una coscienza politica tale e sufficientemente diffusa da causare ribellioni generalizzate, sia perché l'estensione delle distruzioni è così ampia e quasi sincrona da rendere la cosa ancor più improbabile.
Inoltre non credo esista esempio storico di rivoluzioni che abbiano completamente distrutto il regime precedente senza creare, da subito, un nuovo sistema politico; non si spiegano infatti, il totale abbandono, dopo la distruzione, di grandi centri come Hattusas: il nuovo regime avrebbe più probabilmente usato la stessa capitale come nuovo centro politico e amministrativo del nuovo regime.

Rimane la questione della, o più probabilmente, delle invasioni militari e/o delle migrazioni. Questo punto si ricollega alcuni eventi eventi probabilmente chiave: le scorrerie dei Popoli del Mare delle cronache egizie e il mito (in parte attestato archeologicamente) dell'invasione dorica in Grecia. C'è da chiedersi, se questi eventi – a cui si aggiungono quello della guerra di Troia, la formazione dello stato filisteo e della nazione di Israele – siano tra loro collegati, ed anche se non siano solo la punta dell'iceberg di eventi più complessi e di più vasta portata.

Per il momento mi fermo qui. Più avanti affronterò alcuni punti specifici; nel frattempo attendo le vostre impressioni.
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Marco Astracedi
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Vecchio 12-December-2007
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Grazie, Marco per l'ottima esposizione dei temi.

Una domanda a margine forse ingenua da ignorante in materia quanto sono io, che mi si è posta leggendo il tuo intervento:

Quote:
astracedi Visualizza Messaggio
la forza della classe guerriera era a sua volta basata sull'uso massiccio del carro da guerra
È immaginabile che gli invasori avessero sviluppato tecniche di guerra in cui il carro non era più efficace o addirittura si potrebbe ipotizzare che l'allevamento dei cavalli sia entrato in crisi (epidemie, carestie o che altro) rendendo quindi impossibile l'uso del carro?
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dott. Claudio Giorgini
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Vecchio 12-December-2007
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Ora sono un po' di fretta e posso rispondere solo in modo succinto.

La tesi (forse un po' estrema) di Robert Drews è proprio che alcune popolazioni avessero sviluppato delle tattiche, soprattutto di fanteria, efficaci nel contrastare le cariche dei carri; questa innovazione tecnica si sarebbe poi diffusa in tutte le popolazione "barbare" così da creare, ovunque, una superiorità militare nei confronti degli eserciti palaziali.
Più avanti illustrerò meglio la tesi di Drews... Anche perché credo che uno dei possibili fattori determinanti potrebbe esssere l'uso massiccio della cavalleria montata.

L'ipotesi dell'epidemia o cose simili che avrebbero impedito l'uso della
cavalleria su carri è suggestiva, ma non credo che possa essere più che una causa accessoria. Infatti, l'uso dei carri da guerra terminò del tutto con l'età del Bronzo, mentre credo che se si fosse trattato di una epidemia (quindi un fattore transitorio) dopo qualche tempo sia le vecchie popolazione che gli eventuali nuovi arrivati avrebbero ripreso l'uso dei carri, se questi fossero ancora efficaci sul campo.
Gli Egizi, che dal generale momento di crisi vennero toccati solo in parte, dai cosiddetti popoli del Mare e dagli altri nuovi arrivati nel Levante meridionale, abbandonarono anch'essi l'uso massiccio del carro da guerra: pur vittoriosi, evidentemente avevano avuto anch'essi sentore di un nuovo modo di condurre la guerra.

Durante l'età del ferro il carro non sarebbe certo scomparso del tutto, ma non se ne avrebbe più avuto un utilizzo massiccio, vnendo quindi usato solo come mezzo di trasporto di prestigio.
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Marco Astracedi
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Vecchio 12-December-2007
AI gens
 
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accenno soltanto ora, svilupperò poi in seguito

Quote:
astracedi Visualizza Messaggio
Rimane la questione della, o più probabilmente, delle invasioni militari e/o delle migrazioni. Questo punto si ricollega alcuni eventi eventi probabilmente chiave: le scorrerie dei Popoli del Mare delle cronache egizie e il mito (in parte attestato archeologicamente) dell'invasione dorica in Grecia.
non dimentichiamoci della nascita e sviluppo dell'impero assiro, che influenzò profondamente gli equilibri politici della regione.


Quote:
astracedi Visualizza Messaggio
la formazione dello stato filisteo e della nazione di Israele
la nascita di israele non è un caso isolato, nello stesso periodo nelle fonti iniziano a comparire i nomi di altri regni: moab, edom, aram,...

per capire cos'è che spinge a questi cambiamenti sociali e culturali in palestina, è fondamentale avere un quadro di quello che è successo subito prima in quelle regioni, e, credo, soprrattutto di quello che è stato il periodo di occupazione egizia, partendo magari da seti e ramesse II, e, se dobbiamo scegliere un evento, dalla battaglia di kadesh.

ma ritornerò appena ho un attimo di tempo, ora l'archeo preistorica mi chiama...

ciao!
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Vecchio 12-December-2007
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Quando una innovazione si fa strada, difficilmente può essere fermata...soprattutto quando quest'ultima è di natura bellica.
Il ferro, come tutti noi sappiamo è molto più resistente del bronzo ed è probabile che il crollo contemporaneo di tutte le civiltà citate si sia sviluppato a partire di un singolo confronto risultato molto favorevole alla nuova tecnologia e dunque a tutte quelle popolazioni che, conoscendone i segreti, si sono adoperate per occupare territori con perdite umane molto contenute.
__________________
Adoro sognare,questo mio eterno incespicare.
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Vecchio 12-December-2007
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Quote:
astracedi Visualizza Messaggio

Decadenza non significa però crollo, e l'idea di "collasso" di queste civiltà, avanzata da alcuni, mi ha sempre lasciato perplesso.
Non conosco nessun esempio storico di una qualsiasi società che sia collassata da sola. Certo, vi possono essere problemi interni che causino un indebolimento, anche sostanziale, della struttura socio-politica, ma occorre sempre una "spallata" finale perché un certo regime crolli del tutto, specia se a questo crollo si associano imponenti fenomeni di distruzione ed abbandono delle città.
All'origine di queste "spallate" a mio avviso, possono esserci due fenomeni:
1) rivoluzione armata dei sudditi nei confronti dei loro governanti;
2) invasioni (o anche solo incursioni) di stranieri bellicosi.

Sostanzialmente quanto dici è verosimile. Nessuna civiltà che abbia rapporti con altre civiltà, simili o completamente diverse, crolla da sola. Tuttavia per "collasso" forse deve intendersi una inadeguatezza della struttura socio-politica ai tempi, una incapacità di adattamento del sistema palaziale agli eventi che hanno determinato quel profondo cambiamento alla fine dell'età del bronzo . Una civiltà tanto è più complessa quanto più ha in sè i semi per il riadattamento continuo ai tempi senza soluzione di continuità..... D'altra parte, in casi come il nostro una volta che l'inadeguatezza delle strutture sociali diviene evidenete tramite il confronto diretto con realtà diverse ( magari a loro volta sotto pressione per stimoli sia ambientali che d'altra natura) le città distrutte vengono abbandonate totalmente dopo la loro distruzione...... anche se questa decisione sia presa da genti diverse da quelle che prima le abitavano. Queste nuove entità molto probabilmente avranno creato insediamenti più consoni alle loro esigenze. Se un sistema palaziale è inadeguato mi tornerà più comodo costuire ex novo che riadattare ciò che adattabile non è .........
Però sono solo impressioni, non conosco bene il riassetto insediamentale dopo il crollo delle civiltà palaziali e lascio la parola a chi ne sa di più.

Ciao
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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  #8 (permalink)  
Vecchio 13-December-2007
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Quote:
Infatti, l'uso dei carri da guerra terminò del tutto con l'età del Bronzo

Durante l'età del ferro il carro non sarebbe certo scomparso del tutto, ma non se ne avrebbe più avuto un utilizzo massiccio, vnendo quindi usato solo come mezzo di trasporto di prestigio
Quote:
Gli Egizi, che dal generale momento di crisi vennero toccati solo in parte, dai cosiddetti popoli del Mare e dagli altri nuovi arrivati nel Levante meridionale, abbandonarono anch'essi l'uso massiccio del carro da guerra: pur vittoriosi, evidentemente avevano avuto anch'essi sentore di un nuovo modo di condurre la guerra.
Non mi sembra che sia del tutto vero che il carro scompaia dai campi di battaglia dopo l’età del bronzo, anzi. È vero che scompare in Grecia e nell’Egeo, ma continua ad essere usato in medio oriente e in mesopotamia.

Prima di tutto, per quanto riguarda gli egizi, mi sembra un po’ difficile da determinare: il periodo che segue il regno di ramsete III è avaro di fonti, ed anche i monumenti vengono sempre più spesso edificati nella zona del Delta (Pi-Ramses, Tanis,…) dove in genere lasciano ben poche tracce. Mi sembra cmq che ha Karnak vi siano ancora raffigurazioni di carri successive a questo periodo, ma non posso giurarlo, dovrei controllare. Cmq, sempre a partire dal regno di Ramesse III, e soprattutto durante il III periodo intermedio, avviene una forte riorganizzazione dell’esercito, che passa sempre più in mano ai libici (che sono sia soldati mercenari, sia comandanti), un po’ come avviene alla fine dell’impero romano con i mercenari barbari. Questo potrebbe spiegare benissimo il declino dei carri in egitto: l’esercito si “libicizza” non solo a livello di soldati, ma anche a livello di tecniche di combattimento, e il carro, simbolo della tecnica combattiva egizia, perde progressivamente importanza. Da notare che il cavallo probabilmente era culturalmente molto importante per i libici (durante le dinastie libiche, i re libici si fanno spesso raffigurare, e a volte addirittura seppellire con i propri cavalli), cosa comprensibile del resto, se immaginiamo i libici come un popolo seminomade o nomade, e dunque si può immaginare che abbiano portato questa loro preferenza per il cavallo anche nell’esercito egizio.

Comunque, per quanto riguarda il medio oriente, il carro continua ad essere usato per esempio sia dagli ebrei che dagli arami, come risulta dalla bibbia, in particolare dai libri dei re (fra i pochi libri della bibbia che possono essere presi in considerazione in senso storico, sia perché spesso citano direttamente degli annali reali o degli annalli del tempio, sia perché le informazione, i nomi e le date che fornisce possono essere verificate attraverso altre fonti, primi fra tutti gli annali assiri), in cui per esempio si dice:

Quote:
Giosafat 873-849 a.C.
reI 22.31 Il re di Aram aveva ordinato ai capi dei suoi carri - erano trentadue -: «Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, se non contro il re di Israele».


il nome del re di Israele corrispondente non è citato, però partendo dagli altri personaggi citati si può stabilire la data alla seconda metà del IX sec aC
reII 6.14Egli (Ben-Hadàd re degli aramei) mandò là cavalli, carri e un bel numero di soldati; vi giunsero di notte e circondarono la città. 15 Il giorno dopo, l'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì. Ecco, un esercito circondava la città con cavalli e carri.
Inoltre, sempre la bibbia cita dei carri in rapporto sia con davide, sia con salomone. Questi passaggi sono ovviamente meno affidabili storicamente, non penso si possano considerare una prova assoluta, però cmq trovo che siano citazioni interessanti

Quote:
Samuele 2.8 [3]Davide sconfisse anche Hadad-Ezer, figlio di Recòb, re di Zobà, mentre egli andava ad estendere il dominio sul fiume Eufrate. [4]Davide gli prese millesettecento combattenti sui carri e ventimila fanti: tagliò i garretti a tutte le pariglie di cavalli, riservandone soltanto cento.

Salomone 970-930 reI 10.26
Salomone radunò carri e cavalieri egli ebbe millequattrocento carri e dodicimila cavalieri, che distribuì nelle città per i carri e in Gerusalemme vicino a sé.
Gli Assiri inoltre, una delle forze principali che hanno causato la caduta dell’impero ittita, usavano il carro da guerra, come si vede in questi rilievi

http://www.bethsuryoyo.com/images/Ga...Chariots2.html

http://www.gutenberg.org/files/17327...images/055.jpg

ed anzi, ne svilupparono anche una forma più pesante che potesse portare 4 guerrieri (di “tradizione” erano due, come dimostra bene il fatto che Ramesse II, nel poema di Kadesh, accusi Muwattali di Hatti di essere un imbroglione, perché ha schierato carri con 3 guerrieri invece che 2), come si vede da questo rilievo di Kuyunjik (Ninive)

http://www.gutenberg.org/files/16162...s/plate091.jpg


il carro dunque in medio oriente non solo non scompare, ma anzi continua ad essere usato dalle potenze vincitrici (assiri in testa) nei secoli successivi come minimo fino in epoca persiana: le truppe più temibili dell’esercito persiano contro cui Alessandro si vedrà costretto a combattere saranno proprio gli Immortali e i carri da guerra.

Del resto il fatto che gli assiri nuovi conquistatori del mondo continuino ad usarlo mostra bene che il carro non era affatto causa di uno svantaggio tattico, anzi.

Allora perché scompare nell’impero ittita e in grecia?

Nell’impero ittita scompare perché scompaiono gli ittiti. Con la caduta dell’impero e dell’aristocrazia guerriera che lo caratterizzava, scompaiono anche le loro tecniche e tecnologie di combattimento. E non è da escludere, secondo me, che la carestia che colpisce l’impero abbia avuto un ruolo nelle possibilità di mantenimento delle divisioni di carri da parte dell’impero nelle ultime fasi della sua storia: se Hattusa è costretta a rivolgersi all’egitto per avere del grano per nutrire i suoi abitanti, dove trova il cibo per i cavalli? E se fossero i cavalli stessi a diventare cibo (per lo meno nelle campagne e presso i nobili di minor rango)?

E per quanto riguarda la grecia?

Mi verrebbe da dire che in grecia il carro è scomparso perché sono scomparsi i micenei.

Non mi considero certo un esperto della grecia micenea e dunque se sto sbagliando correggetemi, però in effetti mi sembra che se ci riferiamo ai poemi omerici, vediamo che sono in genere gli eroi, gli aristocratici dunque (con aristocratico intendo la classe dominante, la parte ricca della popolazione), a possedere un carro, non il soldato semplice, e questo sia perché solo un aristocratico poteva permettersi di mantenere una coppia di cavalli, sia perché solo un aristocratico poteva permettersi di pagare uno o più artigiani per farsi costruire il cocchio. Se però ad un certo momento questa classe aristocratica scompare (indipendentemente dal perché), come sembra essere dimostrato dalla distruzione dei palazzi, chi può permettersi di continuare la tradizione del combattimento sul carro? Gli invasori (se di invasori si tratta) probabilmente avranno altre tecniche di combattimento, e non necessariamente avranno interesse a conservare la tradizione del carro, tanto più in una regione come la grecia, fatta di isole e montagne, dove il carro non è certo l’arma più efficace. I locali rimasti dal canto loro, essendo probabilmente i discendenti di quei soldati semplici che già combattevano a piedi, e non dell’aristocrazia palaziale, se non potevano permettersi un carro prima di certo non potranno permetterselo ora, in un periodo in cui la società è in crisi. Inoltre, probabilmente, non saprebbero neppure che farsene di un carro: loro combattevano a piedi, non erano stati addestrati per combattere su un carro e dunque che senso avrebbe costruire un arma che non si sa usare? Al massimo al massimo per giungere più in fretta sul campo di battaglia, come fanno gli eroi omerici..

Del resto, potrebbe essere un po’ come per il passaggio da roma al medio evo: l’armatura di un legionario era di gran lunga superiore a quella di un guerriero dell’alto medioevo. Perché allora scompare? Perché non c’è più ne lo stato che possa finanziare la loro fabbricazione ne gli artigiani che ne hanno la capacità. Inoltre, nel medio evo non c’è più nessuno che sa combattere in formazione, e dunque l’armatura da legionario si fa inutile. O le baliste, tanto per fare un altro esempio: in europa bisognerà aspettare i contatti con gli arabi per avere di nuovo delle armi d’assedio paragonabili a quelle romane, e non certo perché i “medievali” avevano trovao delle tecniche migliori per contrastarle.


Secondo me dunque, la scomparsa del carro in grecia e in anatolia è da considerare piuttosto come una conseguenza della caduta delle classi dominanti di queste regioni (di cui quest’arma era l’attributo), caduta che può essere stata causata da diversi fattori, fra i quali però non metterei l’uso del carro stesso...

Ultima Modifica di lama su : 13-December-2007 10:19.
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Quote:
Quando una innovazione si fa strada, difficilmente può essere fermata...soprattutto quando quest'ultima è di natura bellica.
Il ferro, come tutti noi sappiamo è molto più resistente del bronzo ed è probabile che il crollo contemporaneo di tutte le civiltà citate si sia sviluppato a partire di un singolo confronto risultato molto favorevole alla nuova tecnologia e dunque a tutte quelle popolazioni che, conoscendone i segreti, si sono adoperate per occupare territori con perdite umane molto contenute.
Il ferro ha sicuramente influenzato la guerra di questo periodo, però non penso che il suo impatto sia stato veramente così importante.

Prima di tutto, l’impero ittita, uno delle principali “vittime” di questo periodo, non solo possedeva il ferro, ma fu probabilmente uno dei primi ad usarlo, e dunque, almeno in teoria, doveva essere uno dei popoli con una metallurgia del ferro più avanzata.

Però è caduto.

In effetti non solo è caduto, ma nel periodo di massima potenza non è neppure riuscito a sopraffare una civiltà del bronzo (l’Egitto) che continuerà ad usare il bronzo ancora per secoli (in effetti gli egizi conoscono il ferro –forse meteorico- fin dall’antico regno, la parola compare già nei testi delle piramidi se non sbaglio, ma vista la scarsità di legname nella valle, per l’egitto è decisamente più vantaggioso usare il bronzo che il ferro).

Del resto, in questo periodo, quali sarebbero stati i vantaggi del ferro sul bronzo?

Prima di tutto bisogna tenere conto del fatto che si trattava di ferro, non di acciaio.

Il vantaggio principale del ferro, mi sembra, è il fatto che sia più duro e resistente del bronzo, quindi una spada di ferro presenterebbe un vantaggio su una spada di bronzo in caso se per esempio ci si trovasse a combattere contro un’armatura di bronzo.

Il punto è che un soldato semplice, un fante di questo periodo non aveva armature di bronzo. In genere non aveva armature di nessun tipo, al massimo una panoplia di cuoio, o di lino, eventualmente rinforzata con placchette di metallo (in genere i mercenari, o le guardie reali, non cmq i soldati semplici), e uno scudo di legno, magari coperto di cuoio per far scivolare le spade.

Contro un soldato armato in questo modo, però, mi sembra che un khepesh (le tipiche spade ricurve) di buon bronzo egizio, ben affilato, non abbia molto da invidiare ad una spada di ferro ittita, sia perché l’armatura in cuoio o in lino può essere superata da entrambe le armi, sia perché lo scudo in legno può fermarle entrambe.

Il ferro può invece forse avere dei vantaggi a livello di punte di frecce, che guadagnano in penetrazione, anche se ancora una volta contro un soldato senza armatura una freccia in bronzo è altrettanto mortale, o nella costruzione dei carri, che possono essere più robusti, tanto da portare un uomo in più (come fecero appunto gli ittiti).

E poi ovviamente ha dei vantaggi contro quei personaggi dell’esercito che l’armatura ce l’hanno, quindi il re e i suoi generali. Prima però di arrivare a loro, una qualsiasi spada in ferro doveva in genere superare un esercito intero...

A parte questo però, non riesco a vedere nell’uso del ferro, per questo periodo, dei vantaggi così grandi da essere la causa di tutto, benchè può certo essere stata una delle cause; se il ferro assiro era migliore di quello ittita, gli assiri avranno sicuramente avuto più facilità a sconfiggere l’esercito ittita e a conquistare l’impero che era già in crisi di suo, però non penso che sia stato questo l’elemento determinante.
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Vedo che si stanno già toccando molti dei punti cruciali che riguardano questo vasto argomento. Rispondo per primo alla giusta osservazione di Milena.

Quote:
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Tuttavia per "collasso" forse deve intendersi una inadeguatezza della struttura socio-politica ai tempi, una incapacità di adattamento del sistema palaziale agli eventi che hanno determinato quel profondo cambiamento alla fine dell'età del bronzo . Una civiltà tanto è più complessa quanto più ha in sè i semi per il riadattamento continuo ai tempi senza soluzione di continuità..... D'altra parte, in casi come il nostro una volta che l'inadeguatezza delle strutture sociali diviene evidenete tramite il confronto diretto con realtà diverse ( magari a loro volta sotto pressione per stimoli sia ambientali che d'altra natura) le città distrutte vengono abbandonate totalmente dopo la loro distruzione......
L'ottica di vedere i problemi interni socio-politici ed economici come un processo di indebolimento mi ha sempre moloto convinto. Indebolimento sia interno, nei rapporti tra clesse dominante e sudditi, sia, forse anche conseguentemente, verso le minacce esterne.
Il punto è che alcuni autori tendono soprattutto a porre l'accento sulla crisi interna, fino a potarla a causa primaria del crollo della civiltà [tra questi B. d'Agostino, in "Storia e civiltà dei Greci. Origini e sviluppo delle città."]. Eppure senza una "spallata" la crisi viene prima o poi risolta, magari modificando le stesse strutture politiche ed economiche, ma mai con quella evidente cesura che caratterizza il XII sec. a.C.

Se per l'Impero Ittita, alla evidente crisi economica deve essere succeduta una "spallata" sicuramente da fuori (forse gli antichi nemici Gaskha, nell'estremo nord-est dell'Anatolia), per il mondo Egeo si può pensare anche ad una situazione più complessa ed articolata, in cui oltre a manacce esterne può esserci stata una parallela instabilità interna sempre di tipo militare. Ovvero, così come nella Grecia classica, è anche possibile che le opere di fortificazione progressivamente più potenti che caratterizzano il XIII sec. e le distruzioni ed abbandoni del secolo successivo non siano dovute solo a minacce esterne (Popoli del Mare?) ma forse anche a guerre tra i rispetivi principati micenei: magari Micene e Tirinto si sono distrutte a vicenda...
L'invasione dorica corrisponderebbe quindi ad una fase di poco successiva: non necessariamente una vera invasione massiccia in armi ma una penetrazione, a volte armi in pugno a volte no, in cui i nuovi arrivati fanno da nuovo e potente "terzo incomodo".

Naturalmente si tratta solo di una ipotesi, che però si riallaccia anche ad antiche mitologie, la cui origine è difficilmente distiguible tra periodo miceneo e greco-arcaico testimoniata da opere tragiche tarde come "I sette contro Tebe".

In sostanza, credo che alla fine qualcuno (barbari o meno) abbia tirato fuori la spada. Il problema è capire chi e quando, e se sia trattato di vere "invasioni" o di una pura opera di saccheggio e distruzione che avrebbe lasciato dietro di se un vuoto politico ed economico.
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Marco Astracedi
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Vecchio 13-December-2007