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| Tema del Mese. Discussione In questo forum si discute il tema del mese scelto tramite votazione dagli amici della comunità di AI. I temi trattati riguardano l'archeologia, l'arte antica, la storia antica e altri argomenti collegati all'antico. |
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14-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Ovviamente appena finito di scrivere l'intervento è saltata la corrente. :neutral:
Dicevo che nei periodi preistorici è sempre difficile addentrarsi nella simbologia. Generalmente l'aniamle è associato tanto ad aspetti di fecondità e prosperità (nella controparte femminile) che di forza e virilità (specialmente il toro). Su queste basi si procede un po' ad intuito ma non saprei quanto in maniera affidabile.
In Etiopia l'arte rupestre è in grandissima percentuale raffigurante bovini, non mi sono mai imbattuto in datazioni di questo materiale ma se anche ce ne fossero mi fiderei poco, è difficile comunque che siano precedenti i 6000 anni BP. I soggetti sono del tutto criptici, l'unico particolare che mi viene in mente è la resa accentuata e spesso innaturale delle corna. Pare che presso le stesse culture fosse prassi comune intervenire sulla crescita delle stesse corna per ottenere particolari risultati, sicuramente era un carattere dotato di particolare valore.
In altre culture le corna si associano ad aspetti come la forza, forse anche la virilità, gli stessi animali cmq quasi mai (o forse mai) hanno il sesso in evidenza.
Nella Penisola Arabica (se si esclude l'area di Jubbah nel NE) petroglifi e pittogrammi di bovini sono molto inferiori in proporzione ad altri soggetti.
Anche qui si distinguono le particolari e innaturali rese delle corna.
In alcuni casi (sicuramente noti almeno in Yemen) sono incisi delle mucche gravide che mostrano chiaramente il "vitello" inciso all'interno della madre (poi cerco la foto). Questo potrebbe essere una simbologia della fecondità, magari a scopo propiziatorio per la favorevole filiazione del bestiame... non saprei.
Nonostante sia un animale che soprattutto nel Corno d'Africa, ma in parte anche in Arabia, ha avuto la sua grande rilevanza come fonte di latte, sangue e carne (tutto questo è attestato sicuramente dai resti faunistici) non sembra che abbia generato una ricca simbologia, soprattutto nei regni sudarabici.
Sicuramente teste di toro sono attestate nell'architettura, sia come elementi decorativi all'interno di scudi ornamentali (in pietra, probabilmente infissi all'interno dei templi ma venendo dal mercato nero...) sia molto spesso sotto forma di protomi taurine con funzione di canaletta.
Nonostante questi riscontri non mi viene in mente nessuna chiara simbologia regale o divina in ambito sudarabico, mentre già se si pensa alla mesopotamia il ruolo del toro come esempio di "forza" o anche proprio "forza della natura" è molto più diffuso.
Ricordo anche una figurina fittile a forma di testa di mucca proveniente da Baraqish, mi pare risalente ai livelli del 1° millennio a.C. ma non sono sicuro.
Era una cosina grande neanche quanto il mio pollice proveniente da un taglio fatto all'esterno delle mura, purtroppo il valore delle figurine in argilla all'interno della spiritualità sudarabica mi è sconosciuto (ammesso che poi qualcosa si sappia davvero) spesso in mesopotamia sono associate ad aspetti più "volgari" della religione ufficiale.
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14-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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Quote:
Stefano
Pare che presso le stesse culture fosse prassi comune intervenire sulla crescita delle stesse corna per ottenere particolari risultati, sicuramente era un carattere dotato di particolare valore.
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Questo mi pare probabile. Etnograficamente conosco i Nuer in Sudan cui accennavo precedentemente, che tra le altre cose intervengono appunto sullo sviluppo delle corna per modificarne la forma.
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15-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Quote:
astracedi
Esco un po' dagli ultimi discorsi, e anche un po' dal coro, per dire come mi sembra eccessiva una tendenza, molto comune e sempre più diffusa, verso alcune forme di universalismo dei significati simbolici.
In un precedente post si è detto (in maniera abbastanza assertiva) come
la croce rappresenti le direzione dei punti cardinai o (magari a questo associato) un qualcosa che si propaga dal centro. Da questa particolare visone si è partiti per dare una particolare connotazione simbolica della croce cristiana, nella quale il centro è rappresentato dalla stessa figura del Cristo, con il conseguente discorso sull'uomo-croce.
Mi chiedo, non è che si compie un errore nel sovrapporre, nello stesso segno, connotazioni simbolico/semantiche che tra loro in realtà non hanno nulla a che vedere?
La croce cristiana non mi sembre che nella suo origine abbia granché a che fare con concetti come "centro/periferia" "emanazione/ricongiungimento verso un centro", ecc.; la croce era un supplizio previsto dalla giustizia romana e, a rigor di termini, mi sembra solo una rappresentazione della morte del Cristo e quindi della redenzione: qualsiasi altro significato gli si voglia dare forse non è del tutto appropriato e forse frutto più di elucubrazioni mentali e filosofiche a posteriori.
Anche il pesce è rappresentato in molte raffigurazioni di tutte le epoche, spesso, sono certo, con intenti simbolici, che però immagino assai diversi di volta in volta. Credo che le raffigurazioni vascolari arabe o cinesi abbiano ben poco a che vedere con il significato simbolico cristiano (precedente a quello della croce) nato come semplice acronimo.
Gli oggetti simbolici sono spesso gli stessi, ma diverse sono le connotazioni simboliche che vengono ad essi attribuiti dalle diverse culture.
Insomma, io ci andrei cauto con l'attribuire significati universali...
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Maggiore è l'ignoranza su certi argomenti, minore è la comprensione di determinati significati simbolici o anche solo di certi discorsi intorno ai simboli. Non è che mi posso mettere qui a spiegare perchè anche la croce cristiana ha quel significato universale di cui sopra.....o da dove e da cosa derivi il cristianesimo.......ad alcuni basta sapere che la croce è il supplizio romano,ad altri no, alcuni restano sul "realistico" altri vanno sul "simbolico", non vedo perchè denigrare i secondi, posso solo dire per il momento che vi è una serie di simbologie basilari che sono diciamo così "biologiche" innate e proprie dell'essere umano e lo differenziano dagli altri animali e permettono la comunicazione tra gli uomini al di là di qualsivoglia cultura.
Se dovessimo sempre e solo fare riferimento alla cultura specifica non sarebbe possibile, almeno per la preistoria ,alcun discorso sui simboli, in nessun modo e in nessun caso. Se lo si fa ,e lo fanno i più eminenti studiosi nel campo, col risultato di poter individuare spesso solamente un significato alquantro generico ed universale, perchè i termini di confronto per quello particolare praticamente non esistono, sarà perchè quei simboli che riconosciamo come prodotti dall'essere umano in base al loro significato universale, ancora ci trasmettono dei significati e attestano delle intenzioni.
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
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15-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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[quote=Pablita;24184] ho notato che non si è mai rappresentato a forma di croce, almeno ai suoi albori.
/quote]
Infatti. Un tale modo di autrappresentarsi nasce in età post paleolitica, e si esprime pienamente nel neolitico.... guarda caso epoca in cui l'uomo comincia chiaramente a differrenziare il proprio spazio da quello naturale o da quello di altri uomini, a differenziare lo spazio sacro e lo spazio profano( in un momento più avanzato ) ecc , in un momento insomma in cui la riflessione sulla collocazione dell'uomo in uno spazio extraumano è evidente e si riflette nell'organizzazione pratica di questo stesso spazio ( oltrechè nell'impossessarsi di esso) . Il preistorico senza una visione di base generalista, all'occorrenza contestualizzata con tutti i crismi è meglio che si dà all'ippica. Come diceva Leroi-Gourhan non si tratta di rimpolpare scheletri con carni posticcie, ma- aggiungo io- almeno di mettere tutte le ossa al posto giusto! ( ogni spunto è dunque utile e benvenuto)
P.S.anche da un punto di vista Paleolitico si potrebbe parlare di tori e rappresentazioni femminili al contempo poichè i due argomenti sono strettamente correlati....
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Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro.
Ultima Modifica di Aquamarina : 15-February-2008 02:22.
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15-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Faccio un ultima riflessione che mi è ispirata dalla lettura dei vari post( ho risposto leggendo man mano). Non so quanto negli studi sul neolitico si parli di sistemi simbolici , o quanto ci si soffermi solo sugli apsetti più evidenti. Per quanto riguarda il paleolitico ,tutti gli animali rappresentati, le figure umane maschili e femminili e i "segni" sono stati riconosciuti come afferenti ad un sistema coerente nel quale dunque tutte le parti hanno dei rapporti specifici.
Alcuni autori ,seguendo la via "strutturalista" inaugurata dal Leroi-Gourhan hanno addirittura elaborato delle "sintassi" che prevedono, ovviamente partendo dall'analisi dei documenti, determinate associazioni dei vari simboli e non altre.
In un simile contesto inoltre il sesso dell'animale( toro o vacca ad esempio) può acquisire dei significati particolri a contesti dati, ma in generale è spesso arduo determinare il sesso o non fu posta sufficiente attenzione su questo punto, il che confermerebbe che appunto gli animali nell'arte paleolitica sono rappresentazioni simboliche e non il risultato di riti propiziatori per la caccia( che potrebbero pure starci ma non in modo così semplicistico).
Sono studi estremamente complicati ,ma vale la pena comunque affrontare l'argomento e da vari punti di vista.
quanto alla donna e al bovide, il Leroi-Gourhan, tremite una serie di "controlli incrociati" e tramite un'analisi "interna" dell'arte paleolitica, giunse alla conclusione che le due figure sono simbolo( nel senso etimologico del termine) l'una dell'altro e viceversa..... Per le epoche posteriori si può trovare in generale l'associazione Donna-Vacca e Uomo -Toro, ma non sempre ( è Inanna colei che manda contro Gilgamesh il Toro Celeste)....si potrebbe pensare ad un passaggio non proprio diretto del simbolo del Bovide dalla Donna all'Uomo.... o meglio dalla Dea madre( alla quale anche in altre età viene associato il Bovide, si pensi a Iside o a Giunone) al Re tremite una sorta di rapporto privilegiato esistente tra il secondo e la prima.... non so se riesco a farmi capire , è arduo sintetizzare certi concetti.
Infine quanto a continuità simbolica tra paleolitico e neolitico c'è un bell'articolo in "forme e tempi della neolitizzazione in Italia meridionale e in Sicilia" . Io continuo a far riferimento al Leroi-Gourhan che avverte che le idee e l'espressione pratica di tutto ciò che concerne la sfera del simbolico o del rituale sono quelle che meno cambiano nei secoli e nei millenni - aggiungo- venendo invece costantemente riadattate e riattualizzate a seconda dei tempi. Una Tradizione infatti è tale e può essere tremandata solose riesce ad integrare le Innovazioni che per forza di cose il mutare dei tempi richiede.
A questo punto mi diventa sempre più urgente procurami questo libro di Cauvin, sonoproprio curiosa di vedere fin dove è rivoluzione questa dei simboli di cui lui parla.
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15-February-2008
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AI gens
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Vorrei consigliare una lettura, che mostra quanto a volte sia fuorviante un'interpretazione troppo "materialista" del dato archeologico:
D. Cocchi-Genik, Considerazioni sull'ideologia religiosa dell' Eneolitico Italiano"in BPI n. 95, 2004
L'autrice mostra magistralmente come nell'ideologia religiosa, dalle alpi al sud italia esistano "elementi simbolici comuni" e come si manifesti "l'avvio di un processo di diffusione di modelli ideologici unificanti ambienti culturali differenziati in altri aspetti del record archeologico" ......in base alle sue argomentazioni pare sufficientemente dimostrato come, ad esempio, le pratiche afferenti alle sepolture in grotticella (ad esempio del Gaudo)non abbiano il significato "pratico" fin'ora supposto di "spostare" verso le pareti le ossa degli antenati in modo da far posto ai nuovi morti, ma rispondano ad esigenze ben più complesse che prevedono rituali concernenti una progressiva perdita dell'individualità del singolo ,a favore dell'esaltazione di valori cominitari molto forti.
Tale ideologia si esprime nelle tombe a grotticella, così come nelle stele alpine o negli "ossuari" del nord italia..... e si configura come vero e proprio segno unificante dei tempi eneolitici in Italia....
Questo ovviamente molto riassumendo
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15-February-2008
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AI senatus
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E' che forse per la preistoria del Vicino Oriente, a parte che per l'archeologia funeraria, una maggiore attenzione verso gli aspetti simbolici (ma sottolineo forse) è venuta fuori solo con l'influenza degli approcci postprocessualisti (che tuttavia personalmente non mi lasciano sempre soddisfatto, e anzi talvolta piuttosto perplesso), e manca per esempio un lavoro simile a quello fatto da Leroi-Gourhan. Per esempio mi chiedo, ma quei segni presenti in quelle statuette riprodotte nel testo di Cauvin (fig. 7), che significano? Sono stati studiati? Ne sapete qualcosa?
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17-February-2008
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Nuovo Utente
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quei segni presenti in quelle statuette riprodotte nel testo di Cauvin (fig. 7), ...
Che segni sono? Sfortunatamente non ce l'ho quel testo...
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17-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: May 2005
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26-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Dec 2006
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Quote:
Aquamarina
posso solo dire per il momento che vi è una serie di simbologie basilari che sono diciamo così "biologiche" innate e proprie dell'essere umano e lo differenziano dagli altri animali e permettono la comunicazione tra gli uomini al di là di qualsivoglia cultura.
Se dovessimo sempre e solo fare riferimento alla cultura specifica non sarebbe possibile, almeno per la preistoria ,alcun discorso sui simboli, in nessun modo e in nessun caso. Se lo si fa ,e lo fanno i più eminenti studiosi nel campo, col risultato di poter individuare spesso solamente un significato alquantro generico ed universale ...
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L'idea delle simbologie basilari innate è un attimo da affrontare con cautela. Esistono delle simbologie estremamente intuitive sereni ma è anche vero che molte altre sembrano particolarmente chiare e/o ricorrenti solo perchè noi vogliamo che lo siano. Davanti all'arte preistorica specialmente ci aggrappiamo alle similitudini credendo di poter davvero decodificarne la lettura simbolica secondo regole universali.
Certe generalizzazioni si fanno proprio perchè altrimenti sarebbe impossibile andare avanti ma ciò non toglie che siano del tutto inaffidabili. La ricerca etnografica ha dimostrato che l'interpretazione simbolica di un soggetto non è univoca neanche all'interno dello stesso contesto culturale, figuriamoci se tentiamo di confrontare simboli di epoca e di contesti differenti di cui spesso non conosciamo nulla.
In realtà si può sostenere l'opposto della teoria delle "simbologie basiliari" cioè che tanto più l'uomo moderno identifica un significato comune e costante per lo stesso simbolo (come la croce di cui si faceva l'esempio) più questa lettura dev'essere considerata fuorviante e frutto di reinterpretazioni posteriori.
In un libricino di M. Vidale (Che cos'è l'etnoarcheologia - carocci ed.) ci sono vari esempi interessanti a questo proposito che penso meritino di essere letti:
<<L'antropologa Ruth Bunzel effettuò un importante studio dei processi di figurazione sulle ceramiche indiane del Sudovest degli Stati Uniti. [...] I disegni, in maggioranza, erano geometrici e astratti e, almeno ai nostri occhi, impossibili da riportare ai significati verbalizzati. Alcune pittrici identificarono diversi disegni con lo stesso nome, mentre altre interpretarono diversamente motivi identici. Osservazioni molto simili sono state fatte a proposito dei repertori di disegni intrecciati dagli indiani nordamericani su cesto. [...] Le vasaie messicane studiate da Hardin identificavano "occhi" in catene di disegni ovoidali riempiti da un punto, "conchigliette" nelle stesse figure interamente campite, "torri" in file di triangoli a reticolo, "montagne" in simili figure triangolari o semicircolari, e "uncini" in fila di tratti sinuosi [...]. Sembra che i vasai decorino i pezzi sulla base di regole e procedimenti inconsci, espressione particolare del principio per cui il comportamente simbolico è intimamente avverso a verbalizzazioni razionali [...] il fatto che in alcuni contesti ritualizzati sia il processo decorativo, piuttosto che il disegno finale, a convogliare importanti valori simbolici per il gruppo, sembra confermato dallo studio dei vasi decorati di gruppi indigeni del Camerun settentrionale.
Lo studio già citato sui disegni dei cesti indiani suggerisce la possibilità che un repertorio grafico tradizionale sia un compendio di tipi di disegno e varianti rielaborato nel presente, ma stratificatosi nel tempo. Se parte dei disegni sembra associabile a nomi in qualche modo accessibili a un osservatore esterno, altri non lo sono. Questa perdita semantica può essere dovuta al fatto che le figure si sono evolute in modo da far gradualmente convergere in un medesimo motivo disegni diversi (che quindi perdono significato) o, al contrario, da generare nuove varianti sotto l'influsso di fattori eterogenei, sino ad essere irriconoscibili o comunque variamente commentati dai singoli. In questa luce, tanto più un sistema decorativo è tradizionale e vitale, tanto maggiore saràla difficoltà di individuare precisi riferimenti semantici.>>
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26-February-2008
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AI senatus
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Data Registrazione: Oct 2005
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Quote:
Aquamarina
Non è che mi posso mettere qui a spiegare perchè anche la croce cristiana ha quel significato universale di cui sopra.....o da dove e da cosa derivi il cristianesimo.......ad alcuni basta sapere che la croce è il supplizio romano,ad altri no, alcuni restano sul "realistico" altri vanno sul "simbolico", non vedo perchè denigrare i secondi
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Guarda, Milena, che non ho voluto denigrare proprio nessuno.
Dico solo che mi lascia molto dubbioso questa tendenza a vedere significati universali in "segni" che non siano veramente elementari e con connotazioni piuttosto generiche. Finché si parla di "associazioni mentali" con alcuni colori (es. Rosso=violenza, forza; giallo= attività, senso di positività) già anticipati tra gli archetipi junghiani, posso non aver nulla da eccepire, così come in semiotica (o grafologia) si distinguono subito segni morbidi da quelli duri, a cui si possono associare connotazioni legate al dualismo maschile/femminile, o cose del genere.
Però lo stesso Umberto Eco, vetta della semiotica italiana, sottolinea come nell'analisi semantica di un segno, e del suo significato simbolico, non si possa esulare dal contesto culturale in cui il simbolo è usato, se non a rischio di facili errori; Eco sottolinea chiaramente come moltissimi simboli siano polisemantici ed abbiano genesi diverse.
Tanto per rimanere sul tema "bovino", riallacciandomi però all'ambito della cristianità venuto fuori parlando di croci, vorrei portare l'esempio dell'Evangelista Luca, ritratto con l'effige di un bue a simboleggiare la mansuetudine. Ebbene, è anche possibile che le rappresentazioni e le corna di Chatal Huyuk possano in qualche modo simboleggiare la "mansuetudine", permettetemi, però, di esprimere tutta la mia perplessità di fronte ad una ipotesi del genere.
Tanto per sottolineare ulteriormente la complessità polisemantica e poligenetica dei simboli, suggerirei uno studio interessantissimo di Marius Schneider (vecchio di una sessantina d'anni e molto noto) il cui titolo dovrebbe essere "pietre che cantano". Lessi il libro una marea di anni fa, per cui perdonatemi se non riesco ad essere preciso, ma proverò a riassumere in poche parole la ricerca condotta da questo celebre musicologo.
I chiosti di tutti i monasteri romanici sono contornati da colonnine di varia foggia, nei cui capitelli sono scolpiti diverse figure. Scheider concentrò l'attenzione su tre monasteri spagnoli, dedicati a tre diversi santi. Nei capitelli del chiostro di uno di questi monasteri ci sono diverse figure, alcuni con significato simbolico più o meno noto, secondo la simbologia religiosa dell'epoca (es., appunto, il bue, o l'agnello od il serpente) altri più oscure (capre, grifoni, foglie di quercia). In ogni caso, la maggior parte di questi simboli erano leggibili e Schneider si avvide che erano a volte legati al santo dello specifico monastero. Si avvide, però, anche che, in base a non mi ricordo quali conoscenze, questi simboli erano anticamente associati a note musicali. In base a ragionamenti di questo tipo (ripeto, i particolari non me li ricordo) Schneider associò ad ogni capitello una nota e ne venne fuori che l'intero chiostro "suonava" il preciso canto gregoriano dedicato al Santo di quello specifico monastero. La stessa cosa verificò in altri due monasteri della regione.
Da questo si evince come uno stesso segno – facciamo il bue – abbia tre diversi significati simbolici: San Luca, mansuatudine, e una certa nota musicale di una certa ottava. Se ci spostiamo anche al di fuori dell'ambito religioso e magari anche in fasi temporali distanti i possibili significati simbolici attribuiti allo stesso segno devono moltiplicarsi enormemente.
Notare che l'analisi condotta da Schneider era assai complessa e molto rigorosa e mi dispiace ricordarne solo i miseri tratti salienti, ma vorrei sottolineare che il dato è interessante perché è un metodo di analisi predittivo e verificabile: andando in un nuovo monastero dello stesso periodo, ma dedicato ad altro santo, se l'analisi di Schneider era giusta ci si doveva aspettare che le "pietre cantassero" un inno gregoriano dedicato a quello specifico santo, cosa appunto verificata dallo stesso Schneider, e da altri dopo di lui in monasteri di altre parti d'Europa.
Quando si ha la volontà e la possibilità di un'analisi rigorosa (penso appunto all'esempio di Leroi-Gourham) bene, però, mancando qualsiasi conoscenza sull'ambito culturale che non sia metanalitico (ossia interno allo stesso campione da analizzare) è evidente che le difficoltà interpretative aumentano di molto. Dopotutto Schneider aveva a disposizione un bagaglio realtivo alla cultura medievale ancora in parte accessibile, non del tutto morto, oltre alla possibilità di verificare la propria tesi. Leroi-Gourham non ha queste possibilità, per cui accetto le sue analisi, ma non certo come oro colato.
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26-February-2008
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AI gens
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Data Registrazione: Jan 2006
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Ti ringrazio Stefano per l'ottimo spunto, che mi permette alcune riflessioni.
Negli studi sul simbolismo, per quanto -diciamo così- evanescenti, vi sono alcune costanti. Una è quella tendenza descritta nel passo da te citato, cioè di considerare simbolico e pregno di significato il fatto stesso di produrre simboli, e di ritualizzare fortemente i gesti e gli atti necessari a fare ciò, generalizzazione piuttosto accettata negli ambiti di sudio sul simbolismo preistorico( si veda ad esempio F. Martini, Illazioni sull'arte, in RivScPreist XLIX)
Concordo sulla cautela soprattutto rispetto all'uso "selvaggio" del confronto etnografico, e personalmente trovo più interessante lo studio dell' individuazione, della trasmisssione e della trasformazione di simboli o tradizioni simboliche date.
La difficoltà maggiore con i simboli è che essi, a differenza dei segni grafici usati ad esempio nelle nostre scritture( ma anche nelle "segnaletiche" più comuni oggi in uso ,come quelle stradali) hanno carattere di plurivocità ed esprimono spesso concetti che è pressocchè impossibile descrivere o comprendere completamente tramite il ragionamento.
Questo però non è un buon motivo per tralasciarne lo studio , e tanto più una definizione sarà puntuale tantopiù avrà possibilità di essere parziale,e/o applicabile solo a un contesto dato.
La plurivocità del simbolo si esprime in una molteplicità semantica che rispecchia la realtà multiforme e dinamica, l'indefinitezza del pensiero e l'illimitata possibilità di concatenazione di idee.
Ponendosi i simboli come una delle maggiori espressioni della capacità d'astrazione che pertiene all'uomo, riconosciuta da alcunmi autori( Si veda ad esempio F. Facchini, Il simbolismo nell'uomo preistorico, aspetti ermeneutici e manifestazioni, RivScPreist, XLIX) già ai primi ominidi( del tipo Homo Habilis) , esso si configura come un interfaccia tra l'uomo stesso e la realtà da lui percepita e vissuta, mezzi di conoscenza ma anche risultati e descrizioni sintetizzate delle più profonde concezioni dell'uomo intorno a sè stesso, ciò che lo circonda e i reciproci rapporti ( da questo punto di vista possiamo riallacciarci al significato etimologico della parola simbolo- che continie un' idea | | |