 |  |  |  | | Tema del Mese. Discussione In questo forum si discute il tema del mese scelto tramite votazione dagli amici della comunità di AI. I temi trattati riguardano l'archeologia, l'arte antica, la storia antica e altri argomenti collegati all'antico. |  | | 
10-December-2009
|  | Amministratore AI | | Data Registrazione: Dec 2002 | | [Dicembre 2009] Il significato dell' archeologia oggi e il ruolo dell' archeologo Al via la discussione.
Titolo della discussione del mese di dicembre: Il significato dell'archeologia oggi e il ruolo dell'archeologo
Utente che ha proposto la discussione: unzurkit
Testo del messaggio con la proposta: Io propongo una discussione sul tema: quale è il significato dell'archeologia oggi e quale deve essere (e quale può essere) il ruolo dell'archeologo.
Ivan
__________________ AI ti Premia. Un omaggio a chi contribuisce ad arricchire il forum di AI AI eshop. Compra libri usati e nuovi su archeologia e storia Ora siamo anche su Facebook, Iscriviti alla pagina del progetto AI e a quella di AI eshop | 
17-December-2009
|  | Amministratore AI | | Data Registrazione: Dec 2002 | | Nessuno interviene? Mi sembra un tema molto interessante.
__________________ AI ti Premia. Un omaggio a chi contribuisce ad arricchire il forum di AI AI eshop. Compra libri usati e nuovi su archeologia e storia Ora siamo anche su Facebook, Iscriviti alla pagina del progetto AI e a quella di AI eshop | 
17-December-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Dec 2009 | | Io fino a oggi non avevo considerato questa parte del forum e confesso che avrei votato per il tema dell'Iliade, ma questo è stato scelto a maggioranza e mi sembra sia giusto spenderci qualche parola, anche perché è un tema molto attuale e - almeno personalmente - mi riguarda da vicino.
"Archeologia". Quando dico in giro che studio questo genere di cose, la gente immagina sempre la solita scena: io, in pantaloncini e maglietta, mentre scavo col piccone in Egitto (non si sa bene perché sempre lì!). L'antichità secondo me non è percepita nella giusta dimensione dai nostri contemporanei. I più pensano al passato come un mucchio di rovine, cocci, scheletri e armi spuntate... e l'archeologo non è che il "mero scavatore", che ha il compito di tirarle fuori dal sottosuolo per affidarle al primo museo che capita.
L'archeologia è molto di più. Capire come funzionava il mondo antico è capire come mai siamo nati in un mondo che funziona in un certo modo. Forse è il momento che questo settore antico cerchi di riprendere terreno e di mettersi al passo con i tempi. Nel mondo della cultura ci si sta mobilitando in questo senso, per realizzare soprattutto più parchi archeologici (che non sono semplici aree di scavo, ma luoghi privilegiati nell'accoglienza, nel contatto e nello scambio fra le persone e l'antico). E' qui che può avvenire quel salto che che io mi auguro; un salto che porti a una maggior dimestichezza dei profani con il mondo passato e a una rivalutazione dell'archeologo, non come semplice scava-tesori, ma come persona qualificata e in grado di istruire e guidare la gente nei meandri della storia. Una storia non più fatta di libri e vocaboli, ma di solide - anche se frammentarie - realtà. | 
18-December-2009
|  | AI senatus | | Data Registrazione: Feb 2006 | | I problemi sottolineati da Perseo sono gli stessi in cui ci siamo ritrovati tutti noi prima di lui e, prima di noi, coloro che ci hanno preceduto.
Vorrei aggiungere qualche parola, sviscerando meglio la questione: quando Perseo dice che la gente percepisce l'archeologia come una serie di rovine e cocci, putroppo sostiene una cruda verità, ma il nocciolo è sostanzialmente che molte persone non percepiscono l'archeologia come storia. Storia che si basa su documenti diversi da quelli dello storico "puro", ma sempre storia. Questo accade perché l'archeologia, nella maggior parte dei casi, si occupa della vita quotidiana del passato. Alle persone invece interessano i grandi avvenimenti, specialmente se si tratta di guerre. Certo, i monumenti pervenutici commemorano anche le vittorie e le sconfitte degli uni e degli altri; tuttavia il problema è che i monumenti non sono immediatamente parlanti come lo può essere la parola scritta. Il monumento deve essere infatti spiegato per poter diventare fonte di conoscenza storica, specialmente quando è ridotto allo stato di rudere (ed una migliore comunicazione in tal senso sarebbe auspicabile in Italia, ne abbiamo già accennato nella discussione sulla musealizzazione). Non a caso si sta puntando sul virtuale per ricostruire la storia che c'è dietro un monumento o dei semplici vasi.
La discrepanza tra storia ed archeologia è ad esempio evidentissima nelle scelte di visita dei turisti: tutti vanno a visitare il Colosseo, ma pochissimi prima di arrivare lì sanno chi fu a costruirlo. Il Colosseo però attira perché è abbastanza integro e, soprattutto, per via della funzione che aveva (la morte, insieme all'amore, è un tema che fa molta presa sull'immaginario collettivo). Tuttavia un altro edificio ben conservato come il Mausoleo di Augusto è praticamente snobbato dal grande pubbblico (l'Ara Pacis anche lo era, prima che Meyer costruisse il suo museo, però la gente ora ci va per il suo nome, non tanto per l'oggetto che vi è contenuto). Eppure Augusto è la figura della storia romana che interessa di più, specialmente all'estero. Lo stesso dicasi per Nerone, la Domus Aurea non regge il confronto con il suo dirimpettaio quanto a visite, mentre il suo costruttore è famosissimo.
Credo dunque che in Italia occorra ripartire dal ridare dignità all'archeologia come storia (o forse sarebbe bene dire che occorre ridare dignità alla storia in generale,in quanto non è che il resto della "famiglia" se la passi bene...), cercando di far comprendere come essa sia a volte utile allo storico stesso e, nel medesimo tempo, restituisca informazioni che la scrittura antica non ci fornisce, per i motivi più svariati; di far comprendere inoltre, come proprio le informazioni legate ai banali fatti quotidiani, sono preziose in quanto costituiscono la vita che è vissuta più direttamente dalle persone comuni - che poi sarebbero quelle a cui la maggior parte di noi appartiene.
__________________ | 
18-December-2009
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | E' vero ho notato anch'io che nell'immaginario collettivo ci collocano spesso in Egitto  Al di là di questo son d'accordo con quanto è stato detto e soprattutto credo che effettivamente si dovrebbe ri-dare dignità tanto alla storia quanto all'archeologia, in genere diciamo allo studio del passato. Dignità sociale (e quindi professionale). La discussione recita "il significato dell'archeologia oggi e il ruolo dell'archeologo". Sul piano puramente conoscitivo, scientifico, personale, ognuno può dare probabilmente una miriade di elementi che contribuiscono a definire (l'importanza di) significato e ruolo. Ci si potrebbe chiedere però quanto questi siano sufficienti se alla base vi è una scarsa, nulla o fortemente distorta percezione di quale sia non solo l'importanza ma l'utilità della conoscenza del passato dell'uomo. Non so, forse piano piano si dovrebbe ripartire da qui, o anche da qui. Se il passato viene percepito come inutile, se il suo studio viene immaginato come qualcosa di dilettantesco e non come professione, se il suo contributo alla vita sociale, alla continuazione della vita umana, non viene minimamente considerato, beh su queste basi forse resta piuttosto difficile spiegare, comunicare, quale sia il significato dell'archeologia e quale importanza possa avere il ruolo dell'archeologo.
__________________ | 
19-December-2009
|  | AI gens | | Data Registrazione: Jan 2006 | | Discorso piuttosto complicato. Avrei preferito, prima di intervenire ,che lo impostasse colui che lo ha proposto, ma poiché latita….. Difficile sempre dare definizioni. Le mie possono cambiare a seconda dell’età, delle esperienze vissute, a volte persino dell’ umore….. in questo momento pensando agli argomenti di questa discussione dico che oggi l’archeologo è essenzialmente un tecnico, che ha determinate responsabilità all’interno di opere pubbliche(qualsiasi scavo è un’opera pubblica) a cui partecipano enti pubblici e privati. Il fine è la produzione di cultura nel mentre si producono altre cose, in pratica posso dire che si lavora per il futuro, prossimo o remoto? Una grossa parte dell’archeologia odierna credo che si concentri sulla raccolta dei dati, che certo è la base ed è quella in cui va rigorosamente applicato il metodo che ci è proprio. Dico che si lavora per il futuro perché i dati che giorno per giorno si raccolgono vengono il più delle volte semplicemente immagazzinati, in modo più o meno ordinato e più o meno pubblico, organizzabili e correlabili gli uni con gli altri solo in un secondo momento. …il momento in cui poi la storia particolare, che è quella del singolo sito, può diventare storia generale….
__________________ Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro. | 
20-December-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Dec 2009 | | Aggiungo anche un'altra cosa secondo me importante, che ho dimenticato di mettere nel primo commento.
E' vero, l'archeologia deve essere ritenuta come una fonte preziosa di nuove informazioni sulla storia (maggiore e minore) della nostra terra; ma credo che non possa limitarsi esclusivamente a questo. Che ci piaccia o meno, viviamo in un mondo in cui si privilegia l'aspetto concreto del lavoro, e l'archeologia viene forse snobbata perché si pensa ai ruderi e ai reperti per lo più solo come a qualcosa da sviscerare e analizzare sempre più nel dettaglio, senza vedere alle volte anche un possibile aspetto più economico, che magari può esser percepito come "meno nobile", ma che di fatto porta al guadagno. Sto parlando della valorizzazione e della pubblicizzazione dei siti archeologici. Ci vuole un maggior investimento nella creazione di parchi archeologici, puntando a un più ampio coinvolgimento del pubblico (e soprtattutto dei turisti stranieri, che sono da sempre incantati dalle nostre antichità); non pensiamo ai soliti casi eclatanti del Colosseo o di Pompei; perché ci sono molti siti spettacolari in Italia di cui nessuno sa niente e che non godono di alcuna forma di valorizzazione (mi viene in mente il caso - riferitomi - di un servizio di Mi manda Rai 3, sulle degradanti condizioni in cui versa la Piscina Mirabilis). Secondo me (liberi di non concordare) non si può chiedere a chi studia questa materia di limitarsi a rinchiudersi in uno studiolo o su un sito di scavo, per studiare, studiare e studiare, col solo fine di pubblicare una notizia che potrebbe esser considerata interessantissima da un esperto del settore, ma che agli occhi di un "comune mortale" non sembra diverso da ciò che ha già visto altre volte. Per esempio: uno studiosi di ceramica antica può trovare interessante una catalogazione e uno studio di dieci manici d'anfora Dressel tipo B anomali per fattura; ma chi non ha mai fatto studi di archeologia e non sa neppure cosa sia un'anfora Dressel o a cosa servisse, trova la cosa poco interessante... e allora nasce la leggenda dell'archeologo studioso di "cocci". Non voglio dire che si debba smettere di studiare (e per carità, lo sottolineo perché non voglio essere frainteso in questo senso!). Ma temo che la crescente specializzazione di questo settore abbia portato l'archeologo a isolarsi dalla gente e a portare con la sua ricerca contributi sì utilissimi, ma accessibili solo a pochi. Dunque credo che sarebbe opportuno puntare - a livello statale, regionale e provinciale - a una rivalutazione del rapporto con il turista, in un'ottica di valorizzazione dei siti stessi, che potrebbero portare (con una buona pubblicizzazione sia sul teritorio che all'estero) anche alla creazione di nuove strade di lavoro e a un incremento dei guadagni. | 
21-December-2009
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Dec 2009 | | Perseo sono d'accordo con te.
Io ho solo 20 anni e solo ora mi accingo ad entrare nel mondo dell'archeologia e posso fornire il punto di vista del neofita.
Da parte dei "non addetti al settore", l'archeologia ,viene senza mezzi termini, snobbata alla grande.
Mi sembra un'ottima idea la tua, cioè una rivalutazione, ma, secondo me deve avvenire a livello nazionale, cioè in tutta Italia.
Il ministero dei beni culturali, tra tutti il più sconosciuto, dovrebbe attivarsi di più e valorizzare il nostro paese, ricchissimo di reperti ed opere d'arte, ma poco sfuttati.
Che obiettivi ha raggiunto fino ad ora questo ministero??? non se ne parla mai...
Penso che sia neccessaria una grande svolta, ma partendo dall'alto, altrimenti le varie associazioni e gruppi, senza l'appoggio dei politici, non smuoverebbero un granchè.
Il principale ostacolo rimane comunque quello finanziario, come reperire i fondi per permettere gli scavi??
Chi è disposto a rischiare denaro, utilizzando un termine alla Perseo, per riportare alla luce "dei cocci"?
Forse una grande campagna pubblicitaria e di sensibilizzazione potrebbe informare la collettività e di conseguenza portare il problema in parlamento.
Un intervento politico lo ritengo essenziale. | 
21-December-2009
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Già, ma tutto ciò alla base dovrebbe dare per scontata la presenza di un interesse e di una volontà, e di una cultura (in senso socio-antropologico diciamo: modi di pensare, di agire, abitudini, comportamenti, valori, ecc.), che a me invece pare manchi (nella classe politica e dirigente così come tra noi comuni mortali), e stia mancando sempre più (mentre invece storicamente in Italia la cultura della conservazione è ben presente, e come ricorda spesso Leda con punte ancor più avanzate rispetto ad altri paesi).
Per quel che riguarda il reperimento di fondi privati, oltre ad un vero capitalismo che di fatto in Italia manca, ci vuole anche tanto "marketing" da parte degli archeologi, cosa quest'ultima che anch'essa spesso manca. Quanto ai finanziamenti pubblici intanto comincerei col riservare una minima percentuale del PIL almeno a livelli degli altri paesi. Insomma fatti e soldi (in base anche ovviamente a meriti, qualità e risultati, non a pioggia o in relazione ad agganci e ammanicamenti vari), non solo bei (o meno belli) discorsi pubblici che poi lasciano il tempo che trovano...
__________________ | 
21-December-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Dec 2009 | | Credo che i discorsi fatti siano giusti. Voglio però insistere più su altri aspetti, che non sullo scavo in sé. Guardate, lo scavo è sì importante e utile (e anche qui, sottolineatura!), ma il problema consiste soprattutto non tanto in quello che è ancora da scoprire, ma in quello che è già stato scoperto. E' grave che in Italia non si diano fondi allo scavo, ma ancor più grave è l'abbandono di ciò che è già stato riportato alla luce del sole. Vi riporto le frasi di due miei insegnanti, che non ho mai stimato gran ché, ma che hanno detto rispettivamente due verità:
1) "Invece di andare a scavare nel terreno, andate a scavare nei magazzini dei musei, perché lì c'è un sacco di materiale che nessuno ha mai studiato né catalogato, e se ne sta lì a prendere muffa."
2) "Finché un reperto resta sotto terra, in un certo senso si tutela da solo."
E' questo che agli archeologi (e soprattutto ai più giovani) purtroppo sfugge: siamo tutti presi dalla foga di scavare, scavare e scavare; si dissotterra una villa e poi via, a scavare un villaggio, poi ancora via, a scavare un tempio; e ci si dimentica che tutto ciò che abbiamo riportato alla luce è passato da una situazione di relativa sicurezza a una più esposta al deterioramento. Vuoi per la pioggia, il vento, il sole, le erbacce, l'inquinamento, il vandalismo... Un sito così come un reperto è come un figlio: non lo si può mettere al mondo e poi, una volta nato, tanti saluti; va seguito, curato, protetto. E se non ci sono i soldi per fare questo, è assurdo voler scavare a tutti costi, perché si continuano solo a mettere a repentaglio ancora più siti di quanti non lo siano già oggi. Io ho lavorato come tirocinante nei magazzini di un museo, e vi posso assicurare che ci sono scaffali e scaffali di coppe che non sono mai state pulite, restaurate, studiate o esposte, ma giacciono lì da scavi di anni e anni... e questo non è accettabile per chi ne comprende il valore culturale. Secondo me è in questo senso che si deve puntare: rivalutare ciò che c'è già, tutelarlo e valorizzarlo nel giusto modo, dal più alto livello dello Stato al più piccolo comune (come diceva anche Eliand) e senza fare tanti discorsoni belli a sentirsi, ma di poca utilità pratica (come ha ricordato Karl). Perché la cultura vive grazie alla comunicazione; e se ciò che è già stato scavato non viene messo a disposizione del pubblico e presentato in modo adeguato, resta una cultura morta (o comunque viva per pochi intenditori). Quindi, ribadisco, non si deve smettere di scavare, ma è un'utopia pensare di trovare nel settore dello scavo archeologico una via di fuga da questo lassismo. L'archeologo deve imparare a trovare nuove strade, che lo portino soprattutto a interagire con un pubblico che è molto più interessato di quanto non si creda.
__________________ Perseo | 
21-December-2009
|  | Utente attivo | | Data Registrazione: Dec 2009 | | E concludo: che poi le eventuali entrate derivanti da una nuova concezione e attuazione di questo mestiere possano essere reinvestite per ulteriori scavi o per finanziare ricerche più approfondite in ambito accademico, questo è più che auspicabile. Ma se non impariamo a sfruttare quello che già abbiamo nel modo migliore, è inutile sperare in un cambio di rotta.
__________________ Perseo | 
22-December-2009
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Dec 2009 | | Quote: Perseo E concludo: che poi le eventuali entrate derivanti da una nuova concezione e attuazione di questo mestiere possano essere reinvestite per ulteriori scavi o per finanziare ricerche più approfondite in ambito accademico, questo è più che auspicabile. Ma se non impariamo a sfruttare quello che già abbiamo nel modo migliore, è inutile sperare in un cambio di rotta. |
Hai ragione Perseo, è necessario utilizzare meglio, quello che già abbiamo.
Con maggiori entrate monetarie( perchè alla fine si riduce tutto lì, anche se non è bello da dire) si avrebbero maggiori risorse per futuri scavi e lavori.
Continuo a ribadire però che è necessario un intervento dei politici ed una maggiore presa di coscienza da parte di tutti, altrimenti non si và da nessuna parte. | 
22-December-2009
|  | AI senatus | | Data Registrazione: May 2005 | | Riprendendo però il titolo della discussione, io mi chiedo, posti tutti questi problemi e infiniti altri ancora, cosa può e deve fare l'archeologo? Qual è il suo ruolo, professionale rispetto alla società e nel contesto dei problemi di cui sopra? Perché lo stato o un privato dovrebbe finanziare il suo lavoro, qualsiasi esso sia? A che serve? E' importante e utile o è solo un inutile peso e un ozioso passatempo?
__________________ | 
23-December-2009
| | Nuovo Utente | | Data Registrazione: Dec 2009 | | La gente è poco informata sul lavoro dell'archeologo, quindi considera "soldi inutili" quelli spesi per gli scavi e ricerche.
Solo gli addetti ai lavori e gli appassionati possono apprezzare il lavoro dell'archeologo e considerarlo utile.
Cosa deve fare un archeologo? Bè penso che come singolo possa fare ben poco.
Come primo passo propongo di fare maggiore pubblicità. | 
23-December-2009
| | AI gens | | Data Registrazione: Mar 2009 | | Non essendo un archeologo non dovrei intervenire, ma ci son degli spunti che potrei dare. In Italia a livello culturale diffuso si rifugge dalla ricerca delle proprie radici storiche, per malintese ragioni soprattutto politiche, per “non alimentare localismi campanilistici”. Il campanilismo per me è non è negativo, è amore per la propria terra ed è un valore vero che di suo non ha effetti negativi, se si mantiene nell'ambito della goliardia. Tanto per farsi capire io prima che italiano mi sento toscano, allo stesso modo in cui prima ho un nome che mi designa eppoi un cognome che mi fa appartenere ad una famiglia (gens). Son nato qui come i miei avi. Chi si è spostato ha un'anima storica strappata tra il luogo degli avi e quello dove vive. Può risolvere il conflitto in varii modi, che vanno dal fregarsene del tutto all'abbracciare ogni antica cultura italiana. Il primo caso è il più normale e comune. L'estremo opposto è raro. Le vie di mezzo vengono vissute come “spettacolo della storia” ed il contatto con l'archeologia è il museo.
In quest'ottica l'archeologo è quello che trova gli oggetti da mettere nel museo. Un trovarobe, un tombarolo legale.
Tutto lo studio che c'è dietro e la pazienza dei confronti, l'importanza di riconoscere striature del terreno, cambi improvvisi del terreno che segnalano un antico scavo per la posa di un palo, trame finissime di stoffe decomposte che neppure tutti gli archeologi sanno vedere, l'intuizione tratta da segni evanescenti che saranno distrutti al primo tocco di pennello, tutto questo è sconosciuto al pubblico.
Eppure gli archeologi stessi non vogliono estranei e curiosi, le zone di scavo sono recintate ed oscurate, nessuna ripresa è permessa, le soprintendenze si comportano come i carbonari risorgimentali, e così si pensa che tutti gli altri meno sanno e meglio è. E le pubblicazioni arrivano (quando arrivano) dopo anni e restano semisegrete. Ci saranno mille perché, ma ho partecipato a qualche scavo ed ho visto che i sotterranei dei musei son pieni, strapieni, di scatole di cose che in molti casi non si sa più nemmeno cosa siano, che ci sono depositi di reperti in cassette che sarebbe stato meglio non aver scavato, perché tutta la documentazione è andata perduta, che prima di essere esposto un reperto dev'essere “studiato”, “restaurato”, cosicché passano 12 anni prima di poterlo vedere in una vetrina, e in condizioni peggiori di quando , con tutte le cure del mondo, lo liberai dalla terra. Perché ogni possibile altro studio deve essere interdetto fino alla fine dell'eterno “studio ufficiale”? Foto no. Perché tutti questi segreti?
C'è molta strada ancora da percorrere per far capire che chi lavora per lo stato è al servizio di chi lo paga e che lo Stato è pagato dai cittadini.
Scusate la confusione. Se volete non tenete conto di questo post.
zilc | | Strumenti Discussione | | | | Modalità Visualizzazione | Modalità lineare |
Regole di scrittura
| Tu non puoi inserire messaggi Tu non puoi rispondere ai messaggi Tu non puoi inviare allegati Tu non puoi modificare i tuoi messaggi Il codice HTML è Disattivato | | | | Archeologia Italiana - 1998-2009 - Copyright. Tutti i diritti riservati InPictura di Ivan Boni - PIVA 03045520362 |
Tutti gli Orari sono GMT +2. Attualmente sono le 10:56. Search Engine Optimization by vBSEO 3.3.2 | |  |  |  |  | |