25 Giugno 2019

Archeologia subacquea a San Vito lo Capo (TP): progetto di ricognizione sistematica dei fondali

Dagli inizi degli anni novanta il golfo di San Vito lo Capo (Trapani) è stato oggetto di indagini archeologiche subacquee, che ne hanno evidenziato il ruolo fondamentale giocato fin dall’inizio della navigazione e l’importanza come punto di approdo, riparo e come centro produttivo e commerciale.

Le numerose campagne di ricerca svolte nell’area hanno portato al rinvenimento di due importantissimi relitti e di numerosi giacimenti sommersi, datati tra il IV secolo a.C. ed il XVI secolo d.C., che attestano la centralità di questo specchio di mare nell’ambito dei traffici commerciali antichi. Il relitto arabo-normanno del Faro, con il quale iniziano nel 1992 le indagini sistematiche nelle acque del golfo, rappresenta uno dei siti subacquei italiani più importanti e più a lungo indagati; si tratta di un’imbarcazione, datata al XII – XIII secolo d.C., che trasportava poco meno di mille anfore vinarie di ridotte dimensioni, altri contenitori più grandi, adibiti probabilmente al trasporto di derrate alimentari solide, e ceramica per uso di bordo. Il relitto delle Macine, identificato nel 2006, trasportava invece un imponente carico di circa 60 macine in pietra basaltica, rinvenute in un contesto nel quale il materiale ceramico spazia dal IV a.C. al XVI secolo d.C., non consentendo di avanzare ipotesi sull’inquadramento cronologico dell’imbarcazione. Accanto a questi relitti le numerose concentrazioni di materiale archeologico, identificate sui fondali del golfo, riconducono a punti di approdo ed ancoraggio e testimoniano dell’intensa frequentazione marittima dell’area sin dall’antichità.

Altre attestazioni di attività collegate al commercio transmarino sono emerse nel territorio di San Vito presso il Seno del Secco ed il golfo del Cofano, dove sono state portate alla luce delle vasche adibite alla produzione del garum ed altre strutture funzionali alla commercializzazione di questa salsa di pesce, molto apprezzata nel mondo romano. La presenza nelle acque del golfo di numerosi contenitori funzionali al suo trasporto è una ulteriore conferma della floridezza dei commerci nella zona.

Nel 2013 è stato approvato dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana il progetto “San Vito lo Capo Underwater Project”, proposto dalla Giano s.n.c. e dalla Seadiver s.r.l., che ha come obiettivo la ricognizione sistematica dei fondali del golfo al fine di mapparne le evidenze archeologiche e realizzarne la mappa del potenziale.

Il progetto, suddiviso in più campagne, è stato avviato nel settembre del 2013 e le immersioni sono state effettuate durante i Campi scuola internazionali di archeologia subacquea, importante appuntamento per tutti gli appassionati ed i professionisti del settore, che si svolge da oltre vent’anni nella località di San Vito lo Capo.

Le prospezioni sono state effettuate con l’ausilio del sistema DGPS subacqueo Ru.Na., sviluppato nel corso di una tesi sperimentale di archeologia e finalizzato al tracciamento dei subacquei in immersione, al posizionamento e al rilievo di manufatti archeologici durante ricognizioni di fondali a basse e medie profondità. Il sistema infatti è costituito da un GPS differenziale con precisione centimetrica, che permette di documentare la posizione spaziale delle singole evidenze sommerse e di realizzare un modello tridimensionale del fondale; integrato con altre tecnologie, Ru.Na. consente di fotografare, disegnare e schedare preliminarmente le evidenze archeologiche, lasciandole in situ, e di delimitare con precisione le aree già indagate.

L’impiego del sistema ha permesso nel corso della campagna 2013 di ispezionare un’area di circa 62000 m2, portando all’identificazione di 118 elementi archeologici appartenenti ad un orizzonte cronologico che va dal VII a.C. al XIII secolo d.C. I dati raccolti, organizzati in un sistema GIS al fine di evidenziare le concentrazioni e le distribuzioni di materiale e permettere l’interrogazione della piattaforma per l’elaborazione di carte tematiche, sono stati presentati preliminarmente in occasione dell’VIII International Symposium on Underwater Research di Procida (27-29 marzo 2014).

Le ricerche proseguiranno anche quest’anno durante i Campi scuola internazionali di archeologia subacquea che si terranno a San Vito lo Capo dal 30 agosto al 20 settembre; la partecipazione è aperta a studenti, professionisti operanti nel settore e a tutti i coloro che sono interessati a questa affascinante disciplina.

Per informazioni www.archeologiasubacquea.com

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Archeologia subacquea a San Vito lo Capo

About Marco Bonaiuto

Archeologo e socio amministratore presso la Giano s.n.c., ha conseguito la qualifica professionale di Operatore Tecnico in Archeologia Subacquea nel 2004. Archaeology Diver Instructor NASE, si occupa da diversi anni delle ricerche nel golfo di San Vito, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana e in passato con l’Istituto di Archeologia Subacquea di Palermo, con il quale ha svolto anche campagne di ricerca subacquea in Serbia e in Romania.