26 Maggio 2019

Rex Juba di Stefano Medas. Recensione

Rex Juba di Stefano MedasLa ricostruzione romanzesca di un viaggio di esplorazione alle Isole Canarie – allora chiamate Isole Fortunate – nel I sec. prima di Cristo, è il soggetto del romanzo di esordio di Stefano Medas, archeologo navale e docente di Storia della Navigazione Antica. La puntuale rivisitazione del contesto storico e archeologico – piuttosto inusuale – propone un personaggio misconosciuto della Romanità: Giuba II, re di Mauritania nel 25 a.C. Figlio del redi Numidia, sconfitto da Cesare, è stato deportato a Roma, ed ha sfilato al corteo trionfale di Cesare, dopo la campagna d’Africa. Educato dalla famiglia di Ottaviano, il vincitore della battaglia di Azio, è diventato un giovane colto e promettente, ed ottiene la cittadinanza romana. E’ lo stesso Ottaviano ad assegnargli il regno di Mauritania, dandogli in sposa Cleopatra Selena, figlia di Antonio e Cleopatra, anch’essa cresciuta a Roma nella famiglia del protettore Ottaviano, affidata alla sorella Ottavia.

Selena, bella e sensuale, è una donna colta e raffinata; legata al marito da una profonda intesa, ne ammira la sete di conoscenza e di avventura. L’opera di Giuba si riflette positivamente sul suo regno. La Mauritania sui sviluppa civilmente, e si apre al mondo ellenistico con commerci e scambi culturali. Giuba è particolarmente impegnato nello studio della geografia e le scienze naturali: all’inizio del primo secolo accompagna Gaio Cesare, nipote di Augusto, in un viaggio in oriente e in Arabia: da questa esperienza trae il materiale per una importante opera, supportata da Augusto Agrippa. Verso la fine del I sec. d.C. intraprende un progetto di esplorazione nell’Oceano, oltre le Colonne d’Ercole, che potrà essere il compimento della sua vita avventurosa: il viaggio di scoperta alle leggendarie Isole Fortunate, al limite del mondo conosciuto. Il libro di Medas è appunto una proposta di ricostruzione della spedizione, un evento basilare, del quale però non ci sono rimaste tracce letterarie.
Una flottiglia di tre navi, le liburne Aquila e Invicta, e l’oneraria Fortuna, guidate da tre capitani e con una settantina di marinai, si concentrano a Cesarea di Mauritania, l’attuale Tangeri. Dopo aver imbarcato due medici e naturalisti, e due cartografi, giunge per la spedizione il giorno della partenza. La rotta prevede soste a Gades, oggi Cadice, sulla costa atlantica della Spagna, per incontrare il filosofo Fania, che ha raccolto dati geografici sulle Isole di destinazione; quindi, costeggiando l’Africa, Lixo, Saba, e Cerne, nelle Isole della porpora, ultima tappa prima della traversata. Il viaggio dura 135 giorni. La descrizione procede con l’incontro con gli isolani e l’identificazione delle isole: la più grande viene nominata Canaria, per via della presenza di grandi cani. Da essa, per estensione l’intero arcipelago avrà il nome di isole Canarie.

Le osservazioni dei geografi e dei naturalisti sulle condizioni naturali dell’arcipelago e i suoi abitanti, contenute in una relazione all’imperatore, lasceranno tracce importanti nella letteratura scientifica del tempo, a partire da Plinio il Vecchio. Se purtroppo i testi originali sono andati perduti, Medas integra la narrazione con pagine di archeologia ricostruttiva della marineria di epoca romana, dovute alla sua profonda conoscenza delle costruzioni navali

dell’epoca e delle tecniche di navigazione – acquisita con la partecipazione a numerose missioni archeologiche subacquee – e con belle descrizioni di episodi di viaggio per mare e della vita quotidiana a bordo. Una capacità rara, negli scrittori italiani di mare.

About Luigi Griva

Operatore Tecnico di Archeologia Subacquea al Cantiere palafitticolo di Viverone (BI) della Soprintendenza Archeologica del Piemonte negli anni ’80-90, ha partecipato a diverse Missioni archeologiche in mare e nelle acque interne. Passato per ragioni anagrafiche alla ricerca d’Archivio, ha legato il suo nome dal 1993 alla ricostruzione storica della vicenda della Peota di Carlo Emanuele III di Savoia, il piccolo Bucintoro varato a Venezia nel 1731 e risalito con un epico alaggio controcorrente sul Po sino a Torino, ora esposto alla Reggia della Venaria Reale. Collabora a diverse testate cartacee e online.