12 Novembre 2019

Apre le porte il triclinium della domus di Sarsina

Sabato 27 settembre 2008, alle ore 16:30, si inaugura presso il Museo Archeologico Sarsinate di Sarsina (FC), la ricostruizione del triclinium, il luogo conviviale per eccellenza degli antichi romani, della domus di via Finamore. Tornano a rivivere, dopo duemila anni, i letti triclinari, l’armadio per le stoviglie, il tavolino a tre gambe per appoggiare il cibo, la piccola mensola con il servizio da gioco, le pareti affrescate e il pavimento musivo decorato, cifra stilistica della stanza da pranzo romana.

Il progetto nasce da un pavimento già esposto nel museo, un vasto e complesso mosaico con figura centrale di Ercole ebbro. La presenza della soglia in pietra ha permesso di riposizionare la porta d’ingresso mentre gli affreschi e le decorazioni policrome parietali sono state ricreate sulla base dei resti di affresco rinvenuti nello scavo; è stato anche ricostruito un ampio lacerto di muro, visibile anche in sezione, in modo da poter apprezzare le tecniche edilizie di età romana.
I mobili sono stati riprodotti ispirandosi ad oggetti ed affreschi rinvenuti a Pompei mentre i materiali collocati nella ricostruzione sono quelli rinvenuti nello scavo del triclinium della domus di via Finamore. Completano la scena e la rendono ancora più suggestiva alcune figure femminili tratte da affreschi pompeiani.

Ristrutturato verso la fine del II sec. d.C. e distrutto da un incendio nella seconda metà del III, il triclinium della domus di via Finamore ebbe vita breve.
La ricostruzione che presentiamo in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (27 e 28 settembre) restituisce al pubblico di ogni latitudine la visione di uno spazio sociale per eccellenza, luogo di giochi, danze e convivi; in entrambe le Giornate il museo resterà aperto dalle 10 alle 21.

Il progetto di Gian Pasquale Petrarca è stato realizzato dallo studio sarsinate “Artemisia” di Tamara Bosi e Valentina Tonetti, sotto il coordinamento scientifico di Chiara Guarnieri, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Sarsina con la collaborazione di Elisa Brighi. Fondamentale il sostegno della Fondazione Susanna Torri di Mercato Saraceno.

L’iniziativa è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Museo Archeologico Sarsinate, con il sostegno della Fondazione Susanna Torri di Mercato Saraceno

Museo Archeologico Sarsinate
Via Cesio Sabino n. 39 – Sarsina (FC) Tel. 0547.94641
sba-ero.museoarchsarsina (AT) beniculturali.it
www.archeobologna.beniculturali.it/Sarsina

Orari: dal 1 ottobre al 31 maggio martedì-domenica, dalle 8,30 alle 13,30
dal 1 giugno al 30 settembre martedì-domenica dalle 13,30 alle 18,30
chiuso lunedì

Il Museo archeologico Sarsinate

Per la ricchezza e la varietà dei reperti che espone il Museo Archeologico di Sarsina è indubbiamente uno dei più importanti dell’Italia settentrionale.

Istituito come raccolta comunale nel 1890, per esporre una ricca collezione di iscrizioni romane, ha poi continuato ad ampliarsi prima con i materiali rinvenuti nello scavo della necropoli sarsinate di Pian di Bezzo, che ha riportato in luce i grandi monumenti funerari, e successivamente con quelli recuperati in area urbana.

Acquisito dallo Stato nel 1957, espone reperti di provenienza quasi esclusivamente locale che, pur coprendo un arco cronologico esteso dalla preistoria alla tarda antichità, riguardano in particolare l’età romana, dal I sec. a.C. al II-III sec. d.C. La radicale ristrutturazione del 1990 ha consentito la ricomposizione integrale di alcuni grandi monumenti funerari, tra i quali spicca, per imponenza e completezza, il mausoleo ad edicola cuspidata di Rufus, alto 13,5 metri e risalente alla fine del I sec. a.C. Da segnalare inoltre le statue delle divinità orientali e, tra le pregevoli pavimentazioni a mosaico policrome, quella nota come “il Trionfo di Dioniso”.

L’insieme dei reperti consente una lettura completa della storia dell’antica Sassina, patria di Plauto. La città, sorta come capoluogo degli Umbri che popolavano la valle del Savio, dopo la conquista romana divenne un florido municipio, legato a Ravenna da stretti rapporti commerciali e culturali.

Testo tratto da Comunicato stampa a cura di Carla Conti. Ufficio stampa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna