16 Novembre 2019

Il Foro di Traiano in Roma

Nota
L’articolo è la riproposizione di un testo di Marina Milella, pubblicato nella versione precedente di Archeologia Italiana. La data di pubblicazione è del 2000

Premessa
L’articolo è più divulgativo che scientifico e non presenta nuove conclusioni; può essere considerato un’esposizione ordinata degli studi compiuti sull’area e dello stato delle conoscenze al momento attuale, quando sono in corso studi e scavi che possono modificare in ogni momento le ipotesi presentate. Non consideratelo un testo definitivo.
Ho cercato di essere obiettiva e di riportare per quanto conosco le varie ipotesi che in questo momento sono in discussione. Naturalmente ho le mie opinioni in proposito, e indubbiamente traspariranno da quanto ho scritto.
Ma sono solo opinioni. Nel testo non ci sono note, ma più sotto troverete, divisi per argomenti, elencati nell’ordine in cui sono trattati nel testo, le pubblicazioni da cui ho attinto. Ci sono citazioni ripetute in diversi argomenti.
In genere cito solo le pubblicazioni più recenti, o più «centrate» sull’argomento, che spesso riportano un’ampia bibliografia precedente.
Marina Milella

Il Foro di Traiano, l’ultimo dei Fori Imperiali, venne realizzato dall’imperatore con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia, terminata nel 106 d.C.
Il Foro e la Basilica furono inaugurati nel 112 d.C. e la Colonna l’anno successivo.
Solo dopo la morte di Traiano, probabilmente tra il 125 e il 128 d.C., Adriano eresse un tempio dedicato all’imperatore defunto divinizzato e all’imperatrice Plotina, sua moglie.

Le Preesistenze

L’aspetto della valle dei Fori, che oggi ci sembra avere lo stesso andamento longitudinale di via dei Fori Imperiali, era nell’antica Roma assai diverso. La valle era racchiusa da un cerchio ininterrotto di colline: il Campidoglio, collegato da una sella montuosa al Quirinale, le propaggini del Viminale e dell’Esquilino (colle Oppio), la Velia, il Palatino. La valle vera e propria si estendeva tra Campidoglio e Palatino, dove si trovava il Foro Romano, e sfociava verso il Tevere davanti l’Isola Tiberina (Velabro).

All’epoca di Traiano, tutto lo spazio disponibile era già occupato dal Foro Romano e dai Fori Imperiali di Cesare, di Augusto e di Nerva, a cui si deve aggiungere la grande piazza del Tempio della Pace. Mancava dunque un’area sufficientemente grande per la costruzione del nuovo complesso e le due aree monumentali della Roma antica, quella dei Fori e il Campo Marzio (l’odierno quartiere intorno a via del Corso) erano separate dalla sella montuosa tra Campidoglio e Quirinale.

La presenza, la localizzazione precisa e la consistenza di questa elevazione sono state a lungo discusse . L’iscrizione sul basamento della Colonna Traiana ci dice che essa era stata innalzata “ad declarandum quantae altitudinis mons et locus tantis operibus sit egestus” cioè per mostrare di quanta altezza fosse stato asportato lo spazio del colle con tale fatica.

Ma la sella montuosa non si trovava nel luogo oggi occupato dalla Colonna: un saggio effettuato nei pressi da Giacomo Boni agli inizi del ‘900, permise infatti di ritrovare una strada fiancheggiata da una serie di taberne precedenti alla costruzione del Foro, ancora in parte visibili nei sotterranei che chiudono a nord l’area scavata verso il palazzo della Provincia. Altre strutture pre-traianee furono viste in corrispondenza dell’estremità più settentrionale del Grande Emiciclo.

Tuttavia l’abside sul retro del tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare e una parte del muro di recinzione del Foro di Augusto erano stati costruiti contro terra, appoggiati cioè ad un’elevazione oggi non più presente.
Probabilmente la quota più alta del terreno doveva trovarsi in corrispondenza del taglio effettuato sulle pendici del Quirinale, poi sostruito con il Grande Emiciclo dei Mercati Traianei, e del corrispondente taglio del Campidoglio, dove oggi sorge l’Altare della Patria.

L’eliminazione della sella montuosa era probabilmente già stata intrapresa sotto Domiziano, al cui architetto, Rabirio, alcune fonti antiche attribuiscono lo stesso progetto del Foro.
Alla morte di Domiziano nel 96 d.C. doveva essere in gran parte completato lo sbancamento, e già iniziate alcune opere di sostruzione dei tagli effettuati.

Schema planimetrico

In seguito all’eliminazione del rilievo, Traiano potè dunque edificare un complesso monumentale di enormi proporzioni (complessivamente m.300 x 185).

La pianta era più articolata rispetto a quella dei Fori precedenti, costituiti da piazze porticate chiuse sul fondo da un tempio: la grande piazza in cui ci si trovava appena oltrepassato l’ingresso, affiancata da portici dietro i quali si aprivano ampie esedre, era chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia; alle spalle di questa si innalzava la Colonna, inserita in uno stretto cortile tra le due Biblioteche e il percorso si concludeva poi, secondo la ricostruzione tradizionale, con il Tempio del Divo Traiano.

Questo schema planimetrico è stato accostato a quello della parte centrale (principia) degli accampamenti militari romani, che comprendeva, alle spalle della basilica, il sacrario delle insegne fiancheggiato dagli archivi militari, corrispondente alla Colonna tra le due Biblioteche. Questo tipo di pianta, tuttavia, pur essendo effettivamente di origine militare, era stato già da tempo adattato ad usi civili.

La vita nel foro

Abbiamo notizia dalle fonti delle attività che si svolgevano nel Foro di Traiano: diverse cerimonie pubbliche vi ebbero luogo e vi furono erette a più riprese statue durante l’età imperiale, mentre in età tarda sono testimoniate attività scolastiche e retoriche. Nelle absidi della Basilica Ulpia si svolgevano le attività giudiziarie e le cerimonie della manomissione degli schiavi ereditate dall’Atrium Libertatis. Le due bliblioteche svolgevano le funzioni di archivio imperiale e vi si trovavano una raccolta dei decreti pretorii e i libri lintei.

Alcuni elementi del Foro sembrano essere stati riadoperati sull’arco di Costantino, eretto dal Senato in onore di questo imperatore nel 315 d.C., in particolare le statue di Daci che si trovano sull’attico e le lastre del Grande Fregio Traianeo, all’interno del fornice centrale e sui lati corti dell’attico. Nessun altro degli elementi architettonici reimpiegati sull’Arco può provenire dal Foro di Traiano, compresi i fusti di colonna rudentati in marmo giallo antico, che hanno una soluzione diversa per il riempimento della scanalatura nel terzo inferiore.

Sembra però che la spoliazione di elementi decorativi del Foro già a partire dagli inizi del IV secolo, sia in contrasto con le notizie delle fonti, in particolare con il celebre racconto di Ammiano Marcellino della visita dell’imperatore Costanzo II, che avrebbe ammirato moltissimo la statua equestre di Traiano al centro della piazza e la piazza stessa, testimoniando così di un Foro in buone condizioni ancora nel 356 d.C.

Le lastre del Grande Fregio Traianeo, sono state attribuite, con buoni argomenti, al retro del muro di fondo della Basilica verso il cortile della Colonna Traiana, una zona che Costanzo II potrebbe non avere visitato. Che questa parte del Foro potesse non essere più utilizzata già a partire dalla fine del III secolo, sembra suggerito dalla notizia che Diocleziano fece trasferire i libri che si trovavano nelle Biblioteche del Foro nella nuova Biblioteca annessa alle sue terme.

La storia dell’area in età medioevale e moderna

Ancora nei primi secoli del Medioevo il piano di calpestio del Foro doveva essere ancora sostanzialmente lo stesso che in età antica: nell’VIII secolo si leggeva ancora l’epigrafe del basamento della Colonna, dunque non ancora interrata. Si conoscono edifici sacri innalzati nell’area del Foro: S.Niccolò de Columna, addossata al basamento della Colonna è citata a partire dagli anni 1029-1032 e S.Maria in Campo Carleo.

Le recenti indagini archeologiche hanno confermato la presenza di un generale rialzamento di livello in tutta l’area dei Fori Imperiali entro la metà del Duecento. Nel 1263 viene edificata la chiesa di S.Urbano, probabilmente in contemporanea alla ricostruzione di S.Maria di Campo Carleo e intorno a queste due chiese comincia ad addensarsi un nucleo abitativo, sebbene in un paesaggio contraddistinto per lo più da aree non edificate. In quest’epoca le strutture degli edifici del Foro dovevano essere ancora in buona parte in piedi, per quanto verosimilmente già oggetto delle prime spoliazioni e delle prime demolizioni per il recupero di materiali da costruzione.

Della fine del Cinquecento è la definitiva urbanizzazione di tutta l’area, con un nuovo rialzamento e la realizzazione del quartiere Alessandrino, ad opera del cardinale Michele Bonelli e del «maestro delle strade» Prospero Boccapaduli. Il quartiere sopravviverà fino alla sua demolizione per l’apertura di via dei Fori Imperiali negli anni ‘30.

La storia degli studi

A partire dal Quattrocento le strutture conservate e i frammenti architettonici sono oggetto di un nuovo interesse e vengono disegnati e studiati dai maggiori architetti, conservandocene la memoria. Notizie e documenti iniziano a menzionare ritrovamenti di frammenti architettonici e di resti murari nell’area del Foro.

Nei primi anni dell’Ottocento, all’epoca dell’occupazione napoleonica, fu effettuato il primo scavo archeologico della zona: venne eliminato un isolato comprendente i monasteri dello Spirito Santo e di S.Eufemia e venne scavata fino al piano antico la zona ancora oggi visibile ai piedi della Colonna Traiana. Vari studi e saggi si susseguono per tutto il secolo, in particolare ad opera degli architetti ospiti dell’Ecole des Beaux Arts.

Nel 1911 viene redatto dal senatore Carlo Ricci il «progetto per l’isolamento e lo scoprimento dei Fori Imperiali», ma solo vent’anni dopo si giunge alla decisione di radere al suolo il quartiere alessandrino e di aprire la via dei Fori Imperiali, ai cui lati i resti antichi fungeranno da quinte scenografiche, isolati in due tronconi . Per il Foro di Traiano viene scavata l’attuale zona ai piedi dell’emiciclo dei Mercati Traianei e lo scavo francese ai piedi della Colonna Traiana viene allargato verso ovest, liberando altre parti degli edifici antichi, compresa la bibioteca occidentale: questi nuovi resti resteranno accessibili al di sotto di una soletta in cemento che sostiene i giardini lungo l’inizio di via dei Fori Imperiali. Il risultato di questi scavi è sintetizzato nella nuova pianta ricostruttiva redatta da Italo Gismondi.

Attualmente i resti del Foro sono compresi in due diverse aree, collegate da un sottopassaggio al di sotto della moderna via Alessandrina: la zona presso la Colonna Traiana, scavata nell’800 e poi recintata da papa Pio VII, con i sotterrani annessi, e l’area ai piedi dell’emiciclo dei Mercati Traianei, messa in luce negli anni ‘30.

A partire soprattutto dagli anni ‘80, il Comune di Roma ha avviato il riesame e la sistemazione di tutte le migliaia di frammenti marmorei usciti dagli scavi, che erano state raccolte nei magazzini. Lo scopo è quello di arrivare ad una ricostruzione più puntuale degli edifici del complesso del Foro di Traiano (e degli altri Fori Imperiali). I frammenti più significativi devono essere scelti e restaurati per l’esposizione nel nuovo Museo dei Fori Imperiali, che avrà sede nei restaurati Mercati Traianei. Nello stesso tempo ricerche topografiche e d’archivio e limitati saggi archeologici, sempre del Comune di Roma, hanno messo in dubbio in alcune parti le ricostruzioni tradizionali, anche in modo piuttosto consistente, e contemporaneamente hanno gettato nuova luce sulla storia successiva dell’area. I grandi scavi del Comune di Roma attualmente in corso nella zona occupata dai giardini, relativa all’estremità meridionale del Foro verso il Foro di Augusto, dovranno fornire nuovi dati in merito alle questioni recentemente sollevate dal progredire degli studi.

Gli edifici: il muro di ingresso

Un aureo del 112-117 d.C. raffigura l’ingresso del Foro, con la scritta Forum Traiani: è visibile una struttura simile ad un arco trionfale ad un unico fornice. Un arco trionfale fu effettivamente decretato dal Senato a Traiano dopo la sua morte nel 117 d.C., per le sue vittorie in oriente, ma non può essere questo, già presente in monete precedenti.
L’arco si trova al centro di un muro decorato con colonne aggettanti, in modo analogo alle cosiddette Colonnacce del Foro di Nerva.
L’esistenza di altri ingressi ad arco laterali, in asse con gli avancorpi laterali della Basilica Ulpia, sembra essere indicata da notizie di ritrovamenti nel Cinquecento e nel 1862 . Disegni di artisti rinascimentali mostrano parte di una struttura, decorata con colonne aggettanti, ancora in piedi agli inizi del ‘500 presso «Spoglia Cristo», cioè presso l’estremità meridionale del Foro, verso il Foro di Augusto.

Negli anni ‘30 sono state messe allo scoperto le fondazioni del muro, con andamento obliquo rispetto alle altre strutture del Foro: la ricostruzione del Gismondi, che sintetizza i risultati degli scavi, ricostruisce dunque il muro di fondo curvilineo e convesso, decorato verso l’interno con colonne aggettanti e con ingresso ad arco trionfale al centro.

Un piccolo scavo del 1991 ha mostrato l’esistenza in realtà di due fondazioni parallele, permettendo di immaginare piuttosto un muro con colonne aggettanti verso l’esterno del Foro e una struttura ancora imprecisata verso l’interno, pavimentata con lastre rettangolari di cui si vede l’impronta sullo strato di preparazione. Ulteriori dati saranno senza dubbio forniti dai risultati dello scavo attualmente in corso.

Del fregio sopra le colonne aggettanti, restano due lastre al Museo Gregoriano Profano (Musei Vaticani). Si conservano due tratti del fregio, entrambi con integrazioni di restauro moderne: nella prima lastra è raffigurato un amorino volto verso destra, con la parte inferiore del corpo trasformata in un cespo di foglie d’acanto, sotto cui nascono steli a girali terminanti con rosette.
L’amorino versa acqua da un kantharos (tazza a due anse) in una patera (piatto rituale), per abbeverare un grifone stante, che poggia sulla patera una delle zampe anteriori; il grifone ha testa leonina con corna caprine. La seconda lastra presenta due amorini simili, volti verso le estremità e separati alle loro spalle da un grande cratere, decorato da un satiro e due menadi del corteggio di Dioniso.

L’ambito dionisiaco suggerisce il significato simbolico del fregio: a partire da Alessandro Magno, Dioniso, che nel mito arrivò fino in India, era considerato il precursore di tutti i conquistatori dell’Oriente (gli stessi grifoni sono di origine orientale). Si tratta dunque probabilmente di un’allusione alla spedizione che Traiano andava preparando contro i Parti, nel corso della quale trovò poi la morte nel 117 d.C.
I grifoni, tuttavia, alludono anche alla potenza imperiale: in questo caso, abbeverati dagli amorini, si presentano addomesticati, e si fa quindi riferimento in particolare alla futura pacificazione dell’Oriente che si sarebbe dovuta ottenere con la spedizione militare, così come era già accaduto con la conquista della Dacia e la sua integrazione nell’impero romano.
Della cornice che poggiava sopra il fregio restano attualmente solo frammenti delle mensole e forse un elemento intero con le mensole spezzate, le cui dimensioni si accordano con quelle del fregio dei Vaticani, in origine intagliato in un unico blocco insieme all’architrave.
Nelle raffigurazione delle monete sono visibili tra le colonne nicchie con statue, sormontate da elementi rotondi, forse clipei (scudi) con ritratti analoghi a quelli che sono stati ipotizzati sull’attico dei portici laterali.

La piazza

La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco e al centro era presente una statua equestre in bronzo dell’imperatore, raffigurata nelle monete: Traiano è in abiti militari e porta nella sinistra una lancia con la punta rivolta in basso, in segno di pacificazione, e nella destra un globo con una Vittoria.

Ai limiti dell’area scavata il pavimento del Foro presenta un incasso quadrangolare interpretato dal Packer come l’alloggiamento per una pianta: infatti lo studioso ipotizza, sulla base della Forma Urbis severiana due viali alberati in corrispondenza degli avancorpi laterali della Basilica. Tuttavia l’incasso è più probabilmente un pozzo medioevale che ha perforato il pavimento. La fila di puntini della pianta marmorea, interpretati come alberi, si trova su un frammento di cui si conserva solo il disegno, che potrebbe essere stato erroneamente riprodotto dal copista rinascimentale.

Sempre secondo il Packer, dopo la ripulitura dell’area erano più chiaramente visibili le fondazioni di altre due statue equestri e probabilmente di un basso podio che poteva forse sostenere una fila di statue.

Lo scavo attualmente in corso interessa una gran parte dell’area della piazza, e in particolare il centro, dove si doveva trovare la statua equestre dell’imperatore. Della statua tuttavia non si dovrebbe trovare traccia, essendo in bronzo e probabilmente fusa in età post-antica per riutilizzarne il metallo; è possibile che si rinvengano tuttavia frammenti del piedistallo, o almeno traccia delle fondazioni.

Gli edifici: i portici laterali

Ai lati, la piazza era fiancheggiata da portici rialzati su tre gradini in marmo giallo antico: attualmente sono visibili nell’area scavata ai piedi dei Mercati i resti di quello orientale, ai piedi dei Mercati Traianei. Scarsi resti di quello occidentale sono conservati nei sotterranei annessi all’area ai piedi della Colonna.

I portici avevano colonne scanalate in marmo pavonazzetto, alcune delle quali sono state rialzate in epoca moderna, e un fregio a motivi vegetali, decorato, come la soprastante cornice, sui due lati opposti, e quindi visibile anche dall’interno; sul soffitto dell’architrave era un lacunare ornato con un motivo a treccia. Alcuni frammenti della cornice e del lacunare sembrano tuttavia indicare che l’andamento della trabeazione fosse più complesso di quello che finora si immaginava.

Al di sopra delle colonne era un attico decorato da statue di Daci sorreggenti un coronamento decorato con baccellature, in analogia agli attici dei portici del Foro di Augusto (che hanno un coronamento quasi identico sostenuto però da cariatidi). Tra i Daci dovevano trovar posto clipei (scudi) con ritratti.

I Daci sono rappresentati nel loro abito nazionale, con tunica, mantello frangiato e pantaloni lunghi, stretti in fondo e infilati in calzari con stringhe. Nei magazzini si conservano diversi esemplari di Daci che variano per dimensioni (altezza complessiva circa 3 m o circa 2,40 m), per marmo (marmo bianco o marmo pavonazzetto), e per lavorazione del retro (alcuni esemplari sembrano essere destinati ad aderire al muro retrostante, mentre altri dovevano essere leggermente staccati da esso). I Daci erano presenti anche sull’attico della facciata della Basilica, ma allo stato attuale è ancora incerta la precisa collocazione di ciascuna delle tipologie citate. Va infine sottolineato che i Daci, rappresentanti del popolo vinto da Traiano, sono tuttavia raffigurati in una condizione di riscatto e integrazione nel mondo romano, non legati e sottomessi, ma stanti e liberi.

Nei Mercati Traianei sono conservate due teste, che rappresentano, secondo la tradizionale identificazione, una Agrippina Minore e l’altra il padre naturale di Traiano o il suo padre adottivo, l’imperatore Nerva.

La presenza di incassi per l’alloggiamento di grappe sul retro ne fanno supporre un’inclinazione verso il basso nella collocazione originaria, e quindi la pertinenza ai clipei (scudi) con ritratti che dovevano ornare diverse parti del Foro. Esiste anche un frammento di busto con corazza che andava inserito nell’incorniciatura decorata circolare dei clipei, e che ben si accorda con la testa di Nerva. E’ possibile che nel Foro di Traiano trovasse posto una galleria dei «buoni imperatori», predecessori di Traiano, o membri della famiglia imperiale, che avevano conservato un’immagine positiva nel ricordo del popolo romano. Attraverso la celebrazione di questi personaggi si voleva esaltare la continuità con il migliore passato, proseguendo la galleria di personaggi della storia di Roma presenti nel Foro di Augusto.

Nella ricostruzione tradizionale l’attico era coronato da piedistalli con iscrizioni in onore di coorti, che dovevano sostenere insegne militari. Tuttavia è attualmente in corso di studio la loro effettiva collocazione.
E’ probabile che i portici avessero due piani sovrapposti percorribili e che la decorazione del muro di fondo si sviluppasse quindi su due ordini. Dietro i portici, si aprivano due ampie esedre, separate questi per mezzo di una fila di pilastri, di cui è ancora conservata in posto una delle basi. Non ne conosciamo la trabeazione, che può essere tuttavia ipotizzata simile a quella del colonnato in facciata. In fondo alle esedre si apriva una nicchia rettangolare, inquadrata da colonne lisce in granito grigio, una delle quali è stata rialzata in epoca moderna. Il motivo delle esedre dietro i portici riprende un modello planimetrico già presente nel Foro di Augusto.
Del muro di fondo del portico e dell’esedra, si conservano alcuni tratti, in gran parte rialzati negli anni ‘30, in blocchi di peperino, bugnati all’esterno. All’interno il muro era completamente rivestito da lastre di marmo colorato, ed articolato da lesene. Secondo il Packer il muro di fondo dell’esedra era decorato con due ordini sovrapposti di lesene, in marmo pavonazzetto nell’ordine inferiore e in marmo giallo antico nell’ordine superiore. Tra le lesene erano presenti inferiormente nicchie con statue e superiormente finestre. Si conservano, nell’area e nei magazzini, frammenti di un’incorniciatura che potrebbe aver decorato le nicchie, se queste esistevano, o delle aperture di passaggio.

Anche la pavimentazione era costituita da lastre di marmi colorati, che formavano un disegno di quadrati in cui erano iscritti alternativamente cerchi o quadrati più piccoli. Alle spalle dell’esedra il complesso del Foro era nettamente separato, per mezzo di una strada, dalla scenografica facciata dell’emiciclo dei Mercati Traianei, che regolarizza e sostiene il taglio delle pendici del Quirinale. In antico tale facciata non poteva però essere vista dall’area del Foro, a causa dell’alto muro che chiudeva i portici. Il Foro e i Mercati di Traiano sono due complessi separati, differenti per funzione e per tecnica costruttiva: in marmo il complesso forense, spazio celebrativo e di rappresentanza; in mattoni gli edifici dei cosiddetti Mercati.

Un recente studio individua la presenza di due passaggi verso la strada alle estremità del portico, e attribuisce la facciata del Grande Emiciclo dei Mercati all’epoca di Domiziano, ipotizzando inoltre per l’intero complesso dei «Mercati» una funzione non di centro commerciale, ma di «ministero», sede forse della prefettura urbis , preposta a svariate attività, tra cui il pagamento dei tributi, cause giudiziarie e controlli anagrafici.

Marina Milella

Bibliografia di riferimento

Per la storia del regno di Traiano, le date e le fonti antiche
A.LA REGINA, «Le guerre daciche, Roma, il foro», in S.SETTIS (a cura di), La Colonna Traiana, Torino 1988, p.5 ss.
Per l’iscrizione sul basamento della Colonna
S.STUCCHI, «TANTIS VIRIBUS. L’area della Colonna nella concezione generale del Foro di Traiano», in Archeologia Classica, 41, 1989, pp.237-247. La lacuna nel testo è risarcita con «tantis viribus», invece che con «tantis operibus», tradotto sempre «con tante energie fisiche», ma anche «da tanto eccelse forze militari», per la duplice accezione del termine.
Per un riassunto delle diverse posizioni sulla presenza della sella montuosa
B.M.TUMMARELLO, “Foro Traiano. Preesistenze. Il problema del mons”, in Archeologia Classica, 41, 1989, p.121 ss. e da ultimo: R.MENEGHINI, «Foro di Traiano. Scoperte nell’area attigua al Foro di Augusto», in Archeologia Laziale XI. Quaderni di archeologia etrusco-italica, 21, 1993, p.50; IDEM, «Ricerche archeologiche nel Foro di Traiano/1991», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.120 e ss.
Per gli scavi di G.Boni e le strutture pre-traianee nell’area della Colonna Traiana
C.M.AMICI, Foro di Traiano: Basilica Ulpia e Biblioteche, Spoleto 1982, p.60 ss.
Per l’abside del tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare costruita contro terra
C.M.AMICI, Il Foro di Cesare , Firenze 1991, p.33.
Per lavori di sbancamento effettuati da Domiziano nell’area del Foro di Cesare
C.M.AMICI, Il Foro di Cesare , Firenze 1991, p.67 ss.
Per una datazione ad età domizianea anche del Grande Emiciclo dei Mercati Traianei
M.BIANCHINI, «Quirinale. I “Mercati” di Traiano», in Bollettino di Archeologia, marzo-aprile1991, pp.102-120.
Per lo schema planimetrico derivato dall’accampamento militare
P.ZANKER, «Das Trajansforum als Monument imperialer Selbstdarstellung», in Archaologischer Anzeiger 1970, pp.499 ss. M.TRUNK «Eine Ôsteirnes Heerlager’ in der Stadt?» in Archaologischer Anzeiger 1993, pp.285-291.
Per le attività che si svolgevano nel Foro
M.MILELLA, P.PENSABENE, «Foro Traiano. Introduzione storica» , in Archeologia Classica, 41, 1989, p.34 ss. M.BIANCHINI, «Quirinale. Mercati Traianei: la destinazione d’uso», in Bollettino di Archeologia, luglio-dicembre 1992, pp.145-162. J.PACKER, voce «Forum Traiani», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, p.348 ss.
Per l’Atrium Libertatis
M.MILELLA, P.PENSABENE, «Foro Traiano. Introduzione storica» , in Archeologia Classica, 41, 1989, p.34
Per il trasferimento di libri dalle Biblioteche del Foro alle terme di Diocleziano
A.LA REGINA, «Le guerre daciche, Roma, il foro», in S.SETTIS (a cura di), La Colonna Traiana, Torino 1988, p.43
Per la storia dell’area in età medioevale
M.MILELLA, «Foro Traiano. I ritrovamenti» , in Archeologia Classica, 41, 1989, p.55 ss. R.MENEGHINI, «Il Foro e i Mercati di Traiano nel Medioevo attraverso le fonti storiche e d’archivio», in Archeologia Medievale, 20, 1993, pp.79-120. G.DE SPIRITO, voce «Forum Traiani (Età tarda)», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, p.356. N.BERNACCHIO, «I Fori Imperiali e i Mercati di Traiano nel Medioevo», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.21 ss. Per le strutture di S.Maria in Campo Carleo, poggianti direttamente sul piano del Foro: R.MENEGHINI, «Ricerche nel Foro di Traiano.» in Archeologia Medievale , 19, 1992, pp.409-436.
Per il crollo delle volte della Basilica Ulpia nel XV secolo
R.MENEGHINI, «Ricerche nel Foro di Traiano. Basilica Ulpia: un esempio di sopravvivenza di strutture antiche in età medievale», in Archeologia Medievale, 16, 1989, p.553 e ss.
Per l’urbanizzazione del quartiere
L.UNGARO, «Gli interventi urbanistici e il ruolo dei papi», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.30 ss.
Per disegni e ritrovamenti a partire dall’età rinascimentale
B.M.TUMMARELLO, «Foro di Traiano. Storia dei ritrovamenti dei frammenti architettonici secondo i disegni», in Archeologia Classica, 41, 1989, pp.101-120. M.MILELLA, «Foro di Traiano. I ritrovamenti», in Archeologia Classica, 41, 1989, pp.55-100. L.UNGARO, «La riscoperta dell’antico: emergenze e materiali», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.27 ss.
Per gli scavi e gli studi dei francesi all’inizio dell’800
G.SIMONCINI, «Gli scavi del Foro e della piazza Traiana», in La Colonna Traiana e gli artisti francesi da Luigi XIV a Napoleone I» , catalogo della mostra, Roma 1988. C.VIRLOUVET, «IL Foro di Traiano», in Roma Antiqua. L’area archeologica centrale., catalogo della mostra, Roma 1985, pp.152-207.
Sui nuovi scavi dei Fori Imperiali
http://www.traiano.com Si tratta del sito, ancora in corso di costruzione, dei nuovi scavi.
Per l’aureo raffigurante l’ingresso del Foro
J.PACKER, voce «Forum Traiani», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, fig.174.
Per i disegni del Cronaca e del Ghirlandaio raffiguranti il tratto ancora in piedi del muro di fondo
B.M.TUMMARELLO, «Foro di Traiano. Storia dei ritrovamenti dei frammenti architettonici secondo i disegni», in Archeologia Classica, 41, 1989, figg.17-19.
I risultati del piccolo scavo del 1991 in corrispondenza del muro di fondo, sono pubblicati in: R.MENEGHINI, «Foro di Traiano. Scoperte nell’area attigua al Foro di Augusto», in Archeologia Laziale XI. Quaderni di archeologia etrusco-italica, 21, 1993, p.50; R.MENEGHINI, «Ricerche archeologiche nel Foro di Traiano/1991», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.120 ss.
Per il fregio con amorini e grifoni
Inventario del museo: nn.9648 e 9700. M.MILELLA, «Elementi architettonici del Foro di Traiano», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Catalogo, catalogo della mostra, Roma 1995. J.PACKER, The Forum of Trajan in Rome. A Study of the Monuments, 1994, tav.40.
Per la relativa cornice
G.PIAZZESI, «Foro Traiano. Gli edifici», in Archeologia Classica, 41, 1989, figg.33-34. Per la moneta con la raffigurazione della statua equestre di Traiano: J.PACKER, voce «Forum Traiani», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, fig.175.
Per i viali alberati e le strutture minori nella piazza
J.PACKER, The Forum of Trajan in Rome. A Study of the Monuments, 1994 J.PACKER, voce «Forum Traiani», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, p.351.
Per la cornice e il fregio-architrave della trabeazione del portico della piazza e per il coronamento dell’attico
M.MILELLA,òElementi architettonici del Foro di Traiano», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Catalogo , catalogo della mostra, Roma 1995. Per le statue dei Daci e per i clipei
L.UNGARO, «Figure di Daci, un puzzle di armi, “scudi” con ritratti, statue:la lettura dei materiali dopo i recenti restauri»in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Catalogo, catalogo della mostra, Roma 1995. Un Dace mutilo in marmo bianco è stato ritrovato nello scavo in corso. La foto è presente in http://www.traiano.com
Per i basamenti con l’iscrizione delle coorti
J.PACKER, The Forum of Trajan in Rome. A Study of the Monuments, 1994
Per un secondo piano percorribile dei portici
R.MENEGHINI, «Foro di Traiano. Scoperte nell’area attigua al Foro di Augusto», in Archeologia Laziale XI. Quaderni di archeologia etrusco-italica, 21, 1993, p.50; R.MENEGHINI, «Ricerche archeologiche nel Foro di Traiano/1991», in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Introduzione storico-topografica, catalogo della mostra, Roma 1995, p.120 ss.
Per una ricostruzione del muro di fondo dell’esedra
J.PACKER, The Forum of Trajan in Rome. A Study of the Monuments, 1994 J.PACKER, voce «Forum Traiani», in Lexicon Topographicum Urbis Romae. volume II. D-G , Roma 1995, p.352
Per l’incorniciatura di nicchia o di apertura forse pertinente al muro di fondo del portico
A.LALLE, «Foro di Traiano. La decorazione delle nicchie», in in Archeologia Laziale XI. Quaderni di archeologia etrusco-italica, 21, 1993, p.161.
Per una datazione ad età domizianea del Grande Emiciclo dei Mercati Traianei
M.BIANCHINI, «Quirinale. I “Mercati” di Traiano», in Bollettino di Archeologia, marzo-aprile1991, pp.102-120.
Per la destinazione d’uso dei Mercati Traianei
M.BIANCHINI, «Quirinale. Mercati Traianei: la destinazione d’uso», in Bollettino di Archeologia, luglio-dicembre 1992, pp.145-162, e in particolare per le aperture nel muro di fondo del portico verso la strada, p.157 e ss.
Per la ricostruzione in alzato dell’ordine della facciata della Basilica Ulpia e dell’attico
C.M.AMICI, Foro di Traiano: Basilica Ulpia e Biblioteche , Spoleto 1982, pp.18-24 L’autrice sembra ipotizzare, senza nessuna particolare spiegazione, una facciata chiusa da un muro, ad eccezione delle aperture in corrispondenza degli avancorpi.
Per i resti delle fondazioni della facciata della Basilica Ulpia
C.M.AMICI, Foro di Traiano: Basilica Ulpia e Biblioteche , Spoleto 1982, p.7
Per la trabeazione della facciata e per il coronamento dell’attico
M.MILELLA, “Elementi architettonici del Foro di Traiano”, in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Catalogo, catalogo della mostra, Roma 1995.
Per le statue dei Daci e per i pannelli con armi
L.UNGARO, «Figure di Daci, un puzzle di armi, “scudi” con ritratti, statue:la lettura dei materiali dopo i recenti restauri» in AA.VV., I luoghi del consenso imperiale. Il Foro di Augusto. Il Foro di Traiano. Catalogo, catalogo della mostra, Roma 1995.