19 Novembre 2019

I Balkani in mostra ad Adria

mostra balkaniSi chiuderà il 13 gennaio 2008 la mostra dal titolo “Balkani. Antiche civiltà tra il Danubio e l’Adriatico“, in corso presso il Museo Archeologico Nazionale di Adria. Il grande successo di pubblico di questi ultimi mesi sta dimostrando ancora una volta l’interesse della comunità verso l’approfondimento delle proprie radici culturali e storiche.

Per la prima volta al di fuori del territorio della ex Jugoslavia, sono resi disponibili al grande pubblico le raccolte archeologiche del Museo Nazionale di Belgrado; raccolte che dai tempi della recente guerra degli anni novanta sono custodite all’interno di camere blindate e che torneranno ad essere esposte nella capitale serba solo dopo il 2010, quando il Museo di Belgrado sarà di nuovo accessibile, in seguito ai radicali restauri che si sono resi necessari al termine del conflitto bellico.

La mostra racconta la storia di popoli, di principi e guerrieri che nel millennio compreso tra l’VIII sec. a.C. e l’affermarsi della presenza romana (II sec. d.C.) abitarono, governarono o si contesero le terre bagnate dal Danubio e dalla Stava, fino all’Adriatico orientale.

In mostra sono esposti tesori principeschi, spesso realizzati ad Atene e Sparta o in Magna Grecia, per non dire di quanto proviene dall’Italia antica: esempi di tecniche raffinate raggiunte in antico nella lavorazione dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro, come pure dell’ambra balcanica e della ceramica. Sono oggetti d’ornamento personale o della mensa, oppure armi e marmi scolpiti, capolavori acquistati dai principi locali tramite i mercanti greci, opere di grande bellezza tanto da diventare modelli da imitare per gli artisti locale, che elaborarono nuove forme, prodotti di una nuova cultura figurativa.

Un esempio è la “Maschera di Trebeniste“, destinata, come per la celebre “Maschera di Agamennone“, di età micenea, a modellare in oro le fattezze del principe e ad immortalarle per l’eternità.

Di fattura arcaica è il cosiddetto “Magnifico Cratere”, uno dei quattro ritrovati al di fuori dell’ambiente propriamente greco, un manufatto in bronzo di grandi dimensioni e capolavoro della toreutica greca, che Adria ha ottenuto eccezionalmente in prestito, precedendo il Metropolitan Museum di New York che intendeva presentarlo al pubblico d’Oltreoceano nel 2007.

Di epoca romana sono il potente ritratto bronzeo del padre di Traiano, proveniente dalla decorazione della porta di accesso sul celebre ponte fatto erigere dall’imperatore sul Danubio ad opera di Apollodoro di Damasco, e due maschere di elmo da parata, perfettamente conservate, destinate a coprire il volto di qualche generale durante parate militari celebrative di vittorie e trionfi. Oro, argento, ambra sono costantemente presenti in fogge e con usi sempre diversi in questa mostra.

Approfondimenti

Balkani: antichi popoli tra Danubio, Drava, Sava e Mediterraneo

A partire dall’VIII sec. a.C. – epoca intorno alla quale ha inizio il percorso espositivo della mostra di Adria – nell’aria alto e medio danubiana si diffonde la cultura di Hallstatt, cosi denominata dalla località austriaca in cui gli scavi archeologici riportarono alla luce i primi e significativi reperti.

La sua fase centrale più riconoscibile (detta Hallstatt C e D) corrisponde alla prima grande cultura del ferro in Europa centrale e occidentale. Databile tra IX e V sec. a. C., è contraddistinta dal rinvenimento di grandi tombe aristocratiche coperte a tumulo, contenenti spesso ricchissimi corredi di guerrieri. Questi sono in gran parte composti da oggetti che richiamano la ricchezza, il prestigio e la potenza militare del defunto e denunciano una fitta rete di traffici commerciali di beni e materiali preziosi tra l’area danubiana e il Mediterraneo e anche il Mare del Nord, con un contributo locale fatto soprattutto di manodopera specializzata nella realizzazione e decorazione di oggetti in materiali metallici o preziosi (oro, argento e bronzo).

E’ una cultura, la nostra, che si avvicina a quanto si è ritrovato nei kurgan in Ucraina, o nelle tombe proto-etrusche nella Toscana meridionale e a Verucchio, nei pressi di Rimini: cioè, una diffusa rete di villaggi fortificati con una casta dominante in possesso sia del potere religioso che di quello militare, che svolgeva nel proprio “palazzo” tutte le attività connesse ai propri interessi che, nella maggior parte dei casi, erano quelli del territorio da essa dominato.

I “principi”, o capi-tribù, mantenevano buoni rapporti coi vicini, oppure intraprendevano guerre contro gli stessi, con l’intento di allontanarne il pericolo sulle proprie terre. Ospitavano commercianti carovanieri, dapprima quasi esclusivamente greci, offrendo il meglio e l’originale della produzione locale in cambio di beni di lusso e di tecnologie avanzate; organizzavano e celebravano sia riti religiosi che proteggevano la comunità che funerari.

Le società tribali presenti allora in una vasta parte del territorio europeo, compreso tra la Francia meridionale e la Transilvania, compresa quindi l’area balcanica, erano sicuramente più complesse di quanto il dato storico ed archeologico di permetta oggi di apprezzare. Molto delle stesse ci sfugge, poiché si tratta di culture prive di scrittura e poco dedite anche alla raffigurazione artistica. Tuttavia la struttura delle stesse, le pratiche, i riti e le credenze religiose sembrano diffondersi con caratteri simili di lì, anche nella pianura sarmatica meridionale e in Crimea, grazie anche al contatto di queste popolazioni con i Greci.

Il passaggio dalla cultura di Hallstatt alle culture celtiche più definite non fu, ovviamente, tranquillo e neppure diretto. Come ci ha indicato l’archeologia, esso avvenne durante il VI secolo a.C., quando è documentato il passaggio, proprio nell’area medio-danubiana, di popolazioni di cultura più orientale, di tipo Scitico. Si tratta di genti definite dalla letteratura antica greca anche col termine di Traci o di Cimieri, e che presentano aspetti simili a quelli delle popolazioni stanziatesi allora lungo la costa del mar Nero, dal delta del Danubio alla Crimea.
Tra queste erano i Triballi, i quali provenire in origine dall’odierna Moravia per poi transitare nell’odierno Kosovo e successivamente fermarsi a lungo sul Danubio nell’area dell’attuale Vojvodina, dove vennero poi sottomessi dai Macedoni.
Questi abitavano la Macedonia, regione nel nord dell’antica Grecia, confinante con l’Epiro ad ovest – coincidente grossomodo con l’attuale Albania – e la Tracia ad est. La loro origine etnica (greca o traco-illirica) è discussa, come lo è la lingua che inizialmente parlavano (un dialetto greco, ovvero una lingua differente dal greco) In ogni caso furono in seguito assorbiti nella koinè greca in periodo ellenistico. I Macedoni si trovarono isolati rispetto allo sviluppo della civiltà e della cultura greca fino al V sec. a.C. e le loro tradizioni religiose, politiche e culturali sembrerebbero derivare da quelle greche di epoca omerica, in accordo con il racconto di Erodoto. Durante il loro successivo isolamento subirono tuttavia influenze dalle popolazioni della Tracia e dell’Illiria e ciò spinse molti Greci a considerarli come stranieri o “barbari”.

Sono numerose le testimonianze che ci parlano dei Geti, presenti lungo il basso corso del Danubio e attorno alle sue foci almeno a partire dal VII sec. a.C.: il precoce contatto coi Greci li portò a fondare colonie e a formare organismi statali più avanzati, dai quali sorse il “regno Odrisio”, che godette di un certo prestigio e potere tra V e III sec. a.C. nella penisola Balcanica, in corrispondenza del basso corso del Danubio.
Da essi derivano direttamente i Daci (termine con cui i Romani definiscono in realtà i Geti), Il regno dacico, instauratosi intorno alla fine del III sec. a C. nella regione carpatico-danubiana, ebbe termine nel 102 d.C. ad opera dell’imperatore Traiano che intraprese più campagne militari contro questa popolazione piuttosto irrequieta, per sottometterla poi nel 102 d.C..
Alla cultura e al ceppo scitico appartengono invece gli Iazygi, che sono attestati sul mar d’Azov nel III sec. a.C. e, all’inizio del I sec. a.C., sulla riva del Danubio, dove saranno poi sconfitti dai Romani.

Tuttavia le spinte maggiori di spostamento di popolazioni avvengono ancora da nord-ovest, dalle stesse aree di provenienza della cultura di Halstatt: di qui, grossomodo nelle stesse regioni, ha origine intorno al V secolo a.C. la cultura di La Tène – così denominata dai ritrovamenti effettuati nel villaggio omonimo nei pressi di Neuchatel in Svizzera – che è considerata la protocultura di tutti i popoli Celti. Da essa derivano le culture contro le quali combatteranno i Romani in pianura Padana, in Gallia, ma anche lungo il Danubio.

Di cultura celtica erano gli Scordisci, che abitavano le basse valli della Sava e della Drava e la corrispondente parte della valle danubiana. Questi, presenti nella zona intorno metà del IV sec. a.C., sii scontreranno dapprima con i Greci all’inizio del secolo successivo (erano probabilmente i Galati, che violarono Delfi nel 279 a.C., per poi insediarsi, una volta ricacciati, nell’Anatolia centrale e probabilmente dell’area della Serbia attuale), poi coi Romani, tra 135 e 107 a.C.. Pur riportando alcune vittorie, infine furono sconfitti e, dopo diverse rivolte, nell’88 furono deportati ad est del Danubio, dove vennero sanguinosamente sottomessi dai Daci. Agli Stordisci si devono le fondazioni di numerose città dell’area danubiana, tra cui Singidunum, nome latino dell’odierna Belgrado.

Negli ultimi anni del II secolo a.C. giungono sull’alto corso Danubio le popolazioni germaniche dei Cimbri e dei Teutoni le quali, di lì a poco, si sposteranno a depredare altri territori nei confini dell’odierna Francia e anche in Italia, dove saranno annientati da Mario nel 101 a.C.

Sono questi gli ultimi sono gli ultimi passaggi traumatici di genti nomadi sulla sponda orientale del Danubio prima dell’arrivo definitivo dei Romani. Questi, dopo aver spesso combattuto contro le popolazioni della regione (ad esempio i Dalmati, i Narentani e gli Illiri, abitanti le regioni prospicienti l’Adriatico), sottomettono tra il 29 e il 9 a.C. tutte le regioni danubiane, dalla Mesia al Norico e alla Pannonia, nell’ambito di un progetto di conquista concepito e organizzato da Augusto.
Il disegno politico dell’imperatore prevedeva il raggiungimento e il consolidamento della presenza romana fino al Danubio, il limes orientale dell’impero, di modo da ottenere una stabilità interna ottimale per tutto il Mediterraneo. da qui la velocità e la profondità della romanizzazione dell’area.

La frattura tra Oriente e Occidente e la perdita di sicurezza del Mediterraneo, instabile anche su parte delle coste settentrionali avvenute durante l’alto Medioevo col crollo della frontiera danubiana e l’insediamento delle popolazioni Slave e poi degli Ungari durante il VII-IX sec. a.C. dimostrarono la lungimiranza del primo imperatore romano.

Il Museo Nazionale di Belgrado

E’ il più antico e il più importante Museo della Serbia.

Quando venne ufficialmente costituito, il 10 maggio del 1884, contava su 79 opere, patrimonio che si è via via accresciuto sino alle attuali 400 mila, tra reperti archeologici e opere a carattere storico-artistico.

Ad ospitare il Museo nazionale di Belgrado è una magnifica sede disegnata agli inizi del Novecento dagli architetti Stefanovi? Nestorovi?.

Nel 2003 il Museo ha chiuso al pubblico le sue collezioni permanenti. Quest’anno ha preso il via un progetto quadriennale che poterà, entro il 2010, alla completa riorganizzazione dell’edificio e delle collezioni.
Gli spazi museali risulteranno incrementati del 30% e del 240 % quelli espositivi, Il tutto senza alterazioni dell’edificio e delle sue storiche facciate.
Nuovi spazi saranno ricavati per i servizi ai visitatori, compreso un ristorante che sarà ospitato all’ultimi piano dell’edificio, nonché aree per mostre temporanee, biblioteche, laboratori di restauro, depositi.
La radicale ristrutturazione degli spazi interni dello storico edificio, firmata da l’architetto Milan Rokocevi?, trasformerà il vecchio museo in una struttura al passo con i tempi, senza alterare minimamente l’esterno dell’edificio.

Gli elementi principali del nuovo progetto prevedono la riapertura dell’ingresso principale per il pubblico dalla Piazza della Repubblica, la creazione di uno spazio comune dedicato ai visitatori al piano terra del museo comprendente il bookshop e altre attività commerciali connesse al museo, una caffetteria, una sala polivalente, uno spazio per le attività didattiche ed un club per i piccoli. Le gallerie espositive si svilupperanno sui sei livelli dell’edificio, il tetto avveniristico avrà una copertura parziale in vetro, in modo da fornire all’ingresso la luce naturale. E’ previsto anche un accesso per il pubblico al tetto dell’edificio, per godere della vista di Belgrado e dei suoi immediati dintorni. Gli scaloni verranno rivisitati per un accesso facilitato al pubblico e si elimineranno le barriere architettoniche. Il museo di doterà di nuovi sistemi di lavoro e di nuovi dispositivi per la conservazione delle opere. E tutto ciò senza trasformazioni della struttura architettonica monumentale originale, del suo “cuore” storico, della sua facciata, della cupola che caratterizza l’edificio, come pure si conserveranno certi aspetti propri della precedente destinazione del palazzo, già sede bancaria.

Tra I capolavori delle collezioni che si estendono su un arco cronologico di oltre 9.000 anni sono le statue di divinità da Lepenski Vit (VII millennio a.C.), le statue da Vinca (VI-V millennio a.C.), il carro di Dupljaja ( XVI-XIII sec. a.C.), le maschere d’oro ed il cratere in bronzo da Trebenište (VI sec. a.C.), il tesoro da mensa di Jabucje (I sec. d.C.), il “Cammeo di Belgrado” (IV sec. d.C.), la testa bronzea di Costantino il Grande (IV sec. d.C.), il Vangelo di Miroslav (XII sec.), le monete di Radoslav ( sec. XIII), gli affreschi e le icone medievali bizantine, come pure gli smalti dal monastero ortodosso di Chilandari (XV secolo), oltre e numerose opere dovute ad artisti Serbi e Jugoslavi quali Uros Predic, Pavle Jovanovic (XIX secolo), Nadezda Petrovic, Sava Sumanovic e Ivan Mestrovic (XX secolo), per non dire dei capolavori di Carpaccio, Rubens, Guardi, Degas, Renoir, Matisse, Ricasso, Mondrian.

La visione innovativa del progetto museale prevede una esposizione delle opere dinamica, adattabile a future nuove esigenze, insieme all’uso di nuovi media, alla realizzazione di nuovi percorsi all’interno del museo, di modo che possano integrarsi le diverse civiltà e culture, come pure le opere d’arte e le storie. Tutto ciò al fine di ridare una nuova veste ed una nuova forma all’esperienza dell’archeologia e dell’arte.

Il Museo Nazionale di Belgrado, perfettamente riadattato all’interno delle sua struttura neo-rinascimentale, è destinato a diventare così uno dei centri museali più importanti dell’area balcanica, e centro significativo a livello culturale, didattico ed informativo non solo del territorio ma dell’Europa intera, meta inevitabile per i serbi come per i turisti.

I lavori di ristrutturazione e di espansione del Museo Nazionale di Belgrado sono sostenuti generosamente dal Ministero della Cultura di Serbia, all’interno del Progetto Nazionale di Investimento della Repubblica Serba.
I lavori termineranno entro il marzo 2010.

La romanizzazione dei Balcani

Dopo la costituzione delle province danubiane, avvenuta tra il 15 a.C. (Mesia) e il 45 d.C. (Tracia) – periodo nel quale si registrano anche alcuni moti di rivolta presto repressi -, si assiste alla rapida romanizzazione della regione balcanica, grazie alla realizzazione da parte dell’esercito romano di strade selciate e all’intensificazione dei commerci, favoriti anche dalle legioni stanziate nell’area in età Giulio-Claudia. Almeno sette legioni stanziano infatti contemporaneamente nei Balcani, di cui cinque poste lungo il limes segnato dal corso del Danubio. In particolare è la rapida urbanizzazione in tutta la regione che porta velocemente all’inclusione di queste terre nel sistema economico, sociale e politico di Roma.

La romanizzazione dei Balcani è avvenuta secondo due linee parallele e convergenti: da una parte si è data origine ad un processo di colonizzazione avviato mediante la costituzione di centri cittadini e all’organizzazione agraria del territorio secondo le esigenze romane, in presenza o meno di coloni provenienti dall’Italia; dall’altra, si è costituita la frontiera stanziale sul Danubio, il che ha portato ad una massiccia presenza di soldati provenienti dall’Italia e, quindi, ad una più decisa affermazione del potere romano sul territorio.

Ben presto, le popolazioni locali si sono coinvolte con l’economia e l’organizzazione romane, riconoscendone il valore. Di fatto, il notevole incremento della produttività, l’arresto delle invasioni provenienti dall’esterno e la possibilità di promozione sociale hanno spinto le élites locali, qui come in tutto l’impero, ad abbracciare a fondo la civiltà romana, e a riconoscere soprattutto quale fattore unificante e pacificante della società la figura e la dignità dell’imperatore.

Lungo le frontiere si è quindi assistito allo stanziamento di molti soldati, i quali acquisirono benefici e possedimenti a ridosso del Danubio, diventando così parte integrante della popolazione locale e contribuendo sia all’avanzamento economico delle società ivi presenti e soprattutto al radicamento della cultura latina nei Balcani. La Pannonia, l’Illirico, la Mesia, la Tracia interna e persino gran parte della Macedonia indicano, attraverso l’epigrafia, la maggior diffusione non solo della lingua latina rispetto al greco, ma soprattutto sono rivelatrici delle nuove strutture tipiche della città romane, fino al caso eclatante della Dacia la quale, pur con una presenza romana nell’area non più lunga di un secolo e mezzo, ha trasmesso all’odierna Romania una lingua di derivazione latina.

Si è dato così luogo allo sviluppo di una fitta rete di città, sia di origine militare – come Oescus, oggi Gigen, Novae (Svishtov), Durostorum (Silistra-Darstor), Burnum (Chistagne) -, sia di origine colonica – è il caso di Ratiaria (Archar), di Serdica (l’attuale Sofia in Bulgaria), Marcianopolis (Devnja), Naissus (Niš, in Serbia), Nicopolis ad Istrum (Nikiup presso Tirnovo), Nicopolis ad Nestum (presso Nevrokop), per non dire delle città sulla costa dalmata -, nelle quali l’adesione al modello romano fu totale e che pertanto divennero centri d’irradiazione della cultura imperiale romana.

Senza perdere le proprie tradizioni, come indica la produzione artistica propria di Mesi, Traci, Illiri, Scordisci, Pannoni, Triballi e Geti, alla fine del I sec. d.C. si poteva dire di queste popolazioni, parafrasando Strabone, che “ora sono tutti Romani”.

I testi degli approfondimenti sono tratti dal materiale stampa fornito dagli organizzatori.

Informazioni dalla mostra

Titolo: Balkani. Antiche civiltà tra il Danubio e l’Adriatico
Luogo: Adria. Museo Archeologico Nazionale. Via Baldini, 39
Date: dal 8 luglio 2007 al 13 gennaio 2008
Orari: feriali e festivi 9.00-20.00; chiusura della biglietteria alle ore 19.00
Biglietto: intero 6 euro, ridotto 3 euro (dai 6 ai 18 anni e oltre i 65 anni; studenti universitari; categorie convenzionate; classi scolastiche in visita di istruzione; gruppi di almeno 10 persone). Il prezzo del biglietto comprende la visita della mostra e del museo.
Recapiti: tel. 0426 71200 – fax 0426 372095
email: info(at)balkani.it
sito web: www.balkani.it

Immagini dalla mostra

maschera funeraria in oro del VII sec. a. C., cm 18,5 x 17,7. Da Trebenište, tomba IX
maschera funeraria in oro del VII sec. a. C., cm 18,5 x 17,7
Da Trebenište, tomba IX

Maschera di elmo traianea, II sec. d. C. da Pontes sul Danubio
Maschera di elmo traianea, II sec. d. C.
da Pontes sul Danubio

Ritratto del padre di Traiano, bronzo con tracce di doratura, da Kostol, Pontes, Ponte di Traiano, fine del I sec. d. C. Belgrado, Museo Nazionale
Ritratto del padre di Traiano, bronzo con tracce di doratura
da Kostol, Pontes, Ponte di Traiano, fine del I sec. d. C.
Belgrado, Museo Nazionale

Cratere con tripode, bronzo, VIII sec. a. C.. da Trebenište
Cratere con tripode, bronzo, VIII sec. a. C.
da Trebenište

Ceramica greca figurata, V/IV sec. a. C., da scavi nei pressi del Lago di Ocrida
Ceramica greca figurata, V/IV sec. a.C.
da scavi nei pressi del Lago di Ocrida

Satiro musicante, bronzo, II sec. a. C., da Stobi
Satiro musicante, bronzo, II sec. a.C.
da Stobi

Oggetti di manifattura greca, corredo funerario da Novipazar, VI sec. a. C.
Oggetti di manifattura greca, corredo funerario
da Novipazar, VI sec. a. C.